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30 giugno

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

02 Luglio 2017 - 04:00

           Le foto dei lettori

            Gioiello da salvare? No, gattile

Signor direttore,

la fotografia che le mando è una meravigliosa selva di colonne di un convento del 1300, un gioiello architettonico che assomiglia a certi monumenti moreschi che hanno gli spagnoli. Invece è un monumento italiano, esattamente cremonese, è nella nostra città, in Via dei Mille a solo cento metri dalla chiesa di Sant’Ilario. La foto la scattai da ragazzo nel 1980. Adesso a 37 anni di distanza il monastero è ancora così, pieno di malerbe e sporcizia. Il comune lo ha trasformato nel Rifugio del Gatto, una specie di gattile comunale. Una struttura così ricca di storia e bellezza farebbe la gioia di tutte le nazioni d’Europa, se ne fossero i possessori, invece ha rischiato di essere rasa al suolo 40 anni fa perché qualche genio del Comune aveva detto che era pericolante.
Mi vergogno di essere cremonese, e mi sento impotente davanti a tanto menefreghismo di chi invece potrebbe fare qualche cosa.
Si è già capito da tempo che i monumenti da salvare non sono nelle mire dei cremonesi, ma gli enti nazionali preposti alla loro salvezza dormono?
A Cremona è difficile fare il ‘salvatore di monumenti’, e si rischia di apparire come ingenui sognatori. Però da sognatore, e sono orgoglioso di esserlo, il mio desiderio è quello di vedere sotto l’egida dell'Unesco i sette conventi di Cremona, come San Benedetto, Santa Monica, Santa Chiara, Corpus Domini, per la salvaguardia del più vasto complesso monastico d’Italia.
D.D.
(Cremona)

Ne parlo con...

Il nodo accoglienza

Anche i cattocomunisti finalmente si sfilano
Egregio direttore,
è da tempo che non le scrivo più, ma ieri dopo aver sentito il nostro presidente della Repubblica, Mattarella dichiarare che l’accoglienza dei migranti è insostenibile, non ho potuto trattenermi dallo stupore, ma non era lui che voleva costruire ponti e non muri? Naturalmente tutti i ‘cattocomunisti’ che ci comandano, vedi: Boldrini, Grasso, Renzi, Alfano, Gentiloni, Minniti, e tutti i nostri governanti, si sono accorti ora che bisogna prendere qualche provvedimento, anche un demente poteva sapere che a forza di accogliere senza regole prima o poi la situazione sarebbe scoppiata, o meglio è già scoppiata. Basta andare in qualsiasi paesino della campagna attorno a noi per rendersene conto: Recorfano, Casteldidone, Ca D’Andrea, una frazione di Pessina Cremonese per solo quelle situazioni che conosco ma ce ne sono molte altre. Per finire una riflessione sullo ‘ius soli’: è sì legittimo concedere la cittadinanza a chi nasce sul territorio italiano, ma alla condizione che ci sia il controllo dei confini e che il governo conceda l'asilo a chi è autorizzato, non come scrisse il famoso giornalista Montanelli, prima arrivano gli stranieri in Italia e dopo li accettiamo, deve essere il contrario come in tutto il mondo.
dalicr@alice.it

Dialogo sulle cose della vita
Da Fazio belle parole, ma ci crede davvero?
Signor direttore,
Aldo Cazzullo nel suo Libro ‘L’intervista’, in cui appaiono interviste a tanti protagonisti della vita politica, culturale, sportiva, dedica un capitolo a Fabio Fazio, nel quale si legge una sua riflessione: «Noi abbiamo trascurato le cose belle della vita. Abbiamo costruito un mondo in cui conta solo ciò che è monetizzabile, persino lo spazio ed il tempo, teorizzati proprio cent’anni fa da Einstein e Proust. Un uomo di allora mai avrebbe pensato lo spazio come valore al metro quadro ed il tempo come costo orario». Poi ancora: «L’aspetto economico ha viziato la bellezza, l’ha inquinata. Però, se anziché a chi compra, guardiamo a chi crea,.. si vede che a loro non interessa il valore economico, ma la disperata competizione con se stessi e con la natura». Non male come pensiero, e cito una canzone di Umberto Balsamo: «Credere in quel che fai in fondo è facile, fare ciò in cui credi sai è più difficile». E allora? Grazie Fabio di aver salvato 13.000 posti di lavoro.
Renzo Aletti
(Piadena)

L'intervento
Ma lo Ius Soli non vale incondizionatamente
Visto il ruolo diseducativo e antiriformista delle forze politiche del No nel Referendum costituzionale (leghisti, grillini, missini, berlusconiani), No che si ripete sul disegno di legge in tema di cittadinanza per i minori immigrati (testo approvato dalla Camera ed in discussione al Senato), mi pare importante che come cittadini, conoscendo il merito della proposta, ci si attivi perché la politica sappia decidere regole di convivenza civile per il bene comune e non ai piccoli interessi di parte ed alla pancia della gente.
Attualmente: secondo la legge 91/1992, lo straniero nato in Italia, che abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquisire la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data. La legge 91 viene modificata per accelerare la concessione della cittadinanza ai bambini e ai giovani secondo due diverse procedure. Primo canale: ius soli temperato.
La cittadinanza italiana può essere concessa al nato in Italia con almeno un genitore con permesso di soggiorno permanente (che si ottiene dopo almeno 5 anni di soggiorno continuativo). Secondo canale: ius culturae, secondo due modalità.
La cittadinanza italiana può essere concessa: 1) al minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro i 12 anni che ha frequentato regolarmente, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è necessaria la conclusione positiva del corso.
Esempio 1: bambino entrato a 3 anni, che completa con successo il ciclo elementare, può ottenere la cittadinanza a 10 anni, dopo aver finito le elementari.
Esempio 2: bambino entrato a 8 anni, che frequenta regolarmente le scuole, può ottenere la cittadinanza a 13 anni. 2) Allo straniero che ha fatto ingresso nel territorio nazionale prima del compimento della maggiore età, legalmente residente da almeno sei anni, che ha frequentato regolarmente un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo, presso gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione, ovvero un percorso di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale con il conseguimento di una qualifica professionale.
Esempio 3: un ragazzo entra in Italia a 16 anni, frequenta un corso triennale di formazione professionale e consegue il titolo a 20 anni, può ottenere la cittadinanza a 22 anni. Non è vero che la cittadinanza verrà concessa in modo incondizionato. Anche per i casi previsti dal Disegno di legge resta in vigore l’art. 6 della legge 91/1992, secondo il quale è preclusa la cittadinanza italiana: a) la condanna per uno dei delitti previsti nel libro secondo, titolo I, del codice penale; b) la condanna per un delitto non colposo per il quale la legge preveda una pena non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione; ovvero la condanna per un reato non politico ad una pena detentiva superiore ad un anno da parte di una autorità giudiziaria straniera, quando la sentenza sia stata riconosciuta in Italia; c) la sussistenza, nel caso specifico, di comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica. Ciò avrà poca rilevanza per i bambini, ma potrà averne molta per l’acquisizione della cittadinanza di adolescenti e maggiorenni grazie al conseguimento di un titolo di studio.
Sempre alla luce della legge 91, la cittadinanza viene in ogni caso concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’Interno, ossia una procedura che rende effettivi i controlli. Non è vero che i genitori stranieri acquisiscono automaticamente la cittadinanza una volta che il figlio l’ha ottenuta: per gli adulti resta l’art. 14 della legge 91/1992 ovvero il requisito di 10 anni di permanenza continuativa, oltre a quelli dell’art. 6 (no condanne e no rischio per l’ordine pubblico). Negli ultimi anni è molto cresciuto il numero di stranieri che ha ottenuto la cittadinanza italiana (202mila nel 2016), molti sono minori, che l’hanno ottenuta grazie all’art. 14 della legge 91/1992.
Perché c’è bisogno di queste nuove disposizioni? A) Perché si sono accumulati moltissimi adolescenti ‘italiani senza cittadinanza’. Si sentono italiani, parlano spesso solo l’italiano, non hanno praticamente contatti con il paese di origine. La cittadinanza è una cosa seria, e proprio per questo non è bene la mancata coincidenza fra status di fatto e status giuridico. B) Perché la condizione di straniero dà al giovane una serie di limitazioni, ad esempio: per andare all’estero (gite scolastiche), deve rinnovare ogni anno il suo permesso di soggiorno, con la relativa perdita di tempo e di denaro. C) Perché l’appesantimento burocratico per le questure è enorme. La legge del 1992 è stata scritta quando i minori stranieri in Italia erano un numero minimo rispetto ad oggi. La propaganda contraria a questa legge dice che – concedendo con più larghezza la cittadinanza ai bambini e ai giovani – si accelera in modo artificiale il processo di integrazione, pasticciata, addirittura rischiosa, evocando violenze e spettri terroristici. In realtà, tutto fa pensare che con questa legge si favorisca l’integrazione vera, perché la cittadinanza non viene affatto concessa in modo incondizionato.
Non si tratta affatto di uno ius soli simile a quello degli Usa o del Brasile, dove la cittadinanza si acquisisce, automaticamente, con la nascita. Va ribadito che con questa legge la cittadinanza non viene concessa: a) a chi nasce in Italia ‘per caso’, quindi non viene concessa ai figli partoriti dalle donne appena arrivate sui barconi; b) ai bambini stranieri appena arrivati in Italia (sui barconi o in altro modo); c) al giovane ritenuto pericoloso per la sicurezza pubblica; d) ai nati di genitori che non lavorano (condizione necessaria per il permesso di soggiorno permanente); e) ai giovani che non frequentano con profitto la scuola; f) se il giovane e/o i suoi genitori non sono in Italia da almeno cinque anni. Con queste regole equilibrate l’Italia si allineerebbe alla legislazione vigente dei Paesi dell’Europa occidentale: Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, pur rimanendo ancora una normativa tra le più restrittive, i tempi e i modi di concessione della cittadinanza sono tali da garantire l’integrazione vera dei figli di chi sta in Italia per lavorare e di chi in Italia studia con profitto.
Silvano Maffezzoni

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