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30 aprile

Lettere al direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

03 Maggio 2017 - 04:00

IL CASO
Aspetto giustizia da oltre sei anni
Ministro Orlando si occupi di noi
Signor direttore,
scrivo al giornale questa lettera e idealmente la mando anche all’onorevole Orlando, ministro della Giustizia. In questi giorni ‘festeggio’ sei anni di attesa che un giudice decida di rendermi giustizia. Nel 2011 sono stato aggredita, minacciata e pesantemente insultata da una persona. Ho fatto diverse denunce perché gli insulti e le minacce, anche sulla pubblica via, si sono verificati per parecchi giorni.
Bene, non ho avuto nessun riscontro, sono rimasta sola. La vicinanza più vera e concreta l’ho ricevuta la sera delle prime minacce da due carabinieri della caserma di Crema (peccato che non so i nomi ma ce ne vorrebbero molti) i quali sono subito accorsi in mio aiuto, hanno cercato di calmare il tizio e con me sono stati molto attenti e premurosi e hanno chiamato subito un medico.
Queste sono le persone valide e ce ne vorrebbero tante ma poi sono rimasta sola a risolvere il mio problema e più nessuno si è occupato di me.
Ho chiesto parecchie volte per avere notizie di come stanno proseguendo le mie denunce, anzi querele, ma mai nessuna risposta. Ho fatto chiedere dalla segreteria di un avvocato ma la risposta è stata che stanno indagando. Dopo 5 anni? Per che cosa pago le tasse e sono tante, come mai questa lungaggine della giustizia... Sono passati sei anni... E poi magari fra un po’ il caso cadrà in prescrizione... L’onorevole Orlando è stato nominato ministro della giustizia. I giudici operano per applicare la legge e fare giustizia. Allora io, da cittadino come tanti, faccio una proposta semplice: perché non assumere tanti giovani in cerca di lavoro per smaltire tutto l’arretrato così poi si può lavorare con serenità, professionalità e serietà ai nuovi casi. Una persona che volesse fare una denuncia e che sa che i tempi della giustizia sono questi ci pensa non due ma cento volte...
Onorevole Orlando, le auguro di poter vincere le primarie del Pd così poi si potrà dedicare serenamente a noi poveri mortali. In attesa di giustizia.
Teresa Paola Cremona
(Vailate)

Questo è uno dei tanti casi che fotografano i veri problemi della giustizia italiana: tempi lunghissimi e mancanza di certezza della pena.

LA POLEMICA

Le ordinanze sono disattese e la voce grossa si fa solo con i più deboli
Signor direttore,
è certo che le ordinanze, qualsiasi, sottoscritte dal sindaco Virginia Raggi vengono puntualmente bocciate dal TAR del Lazio. Si vede che a Roma esiste un sindaco non eletto. Ma non dobbiamo meravigliarci più di tanto: esiste anche un Governo non eletto, che governa. Mi ricordo che in occasione del recente capodanno, a Roma, era stata emessa un’ordinanza dal sindaco, puntualmente annullata dal TAR del Lazio, che proibiva in modo assoluto l’uso di petardi. Tolleranza zero ed a mio avviso un’ordinanza intelligente, atta a prevenire l’azione dei moltissimi idioti che mettono a repentaglio la propria vita ma, soprattutto la vita di altri compresi tanti minori. Poi assistiamo, increduli, all’affollamento dei pronto soccorso. Ed ora l’ordinanza che proibisce l’esibizione dei figuranti, i così detti ‘centurioni’, puntualmente bocciata. Questi signori, oltre che infastidire i turisti, non pagano le tasse e lavorano, naturalmente, in nero. Ora si scoprono padri di famiglia, pronti a mettersi in regola. Ora? E prima dov’era il Tar del Lazio! Alla faccia della lotta all’evasione fiscale. E poi un barista viene multato di 150 euro per non avere battuto uno scontrino di 1,50 euro (io ne sono stato testimone). È come bocciare un’ordinanza che proibisce la vendita abusiva di prodotti contraffatti, normalmente effettuata da extracomunitari. È come bocciare, per intenderci meglio, un’ordinanza che vieti l’occupazione del suolo pubblico da parte di ambulanti abusivi, per giunta arroganti e che pretendono il pizzo a cittadini onesti che pagano le tasse e soprattutto hanno votato per essere governati meglio ed intendono, anche nel futuro, continuare a votare per i propri rappresentanti e non essere rappresentati da una magistratura prevenuta. È questa la giustizia, intesa come tale?
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

Coppa Italia. Accorsi in massa
Splendidi i tifosi
della Luisiana
Signor direttore,
il G. S. D. Luisiana di Pandino sente il dovere di ringraziare e congratularsi con i tanti e tanti tifosi pandinesi che mercoledì 26 aprile, nonostante il tempo inclemente, sono accorsi in massa allo stadio comunale di Caravaggio per sostenere la squadra impegnata nella finale di Coppa Italia di Promozione. Ci auguriamo di vederne così tanti anche nel futuro campionato. Un grazie sincero a tutti.
Domenico Garbelli
(presidente G.S.D. Luisiana)

Spero non noi cittadini
Chi paga l’enorme
targa manzoniana?
Caro direttore,
ho notato con piacere la lapide manzoniana che il suo giornale ha esposto. Merito ai promotori. Osservandola sorgono però tre interrogativi.
Il primo di ordine formale, perché i promotori hanno voluto pubblicare una lapide che non ha ancora avuto l’avvallo della Commissione Toponomastica e di quella Paesaggio?
Il secondo di carattere storico. I promotori utilizzano la mappa dell’assedio del 1648, anche se rammento Fra Cristoforo morì nel 1628, e riportano la planimetria catastale del convento sotto il passo manzoniano. Tutto bello se non fosse che evidenziano in nero la chiesa, che però non è la casa dell’ortolano, ne sorgeva al suo posto. Questa casa è ottocentesca e sorgeva sulla via per Mantova dove c’erano l’ortaglia del monastero e una bella recinzione. Ora evidenziando la chiesa al povero turista, l’inganno è servito: crederà che la casa dell’ortolano è quella in grassetto. Crederà che il monastero sorgeva sulla via Mantova, sulla rotonda! Prima di pubblicare il bozzetto sarebbe stato meglio attendere il parere degli esperti delle commissioni competenti, che avrebbero individuato con facilità l’errore. Certo nulla di grave, ma è meglio fare i precisi sul Manzoni. Infine, terzo e ultimo argomento: chi paga l’enorme targa? Spero i promotori dell’iniziativa e non noi poveri cittadini!
A. G. Campi
(Cremona)

Per me è una certezza
Il tempo che scorre
e i dubbi della scienza
Gentile direttore,
le scoperte scientifiche non smettono mai di sorprenderci. Nel 2014 a Genova si tenne il ‘Festival della Scienza’ nel quale si ritrovarono le più belle menti scientifiche e filosofiche per discutere del temo. A quelle conferenze e tavole rotonde, gli ospiti più illustri spiegarono che la nostra suddivisione del tempo in passato, presente e futuro è impropria. Il tempo che noi consideriamo la dimensione della vita non trascorre perché non esiste. Per la scienza è soltanto una tenace illusione umana. La loro conclusione parte dal presupposto che nessun oggetto nello spazio abitato è eterno. L’intervallo che trascorre tra la sua origine e la sua fine non è e non può essere fisico. Ma non potendo essere fisico, può soltanto essere psichico. È questa realtà psichica o spirituale assolutamente ineliminabile, che chiamiamo ‘tempo’. In sostanza il flusso futuro-presente-passato non sono altro che modificazioni dello spazio. Concetto criptico per i non addetti ai lavori.
Può sembrare curioso ma la questione del ‘tempo’ ha da sempre stuzzicato i sapienti di tutti i tempi. (...) Ma che cosa è il tempo? «Se non me lo chiedi so cos’è. Ma se me lo chiedi non lo so più», diceva Sant’Agostino d’Ippona nel 4° secolo.
Un millennio prima, il filosofo greco Eraclito sosteneva la necessità dell’eterno scorrere del tempo, mentre Parmenide sosteneva invece che il tempo e il moto non esistessero affatto.
Pur scoprendo solo oggi che il tempo non esiste, è l’evento che da sempre ha condizionato e regolato i rapporti umani. In tempi remoti misuravano il trascorrere del tempo osservando la posizione del sole nel cielo. Poi inventarono la meridiana, la clessidra, l’orologio meccanico e oggi l’orologio elettronico. Tutto ciò per misurare un evento che esiste solo nelle nostra psiche.
Malgrado questa sensazionale scoperta, ascoltando il ticchettio che emette un orologio meccanico, percepisco che il tempo trascorre. Sarà un’illusione per la scienza ma per me è una rassicurante realtà.
Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

Ma quando si parla di noi...
Maestri nello scoprire
i difetti degli altri
Signor direttore,
siamo tutti ‘maestri’ nello scoprire i difetti negli altri, se poi ci accorgiamo che sono anche i nostri, allora diventiamo ‘professori’.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Il fiore dell’amore
Finalmente maggio
Il mese delle rose
Signor direttore,
maggio: questo è il mese delle rose, questo è il mese dell’amore, c’è nell’aria un profumo di rosa e nennella scontrosa non è.
Questo è il mese dei baci, baci ardenti, affettuosi. Ecco due righe dedicate al suo fiore.
‘Socchiudendo le palpebre di rosa, la bionda rosa guarda la mattina coi limpidi occhi di azzurra rugiada, e pare che un lento stupore l’invada d’essere al mondo, in quella divina forma di fiore, di essere una rosa.
Non sa la rosa d’essere una rosa: vede sé aperta sul selvaggio pruno quando è il suo giorno, nel tornar dell’anno, beata ride al luminoso inganno del cielo nuovo e si stempra in profumo, come donasse il suo sangue di rosa. Una cosa di terra anche la rosa; ma la forza che al cielo la solleva nella corona di verdi foglie e la preme dall’intimo e la scioglie come una fiamma di dolcezza piena, è il mistero di Dio dentro una rosa’.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Il ‘mito’ della resistenza
Anche le menti aperte
ora si sono allineate
Egregio direttore,
l’entusiasmo sviluppatosi dal mito del 25 Aprile, oltre a straripare in modo scandalisticamente antistorico nei programmi simili a quelli di Rai 3, ha intaccato anche quel minimo di oggettività e di far play rimasto nelle penne dei nostrani spulciatori di storia pressati dalle moderne Erinni cremonesi, che sfogano il loro nervosismo politico proprio in senso contrario a quello delle ‘colleriche’ moraliste (le Erinni originali) celebrate nell’antica Grecia e da qualche intellettuale sinistrorso che, grazie alla predisposizione alle astuzie verbali, è utilizzato da chi, attualmente, spadroneggia nelle stanze dei bottoni. C’è stato così un rimescolarsi nello stesso pantano nociano, usato per infangare la memoria di Benito Mussolini, infangando anche Roberto Farinacci.
Più il tempo passa e più scompare il senso del limite interpretativo, che stava, anni fa, riacquistando terreno nelle menti aperti dei cremonesi. Accadeva, infatti, che il giornalista Nicola Arrigoni, ora impegnato nel political correct, sul Bollettino della Società Storica Cremonese, presentato nell’aprile 1998 serie IV (1997), desse un esauriente contributo alla reale conoscenza di Farinacci in una relazione dal titolo ‘Cremona fascistissima’ e che, su La Provincia del 24-11-2001, un lettore, considerando i meriti acquisiti da Farinacci, proponesse di intitolare una via a suo nome. Mi chiedo spesso come le persone ‘a modo’ non insorgano contro questa vergognosa speculazione politica che infanga la memoria di uomini, che gli italiani hanno onorato per vent’anni grati per la loro totale dedizione alla nostra patria.
Claudio Fedeli
(Cremona)

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