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5 marzo

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

07 Marzo 2017 - 04:05

IL CASO
Malore di notte Non ho trovato
un taxi per andare all’ospedale
Egregio direttore,
chiedo ospitalità sul suo giornale per esporre un problema che riguarda, a mio parere, un disservizio. In caso contrario gradirei ricevere chiarimenti e spiegazioni. Succede di non stare bene e peggio ancora di essere soli.
E’ successo a me e sono andata a piedi a suonare alla Guardia Medica in via Gaspare Pedone. Erano circa le 8,30 di sera. E non ha risposto nessuno. Ho chiamato un taxi per andare al Pronto soccorso e non ha risposto nessuno. Non sempre gli amici su cui fai affidamento sono disponibili o li trovi a casa perché i malesseri non si programmano. Il giorno dopo mi sono informata presso i taxisti e mi hanno risposto che a mezzanotte cessa il servizio.
Quando uno arriva al Pronto soccorso, e non sempre ci arriva in autoambulanza, dopo la mezzanotte, come può tornare a casa? Penso anche a coloro che sono in ospedale per assistere i loro ammalati e devono rientrare a notte avanzata.
Possibile che non si possa creare un servizio di trasporto, anche privato, reperibile 24 ore su 24? Faccio presente che Cremona è una città di anziani.
Lucia Zanotti
(Cremona)

Il problema che lei evidenzia è reale. Credo che gli operatori cittadini potrebbero accordarsi per garantire a turno un servizio anche notturno.

L’INTERVENTO
Nella ‘nuova’ Scrp va garantito il diritto di recesso
Scrp deve modificare lo statuto. Lo pretende la legge Madia. Si dovrebbero togliere alcune funzioni, precisarne delle altre, introdurne delle nuove.
La variazione dovrebbe portare con sé il diritto di recesso, cioè la facoltà di un socio contrario al restyling di uscire dalla società e il diritto di ottenere il rimborso della propria partecipazione in proporzione del patrimonio sociale. Un’occasione per i piccoli Comuni per fare un po’ di cassa e affrancarsi dal ruolo di portaborracce, con buona pace di quel consigliere di amministrazione che pare infastidito dal possibile addio di alcuni soci. Se poi lo stesso consigliere si adombra perché alcuni sindaci scrivono al consiglio di amministrazione per chiedere delucidazioni su questioni da loro ritenute meritevoli d’essere approfondite, allora qualcosa non è chiaro sui ruoli. O i soci non hanno capito. O lui non ha capito.
L’opportunità di recesso ha già innescato la ricerca di argomenti per innalzare le barricate e contrastare l’eventuale tentativo di divorzio. La tesi per fermare la fuga dei paria è la seguente: le modifiche sono imposte dalla legge, quindi non si tratta di un cambiamento, bensì di un adeguamento, pertanto niente diritto di recesso. Argomentazione curiosa. Se così fosse il consiglio di amministrazione avrebbe adeguato lo statuto alla legge e informato i soci a cose fatte. E’ avvenuto alla fine dello scorso dicembre. In quell’occasione sono state apportate alcune variazioni imposte, appunto, dalla legge Madia e i soci sono stati informati dopo alcune settimane senza la richiesta di una loro approvazione. Al contrario le modifiche in preparazione dovranno essere approvate o respinte dai consigli comunali. Sono sostanziali. Per capirci non si cambia il colore della carta delle caramelle, ma si smette di produrre caramelle per passare alla pasta di grano duro. Sarà una produzione imposta dalla legge, ma se un socio è celiaco perché deve essere costretto a produrre pasta che non consuma?
Aldo Casorati, sindaco di Casaletto Ceredano, fa notare che Scrp, da Società cremasca reti e patrimonio, rimasta senza reti e patrimonio, evolverà in una società di servizi e di consulenza. Sostenere che l’evoluzione è un adeguamento diventa più arduo che scalare il K2. Nella penultima assemblea informativa di Scrp il sindaco di Offanengo Gianni Rossoni, uno dei quattro soci che conta insieme ai colleghi di Crema, Pandino e Castelleone, ha sottolineato che il personale attualmente in carico alla società è professionalmente inadeguato ad affrontare i compiti che Scrp dovrà sostenere in futuro. ‘Come la mettiamo?’, dicono al bar sport. Se i dipendenti, secondo Rossoni, sono inadeguati professionalmente per futuro il di Scrp, allora le modifiche sono qualcosa di più di un adeguamento. Già, dalle caramelle si passa al grano duro.
Tutto va bene madama la marchesa, ma sarebbe triste se i sostenitori dell’ancien régime inducessero Scrp a rivolgersi ad un consulente per dirimere la questione. Per onore di verità, il presidente Pietro Moro ha sposato in maniera netta la tesi del diritto di recesso. E di questo gli va dato atto. «Nell’occasione del cambio di mission e oggetto sociale bisogna necessariamente creare le condizioni per consentire il recesso a chi non le condividesse». Lo ha detto ieri al telefono con l’autorizzazione a pubblicarlo. Bravo. Si faccia valere: qui si parrà la tua nobilitate. Dante, Inferno. Un po’ come Scrp.
Antonio Grassi
(sindaco di Casale Vidolasco)

Gli italiani e l'autorità
Da don Milani e dal ’68 danni irreparabili
Egregio direttore,
l’intervento del 21 febbraio sul concetto di ‘autorità mai digerita’ scritto dalla professoressa Ada Ferrari, sembra non essere andato a genio ad un ammiratore di quei piacentini che, nelle radiose giornate, invece di bruciare soltanto libri, ammazzavano coloro che avevano mantenuto, durante la guerra, l’ordine e il rispetto per l’autorità costituita. (Spazio del 21.2). Proprio nel medesimo 21 febbraio a Cremona, si celebrava, con accompagnamento musicale, la lezione ‘educativa e dialettica’ della scuola di Barbiana di don Milani, esponente di quelle «chiassose minoranze antisistemiche» - citate dalla professoressa Ferrari - che causarono, con il ’68, danni irreparabili alla scuola. A cui prodest detta riesumazione non è politicamente molto semplice da stabilire perché la personalità di quel prete difficilmente si omologava sia alla cultura dominante di quelli dell’allora Ulivo - per l’assenza nel don di buonismo- sia per la sua radicale avversione al progetto politico dell’Ulivo stesso. La medesima considerazione si può fare per l’odierna sinistra per la collusione fra borghesia opportunista e partiti progressisti «consumatasi - sosteneva il priore di Barbiana - sulle spalle dei lavoratori fin dagli anni Sessanta». Avendo, a suo tempo, approfondita la lettura di qualche scritto di don Milani, in particolare ‘Lettera ad una professoressa’ non mi ha convinto la cronaca, su ‘La Provincia’ del 22 febbraio, della sua agiografia culminante con l’asserzione che quel sacerdote e la sua azione formativa furono «la realizzazione di una necessità vera di una scuola dell’inclusione avvertita non solo dal sacerdote».
Claudio Fedeli
(Cremona)

La sua è un’opinione del tutto legittima, ma personale. Mi auguro che arrivino altri interventi ad alimentare un dibattito che resta tuttora aperto.

Cremona
Due giovani nuove commercianti: auguri
Egregio direttore,
lo storico negozio ‘Formaggi d’Italia’ di largo Boccaccino ha cambiato gestione. Dopo tanti anni di ammirevole dedizione al loro negozio anche per la signora Gabriella e il signor Piero è giunto il momento del meritato riposo. Un grazie particolare perché sono stati un punto di riferimento importante in quanto il loro negozio, sotto casa, in pratica era sempre aperto, anche molte domeniche e festività comprese. Però ho notato con piacere che sono subentrate due giovani sorelle, Barbara e Valentina, che vogliono proseguire questa attività. Mi congratulo con loro perché è una bella iniezione di coraggio e fiducia anche per altri giovani che scelgono di mettersi in gioco sfidando crisi e supermercati. Un grande in bocca al lupo.
Mirella Magnani
(Cremona)

La crisi non molla
Il welfare all’italiana del signor Felice G.
Egregio direttore,
Il signor Felice G. dopo un’esistenza tribolata, contento di aver raggiunto l'età pensionabile ha deciso di festeggiare l'evento recandosi al supermercato per una buona bottiglia di champagne, ma come si dice, non ha fatto i conti con il famoso oste questa volta nelle vesti ingrate delle istituzioni dello Stato. Ma andiamo con ordine. Espulso dal mondo del lavoro a 57 anni con soli 32 di contributi e troppo vecchio per essere assunto da un'azienda, per tirare avanti ha dovuto rassegnarsi a lavori casuali e la pensione minima della moglie. Raggiunti i 65 anni è stato informato dall'Inps che fino ai 67 non gli sarebbe stata erogata. Passano altri due anni e raggiunta finalmente la meta anche per lui di una ‘minima’ ha scoperto di essere diventato un ricco facoltoso a sua insaputa. A causa dell’accumulo della soglia Isee a sua moglie è stata revocata la famosa ‘carta acquisti’ di ben 40,00 euro/mese. In seguito l’Asl ha pensato bene di raddoppiargli più del doppio l’affitto perché così è stabilito dalla Regione in base alle fasce di reddito. Arrivato all’edicola per l’acquistato giornaliero del quotidiano, ha letto dell’aumento del costo della vita al 9% e che l’inflazione porterà via almeno 570 euro/anno per ogni famiglia di due persone. Con queste cifre e vicende in testa, arrivato davanti allo scaffale dei vini, invece di una bottiglia di champagne da 25 euro il nostro pensionato ha scelto un più nostrano spumantino ‘Eau de pomm’ da 2 euro mentre tra sé non fece a meno di pensare: «Oh come sono felice, oh come sono felice».
Sergio Noci
(Soresina)

Sprechi di casa nostra
Regioni, abbiamo pure consiglieri ambasciatori
Egregio direttore,
qualche tempo fa, una decisione governativa ‘taglia spese’ per comuni, province e regioni provocava vibrate proteste negli organi istituzionali periferici del Paese. Oggi il fisco locale ha aumentato i prelievi sino al 46,9 per cento. La progressiva espansione negli organici sembra, addirittura, abbia provocato un processo inarrestabile negli sprechi. Agli sperperi denunciati, quasi quotidianamente, si sono aggiunte consulenze regionali le più fantasiose, per non dire allucinante, ultime delle quali quelle dei ‘consiglieri ambasciatori internazionali’. Che questi novelli ‘commessi ambasciatori’ non incidano sulla pubblica spesa? Ma, nel contempo, chi potrà il titolo di nazione progressista stante l’incontenibile crescita di ogni apparato più o meno utile o produttivo? Certo non ci si potrà accusare d’inerzia e di conservatorismo davanti ad esempi tanto illuminanti. Si conoscerà davvero l’esatto valore del termine amministrare, che dovrebbe coincidere con quello di avere degli interessi comuni?
Lettera firmata
(Cremona)

Sono uno degli habitué
Questo è uno spazio davvero aperto
Signor direttore,
rispondo al lettore, un po’ curioso, che vuol sapere chi sono gli habitué della rubrica ‘Spazio Aperto’, tra i quali è citato il sottoscritto. Ha ragione il direttore nel dire che a volte si trova costretto a frenare l’irruenza di chi vorrebbe la massima visibilità. Io scrivo molto ed in genere non mi lamento se il direttore mi mette il freno a mano. Ma veniamo al dunque. Ho 61 anni, mi considero, ‘un libero comunicatore’, di professione faccio il giornalaio, sono gardesano e risiedo a Fasano di Gardone Riviera. Prevengo la domanda: «Allora che ci fai su un giornale di Cremona?». Semplicemente mi trovo bene, mi piace molto perché qui c’è uno spazio così ‘aperto’ che non ho trovato in altri giornali. Nessuno è profeta in patria, diceva un saggio. Ormai da molto tempo scrivo su ‘La Provincia’. In passato ho scritto sulle rubriche dei lettori di molti giornali. Ho fatto libero giornalismo on line non professionale, sul sito antagonista di libera informazione ‘indymedia’ con una posizione politica super partes. Fui molto apprezzato tanto da essere eletto dagli utenti ‘re del forum di indymedia’. In seguito sempre sul web sono stato unico autore-editore con lo pseudonimo ‘La Voce Del Garda’. Ho scritto un libro di storia locale gardesana: ‘Fasano terra di confine’.
Claudio Maffei
(Fasano di Gardone Riviera)

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