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27 febbraio

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

01 Marzo 2017 - 04:00

IL CASO

Muore a 3 anni di meningite. Non leggo parole di compassione
Egregio direttore,
con rammarico che le scrivo per segnalare il mio sconforto nel leggere l’articolo pubblicato online il giorno 25 febbraio 2017 riguardante la morte di una bimba di 3 anni colpita da meningite. Ho letto e riletto il testo ma non riesco a trovare alcun cenno ad una parola di sgomento e di conforto nei confronti della famiglia colpita da un così grave lutto.
Di parole di compassione sono state rivolte in settimana al povero capriolo investito ‘a due passi dal centro’. Posso capire il rassicurare le preoccupazioni delle famiglie dei compagni di scuola, ma non mostrare alcun sentimento nei confronti di questa bimba diventata un angelo che ci guarderà da lassù, sembra quasi attribuirle una responsabilità dell’essersi ammalata di questa terribile malattia che se l’è portata via.
Michele Quarantelli
(Cremona)


A volte capita di doversi misurare con storie che danno dolore. Quella relativa alla morte della bambina è certamente una di queste. Chi ha scritto l’articolo, lo ha fatto con lo sgomento nel cuore. Ma il nostro compito è informare il più chiaramente e approfonditamente possibile. Le assicuro che cerchiamo di farlo nel massimo rispetto delle persone coinvolte, delle loro storie e dei loro sentimenti. Così come è stato doveroso rassicurare le famiglie dei compagni di scuola.

LA POLEMICA

Cara Inps, i patronati in Romania dove sono?
Egregio direttore,
noi pensionati residenti all’estero viviamo in un paradiso infernale con angeli travestiti da diavoli. Sono un pensionato non residente ma che paga le tasse in Italia. Vivo in Romania con la famiglia: moglie e due figli minorenni.
1) La Citibank, ogni anno, per conto dell’Inps ci invia tramite posta ordinaria un modulo da compilare ‘dichiarazione di vita’ , vistato poi dal consolato italiano oppure, da un notaio. Rispedito da noi all’indirizzo di una casella postale, se non sbaglio in Inghilterra. Tutti sappiamo come funziona la posta ordinaria. Se la dichiarazione non arriva al posto giusto, la nostra pensione la vediamo con il telescopio.
2)Ogni anno l’Inps pretende da noi pensionati dichiarazioni fiscali. Se ritardi nel presentarle oppure ci sono errori ( in buona fede) il ‘cervellone’ ( computer) di Roma automaticamente, senza avviso, si riprende i soldi che hai ricevuto in passato. Lasciandoci senza un soldo per mangiare. Nessuno ti sa dire il motivo di cosa è successo perché il ‘cervellone’di Roma agisce in automatico. Io ne ho avuto le spese. Pensi signor direttore, il ‘cervellone’ ha sostituito l'apparato umano che lavora all’Inps.
3) L’Inps, giustamente ci consiglia di appoggiarci ai patronati (in Romania) che ti assistono gratuitamente perché sono pagati dallo Stato Italiano. Ebbene, i patronati in Romania (quelli da me interpellati) sono dei perditempo che non fanno nulla per la nostra causa. Questa è la mia denuncia perché ci recano solo danni.
Cesare Forte
(Oradea, Romania)

Il peso delle parole
Macché furbetti. Quelli son solo ladri
Signor direttore,
in Italia sembra che pochi sappiano scrivere correttamente, anche le parole hanno un peso. Perché chi non paga le tasse e considerato furbo, come chi timbra il cartellino e poi se ne va per cavoli suoi è detto furbetto? A mio avviso il termine corretto è ladro. Credo che il giusto termine trasmetta la giusta idea.
Pinuccia Brunofero
(Soresina)

Sono d’accordo con lei.


Monticelli verso il voto
L’Unione di 7 Comuni è rimasta un sogno
Signor direttore,
pur abitando a Castelvetro ho letto con grande interesse la lettera aperta di Sfriso ai suoi concittadini. Credo che le elezioni comunali di Monticelli diventeranno terreno di gioco per una partita da play-off verso i campionati superiori. Prova ne sia, come riportato dal quotidiano, che si parlava di una candidatura esterna alla loro realtà e a mio parere poco pertinente, vista la lunga esperienza amministrativa maturata altrove. Per alcuni anni ci siamo cullati nel sogno che l’Unione di 7 Comuni di questo territorio potesse rappresentare una soluzione valida. Oggi vediamo che è difficile gestire assieme anche solo i servizi sociali, la polizia municipale e poco altro. Intanto esplode il caso della chiusura dell’ospedale di Villanova : saremo già fortunati se l’intervento del Comitato Paralimpico riuscirà a farne un centro di eccellenza per riabilitazione sportiva. Dunque è un processo d’integrazione che avrebbe richiesto ancora qualche anno di rodaggio, prima di valutare se fosse opportuno andare avanti o chiudere, come avvenuto in diverse realtà del cremonese. Purtroppo, le forti pressioni esercitate dalla regione Emilia-Romagna e assecondate da alcuni plenipotenziari provinciali hanno fatto partire un processo di fusione di 3 di quei 7 Comuni, molto fuori tempo rispetto alla musica che si stava suonando. Su questo tema vorrei esprimere pubblicamente una netta contrarietà : prendiamo atto che il Comune di San Pietro in Cerro è drammaticamente frammentato (...) da sempre proteso verso Cortemaggiore e non certo verso di noi. Quando restarono senza agenti di polizia municipale ed ebbero delle difficoltà addirittura a far girare lo scuolabus comunale, bisognava avere il coraggio di chiedere udienza in prefettura ed avviare un percorso di abrogazione del titolo di Comune, divisione del territorio comunale ed aggregazione ai Comuni di Caorso e Cortemaggiore. Questa sì avrebbe ottenuto un larghissimo consenso popolare. Ma tanto va di moda perdere i referendum e negare le dimensioni della sconfitta.
Stefano Bandioli
(Castelvetro Piacentino)

Popolo sovrano
In testa le corna non la corona
Signor direttore
è bello leggere sulla Carta Costituzionale che il popolo italiano è sovrano e sognarlo con la corona in testa, ma poi vederlo camminare sulla crosta terrestre con la corona in testa senza una o, mi da la sensazione più di essere un popolo bue che sovrano.
E ciò mi porta al rassegnato pensiero che il popolo italiano ha perso il suo vero nome e non conta più nulla.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Il senso del Carnevale
Non serve: portiamo maschere tutto l’anno
Signor direttore,
molti pensano che il carnevale sia mascherarsi per divertirsi. Mascherarsi? Non ce n’è bisogno perché siamo già mascherati tutto l’anno. Ognuno con la sua maschera, fatta di tante maschere: quella da indossare al lavoro, quella in famiglia, quella in chiesa, quella di quando si sogna, quella davanti alla chat di un computer, quella di quando si scrive una poesia, quella di quando si compila la dichiarazione dei redditi. Alcuni hanno mille maschere e recitano su tanti palcoscenici. Alcuni passano da una maschera all’altra nel giro di pochi minuti sotto i tuoi occhi stupiti. Ma per tornare al carnevale, quando è d’obbligo divertirsi non ci si diverte mai, al massimo ci si ubriaca o se si è adolescenti si fanno le prove di squadrismo inseguendo le ragazzine con il manganello e le camere a gas. Gli uomini si travestono da donne e le donne da uomini. Ma solo superficialmente, dentro rimangono cretini, prigionieri incapaci di emanciparsi dalle loro mille maschere.
Paolo Mario Buttiglieri
(con la maschera di sociologo trentomilano@gmail.com)

Terremoto/1.
Politica e istituzioni come sempre assenti
Egregio direttore,
penso che sia lei come molti altri lettori si siano resi conto che in Italia, siamo bravissimi a salvare vite, ma di contro, siamo assolutamente incapaci di tornare alla normalità e continuiamo a vivere una vita, in attesa che qualche ministro, illuminato dal volere Divino, possa tirare fuori dal cilindro qualche provvedimento che possa risanare la nostra situazione catastrofica in seno alla Ue. Oramai la casistica ci dice che il nostro bistrattato territorio, ogni circa 4/5 anni viene colpito da un devastante terremoto, e mi creda, non abbiamo ancora imparato ancora nulla. Considerazioni sconfortanti se persino Mr. Errani in una riunione con i sindaci, ha evidenziato e dato colpe a: indolenze, ritardi, intoppi e burocrazie. (...) C’è ancora gente che da venticinque anni (25!), aspetta l’assegnazione ufficiale della casa occupata nel 1990. Politica ed Istituzioni vergognosamente assenti, indolenti ed incompetenti, e c’è persino chi, ha ancora il coraggio di presentarsi dando fiato alla bocca con frasi: «Non vi lasceremo soli», o meglio ancora, «non vi dimenticheremo». (...). In Giappone, dove, guarda caso nel 2011 dopo una scossa di terremoto terrificante, hanno ricostruito completamente una strada statale non in 6 anni ma in sei giorni.
Ivan Loris Davò
(Spinadesco)

Terremoto/2.
Scuole di Sabbioneta. A quando la perizia?
Egregio direttore,
a che cosa servono le cariche politiche se poi non le si usa per il bene dei cittadini Sabbionetani? Il professor Aldo Vincenzi è sindaco di Sabbioneta e consigliere provinciale. Quale uso ha fatto delle proprie deleghe a tutela e salvaguardia dei bambini sabbionetani? Ben poco, visto le ultime notizie apparse sulla stampa locale: chiude la scuola materna di Breda Cisoni d’urgenza per possibili crolli della controsoffittatura dei solai. Ma la perizia quando è stata protocollata al comune?
Sembrerebbe molto strano ma solo la settimana scorsa. Nessuno si è preoccupato di fare solleciti allo studio tecnico che aveva assunto tale impegno? Il Comune di Sabbioneta è stato dichiarato a rischio sismico dal 2012. Con tutti i movimenti tellurici che stanno colpendo l’Italia dall’agosto 2016 al sindaco di Sabbioneta non è venuto in mente di sollecitare le perizie delle scuole sabbionetane? (...) A Viadana le perizie sono arrivate a dicembre con la chiusura dell’istituto Ettore Sanfelice di proprietà della Provincia, per le manutenzioni necessarie per la messa in sicurezza e il sindaco non si è ricordato che le perizie delle scuole sabbionetano non erano ancora arrivate? (...)
Caro sindaco con la vita non si scherza e specialmente con quella i bambini. Chiedo che venga reso pubblico l’esito delle perizie di tutte le scuole, i nostri figli devono frequentare edifici sicuri e a norma.
Lorena Ghezzi
(segretario Lega Nord, Sabbioneta)

E' il tempo delle banalità
Se le multassero, l’erario ingrasserebbe
Signor direttore,
il percepire banalità copiose uscire dalle bocche più correnti induce a rifugiarsi nel silenzio per non alimentare altre scemenze. Scivolare nei luoghi più comuni , grava, sul conversare quotidiano, sì come polluzioni fastidiose ad inquinare il bene del riserbo, per cui, fosse gravata da un’ammenda, chiunque disperdesse fiato a vuoto, le dissanguate casse dell’erario vedremmo rimpolpare prontamente dopo l’introduzione del cellulare che ha potenziato tale perversione.
Andrea Castelli
(Cremona)

Abbattere i luoghi comuni
Una vera destra sa fare contro cultura
Egregio direttore,
(...) mi chiedo soprattutto se sia possibile che nessuno dei promotori di una coalizione di vera destra, tra l’infuriare delle polemiche tra gli opposti filoni culturali nostrani, non si renda conto dell’importanza che potrebbe avere una concreta contrapposizione alla azione culturale, che le sinistre, quotidianamente, operano tra i giovani continuando a diffondere la pseudo-storiografia moderna. Questa è sfociata ormai in un cumulo di luoghi comuni rafforzato dagli antifascisti di ogni tipo per cui il fascismo appare tuttora un mistero indecifrabile soggetto però alle nozioni divulgate nelle scuole e nelle osterie dagli epigoni dei frequentatori di quelle cooperative socialcomuniste, che erano covi di violenze e di prepotenze verso quella classe media che, con la sua volontà ed il suo sudore, cercava di trasformare l’Italietta democratica (si fa per dire) in una vera nazione operosa.
Per quanto riguarda i libri di testo, nonostante qualche tocco formale che li ha aggiornati su eventi epocali, sono ancora permeati da un’ottica marxista, che continua a condizionare la descrizione di interi periodi e la «spiegazione» di molti eventi storici.
Claudio Fedeli
(Cremona)

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