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12 aprile

Lettere al Direttore (2)

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emanzini@laprovinciacr.it

14 Aprile 2017 - 04:00

LE FOTO DEI LETTORI

Signor direttore, le inoltro questa bella fotografia...Sono i vasconi del sottopasso di via Persico a Cremona. Ricettacolo oggi di rifiuti vari...ma forse all'origine dovevano essere delle fioreriere?
Antonio Marco Viani 
(Cremona)

Ne parlo con...

La riservatezza è un valore
Il problema non è la sessualità ma l’esibizionismo della nostra società
Egregio direttore,
quando si parla di sessualità spesso si finisce con il confonderla con l’esibizionismo della sessualità. Ognuno ha diritto a vivere le proprie tendenze sessuali, se queste non comportano un disturbo e un danno per gli altri.
Innanzitutto dobbiamo tenere conto che ognuno di noi ha esigenze diverse e bisogna trovare un modo per rispettare le esigenze di tutti. (...)
La sessualità è come la politica, genera simpatie e antipatie. L’omosessualità come l’eterosessualità sono due fenomeni naturali e quindi non vanno repressi, come in genere invece fanno le religioni. Ci si accoppia perché è piacevole e non per fare i figli. Poi qualcuno ama anche poter sperimentare la paternità o la maternità e crescere i piccolini. La maggior parte della gente fa i figli per caso e spesso non sa come farli crescere bene.
Non reprimere la sessualità non significa esibirla. Molti eterosessuali sono turbati dal vedere gli omesessuali che si scambiano effusioni. Non perché hanno qualcosa contro gli omosessuali, ma semplicemente perché provano una naturale repulsione, come anche provano una naturale attrazione per l’altro sesso.
Non si può andare contro la propria tendenza naturale (etero o omosessuale) e contemporaneamente bisogna rispettare la naturale tendenza di ognuno.
E comunque se la sessualità fosse vissuta come un fatto privato ne avrebbero vantaggio sia gli omosessuali che gli etero. Nel momento in cui gli uni e gli altri la esibiscono diventa un disturbo mentale che si chiama esibizionismo.
In conclusione il problema non è la sessualità ma l’esibizionismo. Purtroppo la nostra è una società fortemente esibizionista e superficiale, perchè l'esibizionismo è un requisito del capitalismo, l'arte di vendere a tutti costi, anche la propria anima.
W l’intimità, la riservatezza e scambiamoci tutti un grande abbraccio, sia che siamo omosessuali o eterosessuali, interisti o milanisti, italiani o stranieri.
Paolo Mario Buttiglieri
(Sociologo)

Ognuno ha il diritto di vivere le proprie tendenze sessuali come meglio crede nel rispetto degli altri. Concordo con lei quando afferma che uno dei grossi guai del nostro tempo è l’esibizionismo. E non credo che questo fenomeno riguardi solo la sfera sessuale. I social lo testimoniano in modo inequivocabile.

L'INTERVENTO

Le generazioni passate non necessariamente migliori
Ebbene, nonostante il suo impegno hanno vinto i suoi allievi ‘somari’: oggi si dice e si scrive calda, orecchia, occhio. Spero non vincano i ‘nn’ (anche perché non so come si farebbe a pronunciarli) al posto di non, le ‘X’ in sostituzione di per, ‘6’ per sostituire il verbo essere, ma credo che l’evoluzione, o l’involuzione, delle lingue sia inarrestabile e non si riesce a fissarne le regole per sempre. Ci hanno provato Probo, Dante, Bembo, Trissino, Manzoni, solo per dire i più noti, ma oggi non si scrive e non si seguono le regole dei loro tempi. Se sia un bene non lo so, sta di fatto che è così, e dunque trarre analisi sociologiche su come si scrive o si parla mi sembra inopportuno (prima o poi saranno i gnocchi o i pneumatici). Piuttosto starei attento a cosa scrivono o a cosa dicono, darei un occhio a come lo fanno, certo, ma non mi fascerei la testa (entro certi limiti).
Per quanto riguarda il modo di relazionarsi dei giovani ho letto con molta attenzione l’intervento di domenica della professoressa Angela Biscaldi. Per quello che conta mi trovo d’accordo su parecchie cose, soprattutto sulla necessità delle relazioni dirette e non mediate, una moda dilagante che sta facendo danni incalcolabili alle nuove generazioni, come giustamente analizza Biscaldi.
A questo punto però non si può non porsi una domanda: dove era la classe dirigente quando questi giovani crescevano e si formavano? E per classe dirigente intendo non chissà quale olimpo del sistema, ma più semplicemente insegnanti, operatori sociali, imprenditori, giornalisti, papà e mamme. Si è spiegato loro per anni, in nome di una par condicio piatta, da timore di sembrare di parte, che tutto accade ‘a destra come a sinistra’, che ‘il rosso è uguale al nero’, che ‘tutti cercano di fare i loro interessi’, ‘che la politica è solo uno schifo’, con il risultato di annacquare le poche certezze che ci sono in giro. Si è permesso di assumere come modelli calciatori, veline, attori più o meno famosi. Si è assistito alla destabilizzazione di tutto ciò che era lo Stato: dalla scuola (lavorano poco) alla magistratura (al servizio della politica), dal governo (non fanno nulla) alla politica (tutti ladri), spesso sono state messe in discussione le stesse forze dell’ordine, per non parlare poi della stampa (sono di parte) o della chiesa (tutti repressi), o della burocrazia, che certo è diventata un ‘burosauro’, ma è pur sempre il braccio delle istituzioni. Si fischia persino l’inno nazionale e il tricolore è considerato poco più di un drappo senza significato. Anche altre scelte, all’apparenza di minore importanza, minano la ‘cittadinanza’ dei giovani e non solo. Mi riferisco alla chiusura di un ufficio postale oggi, di una caserma dei carabinieri domani, all’accorpamento di una parrocchia in quattro chiese, al dissolvimento per ‘mancanza di numero previsto dalla legge’ di intere classi se non addirittura di scuole. Si è fatto credere che il lavoro fosse un privilegio, anche quelli da poche centinaia di euro, creando uno scontro generazionale contraddittorio (vedi l’età pensionabile) e non sulle idee, come sarebbe stato auspicabile.
Credo che questi giovani siano ‘vittime di un sistema’ (tanto per utilizzare una frase di moda negli anni ‘70) creato dalle precedenti generazioni. Vittime ma che non si faranno sacrificare facilmente. In questi anni abbiamo avuto al giornale moltissimi stagisti-studenti, abbiamo fatto lezioni e lezioni a classi di tutte le età e di tutte le scuole: ebbene non mi è sembrato che questi giovani fossero così ‘fuori’, nascosti dietro i social o un tablet, anzi sono sembrati avidi di sapere com’è il mondo, quello reale, non quello dei social. Pronti a confrontarsi con una società che per il momento li sta escludendo. Pronti in un numero così sufficientemente alto da convincermi sempre di più che non necessariamente le generazioni passate siano per definizione le migliori.
Fulvio Stumpo

L’altro giorno a Cavatigozzi
Puzza nauseabonda ma non è fotografabile
Signor direttore,
sono le 8.30 di lunedì 10 aprile. Apro le finestre di casa per cambiare l’aria delle stanze. Una puzza nauseabonda da togliere il fiato mi assale.
Richiudo e penso: se l’odore si potesse fotografare... quante foto potrei mandare a ‘La Provincia’.
Gianfranca Bagaini
(Cavatigozzi)

A Soresina regna il caos
Braccio di ferro comune-commercianti
Signor direttore,
a seguito del rifacimento del manto stradale in via Martiri, con recenti modifiche alle strisce di parcheggio, il sindaco afferma che non sono diminuiti i parcheggi, i commercianti locali scrivono l’esatto contrario, lamentando scarsa efficienza da parte della presidenza Ascom, che a sua volta però asserisce di essersi sempre tenuta in contatto con l’amministrazione locale, ma evidentemente non con i propri associati. Medesimo il caos creatosi per l’aumento delle licenze di somministrazione nella zona del centro storico: sicuramente, come sostenuto dal Comune, saturare la zona di bar e rimuovere parcheggi dove già i commercianti sono sacrificati è un incentivo al commercio; un vero toccasana! Tutti dicono tutto e il contrario di tutto; al centro sempre la presidenza Ascom legata, forse si, all’amministrazione comunale, ma con questa comunque lontana dalle reali problematiche legate ai servizi indispensabili annessi al commercio. Se i commercianti sostengono di non essere mai stati interpellati su questioni pregnanti in relazione alla difesa dei servizi atti a favorire il commercio, chi bleffa? (...)
D. C.
(Soresina)

L’Anpi lo ricorda
Galli, memoria storica di Motta Baluffi
Signor direttore,
leggo la nota sulla scomparsa di Angelo Galli, memoria storica di Motta Baluffi. Nell’esprimere la partecipazione al cordoglio della famiglia vorrei aggiungermi alla testimonianza degli amministratori comunali riguardo al prezioso contributo culturale di Angelo Galli per la comunità. Qualche anno fa le Associazioni partigiane provinciali ANPI e ANPC richiesero ai Comuni della nostra provincia notizie relative ai Caduti della Resistenza per la pubblicazione del libro ‘Pietre della memoria’ in loro ricordo. Il Comune di Motta Baluffi rispose allegando una nota storica, puntuale ed esauriente, compilata da Angelo Galli. Nota che venne poi inserita nel volume. E’ quindi anche con gratitudine che lo ricordiamo.
Giuseppe Azzoni
(ANPI Cremona)

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