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Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

27 Marzo 2017 - 04:05

Ne parlo con...

NO A CREMONA, A MANTOVA SÌ
IMPOSSIBILE IMMATRICOLARE
L’AUTO PRESA IN GERMANIA
Signor direttore,
vorrei mettere al corrente il responsabile Umc di Cremona di un disservizio da me personalmente riscontrato. Dovendo provvedere all’immatricolazione di un veicolo acquistato in Germania, mi presento allo sportello con tutta la documentazione richiesta. La persona addetta al ricevimento lamenta la mancanza della traduzione del libretto. Alla mia affermazione che tale traduzione non si rende più necessaria, l’addetta risponde «ma chi le ha detto tale str....ta?», e mi suggerisce di recarmi al primo piano e sottoporre la pratica all’addetto incaricato. Ricevo la stessa risposta e in aggiunta mi viene richiesta anche la traduzione della fattura! Esco per farmi inviare il link del ministero sulla direttiva del Consiglio 1999/37/Ce concernente i documenti di immatricolazione di veicoli già circolanti in Germania. Mi ripresento per mostrarlo all’impiegato addetto e come risposta mi sono sentita dire che stava seguendo le istruzione della direzione. Ora noi abbiamo già provveduto all’immatricolazione senza traduzione presso l’Umc di Mantova, per cui mi chiedo se la vostra mancata applicazione della direttiva è per non conoscenza o altro.
Tiziana Assandri
(Casalmoro, Mn)

Sollecito una risposta.

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Le foto dei lettori

Signor direttore, trovo davvero curiosa questa foto: l’istinto della sopravvivenza
di tre Gallus Gallus in notturna a 6 metri da terra. G&M (Vailate)

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L’INTERVENTO

DELUSI DALLA CATTIVA POLITICA NON DALL’IDEA DI EUROPA UNITA

Oggi l’Europa compie sessant’anni. Il 25 marzo 1957, nella Sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, si teneva la cerimonia solenne per la firma dei Trattati di Roma, che istituirono la Comunità Europea. Pur essendo molto più giovane, sento queste celebrazioni mie, perché l’Europa non è solo nei trattati, ma è soprattutto parte di tutti noi. Come in ogni compleanno, allo spegnimento delle candeline, si dovrebbe esprimere un desiderio. Contravvenendo alle convenzioni a riguardo, vorrei raccontarvi il mio. Non vorrei che queste celebrazioni si limitassero a rituali vuoti. Ciò che più desidero è che questa possa essere un’occasione per ribadire, forte e chiaro, quanto è prezioso il progetto di integrazione europea. Ribadire le conquiste europee significa anche difenderle, in quanto oggi è l’esistenza stessa dell’Unione europea ad essere minacciata. Proprio per questo motivo, questa difesa è solo il primo passo. Essa, infatti, deve servire da base solida, sulla quale ristrutturare alcune delle fondamenta della casa europea. Dunque, vale la pena fare alcuni esempi della bellezza e dell’unicità del progetto europeo. Nel 1957, a Roma, sei Stati europei decisero di iniziare un cammino sconosciuto, mai esplorato prima della nascita dello stato-nazione: un’unificazione tra stati pacifica e democratica. Da allora, le quattro libertà di movimento fondamentali europee (merci, persone, capitali, servizi) hanno contribuito in modo significativo alla prosperità del continente, quantificata da alcuni studi in un reddito pro capite del 12% più alto. Il principio di equa competizione, fondamento del mercato unico, ha ampliato enormemente le nostre possibilità di movimento, liberalizzando il settore dei trasporti aerei e, quindi, permettendo la nascita di vettori low-cost come Ryanair, EasyJet, Vueling e così via. Da un punto di vista di valori, i trattati dell’Unione Europea e la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, hanno reso e rendono il continente, il luogo più avanzato al mondo in materia di salvaguardia dei diritti dell’uomo. L’Europa, infatti, è l’unico posto in cui valori come la democrazia, la proibizione della pena di morte e della tortura, la parità tra generi, lo stato di diritto, la tutela delle minoranze, la difesa dei diritti umani e la garanzia dei diritti civili valgono allo stesso tempo! Troppo spesso ce ne dimentichiamo, perché diamo tutto ciò per scontato. A questo punto, sarebbe legittimo interrompermi, dicendo: «Ciò che dici non cancella che questa Europa non funziona; ci ha deluso». Non potrei essere più d’accordo. Alla base del malfunzionamento vi è la mancanza di fiducia reciproca tra gli Stati. Tale mancanza ha causato la transizione da un atteggiamento di condivisione (che contempla anche solidarietà) ad uno di competizione, dove la logica prevalente è quella dei cosiddetti giochi a somma-zero: mors tua vita mea. Quando prevale la diffidenza, ogni negoziazione tra paesi membri, specialmente negli ambiti più sensibili, si basa su un do ut des senza scampo che, però, impedisce la massimizzazione dei benefici per l’intera collettività. Il famoso interesse nazionale viene valutato solo con un orizzonte temporale di breve (se non brevissimo) termine. Tuttavia, questo interesse si evolve nel tempo, per cui l’opzione che appare la migliore oggi, potrebbe addirittura riservare degli effetti deleteri domani. Ad esempio, la carenza di investimenti da parte della Germania e di altri paesi che potrebbero permetterselo è oggi giustificata dalla presenza di tassi di interesse molto bassi. Questa logica non fa una piega. Le cose, però, cambiano se si amplia l’orizzonte temporale e si considera che, nel medio-lungo periodo, un’eurozona priva del potenziale economico di tutti i suoi membri, decreterebbe il fallimento dell’intera area; dunque anche di quei paesi oggi più virtuosi. Uscire dalla logica del breve termine - il cortotermismo - è possibile solamente se il punto di partenza (e di arrivo) torna a essere la base, i cittadini. Noi siamo delusi dalla (cattiva) politica, ci siamo sentiti trascurati per molto tempo. La nostra fedeltà a decisioni sempre più percepite come calate dall’alto è stata data per scontata. È, quindi evidente che è la politica stessa ad avere una grande responsabilità per rimettere l’Europa sulla giusta rotta. Una rotta che permetta di riavvicinarsi alle persone, stimolando un dialogo costruttivo e partecipato. Tuttavia, la politica da sola, non basta. Il fatto che in questo processo di ricostruzione della fiducia, essa abbia una grande responsabilità, non esenta noi cittadini dal fare la nostra parte. L’iniziativa deve partire anche dal basso, nel nostro quotidiano, con gli strumenti che si hanno a disposizione. E non servono gesti plateali; rivoluzionari. Bastano piccoli e semplici gesti. Ogni volta che in famiglia, tra gli amici, o al bar (sì, anche al bar), si accendono discussioni dove l’Europa sembra essere la causa di tutti i mali, non restate in disparte. Intervenite, difendetene le conquiste con coraggio. Ascoltate i vostri interlocutori, parlate delle cose che non vanno, ma non cedete all’idea che se qualcosa ha delle imperfezioni allora deve essere scartato. Il progetto europeo è una delle conquiste più preziose dell’uomo. Aggiustarlo non è un’impresa impossibile. Al contrario, è una responsabilità di tutti, per noi stessi e per il nostro futuro. Questa è l’immagine nella mia mente, un attimo prima di soffiare sulle candeline.
Michele Bellini
(European Studies MSc. International Public Management, Paris School of International Affairs (Psia), SciencesPo,Parigi)

Ospedale di Cremona
A Radioterapia umanità e sensibilità
Signor direttore,
voglio ringraziare e apprezzare tutte le tecniche del reparto di Radioterapia dell’ospedale di Cremona. Sono persone molto umane e sensibili, sono persone che non svolgono un lavoro ma una missione umanitaria.
Ivana Riboni
(ivanar226fastpiu.it)

Addio a Tomas Milian
Oltre che un attore fu anche un musicista
Egregio direttore,
la recentissima scomparsa di Tomas Milian lascia orfani gli estimatori di un attore che ha conosciuto la grande fama in un film di serie B col personaggio di ‘Er Monnezza’, provenendo tuttavia da una solida preparazione all’Actor Studios, dai palcoscenici di Broadway e da interpretazioni di ben altro livello con tanti grandi registi italiani. Pochissimi però sanno che il ‘bello e dannato’ di origine cubana dal 1967 al 1970 ha vissuto una breve e misconosciuta carriera di cantante con un gruppo di musicisti amici di un altro noto attore, Ray Lovelock, a sua volta secondo cantante del complesso e autore di canzoni special mente per colonne sonore cinematografiche.
Giampietro Vicini
(Rivarolo del Re)

Solo tante belle parole
Troppi i soldi spesi per celebrare la Ue
Egregio direttore,
sinceramente faccio un po’ fatica a capire come si possono spendere così tanti soldi per celebrare un Europa, una grande cosa rimasta però solo sulla carta. Certamente per l’economia romana sarà un ottima occasione per fare affari, con l’auspicio poi che i soliti cretini non combinino dei danni. Mi è difficile capire quali grandi passi avremmo fatto in avanti, per celebrare con così grande enfasi quella ricorrenza? Dicono che sarà l’occasione per rinnovare l’Europa, io ho molte perplessità che si tratterà solo di tanto fumo, tante belle parole e tanta carta, per un trionfo della burocrazia. Sì, forse aveva ragione Prodi quando diceva che avremmo lavorato meno, infatti le fabbriche continuano a chiudere e l’economia langue e non può essere certamente un governo di sinistra a dare un contributo per migliorare la situazione, certe scelte non fanno parte del suo dna e se volesse farle, non glielo permetterebbero, la Camusso in prima linea. Speriamo almeno che tutto si svolga nella tranquillità, per i risultati concreti le risposte alle future generazioni, noi c’abbiamo impiegato alcuni decenni per arrivare a capire, che era ora di fare il punto della situazione.
Giampietro Masseroni
(Pescarolo)

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