Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

3 marzo

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

05 Marzo 2017 - 04:00

L’INTERVENTO
Difficile far passare ‘Bandiera rossa’ per il nuovo che avanza
"Quello che noi facciamo non si chiama evadere le tasse. Si chiama capitalismo". Con questo crudo realismo, difficile da digerire ma anche da smontare nel suo argomento di fondo, un consigliere del colosso Google tentò, tempo fa, di chiudere un contenzioso fiscale che in realtà è tuttora apertissimo. Stati singoli e Commissione Europea stanno infatti attrezzandosi per affrontare l’ultima e più insidiosa frontiera dell’evasione fiscale. Quella che ha per protagoniste le grandi multinazionali nello scenario globalizzato. Immateriali e libere come lo Spirito Santo, soffiano dove vogliono, rastrellano astronomici profitti e al momento di saldare il conto si scelgono l’esattore di proprio gradimento, cioè il meno esoso. Inutile dire che il fisco di Irlanda, Lussemburgo o l’Olanda è largamente preferito al nostro. Colossali perdite per l’erario italiano e umanissima invidia da parte del contribuente nostrano che, in vista della mannaia, non può certo nominarsi un carnefice di fiducia. L’u lt ima sentenza in materia è che le tasse si pagano nel Paese in cui si realizzano i relativi utili. Vedremo. Per ora i governi, Italia compresa, se la cavano alternando imbarazzanti patteggiamenti fiscali sottobanco a infruttuosi inseguimenti della refurtiva. E questo è, appunto, il capitalismo di ultima generazione. O forse il capitalismo di sempre: demone spregiudicato e creativo, cinico e generoso, che non opera in base alle categorie del bene e del male, ma a quelle dell’utile: massimizzare i profitti e minimizzare i costi.
È così da secoli ma il suo spiritello s’è fatto negli ultimi tempi più indisciplinato e beffardo per l’intrecciarsi di due epocali processi: l’economia finanziaria che prevale su quella materiale e la globalizzazione dei mercati che sta trasformando il pianeta in una arena spietatamente concorrenziale. Il capitalismo fa dunque il suo mestiere. E, alzando costantemente il livello della sfida, rende sempre più difficile il mestiere della sua storica controparte, la politica. La quale, non occupandosi dell’utile ma del giusto, ha l’ingrato compito di mantenere il sistema entro livelli di accettabile equità sociale. O almeno ci prova. Può farcela? Chissà. Fra i tanti soggetti spiazzati dalle repentine tempistiche della globalizzazione e dalla gigantesca misura delle sue contraddizioni, il soggetto più spaesato ci pare proprio lei, la ‘governance’ politica. Nel mercato globale i conti non tornano: le libertà economiche innescate non generano ulteriori libertà ma nuove esclusioni, miserie e iniquità. L’attesa moltiplicazione dei pani e dei pesci non sta avvenendo. Il lavoro, negato e mortificato, è un osso quasi spolpato intorno a cui i contendenti si stanno drammaticamente moltiplicando. L’Italia ribolle delle proteste di settore: ultima quella dei tassisti. Trovare la quadra fra liberalizzazioni e diritti acquisiti pare impossibile. Raramente la professionalità del nostro sistema politico istituzionale è stata così duramente sollecitata a tenere la testa sulle spalle e a pensare in grande, all’altezza di sfide di inedita statura. E i nostri eroi che fanno? Eccoli lì, in mezzo al guado, preda di umane pochezze, desolanti egoismi autoreferenziali, sentimentali cedimenti al fascino del ‘come eravamo’. A sinistra, nemmeno la responsabilità di governo riesce a contenere la tracimanti ansie di capi e capetti circa gli esiti che il ritorno al proporzionale avrà sui personali destini. Dopo lo strappo antirenziano, la pattuglia di governo, cui è affidato il Paese in difficoltà, è un fragile avamposto senza esercito alle spalle. La smania di frantumarsi in mille rivoli è virale. Non passa giorno che non spunti una nuova ‘cosa rossa’. Riprende quota persino Landini. No, non è Crozza. E’ proprio lui in persona, il John Travolta della Fiom. E’ vero, la storia della sinistra italiana è lastricata di fratture e scissioni. Ma si litigava su roba tipo Rivoluzione bolscevica, fatti di Ungheria, alternativa fra riformismo e massimalismo: drammi che da tempo riposano nel cruento museo del Novecento. Qual è la motivazione formale della scissione in atto? Fare finalmente qualcosa di sinistra, cioè diverso da Renzi. Ma il problema non è fare qualcosa di diverso da Renzi. E’ fare qualcosa di meglio, cioè più efficace per il Paese. L’ex premier avrà anche razzolato male ma, almeno a parole, la questione nodale l’ha posta: cosa significa essere di sinistra nel terzo millennio? La domanda è quella. E resta un punto di non ritorno per l’intera area. Quali alternative hanno in mente le nuove ‘cose rosse’ che tuttora puntano all’affossamento del Jobs Act e alla riesumazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? Magari di rimettere in moto il torchio fiscale con la libidine punitiva del comunismo di antico regime e venerata memoria? Nello psicodramma in corso a sinistra le note di ‘Bandiera rossa’ stanno producendo commosse lacrimucce e contagiose nostalgie. Assecondarle sarà fin troppo facile. Il difficile sarà farle passare per ‘il nuovo che avanza’.
Ada Ferrari

IL CASO
Per la differenziata, nei miei condomini, pagherò solo quanto pattuito con ‘Linea’
Egregio direttore,
Sono un amministratore condominiale che amministra da diversi anni alcuni condomini a Cremona, volevo fare delle precisazioni in merito alla risposta di Linea Gestioni relativamente al ritiro della raccolta differenziata nei condomini. Evidenzio che il contratto che Linea Gestioni ha chiesto di sottoscrivere nel 2015 a noi amministratori esponeva una costo contabilizzato a fasce in funzione del numero degli appartamenti che per un condominio fino a 15 unità immobiliari era pari a €.150 annui. In base a questo contratto, i bilanci di previsione dei condomini da me amministrati sono stati redatti prevedendo tale entità di spesa, a fine gennaio le fatture emesse riportano una modalità di calcolo delle competenze completamente differente che in alcuni casi comporta quasi la triplicazione dell’importo sottoscritto con il contratto del 2015. Io sono stato invitato a partecipare agli incontri relativamente alla raccolta differenziata nei condomini da me amministrati solo molti anni fa quando l’allora Aem stava iniziando a predisporre il servizio successivamente non ho più avuto inviti a incontri destinati agli amministratori, pertanto non sono nemmeno mai stato informato del cambiamento nel calcolo del costo del servizio, quindi si può immaginare il mio stupore nel trovarmi a dover pagare fatture di importi addirittura triplicati rispetto a quanto preventivato.
Non entro in merito alle motivazioni che possono aver indotto Linea Gestioni ad aumentare il costo del servizio ma mi preme invece sottolineare la completa indifferenza mostrata da Linea Gestioni nei confronti dei clienti, nello specifico i condomini che io rappresento in qualità di amministratore, la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali infatti è disciplinata espressamente dalla normativa vigente e allo scrivente non è pervenuta alcuna comunicazione in merito. Concludo informando che prima che la stampa desse risalto alla questione ho inviato email di posta certificata a Linea Gestioni contestando le fatture emesse nei confronti dei condomini da me amministrati informando che gli importi che liquiderò saranno esclusivamente quelli pattuiti in sede di sottoscrizione del contratto 2015, a tutt’oggi constato il totale silenzio da parte di Linea Gestioni alla mia contestazione.
Luigi Agazzi
(Cremona)

Il silenzio è la peggiore risposta che un ente possa dare a un cittadino. Perciò invito formalmente Linea Gestione a replicare alle sue contestazioni.

LA POLEMICA
Senza i post comunisti il Pd guadagnerà voti
Egregio direttore,
si è concluso il dibattito all’assemblea del Pd con l’ormai avvenuta scissione (tranquilli, è la penultima). Da elettore, da sempre, di partiti della sinistra istituzionale (per intenderci: partiti di sinistra che hanno combattuto e vinto la guerra di Resistenza, proclamato la Repubblica, scritto la Costituzione) vorrei dire la mia: ho provato disgusto nel vedere i D’Alema, Bersani, Epifani, Rossi e compagnia bella, lasciare un partito con le seguenti motivazioni: mancanza di democrazia interna, arroganza del leader, ciò è veramente squallido e falso. Del resto nel dna dei comunisti, retrò o post, c’è una componente fondamentale: vincere, senza mai vincere un’elezione democratica, vincere distruggendo tutti coloro che nell’arco della sinistra anticipano i tempi. Si comincia nel 1921 quando si staccano dal Psi già abituato a vincere elezioni. Si ripetono nel 1948 perdendo contro la Dc. Proseguirà vent’anni dopo Craxi, abbandonando simboli e metodi del passato, cercando d’iniziare, comunque la si pensi, un cambiamento radicale. Arriva la stagione di Tangentopoli-Mani pulite; tutti i partiti della Prima Repubblica, soprattutto il Psi, vengono distrutti, salvo il Pci che di lì a poco, complice la caduta del muro di Berlino, si trasforma in Pds. Così si presenta alle elezioni del 1994 contro un improvvisato rassemblement guidato da Berlusconi. E riperdono.
Si vincerà, addirittura due volte, con un raggruppamento che andava da Mastella a Bertinotti con leader un boiardo di stato, il democristiano Romano Prodi. In una di queste due esperienze Prodi cadde a causa del rifondatore comunista Bertinotti. D’Alema è stato presidente del consiglio senza passare da elezioni. Una delle sue decisioni da politico di sinistra è stata concedere le basi Nato italiane per bombardare la Jugoslavia. Faccio notare come invece Craxi gestì la crisi di Sigonella, mandando i carabinieri contro i marines di Reagan imponendo la nostra sovranità territoriale. Nei vent’anni e più della Seconda Repubblica ho visto i ‘sinistri’ D’Alema, Bersani e C. sposare politiche liberiste. Non ricordo grandi leggi per i lavoratori, i pensionati, i disoccupati. Ho dovuto attendere un governo Renzi-Alfano per avere una legge sulle unioni di fatto, una legge sul dopo di noi, una legge sul caporalato.(...) Se questi scissionisti sono così sicuri di essere dalla parte giusta perché non accettano lo sbarramento al 5%? Perché non lo raggiungerebbero mai, perché loro, e non Renzi, da tanti anni hanno perso il vero contatto con la realtà popolare, lasciando ampi spazi a leghe, destre pericolose e fascisti. E meno male che il M5S ha arginato. Chiudo con un pronostico politico: il Pd renziano non subirà un calo dettato dalla scissione, anzi. Grazie all’abbandono dei post-comunisti, parte dell’elettorato moderato e non, voterà e/o rivoterà il Pd.
Nello Milone
(Cremona)

La ‘nuova’ Provincia
Rimpiango quella del tempo che fu
Caro direttore,
l’edizione odierna (Ndr: gioved' 2 marzo) del suo giornale pubblica una lettera del signor Giacomo Rota il quale afferma che ora ‘La Provincia’ è «un giornale a dorso unico, perfetto in tutti i sensi». Lei ha pubblicato la lettera senza alcun commento, ma un commento ci voleva. ‘La Provincia’ è un giornale a due dorsi incollati l’uno all’altro, ancor più difficile da leggere poiché le 56 (cinquantasei) pagine non stanno unite come se fossero proprio a dorso unico. Ma confezionare un giornale a dorso unico composto da un così esagerato numero di pagine è una impresa. Infatti non ho mai letto un giornale di tale «composizione». Su questo tema non scriverò mai più una riga. Ma come rimpiango la mia ‘Provincia’ di tanti anni fa: una ventina di pagine, meno pubblicità e minore difficoltà di gestione della lettura.
Gaetano Antonioli
(gaetano.antonioli3@gmail.com)

Riflessioni sulla vita
L’ho amata molto
E ora ancora di più
Signor direttore,
vero: io ho molto amato la vita. Come ininterrotto scorrere di fiume e continuo mutar di paesaggio, come gratuito dono di ogni ora, come effimera parvenza di un ignoto che è. Ho amato il giorno e la notte, e il cielo nuvoloso e sereno, e il piano ed il fiume (il mio fiume nel sole e sotto la luna), e le labili stagioni e il riso e il pianto delle cose di natura. Ho amato l’erbe ed i frutti della terra, la rondine e la rosa di maggio, l’azzurra mestizia di settembre, e il tremar delle ultime foglie sul ramo. E i piccoli bambini e i fioretti sul ciglio del fosso. Ho amato la donna, fatta di terra e di nuvola, di angosciose dolcezze e di carità, e il passo dell’amico che si arresta alla soglia della mia solitudine e chiama il mio nome. Vero, ho molto amato la vita, pagando ogni giorno il mio debito di dolore. E più l’amo ora che a poco a poco mi manca.
E. B.
(Casalmaggiore)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • ilgurzo2003

    06 Marzo 2017 - 09:16

    Aggiungo alla giusta protesta del sig. Agazzi che Linea Gestioni nega, anche dietro compenso, la possibilità di aumentare il numero di ritiri, laddove ci sia bisogno. Insisterò con il nostro amministratore affinché tenga lo stesso atteggiamento dell'ottimo Agazzi.

    Report

    Rispondi

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi