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10 giugno

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

12 Giugno 2017 - 04:00

IL CASO

MIA MAMMA RACCONTAVA SEMPRE A ME E AI MIEI
TRE FRATELLI LA STORIA DELLA NEBBIA ROSSA

Signor direttore,
mi chiamo Guido Amighini, nato a Tidolo il 2/6/1944 alla cascina Breda dove abitavano i miei genitori e i miei nonni. Ho letto su ‘La Provincia’ di mercoledì 7 giugno l’articolo ‘La storia’ inviatavi dal signor Eugenio Rossi, nato a Bonemerse ma abitante poi a Tidolo.
Diverse volte mia mamma, Ester Bissolati, ci ha raccontato, a noi quattro figli maschi, più o meno questo fatto, anzi credo proprio che lo usava anche per farci paura e tenerci buoni. Infatti ci ripeteva sempre che avrebbe fatto venire la nebbia rossa che ci avrebbe portato via.
Mio padre, Valerio detto Mario, non credeva a tutto questo perché in quei giorni era a fare il soldato a Peschiera del Garda e, tutte le volte che mia mamma ci diceva della famosa nebbia rossa lui rideva e non credeva al fatto.
Dopo 63 anni di lontananza da Tidolo, avendo io abitato in diverse città d'Italia, sono ritornato ad abitare a Cremona con tutti i cugini in quella zona, Sospiro, San Salvatore e spesso vado a Tidolo, anzi a Breda, per vedere la mia casa natale dove mi recherò anche al più presto per chiedere a Serse se si ricorda di un fatto del genere capitato nel mese di maggio del 1940.
Ora, indipendentemente da tutto questo, chiedevo se mai fosse possibile avere un recapito di questo signore in quanto vorrei contattarlo per fargli sentire l'Italia più vicina. Sicuramente avrà conosciuto anche i miei genitori e forse anche me in quanto, almeno da come ha scritto, è lontano dall'Italia da 49 anni e sicuramente si ricorderà di un ragazzo che è partito da Tidolo per andare a studiare da prete in un seminario di Milano nel lontano 1954.
Spero tanto che il signor Eugenio Rossi accetti di intraprendere con me questa piacevole ‘avventura’.
Guido Amighini
(Tidolo - Sospiro)

Una bella storia. Potrei davvero definirla una storia d’altri tempi, uno di quei racconti dove si respira l’aria di casa e dove i ricordi affiorano l’uno dopo l’altro, accompagnati da una cascata di emozioni. Mi auguro che sia davvero possibile mettervi in contatto: come giornale faremo il possibile.

LA REPLICA

Pizzetti non adatto a dare lezioni di federalismo

Caro direttore,
che Luciano Pizzetti – nella lettera che le ha scritto a proposito del Referendum per l’Autonomia della Lombardia – si definisca un «federalista non pentito» suona davvero come un ossimoro. Ho incontrato il sottosegretario Pizzetti un paio di volte nella campagna del referendum costituzionale e ho sempre trovato in lui un tenace paladino della riforma Renzi-Boschi. Mi risulta difficile accettare lezioni di autonomia e di federalismo – tema al quale ho consacrato la mia attività scientifica di professore universitario di Storia delle dottrine e delle istituzioni politiche, prima di essere eletto al Pirellone, nel 2013 – da parte di chi fino al 4 dicembre scorso ha sostenuto con forza le ragioni di quella riforma costituzionale, costruita sulla «clausola di supremazia» e sulla revoca di qualsiasi principio di autonomia politica e amministrativa regionale. Una riforma sonoramente bocciata dai cittadini al referendum, che ha decretato anche la bocciatura della classe politica che l’ha progettata e sostenuta. Pizzetti compreso. Che adesso si dichiara un «federalista impenitente», per altro adottando – senza il minimo riguardo quanto meno sul piano culturale e intellettuale, non dico morale – la medesima espressione usata su La Croce di Costantino il 22 dicembre 1901 da un autonomista vero e sincero come don Luigi Sturzo.
La crisi delle istituzioni di cui parla Pizzetti, caro direttore, deriva direttamente dalla modesta qualità della classe politica che le guida; una classe politica del tutto priva di autorevolezza e di capacità di governo, che scappa di fronte alle proprie responsabilità e assume atteggiamenti ondivaghi e contraddittori. Dopo aver sostenuto la riforma costituzionale, Pizzetti si oppone al referendum per l’autonomia della Lombardia. E si trasforma in un appassionato cantore del «regionalismo differenziato» – che si ispira al federo-regionalismo spagnolo ed è stato costituzionalizzato con la revisione del Titolo V del 2001 – in base al quale le Regioni virtuose possono accedere a una maggiore autonomia, secondo un atto di «generosa» concessione da parte del governo. Autonomia ottriata, insomma. Vale la pena di ricordare che nel disegno di riforma costituzionale allora licenziato dal governo Renzi e approdato in parlamento era stato cancellato il terzo comma dell’articolo 116. Era stato cioè espunto dalla Costituzione l’istituto del «regionalismo differenziato», poi inserito nel successivo dibattito parlamentare. Questa era la vera volontà del governo Renzi, di cui Pizzetti ha fatto parte, nella sua qualità di sottosegretario: commissariare l’intero sistema regionale, senza entrare nel merito del rendimento istituzionale, premiando chi ha dato buona prova di sé dal 1970 in qua. Era lo stesso governo che, con la legge di Stabilità 2014, aveva dichiarato la propria disponibilità a fornire delle concrete risposte a quelle Regioni a statuto ordinario virtuose, intenzionate a chiedere maggiore autonomia. Buona intenzione rimasta lettera morta. Così come s’era rivelata una promessa non mantenuta l’introduzione dei costi standard nella Legge di Stabilità dell’anno successivo.
La scelta di ricorrere a un referendum consultivo da collocare a monte della trattativa con il governo prevista dal terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione per ottenere una maggiore autonomia politica e amministrativa, assimilabile – secondo la dottrina – a quella delle regioni a statuto speciale, era quindi in qualche modo obbligata. In sedici anni nessuna regione virtuosa è mai riuscita a conquistarla. Ci ha provato il Piemonte nel 2004 e poi Lombardia, Veneto e Toscana tra il 2006 e il 2008, ogni volta senza successo. Noi ci proviamo – insieme al Veneto – promuovendo un referendum consultivo preliminare, per dare più forza negoziale al governatore della Regione e vedere di spuntarla. E la legittimità del referendum consultivo a monte della trattativa tra Regione Lombardia e governo centrale è confermata non solo dalla sentenza della Corte costituzionale 118/2015, ma anche dall’ordinanza 102/2001.
La Lombardia è intensamente industrializzata e proprio per ciò è uno dei «Quattro motori per l’Europa» (insieme a Catalogna, Baden-Württemberg e Rhône-Alpes), copre circa un quarto del Pil nazionale, ha un residuo fiscale di circa 56 miliardi di euro. Se tutte le regioni adottassero i criteri di spesa della Lombardia – che è regione benchmark per il calcolo degli sprechi – vi sarebbe un risparmio di 74 miliardi di euro per i conti pubblici del Paese. La nostra è la regione che ha meno dipendenti pubblici: circa 40 ogni mille abitanti (meglio della Germania, della Spagna e del Regno Unito) e il costo del macchina amministrativa regionale per ogni cittadino lombardo è di 18 euro, con una media nazionale – per le regioni a statuto ordinario – di dieci euro in più. La Lombardia è la regione che vanta la spesa statale per abitante più bassa in assoluto (2.447 euro), nonostante sia la regione più produttiva e la più generosa in termini di gettito fiscale. Da qualche anno Moody’s, agenzia internazionale di rating, riconosce che la Lombardia è assai più virtuosa dello Stato di Roma. Credo che l’autonomia politica, amministrativa e fiscale che chiediamo, ce la meritiamo tutta.
Come ha sostenuto un ineguagliato maestro, il professor Gianfranco Miglio, «con il consenso della gente si può fare di tutto: cambiare il governo, sostituire la bandiera, unirsi a un altro paese, formarne uno nuovo». Si può anche – ma questo lo aggiungeremo dopo il referendum e la trattativa con il Governo – conquistare più autonomia per la Lombardia.
Stefano Bruno Galli
(capogruppo lista civica ‘Maroni Presidente’ nel Consiglio regionale lombardo)

Polemica a Bozzolo
Cambiare casacca
non porta mai bene
Caro direttore,
abbiamo seguito le vicende politiche e amministrative di Bozzolo negli ultimi tempi verificando l’accanimento smodato e bilioso di Sergio Nardi, consigliere comunale che cambiata la casacca non ha ritenuto di dimettersi dal suo ruolo, nonostante la contrarietà dell’intero gruppo consigliare di maggioranza. Egli è da tempo ormai fuori dal Pd, scegliendo di ingrossare le file della Lega Nord, trasformando questo territorio nell’orto privato dell’On. Fava.
Mai una parola di solidarietà o distinzione rispetto ai gravi epiteti apparsi in rete nelle ultime settimane.
Le decine di azioni portate avanti con una cattiveria degna dei peggiori oppositori non hanno piegato la Sindaca Cinzia Nolli che, a prescindere dal tempo fatto perdere agli uffici e agli amministratori, ha sempre respinto l’attacco frontale portato avanti da questo voltagabbana.
Non riusciamo a comprendere il perché di tanto livore quando l’amministrazione ha lavorato per il bene della comunità, cercando di rimediare ai tanti ritardi creati dai predecessori.
I risultati ottenuti, nonostante questa posizione del tutto personalistica, sono davanti agli occhi di tutti e le sortite a raffica, basate sul qualunquismo e sullo scandalismo non hanno avuto alcun effetto. Mai una parola di difesa delle scelte comunemente assunte dalla giunta Torchio, quando Nardi era l’assessore pupillo di riferimento della maggioranza.
Tutto quanto realizzato viene oggi cancellato e sepolto dall’irriconoscenza e dalla convenienza nello schieramento opposto a quello che la maggioranza dei bozzolesi dell’area progressista è andata chiaramente, prima a scegliere e poi a sostenere. (...)
È proprio vero, le parole volano ma i fatti restano.
Andrea Avanzi, Riccardo Puerari, Ermanno Maioli, Mario Zilioli, Luca Caraffa, Roberto Perboni, Alessio Maffezzoni, Paola Buganza
(iscritti del Pd)

Ma l’indecisione è pericolosa
Cambiare i pensieri
è una cosa normale
Signor direttore,
i pensieri del nostro cervello variano in continuazione come i colori dei semafori. E tutto ciò è umanamente normale. Ma è quando lampeggiano per indicare cautela che bisogna stare attenti se non vogliamo finire peggio, sia quando viaggiamo per le strade del mondo che sul percorso della nostra esistenza.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Monticelli d’Ongina
La nuova scuola avrà
spazi polifunzionali
Egregio direttore,
il Comune di Monticelli non ha fatto un euro di debito in questi anni, ma se in futuro si desse retta a chi vuole costruire la nuova scuola media nell’area limitrofa al municipio, i cittadini hanno il diritto di sapere che il costo lieviterebbe in modo spropositato, del 300 per cento, sono state fatte valutazioni economiche di compendio e studi preliminari. E non è finita: ne perderemmo in termini di spazi, di polifunzionalità e di finanziamenti. Lo studio preliminare predisposto dall'amministrazione è agli atti, a disposizione di tutti i monticellesi, che possono controllare direttamente. Ma è corretto sapere che la scuola verrà costruita grazie alla transazione dell’Enel per l’Imu non pagata, e grazie a un finanziamento regionale che andrebbe perso nel caso di delocalizzazione. L’aspetto economico è importante, ma la funzionalità e la sicurezza della nuova scuola lo sono ancora di più. Ed è proprio per questo che ricostruire la scuola lì dove è sempre stata, consentirà un vantaggio in termini di spazi ed economie di gestione che, nel medio-lungo periodo, consentiranno dei risparmi notevoli. La nuova scuola costerà 3,7 milioni di euro, e l’accorpamento dei servizi all’interno dei plessi scolastici (elementari e medie) produrrà economie di scala nella gestione degli spazi, permettendo di avere una maggiore disponibilità di ambienti per attività speciali.
Per questo, la nuova scuola – lo confermiamo al cento per cento – avrà spazi polifunzionali, con ingressi separati che consentiranno di tenerla aperta, viva e a disposizione della comunità oltre l'orario scolastico. Il progetto vede nell’atrio, nella palestra e nella mensa, ‘luoghi simbolici’ di incontro tra la scuola e la società, in grado di ospitare attività extrascolastiche, feste della comunità luogo di incontri, di gioco e motricità. I locali adibiti a palestra con annessi spogliatoi e un’aula posta al piano secondo saranno disimpegnati e con accesso autonomo dal resto dell’edificio scolastico al fine di consentirne la fruizione da parte della popolazione monticellese.
Pietro Aimi
(vice sindaco e candidato sindaco della lista ‘Monticelli Bene Comune’)

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