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2 luglio

Lettere al Direttore (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

04 Luglio 2017 - 04:05

IL CASO
Falsa addetta di Linea Più. La comunità stia in allerta
Gentile direttore,
in questi giorni sta passando per le case di Cremona una ragazza (bionda, di nazionalità albanese) dai modi sulle prime gentili, poi molto arrogante, che si presenta come addetta di Linea Più asserendo che «stanno verificando se dopo il cambio dei contatori le tariffe sono state adeguate, cioè abbassate». Linea Più conferma che queste persone, che si presentano con cartelletta e carta intestata dell’azienda, non c’entrano nulla con loro. L'addetto che risponde per Linea Più (da Pavia!) dice di avvisare i carabinieri «perché loro non lo possono fare». I carabinieri, avvisati, si limitano a rispondere che non c’è una pattuglia disponibile: nulla di più, oltre, la risposta non va (sic). Tocca dunque al cittadino mettere in allerta la comunità, soprattutto gli anziani, sempre molto a rischio in questi casi.
L. G.
(Cremona)

Da tempo tutte le forze dell’ordine sono fortemente impegnate nell’opera di informazione della popolazione su come difendersi dai moltissimi truffatori che bussano alle porte delle nostre case.

LA POLEMICA
E' straniero chi cresce, lavora e paga le tasse qui?
Caro Direttore,
basta per favore. E vero che siamo in un paese democratico, grazie a qualcuno che ci ha messo la vita e le idee, e che quindi anche gli asini hanno il legittimo diritto a ragliare alla luna; ma c’è un limite. E mi meraviglio di coloro che appartengono all’area della sinistra e che non alzano la propria voce. Da giorni non faccio che leggere lettere aberranti sulla questione ius soli e sul tema dell’accoglienza. Come le tesi di uno che si dichiara elettore del Pd con argomenti che neppure la Meloni e Fratelli d’Italia. Diciamolo chiaramente: del voto di simile argomentatore il campo progressista e civile di questo paese fa volentieri a meno, non abbiamo argomenti in comune ed è meglio che ciascuno scelga il campo che onestamente gli appartiene. Allora rimettiamo in fila le cose, se possibile.
Qualche giorno fa un altro lettore riportava il tema dell’identità nazionale a Mazzini, Manzoni, Garibaldi, Cavour e non so chi altro: io mi rifarei al maestro Manzi di ‘Non è mai troppo tardi’, lo ricordate? Perché la vera unificazione di questo Paese è stata fatta negli anni Sessanta dalla scuola e dalla televisione, in coincidenza con l’emigrazione dal sud al nord del boom economico. Ancora oggi risultano incomprensibili ai più le lingue non solo dei calabresi o abruzzesi, ma anche dei friulani o di certe zone delle nostre montagne bergamasche, per non parlare dei sardi o degli albanesi di Calabria, o degli sloveni dell’altopiano triestino, o dei tedeschi del Tirolo o i francofoni della val d’Aosta (e non a caso si parla di Regioni a Statuto Speciale: altro argomento su cui dovremo tornare, quello delle autonomie regionali): tutti assolutamente cittadini italiani, non solo quando vincono una medaglia d’oro alle olimpiadi o ai campionati di sci alpino.
Ricordo quando vivevo a Trieste le argomentazioni di chi trattava gli sloveni dell’altopiano come stranieri invasori, scordando che quelle comunità erano lì da molto prima che esistesse un confine a definire lo Stato Italiano. E scordando che da quelle comunità era venuto un contributo importante di uomini ed idee nella lotta al nazi-fascismo e la costruzione dello Stato Italiano. Che dovremmo dire allora oggi?
Straniero chi parla un’altra lingua e fuori dall’Italia, anche se ha sempre studiato qui, lavora qui, produce ricchezza qui, paga tasse qui, partecipa qui alla vita sociale di un paese? Personalmente ho antipatia per la calata brianzola e istintivamente diffido un po’ di certi personaggi dal fare ‘bauscia’: che faccio? Indico una battaglia contro chi non è della ‘Crusca’? Non so se la legge sullo ius soli è di destra o di sinistra, semplicemente è una legge giusta: chi è nato e cresciuto qui, condivide qui la nostra vita sociale e i nostri problemi, qui studia, lavora e produce, ha il diritto e, aggiungerei, il dovere di avere il titolo di Italiano. E amplio il ragionamento: chi lavora, produce, paga tasse e contributi, paga le rette degli asili nido e quant’altro, ha il diritto e il dovere di partecipare alle scelte comuni, di poter partecipare alla vita politica e amministrativa, ha il diritto ed il dovere di dire la sua su scelte che lo riguardano direttamente. Non è questione di portare voti ad un partito, è questione di portare popolo alla partecipazione politica di un Paese, del Paese in cui tutta una comunità vive, alla sua crescita; di combattere l’astensionismo menefreghista con la partecipazione attiva alla Polis. L’integrazione è la sola vera ed efficace risposta ai rischi legati ad un integralismo religioso aberrante. Integrazione che passa attraverso il riconoscimento di diritti e doveri, attraverso l’istruzione per mezzo della scuola, che ha un ruolo determinante, attraverso la responsabilizzazione per mezzo della partecipazione alle istituzioni sociali e politiche di questo Paese. E chi arriva qui da un Paese disastrato, da una guerra, da tirannie o semplicemente dalla fame, ha il diritto di essere ascoltato. Ascoltato, non dichiarato clandestino e automaticamente reo. Qualcuno di lor signori del ‘fuori lo straniero’ ha ascoltato mai una loro storia, una loro verità? Sarebbe bastato essere al Ponchielli allo spettacolo realizzato dalle scuole Aselli, Apc assieme al Cpia di Cremona: storie vere, raccontate con efficacia.
Vi sarebbe molto altro da dire in risposta ai ragli di questi giorni, ma chiuderei con una sola riflessione: qualcuno ha serenamente fatto il conto di quanta parte della pensione o dell’indennità di disoccupazione che sta ricevendo è pagata con i contributi dei lavoratori stranieri? Il lavoro degli immigrati produce una quota di Pil consistente, equivalente ad una percentuale decisamente importante che sfiora le due cifre. Gente che oggi non ha il diritto di essere ascoltata anche se sta garantendo a noi la nostra pensione. Molti di questi immigrati ad un certo punto della loro vita se ne tornano al Paese di provenienza e, poiché raramente esistono accordi internazionali sulla previdenza, i contributi versati in cinque, dieci, quindici anni, vengono semplicemente incamerati dalle casse dello Stato: sapete fare i conti? Avete idea di quanti soldi stiamo parlando? Quanti di questi finiscono per contribuire alle nostre pensioni? Solo coinvolgendo si cresce, solo creando comunità, senza timore delle diversità: anche di pensiero, di vagito o di raglio.
Alceste Ferrari
(Cremona)

Il caso di Charlie Gard
Genitori trattati come criminali
Signor direttore,
come un semplice ‘clic’ ci permette di spegnere la luce quando usciamo di casa, lo stesso gesto consentirà di spegnere una vita: quella di Charlie Gard. Un piccolo innocente ed indifeso bimbo di 10 mesi che sfortunatamente è nato affetto da una sindrome rarissima (16 casi al mondo – a breve 15, ed avanti così tra qualche mese sarà debellata).
Una soluzione a mio avviso semplicemente disgustosa, che è stata presa per non arrecare ulteriori sofferenze al piccolo.
Ma forse qualcuno ha raccolto le sue impressioni? Forse si è lamentato con qualcuno del dolore? Forse ha chiesto di smetterla di accanirsi verso di lui con cure inutili? Forse nel suo sguardo avete letto: basta! Staccate la spina ovvero aiutatemi? Niente di tutto ciò.
La Corte è arrivata di fatto a togliere la patria potestà ai genitori pur di corroborare questa sciagurata decisione, manco fossero dei criminali (anzi forse a loro i figli non li levano). Dal momento che avevano raccolto parecchi fondi per tentare l’impossibile perché non lasciarli provare?
Poteva funzionare o meno, ma almeno avrebbero potuto dire di averle provate tutte. Invece no. Ci si straccia le vesti ogniqualvolta viene somministrata l’iniezione letale verso un criminale incallito, mentre in questo caso? E’ la stessa identica cosa, soltanto che stavolta l’esecuzione è somministrata con una sentenza.
Forse i genitori avrebbero dovuto comportarsi da subito come le ‘bestie’ (senza offesa per gli animali) che gettano i loro piccoli nel cassonetto o giù dal balcone. Sai quanti problemi in meno per tutti
Gianluca Bardella
(Cremona)

Ciclisti maleducati
Forse vanno in bici anche in... bagno?
Signor direttore,
avete pubblicato la foto sul vostro sito dove si vede bene la maleducazione dei ciclisti che vanno sui marciapiedi e non scendono neanche per vedere nelle vetrine, quando entreranno in bicicletta dentro nei negozi per gli acquisti? Quando vanno in gabinetto scendono dalla bicicletta?
Mario Feraboli
(Cremona)

Libro su don Mazzolari
Un grande lavoro. Ma costa troppo
Signor direttore,
(...) interessante, profondo, lodevole, notevole, e via di codesto passo, il bel libro in edizione critica da parte di Mario Gnocchi ‘Tra l’argine e il bosco’. C’è dentro tutto l'animo incheto di quel prete di campagna. C’è dentro sicuramente un’altrettanta impetuosa opera d'arte critica del professore. C’è dentro anche un costo di acquisto non indifferente. Una iniziativa, come del resto moltissime altre, frutto di un laborioso e scrupoloso lavoro, non c'è dubbio. Tuttavia L’è mìia a bòon mercàaat.
Ventidue euro e cinquanta, tutto sommato, coi tempi che corrono. Solo due esempi, venutimi in mente: ‘Vincitori e Vinti’ di Bruno Vespa, diciotto euro (scontato dodici euri e sessanta). Recente, di Mimmo Franzinelli e Nicola Graziano ‘Un'odissea partigiana’ diciotto euro.
E’ vero, è sconveniente parlarne tra noi, tuttavia rimango a lungo titubante. Bravi tutti, Gianluca Galimberti sindaco, Vittoriano Zanolli direttore, il professor Mario Gnocchi, don Bruno Bignami, diciamo anche un prete, tra i tantissimi impegni assunti.
Bravi, applausi a scena aperta. Da ripetere.
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Il prezzo di un libro dipende anche dalla tiratura e dalla distribuzione: meno sono estese, più alto il punto di pareggio e di conseguenza il prezzo di copertina. Credo che con questa pubblicazione le Edizione Dehoniane Bologna abbiano fatto un ottimo lavoro di divulgazione sull’opera di una sacerdote davvero straordinario. Un lavoro che vale certamente il prezzo di copertina.

Tonfo juve in Champions
Sprezzante grandeur. Non basta a vincere
Caro direttore,
con malcelata perfidia abbiamo assistito al crollo di un mito. Accomunata al destino del colosso di Rodi, la Vecchia Signora si è sgretolata sotto le scosse del terremoto madrileno: l’ex gigante dai piedi d’argilla è precipitato con clamore fragoroso. Nonostante le licenze mercantili, lo staff dirigenziale juventino si è ritrovato con l’inatteso, e pur meritato, pugno di mosche. Era ora scendesse dal piedistallo della propria sprezzante grandeur e sempre ammantata da quello stile sin troppo esclusivo che soffaceva l’inarrivabile, inestinguibile ed urticante presunzione.
Gabriele Tinelli
(Castelvetro Piacentino)

Emergenza migranti
Ministri contro. E l’Italia va ko
Signor direttore,
dopo il ruggito del topo di Minniti che avrebbe voluto essere il preludio allo stop clandestini ormai fuori controllo, ecco che Delrio dice che i migranti debbono entrare tutti e sempre e che non vi sarà alcun blocco dei porti. I buffoni di sinistra, ormai loro sì fuori controllo, stanno dando il colpo da ko all’IItalia.
G. G.
(Cremona)

Si salvò da Auschwitz
Simone Veil avrebbe dovuto scriverne
Signor direttore,
Giacomo Casanova e Simone Veil. Mi piace un sacco Casanova che si salva dai Piombi di Venezia, e altrettanto mi piace la Simone/ebrea che si salva da Auschwitz; mi dispiace invece che, mentre del salvarsi di Giacomo, da quanto lui stesso ne scrisse, sappiamo tutto, del salvarsi di Simone (ne ha essa stessa scritto?) non sappiamo niente. E questo non è bene, pur nel ricordo della medesima.
Gian Franco Mortoni
(Mantova)

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