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6 luglio

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

08 Luglio 2017 - 04:05

IL CASO
C'è un persecutore che ci molesta. La mia famiglia vive nella paura
Gentile direttore,
le chiedo un breve spazio sul nostro quotidiano, per dare voce alla mia paura. Leggo che, anche in Cremona, molte persone subiscono la piaga dello stalking: messaggi diffamatori, ossessivi, volgarissimi, pedinamenti, minacce di morte. Oltre a denunciare ripetutamente presso la questura, affidarsi ad un avvocato che cosa deve fare un cittadino per tutelarsi? I media, ogni giorno, ci mettono di fronte a fatti estremi, ma le normative che difendono più uno stalker che la vittima, non sono cambiate.
Anche la mia famiglia sta subendo continue molestie e mentre il persecutore s’aggira libero con i suoi scagnozzi, nei luoghi che frequentiamo, noi ci sollazziamo con psicofarmaci e amenità di questo tipo per arginare ansia e paura.
R. B
(Cremona)

Non so se lei abbia già sporto denuncia nei confronti del suo molestatore. In caso negativo le consiglio di farlo subito. Le forze dell’ordine hanno personale altamente specializzato per affrontare situazioni di questo tipo.

LA POLEMICA
Caso Charlie, Europa senza anima e senza radici
Caro direttore,
non esiste una vita non degna di essere vissuta! Con questo messaggio forte e chiaro tutto il Movimento Cristiano Lavoratori, riprendendo le parole del neo presidente della Cei, cardinal Gualtiero Bassetti, lancia un grido di speranza per il piccolo Charlie Gard , un neonato che si è appena affacciato al mondo, contro la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) che nei giorni scorsi ha approvato la sospensione delle cure al piccolo senza tenere conto del cuore colmo di amore dei suoi genitori che ogni giorno continuano a lottare con lui. La Gran Bretagna, patria della più antica Costituzione, non riesce - o meglio non vuole - a tutelare il bene fondamentale dell'uomo: la vita!
Tutti gli organi giudiziari di diverso grado del Regno Unito, in nome di quella scienza laicista che si arroga il diritto di decidere chi possa vivere o chi invece debba morire, hanno decretato la morte del piccolo Charlie ; ora anche la Cedu. Possiamo accettare tutto questo da cristiani? Possiamo accettare questa scelta di una Europa senz’anima che, tradendo le sue radici cristiane, non dice nulla su una vicenda così drammatica quando al contrario è stata invece così solerte a sanzionare anche in un recente passato chi si è speso per battaglie valoriali ? A tutto questo diciamo un ‘no’ forte e deciso in quanto ad un'abdicazione sui valori della vita, della famiglia, della solidarietà non ci rassegneremo mai.
Sebbene questa storia sembra portare via non solo a Charlie e ai suoi genitori ma a tutti noi la vita insieme alla speranza il Mcl, unito alle parole di papa Francesco che invita le istituzioni a rispettare il desiderio dei genitori di continuare ad assistere il proprio figlio e di garantire dignità alla vita umana specialmente se provata dalla malattia, combatte insieme a Charlie giorno dopo giorno , istante dopo istante cercando di tenere alta l'attenzione su una vicenda che ci riguarda tutti molto da vicino .
Michele Fusari
(presidente Mcl del territorio, Crema)

Fiera di San Pietro
Ambulanti, da 40 anni sento pianti greci
Egregio direttore è la solita storia. Quest’anno, i bancarellari reduci dalla Fiera di San Pietro, lamentavano uno scadimento d’affare sino al 40% rispetto al 2016. Da almeno quarant’anni che frequento tali standisti non sono riuscito a strappare che pianti greci. E non sono amai cambiati: «Poteva andar meglio», il commento laconico ottenuto nei momenti di vacche grasse. Il loro termometro non ha patito sconvolgimenti: sistematicamente stabilizzato al brutto. Eppure non ne ho mai trovato uno che abbia rinunciato alla propria attività e non se la passi peggio degli altri. (...)
Massimo Rizzi
(Cremona)

A riabilitazione neuromotoria
Figlie di San Camillo. Tutti bravi e umani
Signor direttore,
mi chiamo Marica Ronchetti e scrivo anche in nome dei miei cari, mia mamma Pina, mio marito Andrea, mio fratello Ugo e di tutti i nostri familiari che hanno condiviso l’assistenza e poi con noi pianto la mancanza del mio caro papà Franco, che ci ha lasciati il giorno 23 maggio, avviando il suo viaggio da Cremona, dal Reparto di Riabilitazione Neuromotoria della Casa di Cura Figlie di San Camillo. Mi sono determinata a dare forma solo ora a quanto ho in animo perché non volevo che ciò che ho da dire fosse scambiato per uno sfogo dettato dall’emozione. Sono convinta che le mancanze e le negligenze debbano essere denunciate, anche se ‘postume’, perché, laddove comprovate, impediscano a chi ne è autore di proseguire ad esercitare in maniera approssimativa ed impropria, se non scellerata, la professione medica ed ogni altra attività ospedaliera ad essa correlata. Allo stesso modo, però, - ed è la ragione di queste mie poche righe-, credo che con la medesima fermezza e determinazione debbano essere segnalate le eccellenze, purtroppo rare e quasi sempre sottaciute, eppure veramente importanti, anzi, oltremodo importanti se, anche per un solo medico o operatore, in un solo reparto o in un solo ospedale, potranno rappresentare un modello di comportamento al quale uniformarsi per rendere il dovuto onore e rispetto alla professione medica e sanitaria.
Non mi riferisco alla competenza e professionalità di tutto il personale del reparto che - nonostante lo strazio delle circostanze - ho avuto la fortuna di conoscere, la Riabilitazione Neuromotoria, sempre pronto ed attento con disciplina e capacità a far fronte alle diverse situazioni che si sono presentate durante il ricovero. Voglio invece parlare della generosità, comprensione, disponibilità, accoglienza ed umana pietà di cui tutti sono stati straordinari portatori, a partire dalle ragazze, come ci siamo abituati a chiamarle, vere divulgatrici di affetto durante tutta la giornata, sin dal primo mattino con l’igiene personale, la colazione, i pasti, i cambi, sempre pronte per ogni bisogno, senza neppure mai dover chiedere o chiamare. (...)
Maria Enrica Ronchetti
(Fiesse, Bs)

Il brutto della globalizzazione
Le feste più belle hanno perso candore
Egregio direttore,
l’inarrestabile processo di globalizzazione sta provocando ferite laceranti nei nostri costumi più consolidati. Tale integrazione ha finito per sminuire l’importanza della ricorrenza più attesa dalle nuove generazioni: la festa di Santa Lucia cui si sono sovrapposti modelli culturali come Santa Claus, ripresa dalla tradizione nordica. Per non dire, poi, della festa del Purim (presa dall’uso ebraico) e il recupero di una divinità inattesa ed emersa, recentemente, dalle viscere del terrorismo internazionale: Santa Barbara. Stiamo vivendo in una caotica Torre di Babele dove le consuetudini più belle o più antiche si stanno progressivamente affievolendo e rischiamo, persino, di sgretolare candore e sogni dei più piccini. Quanto siamo caduti in basso.
Lorenzo Graziani
(Cremona)

Con la ‘Carta di Cremona’
Leoni fu fondamentale per la liuteria
Signor direttore,
non è certo compito mio tracciare il percorso professionale di Antonio Leoni: a persone ben più preparate spetta ora e spetterà in seguito questo compito. Per me chiedo sia concesso testimoniare quanto sia stata importante la sua persona per l’Associazione Liutaria Italiana di cui, se pur immeritatamente, sono presidente.
È risaputo come i giornalisti in una città ne percepiscano il polso. Dalla politica al sociale, dalla cronaca alla cultura, sono i depositari dei fatti, che premono per diventare storia.
Quando però un giornalista va oltre questo suo bagaglio professionale e intuisce le potenzialità della città anela a realizzarle; è a questo punto che anche Antonio deborda dal suo compito d’informatore per rivestire la funzione di ‘politico’.
Vengo al fatto: alla fine degli anni ottanta Antonio è presidente del Rotary Club Cremona Po; come celebrare il 250° anniversario della morte di Stradivari? Non si trattava, allora, di prendere la penna in mano per tracciare la storia di chi ha lasciato un segno importante e determinante per l’identità di Cremona. Neppure si trattava di attuare eventi di breve respiro.
A questo punto Antonio, con l’architetto Sergio Renzi e il maestro liutaio GioBatta Morassi, pensò a qualcosa che rimanesse oltre la ricorrenza stradivariana. Se ormai le botteghe dei liutai costituivano una viva e pulsante realtà imponendo una liuteria contemporanea che sapeva attingere alla tradizione, non così accadeva per la conservazione e il restauro degli strumenti musicali; si trattava di una prassi, non supportata da protocolli precisi, ma soprattutto il restauro liutario mancava di riferimenti teorici e scientifici.
Da anni ormai nel campo dell’architettura e dell’arte, il tema era stato trattato nelle ‘carte del restauro’, documenti essenziali per le Sovrintendenze. Antonio Leoni, assieme ai due amici, pensò che fosse indispensabile dotare la liuteria di un tale strumento. Non si poteva lasciare il restauro alla mera pratica di bottega che, se pur a volte di grande qualità, era priva di quei supporti normativi per un suo sviluppo. Così, vennero coinvolti grandi studiosi come L. Pinzauti, V. Gai e A. Bellini.
All’interno del Comitato per la Salvaguardia dei Beni Liutari Nazionali, rifacendosi alla ‘Carta generale del restauro del 1972’ essi elaborarono il documento fondativo. La Carta, così ideata, ha permesso d’affrontare il tema del restauro a livello nazionale. Se ora la liuteria e le realtà ad essa afferenti possono sviluppare il tema della conservazione degli strumenti a corde, lo si deve all’intuizione di Antonio Leoni, che ha promosso la pubblicazione del testo. La ‘Carta di Cremona del 1987’ è la pietra miliare su cui si è eretta e sviluppata la conservazione degli strumenti della liuteria.
Mi sono dilungata a parlare di questo specifico impegno di Antonio perché è una comune passione ci ha coinvolti profondamente: l’amore per la nostra città, per la sua millenaria cultura espressa anche e soprattutto nell’arte sacra e nella musica.
Giornalista e fotografo, guarda caso, come Vittoriano Zanolli, Antonio fu percorso dalla volontà pervicace di consegnare oltre i limiti del tempo le cose belle della propria terra, percepite con amore e finite nel suo cuore.
Anna Lucia Maramotti Politi
(Cremona)

Amicizia e umiltà
Grata a una classe e a due ragazzi
Gentile direttore,
ho una doppia gratitudine da comunicare. Un esempio di raffinatezza. Lo faccio in nome dell’amicizia e della umiltà. Ci sono gesti che non chiedono appartenenza , riconoscenza senza proclami, senza meriti ma che guardano solo alla civiltà delle relazioni. Per chi per anni continuerà a garantire tutto questo con una visione di inclusione partecipata fa grandi le persone. Questa è stata una classe di tanti anni fa.
Sono grata, in questo momento, a due ragazzi che nella vita così sono comportati: uno è entrato in punta di piedi, uno, purtroppo, ne è uscito lasciando dolore , senza far rumore. Questi sono i veri candidati del Noi. Quella classe lo è stata. Grazie. So bene che la nota è poco esplicitata: chi deve capire, capirà.
Fioretta Menta
(fiorementa2016@gmail.com)

A tutti i sostenitori
Cena di gala. Il grazie di Arco
Gentile direttore,
scriviamo questa lettera per esprimere il più sentito ringraziamento per il fondamentale aiuto fornito per l'edizione 2017 della cena di gala della nostra Associazione, quest'anno dedicata al Natale, rivisitato in versione estiva.
Il contributo e la collaborazione offerti sono stati preziosi - se non addirittura indispensabili - per la realizzazione stessa dell'evento che ha permesso il raggiungimento di risultati qualitativi e di partecipazione importantissimi.
Rinnoviamo a tutti i nostri sostenitori un ‘grazie speciale’ e, fiduciosi di poter confermare la collaborazione per le prossime edizioni.
Arco Onlus
(Cremona)

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