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22 giugno

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

24 Giugno 2017 - 04:10

L'INTERVENTO

NON SCORDIAMO IL PASSATO
MA LA SFIDA È IL FUTURO

Il quadro politico si complica, la rissa s’infiamma e nella morsa del ‘che fare?’ si moltiplicano i devoti in speranzoso pellegrinaggio agli antenati: Resistenza, 25 aprile, Assemblea Costituente. Ma appellandosi ai grandi precedenti della prima Repubblica si invoca, temiamo, un impossibile miracolo. Impossibile non perché il presente sia senza rimedi ma perché non tocca al passato fornirli. La tentazione dei grandi ‘ritorni’ non è nuova. Nel difficile 1897 Sonnino scrisse il celebre ‘Torniamo allo Statuto’: piacque, finì nei libri di storia. Ma non se ne fece nulla perché, in concreto, era fuori tempo. Come fuori tempo massimo appaiono molte delle domande nate dal dibattito sul 2 giugno e la crescente distanza fra italiani e istituzioni. Ha ancora senso interrogarsi sui limiti dell’epurazione, sui numeri della Resistenza o sul peso che avervi contribuito ebbe ai fini del successivo voto alle donne? I fatti ci dicono che, specie in senso strettamente militare, non fu fenomeno di massa. E che alle donne si concesse il voto soprattutto perché, sensibili agli indirizzi ecclesiastici, avrebbero concorso al successo della Dc, baluardo dell’atlantismo e del nostro radicamento fra le democrazie occidentali. E con questo? Ammetterlo non toglie nulla a senso e valore della lotta partigiana. Mentre sovrastimarne in sede storica il ruolo rischia di innescare inutili retromarce rispetto ai punti fermi faticosamente raggiunti negli ultimi decenni. Raggiunti grazie alla fine della guerra fredda ma anche al gigantesco e coraggioso lavoro documentario e critico svolto sul ventennio da Renzo De Felice che contribuì a disinnescare, almeno sul piano storiografico, gli effetti più distorsivi e divisivi del conflitto fascismo-antifascismo.

La scoperta dell’acqua calda finalmente fu oggetto di consapevolezza diffusa: se la democrazia presuppone l’antifascismo, per essere democratici non basta essere antifascisti. Come esiste una tirannide del fascismo, esiste una tirannide dell’antifascismo. Lapalissiane verità tuttora indigeste in un Paese sempre sensibile alla tentazione di trasformarsi in arena e palcoscenico di improvvisati giustizieri. Per questa debolezza non c’è che una cura: attenersi alle differenze fra i vari ruoli giudicanti e ai rispettivi statuti. Per i crimini del presente esiste la giustizia penale che, con tanto di toga, emette i suoi giudizi. Per gli errori del passato, invece, c’è il lento ma inesorabile tribunale della Storia, che, sia pure a costo di giganteschi sacrifici umani e notevoli incidenti di percorso, segue un suo cammino innegabilmente evolutivo. Che tipo di giudizio compete invece allo storico? Gli tocca il difficile sforzo della comprensione. Comprendere il passato non vuol dire giustificarlo ma capire perché le cose andarono in un certo modo e fra le tante possibilità presenti in un momento storico una fu più forte delle altre e vinse. Come appunto il fascismo nel ’22. La funzione giudicante dello storico è un delicato impasto di onestà intellettuale, corretto uso dei documenti - compresi quelli che non assecondano le sue ipotesi ma le smontano - e consapevolezza che la verità raggiunta è pur sempre parziale e relativa. L’umiltà di sapersi portatori di verità umanamente parziali è la chiave di volta di ogni progresso. E tale fu, dopo il ’45, la scelta di non infierire con l’epurazione affinché, dopo la ferite della guerra civile, la repubblica fosse la casa di tutti, vincitori e vinti. E’ vero, la nostra democrazia affonda le sue radici in un ‘nobile compromesso’. L’Assemblea Costituente, in cui confluirono le grandi culture politiche dell’800, fu un irripetibile stato di grazia che costruì il futuro lavorando su quello che unisce piuttosto che paralizzarsi su quel che divide. Lo spirito collaborativo generato dalla Resistenza fece la sua parte. Ma superato il momento critico, mutò di verso e prevalse quell’uso divisivo che polarizzando gli italiani fra chi ‘ha fatto la Resistenza’ e chi no, ne ha implicitamente decretato cittadinanze di serie A e di serie B. E’ finalmente ora di voltare pagina. La desolante pochezza di molta attuale classe dirigente ha ben altre pecche che non quella di aver tradito la Resistenza, accusa in fondo secondaria, mossa spesso da patetico antiquariato sentimentale. Il vero ‘tradimento’ è la defezione rispetto ai grandi problemi strutturali del Paese e alle sue incancrenite debolezze sistemiche, morali non meno che materiali. Fra il 1945 e noi non c’è il vuoto ma generazioni di politici che oggi si strappano le vesti sui fallimentari consuntivi del presente senza che la critica diventi mai autocritica. Si è consentito alla questione meridionale di degenerare in questione nazionale, si arretra in tema di selezione della classe dirigente, si invoca una nuova burocrazia in grado di interpretare le riforme ma ancora non sappiamo come riformare i futuri riformatori. Il sistema delle rappresentanze sociali, così caro alla Costituzione, vive una crisi di svuotamento di ruoli da cui uscirà solo radicalmente ripensato. Nel paesaggio radicalmente nuovo del presente ‘tornare alla Costituzione’ non può che significare salvarne lo spirito senza illudersi di riceverne ricette pronte all’uso. Niente può esimerci da un personale e straordinario sforzo di immaginazione del futuro. Nella vita viene il momento del parziale congedo dalla casa paterna: ne serbi insegnamenti e valori ricevuti, ma vai a vivere il tuo tempo e l’imprevedibile unicità delle sue sfide.
Ada Ferrari

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Ne parlo con...

Crema verso il ballottaggio
SEVERGNINI, LA RICETTA DELLA BONALDI HA FALLITO

Signor direttore,
leggo che Beppe Severgnini pubblicamente ci dice che preferisce Stefania... che Chicco è simpatico (classico modo radical shic per definire gli avversari) ma non dà nessuna sicurezza...
Tanti anni or sono alla richiesta di una sua firma per il ‘famoso’ referendum Segni, Severgnini mi rispose: come giornalista non posso esprimere pubblicamente la mia opinione. Molta acqua è passata sotto i ponti e l’autostima del famoso giornalista, già allora notevole, è cresciuta tanto da dimenticare quello che fa comodo dimenticare.
Io di Stefania & C. tra l’altro, mi ricordo la strana raccolta dei rifiuti che abbiamo dovuto sopportare come cavie senza nessun risultato visibile, le varie fasi della ‘infinita sistemazione’ del traffico di Porta Ombriano, quella storta e strana sistemazione di via Viviani mai finita: prima inserimento di pezzi di marmo da 40 cm di altezza nell’asfalto della strada per evidenziare passaggi pedonali, ora pali a righe nere e bianche infilati per evidenziare gli stessi passaggi pedonali con il risultato che bisogna andare al passo dei ciclisti fino a via IV Novembre. Mi permetto due note di gusto personale: orribili quelle panchine in Piazza Duomo e orribile la sistemazione di piazza Giovanni XXIII simile ad una passeggiata della Riviera Adriatica.
Andreana Albergoni
(Crema)

Una fondazione per pochi
Ottanta euro al giorno
mi sembrano tanti
Signor direttore,
l’edizione speciale di martedì de ‘La Provincia’, in occasione della visita di Sua Santità alla tomba di Don Primo Mazzolari al cimitero di Bozzolo, contiene, proprio nell’inserto relativo alla visita papale, la pubblicità di una Fondazione onlus che offre ricoveri a pagamento alla modica cifra di 80 (ottanta) euro al giorno, ricoveri evidentemente ‘offerti’ a persone anziane bisognose di assistenza e cure! Non le sembra una presa in giro? In quel paradiso terrestre potranno ricoverarsi solo persone sole dotate di un solido conto in banca perché, oltre alla somma del ricovero, sarà sicuramente necessario un surplus per piccole spese personali!
G. A.
(Cremona)

Immagino che le tariffe della Fondazione Germani, a cui fa riferimento, siano allineate a quelle di altre strutture sanitarie simili. Invitiamo la Fondazione Germani a replicare.

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Le foto dei lettori

Caro direttore, le invio una foto scattata da Mino Cerri. È una gara ciclistica che si svolse a Grumello il 28 aprile 1946: segnalo
che il corridore al centro, fra Marini a sinistra e Bizzi a destra, è il campionissimo Fausto Coppi. Roberto Faliva (Cremona)

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Il caso illuminazione
Pubblico e privato
possono parlarsi
Egregio direttore,
per sdrammatizzare in questa calura estiva, mi torna in mente questa citazione: ‘Perché la vocazione a dividerci sempre e su tutto per il nostro particulare, come lo chiamava Guicciardini, noi italiani ce la portiamo nel sangue, e non c’è legge che possa estirparla’.
E vengo al fatto. Illuminare il suolo pubblico al meglio con soluzioni tecnologicamente avanzate (e green) è assolutamente ben fatto ma ridicolizzare la proprietà privata mi sembra proprio di cattivo gusto (per non parlare di incompetenza). Ammettiamo pure che quel lampione doveva essere messo in quel punto senza alternativa alcuna, ma non era forse il caso di informare la privata proprietà? Oltre al fatto estetico (solo privato) la luce prodotta dal dispositivo è molto a ridosso delle finestre ed entra in casa. Sono proprio ansioso di vedere se le stesse soluzioni verranno adottate anche per il vicinato.
L. D.
(Casalbuttano)

Servizio di sollievo
Grazie alla S.Vincenzo
per il premio di bontà
Gentile direttore,
ci consenta un breve ringraziamento alla Società San Vincenzo de' Paoli che, con l’assegnazione al Comitato di Rappresentanza Disabili del Premio di bontà intitolato a Bernardino Zelioli Lanzini, consentirà quest’anno di rendere più leggero l’onere, purtroppo a completo carico delle famiglie, del Servizio di Sollievo durante la chiusura estiva dei Centri Diurni Disabili della città. In tale periodo il disagio degli ospiti e dei loro familiari diventa talora difficoltà grave. Quando la famiglia è costituita dai soli genitori anziani o da un unico familiare, provvedere, senza alcuna pausa nemmeno per le necessità quotidiane, ad una persona gravemente disabile improvvisamente priva della dimensione di socialità e di distrazione cui è abituata, rappresenta una prova difficile da affrontare. Il Servizio di sollievo estivo che il Comitato di Rappresentanza Disabili ha fortemente voluto e realizzato con la collaborazione di Cremona Solidale e della Cooperativa Società Dolce, alle quali estende il suo grazie, è costituito da sole 3 ore quotidiane ma è un aiuto prezioso che il contributo economico ricevuto potr� rendere meno gravoso e accessibile a un maggior numero di famiglie.
Gabriella Castagna Fornaciari e Anna Laura Zappieri
(Comitato di Rappresentanza Disabili)

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