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1 giugno

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

03 Giugno 2017 - 04:00

Le foto dei lettori

 Un’esposizione con i bei ‘cotti’ di Cremona

Caro direttore,
le invio una piccola fotografia scattata con il mio telefono. Mi scuso per la qualità. E’ un particolare del campanile di Santa Margherita e Pelagia in via dei Rustici.
Cremona sin dal medioevo è la città del cotto, una delle città più famose d'Europa per questa arte. Prima che l’anima di Cremona divenisse il violino, per intenderci. Prima che il violino fosse inventato nel bresciano. Sapevo che al Museo Civico c’era una bella collezione esposta anni addietro ed illustrata dal compianto Puerari in un catalogo. L’esposizione era al piano terra, nei pressi della sala per conferenza, prima che il restauro condotto da Piva la obliterasse. Non sarebbe bello aprire una piccola esposizione con questi bei cotti?
Antonio Giulio Campi
(Cremona)

L'INTERVENTO

Una legge elettorale alla tedesca, si fa per dire
Non essendo esperto di meccanismi elettorali, la mia opinione è quella del cittadino normale, dotato di logica elementare e di qualche nozione di diritto, che assiste all’opera dei pupi, dove i protagonisti, improvvisamente morsi dalla tarantola, si agitano in una ridda di convulse contorsioni. Eppure don Luigi Sturzo, uno che di cose del genere s’intendeva, era solito ripetere che la legge elettorale, «dopo la Costituzione è la più importante nell’ordine costituzionale». E come dargli torto, se la scelta della formula politica e della rappresentanza democratica si traduce in principi di struttura dello Stato, onde l’esigenza di una normativa capace di garantire la governabilità in maniera duratura e condivisa. Nessun dubbio esiste sul fatto che il nostro sia un Paese fantasioso in materia. Dopo che la sinistra nel 1993 aveva apparecchiato il Mattarellum, la destra nel 2005 consegnò alla storia un diverso modello di cernita della classe dirigente, denominandolo per assonanza maccheronica Porcellum, termine idoneo a rispecchiare la confusione intellettuale e la furbizia collegate alla tecnica utilizzata.
In particolare, le regole introdotte prevedevano per la Camera dei deputati l’assegnazione di un elevato premio di maggioranza alla coalizione vincente: era la peculiarità del ‘modello italiano’, un unicum a livello mondiale, almeno rispetto alle democrazie avanzate. I risultati della raffinata creazione sono ancora sotto gli occhi di tutti: instabilità delle maggioranze politiche, mancata coesione interna tra i partiti che le compongono, scarsa incidenza degli elettori nella selezione degli eletti.
Questi difetti dell’incoerenza dovevano essere eliminati da una legge del 2015, che l’amore per la cultura classica indusse a chiamare Italicum, un capolavoro preparato in sofferte veglie del pensiero. Ai competenti impegnati nell’opera s’attaglia il verso di Claudio Achillini: «Sudate, o fochi, a preparar metalli», per spiegare che il sofisticato barocchismo giuridico originò un prodotto fulminato dalla Corte costituzionale con la dichiarazione di illegittimità sotto diversi profili.
La bocciatura ha riguardato soprattutto la previsione che il mancato raggiungimento del 40 per cento dei voti da parte di una lista, rendeva impossibile conquistare il premio di maggioranza al primo turno, ma consentiva il successivo ballottaggio tra le due liste con il maggior numero di suffragi. Una di esse, in seguito al confronto, poteva beneficiare del premio stesso, magari senza possedere una quantità di voti che giustificasse l’attribuzione spropositata di seggi. Non richiamo analogie con la legge Acerbo del 1923, che il governo Mussolini approvò per realizzare l’imminente fascistizzazione dello Stato, ma i risultati non sarebbero stati difformi da quel lontano archetipo.
L’intervento della Consulta, inoltre, ha reso più chiara la disarmonia delle regole sulla composizione di Camera e Senato, e il futuro incerto per i destini del Paese non è sfuggito agli osservatori. Il Presidente della Repubblica, svolgendo una doverosa moral suasion, più volte ha invitato le parti a trovare subito l’accordo che, a parole, tutti volevano, ma preferivano tenere in vita i capilista bloccati e il proporzionale sbrindellato dal Giudice costituzionale.
Poi, un colpo d’ingegno ha consentito di scoprire la via della salvezza, ipocritamente collegandola all’imitazione del modello vigente nella Repubblica federale tedesca: un sistema elettorale misto che prevede collegi uninominali e maggioritari insieme con un proporzionale su base nazionale. Ne fornirò brevi cenni affinché i lettori, non adusi a codesti congegni, abbiano almeno un’idea generica, ma sufficiente a intendere le ragioni della riforma in corso. In Germania il cittadino esprime su una sola scheda un doppio voto.
Con il primo, che non è determinante per stabilire il numero complessivo dei seggi spettanti a una lista, indica la preferenza per il candidato in uno dei 299 collegi uninominali. Risulta automaticamente eletto il più votato, nel rispetto del classico principio maggioritario: first past the post, applicato nel mondo anglosassone. Con il secondo, l’elettore sceglie il partito politico, i cui candidati sono inseriti in una lista per ciascun Land, corrispondente per lo più al territorio di una regione. Soltanto per effetto di questo voto si ripartiscono i seggi con metodo proporzionale, con effetti immediati sugli equilibri parlamentari del Bundestag.
Quando una lista ottiene più seggi uninominali di quelli assegnati in quota proporzionale, il numero totale dei deputati può aumentare in relazione al risultato ottenuto. Vengono escluse dalla suddivisione proporzionale le liste che non raggiungano il 5 per cento dei voti oppure abbiano meno di tre candidati eletti con il voto maggioritario. Codeste soglie di sbarramento avvantaggiano i grandi partiti, che prendono i posti degli esclusi. Ma c’è qualcosa di più
. L’articolo 67 della Legge fondamentale del 1949 disciplina la ‘sfiducia costruttiva’ (Misstrauensvotum), che rafforza la tenuta dell’esecutivo di fronte alle fluttuazioni parlamentari, un istituto presente anche nell’ordinamento di altri Stati. Si tratta di uno dei pilastri che reggono l’impalcatura istituzionale tedesca: un governo, benché non sia più sorretto da una maggioranza politica, rimane in carica e svolge i suoi compiti fino a quando le forze politiche non siano in grado di raggiungere un accordo per formarne uno nuovo. E ti pare niente!
A questo punto, vediamo cosa accade dalle nostre parti, dove un’intesa larga (Pd, M5S, Forza Italia, Lega) facilita la preparazione di una legge elettorale per la Camera senza premio di maggioranza, con metà dei seggi attribuiti in collegi uninominali, e metà con il proporzionale attraverso listini corti, con uno sbarramento al 5 per cento.
L’esteriore scimmiottatura di una seria normativa straniera viene spacciata come ‘sistema alla tedesca’, quasi che fosse possibile trasferire, peraltro amputata di elementi essenziali, un’esperienza verificata nel tempo e aderente ai costumi di un popolo dotato di un elevato senso dello Stato. Che, per esempio, considererebbe indegno lo spettacolo di parlamentari che cambiano casacca o tradiscono un patto politico, mentre i circa quattrocento eletti, che hanno abbandonato il partito in questa morente legislatura e ottenuto comodo asilo in altre formazioni, non provano alcuna vergogna, sapendo che la condotta descritta lascia indifferenti gli elettori.
Finiamola perciò di prenderci in giro e contentiamoci soltanto di avere assemblee rappresentative nuovamente legittimate, le quali non rappresentano più nulla, come dice Michele Ainis. E nessuna meraviglia per il lievitare dell’antipolitica, alimentata da improvvisazioni di nomenclatura, poiché i cittadini sono in grado valutare, con consapevolezza e intelligenza, il gioco delle tre carte.
Francesco Nuzzo

Ne parlo con...

Festa della Repubblica

Il 2 giugno rinnoviamo il nostro impegno
Egregio direttore,
il 2 giugno 1946 fu un momento sensazionale: l’Italia, diventando Repubblica, riusciva finalmente a essere la patria dei cittadini liberi. La Resistenza, con un sacrificio enorme, si liberava dal nazifascismo e dava a tutte e tutti la possibilità di dotarsi di una grande Costituzione che vede nell’articolo 1 non solo il fondamento giuridico del nostro Paese, ma la sua impronta caratteristica. Abbiamo sventato l’attacco alla Costituzione e oggi dobbiamo difendere ancora il diritto al lavoro che un ruolo così importante gioca nella vita dei cittadini e del Paese: lo dobbiamo difendere ancora da quegli stessi attori contro cui gli italiani hanno alzato la voce il 4 dicembre scorso e che cercano continuamente di zittire la voce dei cittadini che si esprimono democraticamente attraverso le richieste referendarie. I democratici, i progressisti di questo Paese, virtualmente, nascono il 2 giugno 1946 portando con sé un’affermazione irrinunciabile di libertà, dignità, lavoro, democrazia e progresso: da questi valori fondativi non è possibile indietreggiare senza perdere il senso del nostro essere italiani. Anche questo 2 giugno, quindi, rinnoviamo il nostro impegno, sicuri di ritrovarci nella compagnia dei concittadini di questo nostro grande Paese: è al bene della collettività, seguendo la linea tracciata più di settant’anni fa dai nostri padri, che tutti noi dedichiamo i nostri sforzi migliori. Buon 2 giugno, buona Festa della Repubblica.
Franco Bordo
(deputato, Crema)

Champions League
Da vecchio milanista dico: forza Juventus
Egregio direttore,
un cordiale augurio. Da vecchio milanista non posso che congratularmi con gli juventini per il duplice traguardo già ottenuto (il primo in Coppa Italia, l’altro in campionato e per la sesta volta consecutiva) e col sincero auspicio d’una storica tripletta battendo i madrileni a Cardiff. Felice d’essere stati i soli a sconfiggere i bianconeri sia in Italia che in Medio oriente (Supercoppa).
Massimo Rizzi
(Cremona)

Legge elettorale
Copiamo la Germania ma ci serve una Merkel
Egregio direttore,
siamo stufi di questa Europa dominata dalla Germania, alla fine, per far sì che le cose vadano meglio copiamo la loro legge elettorale. Non è che copiando lo studente diventa bravo, anzi, al contrario, lo studente diventa più asino. All’Italia per essere governata con saggezza, con equità, con capacità, amore per il proprio popolo , interesse per la propria nazione , ci vuole una Merkel.
Cesare Forte
(Oradea, Romania)

Un club da grandi spese
Su Donnarumma ci sarà il Crema?
Signor direttore
leggendo il titolo dell’articolo sul mercato dell’AC Crema pubblicato lunedì «Si cercano un play e un giovane portiere» mi è venuto un forte dubbio. Vuoi vedere che il Crema è su Donnarumma! Altro che Manchester, Juventus o lo stesso Milan, l’offerta irrinunciabile non sarà partita dalle rive del Serio? Considerando infatti il mercato dell’anno scorso e soprattutto gli ingaggi da serie B per l’Eccellenza, non oso porre limiti al budget di quest’anno per il Campionato Nazionale Dilettanti. (...)
G. A.
(Crema)

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