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21 luglio

Lettera al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

23 Luglio 2017 - 04:05

IL CASO
Passa il treno, sbarre alzate è capitato anche a me...
Gentile direttore,
in merito a quanto apparso su ‘La Provincia’ del 7 luglio riguardo al malfunzionamento dei passaggi a livello mi permetto di sollecitare anch’io maggiori controlli su questi apparati in quanto effettivamente non sono rari gli episodi in cui le sbarre rimangono pericolosamente alzate. Fra gli altri uno di questi episodi sono riuscito a fotografarlo al passaggio a livello che c’è fra Isolello e Cappella de’ Picenardi il 9 maggio alle ore 15.56: ecco la fotografia.
E. M.
(Cingia de’ Botti)

Sono diverse le segnalazioni che ci arrivano inerenti a episodi di questo genere. Invitiamo RFI a fare chiarezza non sul singolo evento ma su come possa accadere che le sbarre restino alzate durante il passaggio di un treno.


LA POLEMICA
Quello di Fiano contro il fascismo è una assurda inquisizione ideologica
Caro direttore,
fino a poco tempo fa non credevo che i morti e i fantasmi potessero fare così tanta paura anche a distanza di tre quarti di secolo. In generale non ho mai avuto grande stima di chi sfrutta i morti per sentirsi vivo e di conseguenza non ne posso avere per chi oggi tenta quello che sembra avere tutti i connotati della damnatio memoriae. Parto da questo presupposto per smontare il disegno di legge a firma del deputato Pd Fiano che prevede l’introduzione di un nuovo articolo a completamento della Legge Scelba (del 1952) e della Legge Mancino (1993).
L’impreparazione tecnica sulla Costituzione italiana di Fiano è talmente disarmante che rasenta l’incredibile. In un’intervista rilasciata a Repubblica, Fiano, tra una castroneria e l’altra, ha dimostrato di non conoscere nemmeno cosa prevedono le leggi Scelba e Mancino che lui stesso vorrebbe integrare con l’articolo 293-bis, arrivando a dire che le due leggi ‘hanno previsto che nel nostro ordinamento repubblicano ci siano dei limiti all’espressione di opinioni’. Più falso di una banconota da 6 euro e spiego perché.
La Legge Scelba e la Legge Mancino, che ne dica Fiano, non limitano l’opinione personale e la relativa possibilità di esprimerla, ma vietano la ricostruzione del disciolto partito fascista e azioni legate all'ideologia fascista aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, religiosi e nazionalità. È chiaro che questo non limita in nessun modo la libertà di pensiero e di opinione come detto da Fiano, anche perché sarebbero in evidente contrasto con gli articoli 21 e 49 della Carta che invece lo incoraggiano. In particolare la Legge Scelba interessa il passato, non il presente o il futuro. Tant’è che nessun partito (eccezion fatta per il Movimento Politico Ordine Nuovo, sciolto nel 1973, che aveva però un carattere terroristico) è stato condannato per apologia di fascismo.
(...) Dall’inizio della Repubblica ad oggi abbiamo avuto diversi partiti d’ispirazione fascista, sia parlamentari, sia extraparlamentari, sia al Governo. L’esempio del Movimento Sociale Italiano è il più lampante, ma anche Alleanza Nazionale, Fratelli d’Italia, Fiamma Tricolore, CasaPound, Forza Nuova e via via molti altri che oggi non esistono più. Tutti questi partiti si sono presentati a regolari e democratiche elezioni così come previsto dall’ordinamento e dalla Costituzione che, attraverso la XII disposizione transitoria dà agibilità politica ai fascisti già dal 1953. Per intenderci, anche Mussolini stesso avrebbe potuto candidarsi, così come altri esponenti del regime hanno fatto nelle varie legislature.
Ma il ddl Fiano si spinge addirittura oltre, sorpassa quel confine neanche troppo sottile che separa un’idea progettuale da un’assurda fantasia. Vorrebbe vietare finanche la produzione, la distribuzione, la diffusione o la vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli del fascismo e del nazismo. In buona sostanza: vietare i gadget, pena la reclusione. Reclusione prevista anche per chi è in possesso di cimeli del Ventennio e per chi si macchia dell’atroce gesto del saluto romano (che tra l’altro nacque qualche secolo prima del fascismo…) e sul quale la Cassazione si è già espressa nel recentissimo passato.
Quello che Fiano non sa o non capisce, o finge di non sapere e capire, è che non è sufficiente essere un nostalgico, apprezzare alcuni o tutti gli aspetti del regime o addirittura dichiararsi fascista per essere incriminato di apologia di fascismo. I gadget venduti a 9,90 euro a Predappio o in qualche negozietto sul lungomare non sono in nessun modo avvicinabile all’apologia di fascismo. Alla base deve esserci la volontà di voler rovesciare l’ordine democratico costituito. Ecco perché quella di Fiano è una specie di Inquisizione squisitamente ideologica, ma molto pericolosa perché potrebbe incriminare chiunque di apologia. Una caccia alla streghe di fronte la quale perfino Torquemada resterebbe esterrefatto. (...)
Diego Storti
(Ostiano)

IL RICORDO
'Pippo' e le finestre oscurate. Racconto il mio 10 luglio 1944
Egregio direttore,
presente ogni anno alla cerimonia civile e religiosa del 10 luglio, racconto il mio 10 luglio 1944. Concluso l’anno scolastico 1943-44 senza esami di maturità, ma con lo scrutinio dei nostri insegnanti al Liceo classico Manin, come in ogni altro istituto superiore, si pensava al futuro: università si o no, aumento delle tasse universitarie nella normale ripresa, un impiego, ma quale con una licenza liceale di indirizzo classico. Si frequentava la biblioteca statale con scambio tra noi di testi di narrativa russa in prevalenza e di relative relazioni orali, talvolta anche scritte, qualche novità di stampa, un correttore di bozze di Milano, sfollato a Cremona, mi portò fresco di stampa nel rifugio (la cantina quando suonava l’allarme), una copia de ‘Gli sposi promessi’ che poi, però gli dovetti restituire. Una mattina come le altre, quel 10 luglio e con la mente altrove, mentre uscivo dalla lezione dei corsi di steno-dattilo.
Forse utili per un impiego e tornavo a casa. Ma c’era la guerra: ‘Pippo’ che al tramonto faceva sentire il suo passaggio sulle nostre teste, le imposte delle finestre di casa ben oscurate dalla carta blu con la quale eravamo abituati a ricoprire i nostri testi scolastici all’apertura della scuola. Il prof Alfredo Puerari di italiano e storia dell’arte verso la quale ci indirizzò alla conoscenza e con quale vigore e la tragica morte del prof Leone Leoni di latino e greco, morto con i nipoti sotto un bombardamento proprio là nella sua campagna dove pensava potesse avere più garanzia di vita che tra i muri casalinghi. Ma non riuscì ad attraversare la strada, contemporaneamente sirena, aerei e bombe, e più nessuno vicino a me.
Corsi, entrai in una casa con la porta aperta in via Mercatello, mi incollai alla parete dello stretto corrodoio, la casa sembrava deserta. All’annuncio del cessato pericolo, corsi più di prima a casa mia in via Bonomelli dove trovai mia madre. Il resto è normalità.
Attesi con lei il ritorno di mio padre dal Comune dove allora c’erano gli uffici dei vigili urbani e ci diede le prime tragiche informazioni. Quel corso di steno dattilo mi fu utile per battere a macchina la mia tesi di laurea non facile per un profano e per gli appunti, le dispense universitarie erano talvolta introvabili e ne stampavano pochissime.
Gentilina Cella

Ristoratori attenti
Prodotti congelati sì. Ma vanno dichiarati
Signor direttore,
non solo violazioni amministrative e il rischio di portarsi dietro una cattiva ‘fama’, per quei ristoratori titolari di ristoranti, trattorie e esercizi di somministrazione di cibi, che inseriscono nel menù prodotti surgelati, senza indicarli come tali. Per questa categoria di ‘furbetti’, si prospettano tempi duri, perché si rischia addirittura una condanna penale in quanto è configurabile il reato previsto dall’articolo 515 Codice penale, almeno nell’ipotesi del tentativo, sol perché si è omessa l’indicazione nel menù dei cibi, indipendentemente dall’inizio di una contrattazione con il singolo avventore o cliente. A confermare tale dura presa di posizione giurisprudenziale, la Corte di Cassazione che con la sentenza 34783/17, ha dichiarato inammissibile il ricorso del titolare di un noto ristorante milanese condannato sia dal Tribunale di Milano, che dalla Corte di appello del capoluogo lombardo, a pagare 200 euro di multa perché, a seguito di alcuni controlli, risultava che sui menù non erano indicati i prodotti surgelati che, al contrario, venivano usati nelle proprie cucine. (...)
Giovanni D’Agata
(Lecce)

Un governo non eletto
Pura arroganza votare lo ‘Ius soli’
Signor direttore,
un governo non eletto e quindi senza un mandato dei cittadini ha l’arroganza di voler approvare lo ‘Ius soli’, peraltro a fine legislatura e ben sapendo che la maggioranza dei cittadini è contraria. Siamo a livello del Venezuela o peggio. Credo che la sinistra abbia fretta di riempire il Paese con orde di islamici al fine di stabilire un loro bacino elettorale e in effetti i ‘rossi’ non stanno facendo nulla per fermare i clandestini in arrivo con numeri spaventosamente crescenti, vendono solo fumo, tanto fumo.
Giuliano Galassi
(Cremona)

Tra vento e afa
Pioppi lungo il Po mossi dalle stagioni
Signor direttore,
pioppi lungo il Po, mi ricordo di quell’asprigna e morbida mattina di marzo, che vi vidi tremare, così lievi e sottili, così semplici e chiari, tuttavia quasi nudi nell’aria cristallina. Ninfe... angeli... non so. Ma quel vostro tremore d’innocenza, di gaudio pauroso, diffuso per le rive del grande fiume, esprimeva un profondo canto d’annunciazione. E tutto a poco a poco pareva inebriarsi di quel canto, e tremare di quel tremito lieve: la terra nera e l’acque verdastre, e le serene schiarite del cielo, e le bigie nuvole al vento sparse. Poi, nei ricchi mattini di giugno, il verde piano dolce e forte, odorava come un fiorito giardino, la rondine strideva, trillava l’usignolo e il flauto del cucolo da lontano rispondeva. Vi rividi, vibranti per mille glauche alette, splendere di rugiada dentro l’azzurra luce che pioveva dai cieli e saliva dal fiume, d’aria, d’acqua e di terra perfette creature. La vostra grazia pura tutta era gioco e riso, e la vasta corrente se le trasportava via, verso i muti orizzonti della malinconia che laggiù, sopra il mare, s’infossavano un poco. Ora, nella statica afa estiva, nell’aria senza respiro nè moto, voi vi drizzate fermi al cielo immenso, quasi un tacito richiamo: speranze confuse nell’ombra vespertina. Ora, nell’infinito silenzio, più non sento che il tranquillo fruscio del fiume che va, che va per la sua lenta strada d’eternità, senza mai posa.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Difendiamo la nostra lingua
L’italico tramezzino meglio del sandwich
Signor direttore,
se al bar il cliente chiede un tramezzino... è buon segno: chiede italiano. Vittoria sull’inglese ‘sandwich’, una di quelle parole straniere contro cui, negli Anni Trenta, tanto lottò la politica linguistica nazionale in difesa del nostro idioma nativo. Né pare, nel suo piccolo, vittoria da poco, se si pensa che ‘sandwich’, contro il terra terra ‘tramezzino’ veste nobile, nata dal conte inglese John Montague, conte, appunto, di Sandwich. Quanto poi alla data della vittoria, a livello di massa è recente, anche se risale al 1935, quando Alfredo Panzini, nel suo ‘Dizionario moderno’, ed. VII, inserì la nuova parola italiana, la cui creazione è attribuita invece a Gabriele D’Annunzio. (...)
G. M.
(Mantova)

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