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15 maggio

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

17 Maggio 2017 - 04:00

IL CASO
Il gioco d'azzardo prolifica sempre più e la pubblicità seduce i più deboli
Egregio direttore,
è sufficiente guardarsi attorno, nei vicoli delle nostre città, paesi, per vedere come luoghi adibiti al gioco d’azzardo prolifichino ovunque con estrema facilità aiutati anche dalle continue proposte che non provengono solo dall’ambiente circostante ma anche dalla televisione, internet e via dicendo. Siamo bombardati ogni giorno da spot apparentemente innocenti, che sembrano poca cosa per chi non ha un particolare interesse per questo mondo, ma che invece può diventare una tentazione irresistibile, addirittura a volte una vera malattia per coloro che presentano condizioni di fragilità spiccato interesse per questo mondo dalle facili illusioni. Un modo per salvare e distogliere i clienti più fragili da queste tentazioni e pericolose trappole, sia pur legali per ora, sarebbe imitare un barista onesto e comprensivo di Roma che dopo anni di attività, stanco di vedere persone rovinarsi con le slot machines, ha ascoltato la voce del cuore, lasciando in secondo piano il ‘guadagno poco meritevole’ e ha deciso di rimuovere le macchinette. Al loro posto, decine di libri usati che portano anche i clienti per poter trascorrere il tempo libero pi serenamente e migliorare le relazioni sociali.
Pierfranco Arisi
(Castelponzone)

Non c’è bisogno di andare a Roma: anche da noi ci sono stati baristi che hanno detto ‘basta’ alle macchinette mangiasoldi per motivi di coscienza. Certo, c’è da interrogarsi sul comportamento dello Stato che da un lato lucra sul gioco d’azzardo e dall’altro allestisce campagne contro la ludopatia, fenomeno i cui costi sociali sono sempre più elevati.

LA POLEMICA
Ci sono state anche stragi compiute dai partigiani
Signor direttore,
vorrei replicare all’egregio professor Corada, autore dell’intervento sui numeri delle stragi naziste e fasciste in Italia. E’ vero: la ricerca storica quando è condotta con criteri scientifici ed onestà intellettuale è sempre da apprezzare. Spesso porta alla revisione di posizioni precedenti ed a precisazioni importanti. E’ il caso della ricerca storica effettuata da studiosi operanti senza aver avuto incarico alcuno da parte di governi ed università larghe di manica con i soldi dei cittadini contribuenti verso i ricercatori da loro incaricati. Le stragi effettuate dai partigiani italiani negli anni dal 1943 al 1946 sono state ben individuate e descritte e portano a numeri di vittime ben simili o forse più cospicui di quelli da lui esposti. La cartiera Burgo di Cavarzere, la colonia montana di Rovegno, i canali di Codevigo, Rovetta, l’ospedale psichiatrico di Vercelli, Torino, Milano, Oderzo, Schio, Sondrio, il triangolo della morte, Montefiorino e tanti altri posti soprattutto nel nord Italia, dove ancora fosse comuni sconosciute accolgono i resti di chi non la pensava correttamente, furono i luoghi dell’ecatombe dei nemici dei partigiani. E che dire delle zone montane dove a conflitto in corso i partigiani assunsero il controllo, anche per pochi mesi, dei paesi e delle frazioni: famiglie intere sparirono nel nulla e vennero eliminate per non aver collaborato, perché infide o per essersi opposte alle spoliazioni dei loro beni. Non dimentichiamo neanche quei poveri partigiani che perché ritenuti bianchi o monarchici vennero eliminati dai loro colleghi rossi che volevano solo la dittatura del proletariato. Non è finita qui: nel dopoguerra gruppi di giovani partigiani, esaltati dall’esperienza anarco libertaria vissuta, rifiutarono di disarmarsi e rientrarono nei loro rifugi, vennero eliminati, o è più giusto dire soppressi? da quelli rimasti agli ordini del partito trionfante. Quello che affermo è tanto vero che uno dei ‘vostri’, un certo Gianpaolo Pansa, già in gioventù ed anche in maturità esaltatore del partigianesimo e della Resistenza, ha dovuto ricredersi ed una volta ben informato sui fatti dare alle stampe una serie di testi revisionisti ben noti al pubblico. La guerra civile scatenatasi in Italia dopo l’8 settembre del 1943 non ha nulla da invidiare, come numero delle vittime, a quelle avvenute nell’antica Roma tra Mario e Silla o tra Ottaviano e Cassio, oppure ai tanti altri conflitti tra Guelfi e Ghibellini o tra Veneti e Lombardi avvenuti nei secoli andati in questo nostro Bel Paese. Ed eccoci qua nel 2017 che c’è l’Anpi. con il suo presidente provinciale che ci dice che approfonditi studi affermano che non c’è nulla da revisionare, che i buoni erano tutti di qua e i cattivi tutti di la. Grazie professore, io come lei ho avuto la fortuna di nascere dopo i fatti in questione, pur non essendo coinvolto da eventi che abbiano toccato la mia famiglia ho voluto approfondire la storia che mi aveva preceduto. Oggi alla soglia di compiere il settantesimo anno le posso dire in tutta sincerità che siete voi che sbagliate tutto. Voglio credere che non lo facciate solo perché interessati ai consistenti emolumenti governativi che ricevete o alle posizioni politiche di prestigio che questo vostro posizionarvi vi ha reso fino ad oggi. Voglio credere che lo facciate per convinzione intima del vostro modo di essere e di vivere, ma state sbagliando tutto egualmente. La vostra è solo una posizione prevaricatrice che vuole sottrarre diritti politici inalienabili a vostri altri concittadini, nel nome di una storia scritta dai vincitori di un conflitto ormai lontano. Ritengo non sia vero che i buoni fossero tutti dalla vostra parte, ritengo che ce ne fossero un buon numero anche dall'altra e che tra quelli che ci lasciarono la vita fossero addirittura la gran maggioranza. Per questo il 29 aprile scorso ero a Milano al Campo X del Musocco a salutare i caduti della Repubblica Sociale, è un mio diritto e continuerò a farlo anche se a voi può dare fastidio. A me da fastidio vedere due omosessuali che si baciano per la strada, ma è un loro diritto farlo e a me non rimane che guardare dall'altra parte. Se a voi da lo stesso fastidio vedere un braccio alzato davanti a una tomba fate lo stesso gesto, sarete più corretti, più democratici e forse più credibili quando ancora affermerete che i partigiani combattevano per la libertà.
Diego Ratti
(Cremona)

L'ANALISI
Mcron all'Eliseo, ma il tempo già stringe
Nel giorno dell’insediamento, Emmanuel Macron ha fatto il discorso più ottimista, ispirato e rivolto al futuro della audace e fortunata campagna che l’ha portato all’Eliseo.
Ha parlato di una Francia forte che sa di nuovo esportare i suoi valori del mondo, di un rilancio dell’Europa attraverso accordi sulla difesa e una gestione comune dell’economia, di un piano di riforme che saprà unire tutti i francesi. Era suo dovere e suo interesse farlo. Tuttavia, nell’ascoltarlo, non si poteva non ricordare che appena una settimana fa aveva definito «immenso» il compito che lo attendeva: e se si guarda alle difficoltà che lo attendono fin da oggi, quando dovrà designare il suo primo ministro e, subito dopo, andare a confrontarsi con Angela Merkel a Berlino per un rilancio dell’asse franco-tedesco nella Ue, non si può che convenirne. Il primo problema di Macron è che, facendo la somma degli elettori dell’opposizione, del 34% di astensionisti al ballottaggio, dei 4 milioni di schede bianche e nulle e degli altri milioni che gli hanno dato il voto solo per fermare la Le Pen, si arriva alla conclusione che in realtà solo un quinto dei francesi ha piena fiducia in lui. Un po’ poco per un presidente che, al di là dei 300.000 volontari che hanno fatto campagna per lui non può contare su un partito consolidato, ha faticato per trovare candidati validi per tutti i 577 seggi parlamentari in palio tra un mese nelle elezioni legislative e vuole portare avanti un progetto audacemente riformista in un Paese che, chiunque fosse al governo, si è quasi sempre opposto con successo, anche con dimostrazioni di piazza e scioperi ad oltranza, a ogni radicale cambiamento dello status quo.
Fino a quando non si conoscerà, oggi, il nome del premier, non si capisce neppure bene se Macron, che si è autodefinito «un uomo di sinistra aperto alle idee della destra», intenda cercare il sostegno dei Repubblicani, tra cui può già contare su alcuni alleati, o dei Socialisti da cui proviene ma cui, nella prossima campagna per le legislative, dovrà cercare di strappare il maggior numero di seggi.
La logica vorrebbe che, avendo – nonostante il cosiddetto effetto ‘bandwagon’ - poche probabilità di strappare la maggioranza assoluta a Palazzo Borbone per il suo ‘Republique en marche’, tenda a appoggiarsi sui primi, che dovrebbero essere il primo partito e con cui condivide molti obbiettivi: riforma delle leggi sul lavoro, potenziamento della polizia e delle forze armate, riduzione del numero dei dipendenti pubblici, abbassamento della tassa sulle imprese per creare nuovi posti di lavoro, taglio della spesa pubblica dal 57 al 52% del Pil.
Ma egli dovrà anche coprirsi a sinistra, da dove gli lanciano già accuse di essere solo l’ennesimo esponente dell’establishment. Formare un governo che, almeno all’inizio, raccolga i consensi dell’elettorato e non abbia posizioni troppo contrastanti all’interno non sarà certo un esercizio facile. Un altro terreno minato sarà l’Europa: i suoi progetti di rilancio incontreranno sia ostacoli interni, dove la sua idea di una maggiore unione politica non è popolare, sia presso i partner della Ue, a cominciare dalla Germania.
Sebbene la Merkel paia felice di avere come controparte a Parigi un centrista doc, la imminenza delle elezioni la indurrà a perdere tempo. Una cosa è certa: se vuole combinare qualcosa, Macron deve agire in fretta, sulle ali di un successo che, ancora sei mesi fa, nessuno si aspettava.
Livio Caputo

Crema
Bonaldi chiarisca su Martinazzoli
Signor direttore,
il sindaco uscente Bonaldi deve alcune spiegazioni in merito a Dino Martinazzoli, uomo da lei voluto come amministratore unico in Cremasca Servizi e membro del CdA di LGH, penosamente svenduta ad A2A, la partecipata che ad oggi gestisce i servizi che tutti i cremaschi pagano. Martinazzoli è anche membro del CdA della Bonatti SpA, società indagata per diversi motivi, e incaricata della realizzazione di alcuni degli impianti di stoccaggio gas nel nostro territorio; abbiamo, inoltre, appreso che i componenti di tale società sono stati rinviati a giudizio per la vicenda dei tecnici italiani uccisi in Libia. Qual è la posizione della maggioranza uscente? Ne erano a conoscenza? Hanno chiesto chiarimenti? Perché non hanno informato il consiglio comunale? Dato che il sindaco uscente si è sempre affannata a parlare di trasparenza, il M5S ritiene sia necessario applicare tale principio, partendo dalla richiesta di dimissioni di Martinazzoli.
MoVimento 5 Stelle
(Crema)

Serracchiani/1.
Stupro, lei ha ragione ma il Pd la critica
Egregio direttore,
è davvero un partito formidabile il Pd. Obiettivamente da record. I suoi uomini sono assolutamente insuperabili in quel loro mancare sistematicamente il bersaglio, quasi fosse proprio questo l’obiettivo da perseguire, il risultato preordinato da raggiungere con maniacale pervicacia. Più si palesa la loro assoluta inettitudine e più si prodigano con ostinazione nel partorire un nuovo fallimento. Poi, ogni tanto, per chissà quale scherzo della sorte, capita che anche un membro del Pd ne azzecchi una ed ecco che viene subito bastonato. Magari dai compagni di partito. E’ quello che è accaduto alla Serracchiani nei giorni scorsi, rea di aver detto una cosa di ordinario buon senso. Ero quasi commosso, devo confessare: il segno che la speranza, in fondo, c’è sempre o quantomeno che è davvero l’ultima a morire. La presidentessa del Friuli, riferendosi alla violenza sessuale, ha affermato che «è un atto odioso e schifoso sempre» ed ha aggiunto poi che «risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuta da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese». Una cosa di assoluto buon senso, penseranno in molti: è una schifezza, appunto, ma se a commetterla è uno a cui hai pure teso la mano, è una schifezza doppia. Il sommo tradimento, la vigliaccata elevata all’ennesima potenza. E invece no. I maestri del politically correct, ovvero proprio i compagni di partito della Serracchiani e le varie frattaglie dell’italico comunismo non gliel’hanno proprio perdonata. E giù critiche. Magari tra poco anche la richiesta di dimissioni. Ingenua d’una Serracchiani, si è fatta fregare proprio dai suoi compagni. (...)
S. M.
(Cremona)

Serracchiani/2.
Perché anche io sono... ‘razzista’
Signor direttore,
la frase della presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani (...) le ha procurato molte critiche, da parte di intellettuali buonisti e di politici opportunisti, ma la comprensione di tutte le persone di buon senso. Qualcuno l’ha accusata addirittura di razzismo, che è un termine che non abbisogna del superlativo per essere tra i peggiori epiteti del nostro parlare. Forse sono molto razzista, perché ho una pessima considerazione di alcune ‘razze’: chi basa la propria vita sul furto, sull’inganno, sulla prepotenza, chi sfrutta il proprio potere ed il proprio ruolo per ottenere indebiti vantaggi e questi comportamenti non sono un incidente di cui pentirsi, ma la regola quotidiana di vita, il fine delle proprie astuzie, il fine ultimo di ogni pensiero per me è diverso. Chi, svegliandosi di mattina non pensa come trovare un lavoro, ma cerca la casa, la macchina, la vecchiolina e l’occasione giusta per piazzare un furto od una rapina, non penso che meriti la stessa stima, la stessa comprensione, lo stesso rispetto e gli stessi diritti di tutte le altre persone. Questo mio ‘razzismo’ non è basato sulla razza, non sul colore della pelle, ma la discriminazione è su quei principi su cui si fonda la nostra società civile e proprio non capisco perché gli stati, non solo quello italiano, non mettano in cima alle proprie priorià il controllo su coloro che non pensano che di violarli. Ci sono persone che vengono arrestate per un crimine e quando verranno rilasciate tutti noi sappiamo che ricominceranno a delinquere, esattamente come prima dell’arresto. Con costoro sono razzista, ma anche con chi questo consente. (...)
Giorgio Tomasoni
(Cremona)

Con l’Anpi sui saluti romani
L’apologia di fascismo è ancora un reato
Egregio direttore,
poiché, a leggere ‘La Provincia’, devo registrare ultimamente che è di moda sparare sull’Anpi, da parte di privati cittadini e da parte di parecchi partiti, non solo di destra, proverò ad avanzare alcune considerazioni. Una delle considerazioni più diffuse è che bisogna ignorare i pochi nostalgici reduci della Repubblica Sociale di Salò che si ostinano a celebrare con messe e cortei l’anniversario della morte del duce e di Farinacci, ‘tanto si tratta tutt’al più di manifestazioni folcloristiche e tanto dell’Anpi non c’è rimasto quasi più nessuno’.
Ora, a parte la pietà umana che si può riservare ad alcuni di tali personaggi, faccio presente che i loro comportamenti, più volte reiterati, costituiscono il reato di apologia del fascismo che, per quanto io ne sappia, non è soggetto a prescrizione; e quindi l’Anpi ha tutto il diritto di rivendicare provvedimenti nei confronti di costoro. Provate voi a presentarvi nelle piazze di qualche città della Germania con simboli nazisti, e poi vedete che cosa vi succede. Addurre, quindi, la vecchiaia di costoro come un’attenuante sarebbe come dire che Priebke, uno dei boia del nazismo, rifugiatosi in Argentina e individuato dopo tanti anni, non doveva essere processato e condannato, come invece è stato fatto, perché era già troppo vecchio quando è stato arrestato. In quanto alla questione che ‘di partigiani non ce ne sono quasi più’, tali affermazioni non tengono conto del giusto rinnovamento operato dall’Anpi negli ultimi anni, associando persone giovani e meno giovani che si riconoscono in quella storia, pur non avendola vissuta in prima persona. Ma se proprio vogliamo sciogliere l’Anpi perché ‘ha fatto il suo tempo’, allora perché non sciogliamo gli istituti di Storia del Risorgimento, tanto il Risorgimento l’abbiamo fatto! O no?
Vincenzo Montuori
(Cremona)

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