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13 luglio

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

15 Luglio 2017 - 04:00

Ne parlo con...



Membri di una realtà più grande
Il concetto di famiglia è oltre il legame di sangue
Egregio direttore,
per difendere la famiglia, la cosiddetta famiglia naturale, padre, madre, figli e parenti, è qualcosa di biecamente materialistico che non c'entra niente con una visione spirituale della vita. O siamo tutti figli di dio e quindi siamo tutti una famiglia o siamo semplicemente figli di uno spermatozoo e di un ovulo. Una famiglia basata sui legami di sangue è apprezzabile, ma non può che essere il mattone di una famiglia più grande: la grande famiglia di dio, ovvero di tutte le sue creature, di tutte le sue espressioni sulla terra e nell'intero cosmo.
Dobbiamo sviluppare la consapevolezza di essere membri della grande famiglia divina. Senza questa consapevolezza anche la nostra famiglia carnale non potrà funzionare. E infatti lo vediamo tutti i giorni che proprio nella famiglia carnale si vivono sempre più conflitti e violenza. Difendere la famiglia carnale, che tra l'altro è in via di estinzione, è difendere un fantasma. Come se volessimo difendere l'uso del latino quando non lo parla più nessuno
. Gesù diceva ama il prossimo tutto. Non si riferiva al padre, alla madre o ai figli, ma a tutti e tutto. O sia ama tutto e tutti o non si ama niente e nessuno. Ovviamente la prima responsabilità ce l'abbiamo nei confronti della famiglia carnale, che non possiamo trascurare. Siamo figli di dio, non di maometto, cristo, javhe, allah o buddha. Se poi vogliamo credere che il nostro dio sia diverso dal dio degli altri siamo liberi di farlo. Ma dio sorriderà della nostra ingenuità e sorrideremo anche noi quando prima o poi, da vivi o da morti, ci accorgeremo che il nostro papà era il papà di tutti gli altri. Questo dio lo ha previsto.
Paolo Mario Buttiglieri
(sociologo)

Un mestiere pericoloso
In difesa della figura del capotreno
Egregio direttore,
vogliamo intervenire ancora una volta in difesa dei capitreno che ogni giorno sono costretti a supportare situazioni spiacevoli nelle linee della Trenord.
Ci vogliamo interessare del caso con i nostri parlamentari di Fare con Flavio Tosi sia alla Camera che al Senato e con il nostro coordinamento regionale nel sollecitare la Trenord e la regione Lombardia a prendere seri provvedimenti per mettere in sicurezza chi lavora ogni giorno sui treni.
Luca Gusperti
(Fare! Con Flavio Tosi in Lombardia)

Le foto dei lettori

 

Gentile direttore,

da mesi oramai c'è questo pericoloso buco all'incrocio tra via Zocco e via Arata. Mai sistemato e segnalato in modo pessimo con due semplici birilli.
Gianfranco Manini
(Cremona)

La spiaggia fascista
A Chioggia manca soltanto Claretta
Signor direttore,
quella spiaggia ‘fascista’ di Chioggia, per renderla, al di là di ideologie politiche, universalmente accettabile, ha bisogno di Claretta, e insieme a Benito potrebbe diventare una meta che più romantica sfido ce ne siano altre. Dove la trovi una donna, giovane, bella, e intelligente, che vuole dividere, col suo amato, perfino la morte? Signori miei, questa non è storia romanzata, questa è storia veracemente vissuta!
G. M.
(Mantova)

Prima o poi lo capiremo
L’Inps è la migliore Banca dello Stato
Signor direttore,
quando capiremo che l’Inps è la migliore Banca dello Stato, forse comprenderemo il perché dell’importo dei nostri contributi che discostano enormemente dall'importo della nostra pensione decurtata a favore di pensioni fasulle, dette anche vitalizi.
Pietro Ferrari
(Cremona)

L'INTERVENTO
Ereditata una situazione pesante, ora Aem ha un futuro
Gentile direttore,
ho letto con un certo interesse il suo editoriale su Aem Spa e le precedenti e successive uscite. Curiosamente, o forse no, tante parole sono state spese sul passato di Aem e poche sul suo futuro, nonostante prima in Giunta e lunedì in Consiglio abbiamo approvato il piano di razionalizzazione delle partecipate che ci consente di passare da tre società del 2014, di cui una, Aem, trovata in una situazione difficilissima, a una sola, sana e rilanciata, passaggio possibile in virtù del cambiamento della normativa e in virtù dell'operazione di risanamento di Aem.
La premessa è indiscutibile: la situazione che ho e abbiamo ereditato era pesantissima e richiedeva scelte urgenti. Un po’ di storia. Gli interventi per le fibre ottiche o le reti idriche sono stati certamente investimenti strategici per il territorio. Per farli era necessario accendere mutui da parte di Aem. Altre scelte fatte corrispondevano ad una diminuzione dei flussi di cassa in Aem.
E allora? Un debito, se necessario alla città, può e deve essere fatto, ma a due condizioni: l’azienda deve garantirsi comunque i flussi di cassa per pagare i debiti e soprattutto deve smettere di indebitarsi se l'indebitamento sale oltre il livello di controllo. E invece che cosa è successo per scelte politiche dal 2010 in poi? E’ continuato l'indebitamento e si sono stroncati ulteriormente i flussi di cassa positivi.
Aem ha consegnato ad LGH i servizi che prima gestiva, passando anche i relativi flussi positivi. In Aem sono rimasti molti mutui e i famosi contratti (fibre ottiche, cavidotti) hanno obbligato Aem a tirare fuori denaro senza ritorno.
Da quel momento Aem ha cominciato ad avere seri problemi finanziari.Sono stati chiesti alla nostra partecipata dividendi (e noi abbiamo messo a bilancio del Comune quei soldi per coprire i rischi).
In più, l’amministrazione di allora ha chiesto ad AEM investimenti milionari, per noi molto discutibili, come l’acquisto di tutta l’area dove avrebbe dovuto sorgere il cosiddetto city hub (progetto per noi fuori tempo e fuori luogo).
E il Massarotti? Aem ha dovuto acquistare per milioni un parcheggio mai fatto funzionare da lì in poi. Per non parlare del contratto con Saba del 2010: un massacro economico. E contemporaneamente molti servizi fatti fare ogni anno a debito. È per questo che, a pochi giorni dall’insediamento, estate 2014, ho ricevuto telefonate e input da banche che mi chiedevano se Aem avrebbe pagato i debiti o no, rate di mutui 2014, con ancora indietro rate 2013. Per non parlare dei fornitori, imprese che danno lavoro e che attendevano di essere pagati e non certo con il patrimonio, ma con liquidità, liquidità che era esaurita.
Chi ora, per sminuire la situazione, invoca il patrimonio di Aem di 200 milioni sa benissimo, ma finge di non sapere che il piano di risanamento ci ha costretti a rivalutarlo, con perizie ufficiali e che il risultato è stato di 50 milioni in meno. Inoltre un patrimonio non si trasforma d’incanto in denaro. Se lo si deve usare per coprire i debiti, occorre farlo secondo un’idea non di svendita, ma di valorizzazione.
Ad esempio, LGH aveva sottoscritto 300 milioni di bond nel 2013 e, per avere possibilità di rinegoziarli 5 anni dopo, doveva rafforzarsi aggregandosi ad altre aziende o con altre operazioni. Un’operazione poteva essere fatta o impostata concretamente da coloro che amministravano la città nel 2013 al momento della sottoscrizione dei bond.
Certo, se la politica l’avesse voluto. Perché non è stato fatto? Noi, per affrontare la situazione di LGH, avremmo potuto usare scorciatoie e svendere a un fondo, ma abbiamo preferito con grande fatica e in poco tempo adoperarci, insieme agli altri soci di LGH, per costruire una partnership con a2a che contiene una grande operazione industriale. E dopo questa e altre operazioni, per avere continuità aziendale, occorreva avere flussi di cassa che ti permettessero di pagare i debiti residui. E non c’erano.
Noi abbiamo messo in campo azioni che ci hanno consentito di avere continuità aziendale, pagando il 100% dei debiti compresi quelli con i fornitori. Se, come dice lei, la politica ha inserito il bancomat nella macchinetta ‘Aem’, si deve anche dire però che qualcuno l’ha fatto nonostante la scritta ‘Soldi esauriti’. E allora questa è la convinzione che ha guidato la mia e le nostre scelte: un’azienda, a maggior ragione se pubblica, deve imparare a funzionare bene e dare servizi non accumulando debiti come modalità normale di gestione e gli investimenti devono avere senso e sostenibilità.
Costringere l’azienda di proprietà al 100% dei cittadini e del Comune, oltre i debiti già accesi per investimenti, ad indebitarsi per far quadrare il bilancio comunale, è scorretto. Per quadrare il bilancio comunale serve altro: servono operazioni di razionalizzazioni ed efficienza. I bilanci di Comune e di Aem sono nei fatti consolidati: se salvi uno e affondi l’altro non è una bella operazione per la città. È quello che penserebbero anche una mamma e un padre che fanno conti in casa: si fanno investimenti se sono per il bene della famiglia e se la famiglia è in grado economicamente di reggerli.
Nel 2014, quando ci siamo insediati, di fronte alla scritta ‘Soldi esauriti’ abbiamo scelto di non inserire il bancomat e, piuttosto, di avviare un complicato e lungimirante processo di razionalizzazione, abbiamo innescato un percorso di inversione di tendenza. Le partecipate fanno operazioni per quanto il Comune dà. Un cambiamento di metodo direi storico e vincente per tutti. Questo vuol dire che non faremo più investimenti?
Assolutamente no. Li faremo. Faremo investimenti che potranno dare redditività, vita e sviluppo alla nuova Aem e di conseguenza alla città e al territorio. Aem non è stata svenduta, Direttore. La situazione critica di Aem è stata affrontata con lucidità e secondo me con ottimi risultati. Lo dico anche al di là della riduzione del debito da 100 milioni a 8 milioni che è ‘solo’ un aspetto di questa grande operazione. Il debito con fornitori e imprese che lavorano è adesso pari a zero.
Le operazioni industriali contenute nel piano di risanamento porteranno frutti. Lineacom dall’ipotesi di vendita nel 2015 è passata alla prospettiva a2a Smart City; a settembre presenteremo lo stato di avanzamento del piano industriale di LGH - a2a. E poi Padania Acque e il suo piano di interventi, il Polo Tecnologico e l’illuminazione pubblica. Operazioni che andavano fatte comunque, costruite insieme a tanti, a prescindere dal piano. Adesso possiamo lavorare per il futuro di Aem e della città.
E’ questo che mi e ci interessa. E’ questo ciò per cui ho lavorato e lavorerò con passione. È questo ciò di cui mi auguro si comincerà parlare.
Gianluca Galimberti
(Sindaco di Cremona)

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