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9 giugno

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

11 Giugno 2017 - 04:00

IL CASO

Celebrazioni monteverdiane
Indimenticabili solo quelle del 1967

Egregio signor direttore,
per impegni professionali che mi hanno tenuto fuori città, riesco a leggere solo oggi l’articolo pubblicato sul quotidiano del venerdì 2 giugno scorso, a pagina 52 ‘Cultura e spettacoli’, dal titolo ‘Feste e identità’ a firma di Nicola Arrigoni. Sull’interessante percorso storico con le conseguenti e condivisibili considerazioni e constatazioni in esso contenute, mi permetta, comunque, di porre l’accento su due circostanze molto differenti fra loro. La prima riguarda le celebrazioni del 1967; personalmente faccio parte di coloro che non le hanno dimenticate, anzi. Credo siano ancora oggi da considerare uno dei momenti più esaltanti di coinvolgimento culturale e di piazza mai vissuti a Cremona nel segno di Monteverdi. Il compianto e mai dimenticato maestro Ennio Gerelli riuscì, con le sue proposte monteverdiane (quasi sicuramente, all’epoca, sconosciute ai più) a far scoprire o riscoprire o forse, anche a far ritrovare alla città la sua storia, il suo senso di appartenenza e la sua identità e la città rispose con entusiasmo riempiendo il teatro e la cattedrale. Se proprio vogliamo muovere un piccolo appunto (con il senno di poi), possiamo dire che l’interpretazione e le conoscenze musicologiche dell’epoca rinascimentale di cinquant'anni fa, oggi sanno un po' di ‘archeologia musicale’, ma le competenze di alta professionalità messe in campo allora, raggiunsero comunque indiscussi risultati di qualità e di successo. Di tutt’altra storia, invece, furono le monteverdiane del 1993, inaugurate con ‘l’infinito concerto’ dell’integrale della ‘Selva morale e spirituale’ in cattedrale. Un evento che coinvolse la città per tutte quelle ragioni extramusicali, ben evidenziate nell’articolo. Un coinvolgimento già segno di una ‘decadenza di identità’ finito subito dopo una volta smontato il ‘set cinematografico’ che aveva dato alla città l’illusione di essere tornata ai fasti rinascimentali. Ebbi modo di esporre e di scrivere di queste due diversità con l’aggiunta di proposte per recuperare ‘il nostro’ in termini di coinvolgimento e contenuti ma, anche ciò, non ebbe seguito. Per correttezza di informazione va detto che l’esecuzione della ‘Selva morale e spirituale’ non venne affidata al maestro Gardiner, come citato nell'articolo, ma al maestro Roberto Gini. Il maestro Gardiner, invece, diresse successivamente un magistrale e straordinario ‘Vespro della Beata Vergine’ in cattedrale che, immagino, possa ripetere fra pochi giorni.
Isidoro Gusberti
(Cremona)

Per una questione anagrafica, non ho potuto assistere alle celebrazioni monteverdiane del 1967, essendo all’epoca ancora bambino. Ricordo però bene quelle 1993 che oltre ad essere solennizzate nei luoghi ‘sacri’ della cultura, furono anche una grande e bella festa di piazza che coinvolse l’intera città.

LA POLEMICA

Ecco perché l’immigrazione farà esplodere l’Italia

Egregio direttore
la rubrica ‘Spazio aperto’ quasi ogni giorno pubblica lettere di cittadini particolarmente indignati ed offesi dal fenomeno immigratorio al quale l’attuale governo di sinistra non è in grado di porre o proporre soluzioni degne di un paese civile. Questi incalliti parolai si sono stretti al posteriore la poltrona del comando giungendo al quinto anno di governo, mietendo insuccessi (...). Mi permetto di enucleare per capoversi la narrazione reale
1. L’Italia non possiede nessuna possibilità di creare opportunità di lavoro, sia presenti che future.
2. Un debito pubblico soverchiante ci attanaglia da troppo tempo e nessuna forza politica non lo ha mai affrontato ma che determinerà la nostra disfatta.
3. Eccessiva condiscendenza istituzionale tesa a favorire l’immigrazione africana, panaraba ma anche est europea dove torme di gente abbandonano i luoghi di origine per ricercare improbabili spazi di accoglienza.
4. Nessun contrasto all’immigrazione viene attuato, anzi è favorito dai governi di sinistra i quali non tentano nemmeno un bombardamento mediatico sui paesi di affluenza per scoraggiare le partenze, che sarebbe il minimo da intraprendere.
5. Disparità di trattamento fra gli immigrati di qualsiasi genere e natura e la popolazione autoctona in difficoltà che vede il welfare nazionale messo a disposizione di chi non ha mai versato nulla.
6. Sostituzione graduale della popolazione italiana.
7. Peggioramento sindacale relativo al trattamento economico del lavoro per disponibilità allo sfruttamento e decadimento delle condizioni lavorative.
8. Aumento della diffidenza verso la classe dirigente sia politica che amministrativa per l’impotenza dimostrata.
9. Distinzione urgente fra carità autentica e carità speculativa oppure criminale. Sopprimere ogni attività speculativa oppure lucrativa legata al mantenimento dei migranti. Chi intende fare della carità autentica la deve sostenere con denari personali perché nulla più deve gravare sulla collettività.
10. Lo stato del Vaticano deve applicare gli insegnamenti evangelici inerenti l’accoglienza in generale, impiegando capitali, investimenti e risorse provenienti dalle attività finanziarie svolte dalle banche e altri istituti di natura ecclesiastica. (...)
Dante Benelli
(Drizzona)

Travolti a Torino
Abbiamo ritrovato
il nostro salvatore
Gentile direttore,
siamo i due ragazzi che il signor Enio Tedeschi ha cercato tramite il suo giornale per quanto successo a Torino. Desideriamo ringraziare anzitutto Lei, per aver dato visibilità all’appello e averci dato la possibilità di metterci in contatto, ma soprattutto Enio, per averci aiutati in momento così delicato. L’abbiamo incontrato per caso mentre la folla ci stava schiacciando sotto i portici di Piazza San Carlo, son bastati uno sguardo e due parole, da lì non ci ha più persi di vista. Si è sincerato delle nostre condizioni, ci ha aiutati ad uscire da quel momento infernale e, come poteva, ci ha tranquillizzati. In quegli attimi terribili siamo stati fortunati a trovare una persona dotata di un cuore così grande.
Mi preme anche farle sapere che nel frattempo ci siamo già messi in contatto con lui, e che presto ci incontreremo. Grazie ancora di tutto.
Luca e Asia
(Corte de’ Frati)

Lasciamo solo macerie
Il terrorismo è figlio
delle scelte occidentali
Egregio direttore,
l’esistenza di questo terrorismo è figlio di una politica occidentale miope, incapace di risolvere il benché minimo problema se non con l’uso delle armi. Da 70 anni i palestinesi chiedono il riconoscimento della dignità di Stato. Gli occidentali con in testa gli americani hanno fatto e fanno orecchio da mercanti. Hanno aggravato la situazione con la nascita di Hamas, fornendo armi ad Israele con annessa tecnologia per produrre l’atomica, nel contempo affamava i palestinesi. Nessun politico che abbia un sussulto di dignità nel presentarsi di fronte al magistrato e dichiararsi colpevole di genocidio, di avere mentito al mondo intero e al proprio popolo pur di attaccare un altro Stato (sovrano) con la scusa di possedere armi di distruzione di massa, rivelatosi una bufala colossale. Lo scopo recondito era quello di appropriarsi delle ricchezze di quel popolo e nel contempo distruggerne l’ordinamento politico e sociale. Hanno lasciato macerie e inculcato odio verso gli occidentali, quell’odio che si profonde a piene mani su di noi.
Macerie anche in Libia, in Siria, politici incapaci, senza una visuale a lungo termine. Ci meravigliamo e gridiamo al lupo sul fuoco da noi acceso e alimentato. Perché il politico non paga mai? Powell, dopo le dichiarazioni mendaci all’Onu, si gode una lauta pensione. Rasmussen idem, come Condoleeza Rice, Cheney, l’eterno ammalato di cuore, Bush lo spione e Bush l’ignorante liberi di fare conferenza a 150-200mila dollari a botta. Non dovrebbero stare in galera per sterminio di popoli innocenti e per avere messo a repentario la sicurezza della nazione che guidavano? (...)
Domenico De Lorenzo
(Cremona)

Bozzolo
C’è bisogno assoluto
di governabilità
Egregio direttore,
tre anni defatiganti hanno fatto apprezzare la pazienza di Cinzia Nolli, che mi ha sostituito in questi 14 mesi alla guida di Bozzolo. Al ringraziamento si accompagna la constatazione che al lavoro intenso non ha corrisposto un atteggiamento fattivo da parte di tutto il consiglio comunale. Non è la sede per tornare sulle questioni dell'ineleggibilità, definite nelle sedi giudiziarie. Giova solo ricordare che, in situazioni analoghe come a Piadena , il responso degli elettori ha aumentato il distacco del sindaco ricandidato rispetto ai suoi avversari. Bozzolo ha bisogno di governabilità e di una amministrazione non genuflessa al potere di Milano o di Roma ma, come dimostra la stragrande maggioranza delle città e provincie lombarde, tenga la schiena dritta, ribadisca le proprie ragioni, eserciti la dote della progettazione, della elaborazione tempestiva e preventiva di idee e programmi rispetto al suo futuro. Non serve un’amministrazione di yesman prona ai superiori comandi, ma una squadra consapevole del valore del potere locale, confortata, come avvenuto qui, da migliaia di cittadini che, con petizioni, raccolte di firme, proposte hanno indicato alle Istituzioni le scelte da compiere a livello delle infrastrutture ferroviarie fino al bypass più che mai necessario, al polo logistico e allo sviluppo dell’economia e dell'occupazione. In una terra che ha perso, negli ultimi decenni, molte capacità attrattive ed ha rinunciato a tentare traguardi ambiziosi. Bozzolo Futura non è alla ricerca di una ribalta per accogliere questa o quell’Autorità. Intendiamoci, farà piacere accogliere Sua Santità, ma il problema è come sviluppare un percorso che metta insieme religiosità, riferimenti alle radici culturali, sviluppo dell’accoglienza e insieme capacità di fare ospitalità. Un piano di recupero del capitale immobiliare abbandonato, anche per la tipologia gonzaghesca che ha portato le cascine nel centro abitato, va accompagnato alla detassazione ed agli incentivi, anche attraverso l'utilizzo della convenzione per la tesoreria comunale. Il livello di insolvenza rispetto ai tributi locali indica la necessità di un cambiamento di registro che, accanto alle risorse da reperire presso le Fondazioni bancarie e le realtà amministrative faccia crescere un livello di investimenti locali. Sono importanti le antiche mura, il teatro, il palazzo dei principi, il patrimonio storico culturale, la preziosa Fondazione Don Mazzolari, ma soprattutto l’attenzione alle imprese locali. Il tempo è galantuomo: il ‘Patto dello Sviluppo’ voluto quando ero in Provincia, dopo un decennio torna di attualità, proprio per iniziativa degli imprenditori.
Giuseppe Torchio
(candidato sindaco di Bozzolo Futura)

Anche Bodini fuori dal Pd
Ci ripensi, non vada
con i traditori
Egregio direttore,
leggo dal nostro giornale ‘La Provincia’ la notizia che anche il dottor Bodini lascia il Pd per dare vita a un’area di sinistra del partito. Complimenti dottore, così anche lei si associa ad altri ‘traditori’ (mi scusi, ma non trovato altra parola) tipo Bersani e D’Alema. È così che si fa del bene ai lavoratori, alla sinistra, dividendo il Partito, il loro riferimento? Capisco che Renzi, come tutti, abbia difetti e faccia qualche sbaglio, è giovane, esuberante, un po’ autoritario. Perciò ha bisogno di persone capaci e intelligenti al suo fianco che lo guidino, che lo consiglino. Non è scappando che ci si rimedia o dando vita ad altri inutili partitini che fanno solo confusione agli elettori. In questo modo si crea solo zizzania, facendo felici individui tipo Salvini e Meloni. Dottore, ci ripensi, abbiamo bisogno di persone come lei.
Francesco Manzi
(Cremona)

Niente sconti a Riina
Rispetto per le vittime
di Cosa Nostra
Egregio direttore,
ho letto con sgomento che grazie ad un pronunciamento della Corte di Cassazione il mafioso e assassino Totò Riina, condannato a 17 ergastoli, potrebbe lasciare il carcere perché ha diritto ad una morte umana. Il personaggio in questione, è colui che ha fatto tremare lo Stato, oltre ad aver seminato morte e terrore in tutta la Sicilia e non solo. Quante persone hanno perso la vita per sua responsabilità? Quanti orfani ha prodotto la sua fame di potere? Quante vedove ancora piangono i propri cari? No caro direttore, non sarebbe giusto. Mi viene il vomito ad immaginare una cosa simile. Rispetto per i morti ammazzati da Cosa nostra, e rispetto per coloro che ancora credono e lottano per questo Paese mettendo a rischio la propria vita.
g.maury@yahoo.it

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