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3 maggio

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

05 Maggio 2017 - 04:00

Le foto dei lettori

A forza di demolire resterà solo il Duomo

Signor direttore,
sono un assiduo lettore di Spazio aperto. Negli ultimi tempi ho seguito con attenzione le lettere del dott. Biffi che ammiro molto. La mia conoscenza della storia cittadina è limitata dai miei studi. Purtroppo fin da giovane ho dovuto lavorare molto per poter sollevare la mia famiglia da una situazione di disagio economico. Ora le scrivo perché nei giorni scorsi ho visto la demolizione dei garage e dello stabile di via de Stauris. Ci sono rimasto male, oltre ai garage comunali hanno demolito anche una casetta antica, risalente al XVI secolo. Mi chiedo come mai il Comune ha permesso questo oltraggio alla cultura cittadina. E gli architetti cremonesi sanno solo demolire? Non entro nel merito, delle scelte, ma una rispostina dal Comune non farebbe male. Avanti così d’antico rimarrà solo il Duomo. Sono un pensionato ma ricordo con gioia la vita degli anni '50 quando giocavo in contrada canoon, il mio quartiere. La strada e le corti erano un campo di battaglia per biglie o bande immaginarie di indiani. Oggi invece, al posto di tanti bambini vedo solo una spazio ampio nella città, vuoto, in attesa di un bel palazzone. Ammetto i miei limiti culturali, non sono un professore in materia, ma solo un ex-ciabattino, però che cultura è sottesa dalle demolizioni? Vorrei capire.
gallogallione@gmail.com

Ne parlo con...

A Soresina si parli chiaro
Moschea sì, moschea no? Uscire dall'equivoco
Egregio direttore, a marzo 2015 ‘Città di Soresina’, in qualità di gruppo di opposizione, presentava una interrogazione al Sindaco in merito all’attività svolta da una ‘Associazione di promozione sociale’ (APS) sita in via Cremona, essendo ormai palese che in quella sede veniva esercitata attività di culto in modo continuativo, incompatibile per una APS. Sono passati mesi, altre forze di minoranza hanno posto interrogazioni, alcuni cittadini hanno chiesto chiarimenti e rassicurazioni tramite la sua rubrica, un’altra associazione islamica esce sulle pagine del suo quotidiano confermando che in quel luogo si prega, la regione Lombardia chiede mappatura dei luoghi usati in modo improprio e cosa cambia? Nulla! Tutto continua come prima, anzi nei giorni scorsi l’immobile è stato acquistato con la chiara volontà di proseguire l’attività di culto svolta, nonostante le tonanti parole del Sindaco «la moschea non c’è e non si farà». La questione era ed è incentrata sulle norme di sicurezza. Perché ci sia vera integrazione civica, occorre il pieno rispetto delle regole, non il loro aggiramento! Sono state ampiamente raggirate le norme per gli immobili riservati al culto inerenti la sicurezza delle strutture, la salute per la questione igienica e aeroilluminante, la sicurezza viaria relativa agli accessi e il dimensionamento del numero dei parcheggi e il numero reale delle persone che la frequentano specie nel fine settimana... elevatissimo! Non si parli di intolleranza per favore, se si vuole parlare di moschea, lo si deve fare apertamente, nel pieno rispetto della sicurezza e delle normative vigenti. (...)
Associazione Città di Soresina

Così è una Torre di Babele
Pd, alle primarie devono votare solo gli iscritti
Egregio direttore,
ho seguito le primarie del Pd per l’elezione del Segretario. Se questa è democrazia chi rappresenta gli iscritti del partito? Ai miei tempi, quando i partiti erano cosa seria, per iscriverti dovevi essere presentato da almeno due iscritti che garantivano la tua moralità e la tua serietà. Oggi è una torre di Babele! Non sono più gli iscritti del partito a scegliere il proprio Segretario ma, bensì un folto pubblico con interessi vari che non vanno nella direzione per il bene del Paese e del partito stesso. È come se un’azienda per la nomina dell’ad non partecipa solo il Consiglio di Amministrazione ma tutto il popolo.
Cesare Forte
(Oradea - Romania)

L'INTERVENTO
Basta bufale sulla pelle dei pazienti
Mi è capitato di ascoltare la trasmissione ‘Porta a Porta’ di Bruno Vespa, lunedì 1° maggio, in cui veniva intervistata la dott.ssa Patrizia Paterlini, presentata come ricercatrice italiana che lavora a Parigi e autrice di un libro sui tumori in cui spiega le sue ricerche. Siamo purtroppo alle solite ‘bufale’ sulla pelle dei pazienti, dei ricercatori e degli operatori sanitari che quotidianamente si impegnano a curare al meglio i malati e a fare ricerca seria contro i tumori. Dico questo con dati di fatto alla mano e precisamente: 1) La dott.ssa Patrizia Paterlini non ha fatto alcuna scoperta degna di questo nome. Il suo ultimo lavoro scientifico risale al 1999 e in totale ha pubblicato circa 30 articoli di scarso impatto e in cui nella maggior parte dei casi è co-autrice. Quindi ha la stessa produzione scientifica di un giovane oncologo con pochi anni di esperienza. Basta inserire il suo nome su una qualunque delle banche dati mediche per l’elenco delle sue ricerche. 2) Non esistono al momento test o analisi validate che permettono di fare una diagnosi precoce dei tumori; vi sono molte ricerche in questo settore portate avanti in modo serio e rigoroso anche da autorevoli gruppi italiani ma non ci sono ancora risultati applicabili. Di questi problemi abbiamo parlato anche alla giornata conclusiva della ‘Settimana della Prevenzione’ organizzata da noi qui a Cremona in febbraio scorso con il prof Pastorino dell’Istituto Tumori di Milano, titolare di una ricerca sulla diagnosi precoce dei tumori polmonari. Detto questo, non si capisce come mai in Italia viene dato sempre credito a personaggi senza alcuna valenza scientifica con conseguenze facilmente immaginabili sulle persone che stanno vivendo e lottando contro un tumore.
L'Aiom, che raccoglie circa 3.000 onvologi, ha già espresso il suo parere e le critiche su questa vicenda. A malincuore bisogna constatare che l'esperienza passata, i vari casi Di Bella, le campagne contro i vaccini e quant'altro di antiscientifico viene diffuso, riesce sempre in Italia a raccogliere una vasta eco in alcuni settori della stampa e con alcuni giornalisti.
Rodolfo Passalacqua
Direttore Dipartimento Oncologico Asst Istituti Ospitalieri di Cremona

A Roma non voleva i palestinesi
La Brigata Ebraica ha dettato condizioni
Egregio direttore,
vorrei ritornare, per alcune precisazioni, in qualità di componente dell’Anpi provinciale, su un tema che è stato dibattuto sulla stampa locale e nazionale in questi ultimi giorni e cioè sull’esclusione della Brigata Ebraica dal corteo dell’Anpi che si è tenuto a Roma per il 25 Aprile, corteo a cui invece sono stati ammessi a partecipare alcuni esponenti dei gruppi politici palestinesi. La vulgata giornalistica ha fatto passare il concetto che il diritto alla partecipazione della Brigata Ebraica, che contribuì fattivamente alla Resistenza, sia stato negato dai vertici dell’Anpi, per ospitare i gruppi dei combattenti palestinesi che non hanno ovviamente partecipato alla Resistenza, addirittura adombrando dietro la decisione dell’Anpi una forma di velato antisemitismo e ricordando che il Gran Muftì di Gerusalemme, guida spirituale della Palestina, si alleò con Hitler durante la seconda guerra mondiale. Ora, vorrei chiarire che l’Anpi non ha vietato a priori alla Brigata Ebraica di partecipare ai cortei, tanto è vero che alla manifestazione di Milano la Brigata è stata ammessa senza nessun problema. Semmai il problema è nato dal fatto che la Brigata Ebraica, nel caso di Roma, non ha accettato la presenza contemporanea dei rappresentanti palestinesi, allineandosi di fatto alla posizione del governo di Israele, che non riconosce ai palestinesi il diritto alla esistenza politica. Ci possono essere, nel campo dei diversi territori, sensibilità differenti in ordine alle valutazioni che si fanno sulla composizione dei cortei; e questo può spiegare la differenza tra il caso di Milano e quello di Roma; ma l’Anpi, in nessun caso, può di sua iniziativa consentire la partecipazione di una forza antifascista ad un corteo per negarla ad un’altra, con ciò negando la sua stessa natura fondativa.
V. Montuori
(Cremona)

Vanoli retrocessa/1
I giocatori i primi colpevoli del flop
Egregio direttore,
mi rivolgo ai giocatori della Vanoli basket. Tralasciando per un momento le gravi responsabilità della dirigenza sportiva in senso lato, li ritengo i principali artefici del fallimento della presente stagione. Non avete dimostrato (con le dovute eccezioni...) una frazione infinitesimale della professionalità, dell’orgoglio, della passione per questo meraviglioso sport necessarie all’ottenimento di un traguardo raggiungibile. Tanti appassionati come me versano lacrime (io no: non le meritate) restano esterrefatti da tale scempio e si vedono comunque privati della splendida abitudine di poter frequentare i piani alti del movimento cestistico italiano nella nostra città. (...).
Davide Germani
(Cremona)

Vanoli retrocessa/2
Voltare pagina cambiando tutti
Egregio direttore,
riprendo la domanda di Barbieri al coach Lepore: rimarrà l’anno prossimo? A questa domanda preferisco non rispondere. Rispondo io, signor Lepore. Lei si è fatto le ossa alla Vanoli ma non ha portato nulla quando le è stata data l’occasione. (...)
Ora lasci pure il timone e guardi altrove: dia retta, ha bisogno di altri stimoli, qui sicuramente non li ha portati; anzi suggerirei al buon presidente signor Vanoli di azzerare tutto lo staff tecnico. Terrei il vice Zanchi e ripartirei, se ancora le è rimasta la voglia, per riportare la sua creatura in A1.
A. A.
(Vescovato)

I fascisti al cimitero/1
Il raduno della solita armata Brancaleone
Egregio direttore,
sfidando i divieti, anche quest’anno nel Civico cimitero è avvenuto il raduno della solita armata Brancaleone di una cinquantina di fascisti in camicia nera - che sarebbe ora di lavarla - con labari, gagliardetti, guidoncini e bandiere col simbolo di un cappone alato per esaltare la marmaglia dell’ex RSI e due protagonisti di quel regime di cartapesta che voleva conquistare il mondo e accoppati mentre erano in fuga per salvare la ghirba alla fine dell’ingloriosa e traballante repubblichetta di Salò. Organizzati dal solito venditore nei mercatini di cianfrusaglie del ventennio, hanno partecipato anziani avanguardisti con la pancetta, giovani italiane dalla terza età, balilla assonnati e a rinforzare l’oceanica adunata – si fa per dire – sono stati chiamati dall’estero alcuni arrugginiti caballeros spagnoleggianti e imberbi velleitari figli di Pétain con i loro rispettivi lugubri vessilli che puzzavano di muffa e naftalina. (...)
Sergio Noci
(Soresina)

I fascisti al cimitero/2
Mi denuncino pure. Sarà una medaglia
Egregio direttore,
mi consenta di esprimere tutta la mia ammirazione ai veri Camerati di Milano che hanno, da fascisti, onorato i nostri Martiri al Campo X nel cimitero milanese. Che spettacolo vedere mille braccia alzate al cielo in segno di saluto e rispetto.
Anche a Cremona nel nostro piccolo, visto che qui i camerati li trovi solo al bar, soli contro tutti, abbiamo come tutti gli anni seguito la voce del cuore e abbiamo onorato Farinacci e tutti i Martiri fascisti Italiani ed Europei. C’erano i Francesi, gli Spagnoli e i Bresciani corsi in aiuto a noi mosche bianche.
Grazie a tutti i partecipanti l’Italia ha saputo che anche a Cremona i combattenti fascisti non sono caduti e non cadranno mai nell’oblìo.
E mi e ci denunceranno? Le loro denunce saranno medaglie che porteremo con orgoglio sulle nostre splendide Camicie Nere.
Gian Alberto D’Angelo
(Cremona)

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