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8 giugno

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

10 Giugno 2017 - 04:00

IL CASO

Falsi addetti di Linea Più
a casa di mia suocera

Egregio direttore,
porto a conoscenza la cittadinanza e soprattutto gli anziani che ieri pomeriggio qualcuno qualificatosi come addetto Linea Più ha telefonato a mia suocera dicendo che il giorno dopo avrebbero cambiato il contatore del gas.
Con un’ora d’anticipo si sono presentati due addetti, uno con cartellino Linea Più e un ragazzo più giovane vestito dimessamente. Fatto cenno della telefonata del giorno prima, hanno chiesto che mia suocera mostrasse le bollette precedenti, per alcuni controlli e per vedere l’adeguatezza delle tariffe.
Memore di una passata esperienza, ha ribadito che doveva cercarle, il più distinto con calma glaciale ha ribadito che non c’era problema e sarebbe passato più tardi. Mi ha subito avvisato e al successivo passaggio li ho gentilmente allontanati. Naturalmente all’appuntamento fissato alle ore 17,30 per il cambio del contatore del gas, nessun addetto di Linea Più si è presentato.
Chiedo se possibile che Linea Più pubblicizzi anche tramite il vostro giornale le modalità (se ci sono) di approccio con la clientela per evitare confusioni e possibili raggiri.
Giuseppe Ungari
(Cremona)

Quella delle truffe (tentate o riuscite) ai danni di anziani è divenuta ormai una piaga sociale, il cui contrasto vede fortemente impegnate tutte le forze dell’ordine, che sono anche immerse in una capillare opera di informazione e prevenzione. Solo nei primi cinque mesi del 2017, ha spiegato il questore Gaetano Bonaccorso durante un recente convegno sul tema, la polizia si è occupata di tredici truffe consumate e tentate, cinque a Cremona e otto in provincia. Nel 2016 sono state 34 (16 nel capoluogo) mentre nel 2015 sono state 35 (16 nel capoluogo). Il primo consiglio che Bonaccorso ha dato è quello di non aprire la porta a persone sconosciute. A seguire: farsi accompagnare da qualcuno quando si effettuano prelievi o versamenti in banca o alla posta; non fermarsi con sconosciuti nel tragitto tra la casa e la banca; evitare di essere osservati quando si usa il Bancomat. Quanto ai vicini di casa, sarebbe bene «interessarsi agli inquilini anziani, dire loro di chiedere ausilio se qualche sconosciuto bussa alla porta. La cordialità li farà sentire meno soli».

LA POLEMICA

ALLA ‘MORTA’ MONTAGNOLA DI RIFIUTI: STUPRO AMBIENTALE

Caro direttore,
oggi pomeriggio mi sono avventurato con il mio cane Nero sull’argine prospiciente la Morta. Qua ci ha investito la bomba d'acqua che ha trasformato Nero in un pulcino bagnato. Il paesaggio intorno a noi era bellissimo, nonostante le raffiche di vento e le gocce grosse come ciliegie. Peccato che pochi metri dopo iniziava la montagnola della discarica. A questo punto, anni dopo il misfatto, mi chiedo come noi cremonesi abbiamo potuto consentire uno stupro ambientale di questo genere. Perché abbiamo gettato l’immondizia nei bodri ... aree verdi ed umide uniche che oggi, se esistessero, ci avrebbero garantito turismo ecologico. Sarebbero potuti diventare i nostri Hortillonnages. Ora corriamo con la fantasia, avremmo avuto un insieme di canali, seriole, bodri e giardini in prossimità del centro della città. I canali potevano divenire navigabili con piccole imbarcazioni dal fondo piatto. Ai piedi Cremona avremmo potuto riaprire porta Mosa, presso la quale ogni settimana si poteva fare il mercato cittadino sull'acqua. Saremmo tornati al XV secolo, agli approdi delle Mose. Ma ora la lascio direttore, con i sogni che Cremona potrebbe coltivare ma non vuole realizzare, Nero vuole uscire.
Anton Maria Morelli
(Cremona)

Champions League
Sindrome da finale
Juventus, i numeri
Egregio direttore,
sono un simpatizzante juventino e già nel 2003, all’indomani della finale Champions persa con il Milan, da queste colonne affermavo che sulla Juve aleggia una specie di maledizione, a mio avviso dovuta soprattutto ad una fragilità nervosa e psicologica, più che ad una carenza fisica e tecnica. Oggi, dopo la debacle con il Real Madrid, devo riaffermare questa convinzione e vorrei corredarla con alcune particolarità che a prima vista potrebbero sembrare marginali ma che, a ragionarvi sopra, sono illuminanti per inquadrare a pieno questa ‘sindrome da finale’. La Juventus ha disputato nove finali di Coppa Campioni, ne ha vinte due, e per entrambe ha dovuto ricorrere ai rigori (uno omaggiato all’Heysel), rischiando di perdere anche quella del 1966 con l’Ajax che era di due spanne inferiore a quel gruppo di bianconeri. Ne ha perse sette, quasi l’80% del totale, battuta in questa percentuale negativa, calcolando esclusivamente le squadre che abbiano disputato almeno due finali, solo dallo Stade Reims e dal Valencia con due sconfitte su due gare e dall’Atletico Madrid con tre insuccessi su tre. Veniamo poi alle reti. Nelle nove finali disputate la Juve ha segnato solo 4 goal su azione nei tempi regolamentari, nessuno decisivo per la vittoria finale, e sette ai calci dal dischetto, rigori decisivi solo nelle uniche due vittorie finali. Sembrano dati impietosi ma è la triste realtà di una squadra che, rispetto al blasone, ha vinto troppo poco a livello internazionale.
Giampietro Vicini
(Rivarolo del Re)

Soresina
Quello di Al Manar
è un luogo di culto
Signor direttore,
dopo avere letto molto attentamente il vostro articolo riguardante quanto proferito dal sindaco di Soresina (signor Vairani) nei riguardi del presidente del circolo culturale Al Manar (signor Snidi) che si è proposto quale «vigilantes ovvero parcheggiatore gratuito» durante il periodo del ramadan al di fuori della moschea di Soresina, mi è sorto un grande dubbio. Se il signor Snidi, al termine del vostro articolo, ha conclamato che l’edificio, dove ha sede il circolo culturale Al Manar, è un luogo di culto come mai solo pochi anni fa il sindaco di Soresina (signor Vairani) aveva fatto chiudere un precedente luogo di culto islamico addirittura diffidando il presidente della Fratellanza (signor Adnani Kadmiri) nel continuare a gestire il suo immobile quale luogo di culto? Non solo io ma tutti i soresinesi che sanno cosa sia la forza della ragione, aspettano una risposta pubblica.
Alberto Nolli
(Soresina)

Per certi sacerdoti
Altare confuso
con un palcoscenico
Signor direttore.
ci sono certi «sacerdoti» che hanno confuso l’altare per un palcoscenico e mi sa che papa Francesco se ne sia già abbondantemente accorto.
Pietro Ferrari
(Cremona)

La nostra società è decadente
L’immigrato va bene
solo per servirci?
Signor direttore,
al signor Davide Vacca faccio presente, che la grandiosa e gioiosa manifestazione in maggio a Milano dei 100.000 ha coinvolto tante associazioni di volontariato laiche e religiose, per stare uniti insieme senza muri nella pace universale. Famiglie arcobaleno di donne, uomini, bambini-e provenienti da 60 nazioni di differenti etnie, religioni, ed orientamento sessuale ed affettivo. L’immigrazione oggi non è un fenomeno temporaneo, e neanche un’invasione, ma la realtà di milioni di persone che non scappano solo come disperati dalle guerre sanguinarie imposte dall’occidente cristiano e ricco, dalle lobby delle armi e del denaro unico misuratore di ogni valore, in nome di un mercato finanziario e digitale che elimina o riduce a merce gli esseri umani, che ha distrutto il Medio Oriente per dividersi il bottino del petrolio e gas. Un Occidente che consuma l’80% delle risorse della Terra, lasciando a secco più di due terzi del mondo. Ma ormai la razza bianca è sempre più minoranza compresi i vecchi italiani senza figli che si stanno estinguendo, rispetto ai 7 miliardi della popolazione mondiale, e fra qualche anno anche dei 4 miliardi di africani. Le nostre città sono ormai piene di cadaveri viventi, case di riposo a cielo aperto, o bar pieni di vecchi nullafacenti col bicchiere sempre in mano, che si atteggiano a capi di governo, ma non leggono mezzo titolo di giornale. Italiani che plaudono all’assassinio di ladri, perché ciò che si possiede è più importante della vita degli uomini. Indiani che sono nelle stalle alle 3 del mattino per mantenere la nostra agricoltura, cinesi che gestiscono bar e commercio, e badanti straniere che curano gli zombi italiani. Però fa comodo che non tocchi ai vostri figli scannare galline, sotterrare morti, pulire cessi e sottoscala, conciare pelli puzzolenti, raccogliere pomodori, scuoiare manzi abbattuti, pulire i nostri vecchi in casa o in ospedale, fa comodo che questi esserini, finito l’orario di lavoro, spariscano e l’happy hour sia solo per i vostri figli, che non si mischino con questi esseri immondi. La nostra società decadente (...)
Luciano Bartoli
(bartlux@libero.it)

La B è solo un primo passo
Cremo non fermarti
Facci ancora sognare
Signor direttore,
vorrei ritornare ancora una volta sullastagione appena conclusa della Unione Sportiva Cremonese 1903, con la clamorosa rimonta iniziata a fine febbraio sulla ‘corazzata’ Alessandira, per tre terzi di Campionato prima assoluta. Sembrava irraggiungibile. Ma diciamolo francamente, in fondo in fondo, la speranza è l’ultima a morire, ebbene il miracolo, tanto atteso si è avverato. Con il successo in casa per 3-2, (ultimissima partita), più complicato del previsto contro la Racing Roma, incontro soffertissimo, e da grande pathos, con la rete di Scarsella al 87esimo, vinciamo il girone A di Lega Pro e diventiamo la terza promossa diretta dopo Venezia (girone B) e Foggia (girone C). Un finale incredibile per un girone incredibile. Ora, possiamo gridare a squarciagola: Siamo in serie B! Sono trascorsi ben 11 anni che mancavamo dalla Serie cadetta. E con l’auspicio, che sia solo di passaggio, perché non vorrei esagerare, essere presuntuoso, ma abbiamo tutte le carte in regola, per fare quel salto, per raggiungere l’altra vetta, vedi, la Spal. Con un grande patron, il cavalier Arvedi, personaggio unico, senza uguali, un centro sportivo come pochi in Italia, bravi tecnici, dirigenti e collaboratori nulla è precluso. Forza glorioso cuore grigiorosso, facci ancora una volta «sognare.
Andrea Delindati
(Cremona)

Monticelli: è ora di cambiare
Più che in letargo
il paese è in coma
Gentile direttore,
mancano pochi giorni alle elezioni amministrative, a Monticelli, e io, e molti come me, mi chiedo se non sia giunta l’ora di prendere la direzione opposta alla desolazione che da settanta anni ha colpito e colpisce il nostro paese, una volta unico centro di importanza vitale tra Piacenza e Cremona. Ho sentito dire, nei giorni scorsi, che Monticelli è in letargo; non è assolutamente vero: Monticelli è in coma.
Le industrie presenti sul territorio, motivo di invidia dei nostri confinanti, si sono dissolte come neve al sole; solo per citarne alcune : Ica, Ceramica, segheria, fonderia, Ape prefabbricati, caseifici, allevamenti zootecnici di diversa tipologia, attività artigianali varie e, da ultima, Rdb prefabbricati. Vi ricordate quando, tra le altre attività di vitale importanza, c’era l’ospedale? Senza tante moine, al contrario di altri paesi, qui è stato chiuso, dando solidamente il merito al comandante in capo di allora, premiato con un seggio in Regione. Se non è coma questo. Si potrebbe obiettare che siamo in un periodo di crisi: qui la crisi l’ha creata l’amministrazione che ininterrottamente ha comandato dalla prima metà del secolo scorso. Tra le altre cose, durante la seconda metà del secolo, sono state costruite le scuole medie, tanto bene che, nel volgere di pochi anni, sono diventate pericolanti, per cui urge la costruzione di un nuovo edificio. Quello decrepito si trova in una posizione irrazionale; ciò nonostante, quello nuovo lo vorrebbero costruire ancora lì. Il palazzetto dello sport? E’ costato una enormità, obsoleto ancor prima dell’inaugurazione, come l’ammodernamento del campo sportivo. Non voglio enumerare altri simili successi, li sto solo portando alla vostra memoria, perché sono sotto gli occhi di tutti, ma, vuoi per età o per mancanza di conoscenza, potrebbero passare sotto silenzio. (...)
Adriano Testa
(ex consigliere comunale Monticelli d’Ongina)

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