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26 febbraio

Spazio Aperto (1)

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emanzini@laprovinciacr.it

28 Febbraio 2017 - 04:00

Spazio Aperto (1)

IL CASO

I "Kavernicoli" fanno i loro comodi e l'amministrazione resta a guardare

Egregio direttore,
le scrivo per lamentare, ancora ce ne fosse bisogno, la situazione che quasi settimanalmente i residenti del Cascinetto devono sopportare a causa dell’arrogante presenza del Kavarna. Infatti a circa un mese dalla pubblicazione della lettera del signor Matteo che denunciava la condizione per la quale molti residenti sono costretti a trascorrere notti insonni quando dalle 23 del sabato alle 7 del mattino successivo dal locale parte un martellamento ossessivo e costante, al quale vanno aggiunti la maleducazione nel lordare tutta l’area con bottiglie e altro. Infatti anche la notte scorsa i residenti sono stati omaggiati da un ‘accompagnamento musicale’ che si è protratto sino alle ore 7,30 e al quale vanno anche aggiunte le rumorose chiacchierate notturne sotto le finestre.
La cosa che più mi indigna come cittadino cremonese è l’indifferenza dell’Amministrazione comunale e delle forze dell’ordine che nonostante le telefonate e le richieste di intervento non cercano minimamente di ridimensionare i ‘Kavernicoli’. E tutto questo nonostante i proclami fatti dal Sindaco all’indomani delle devastazioni perpetrate a Cremona nel Gennaio del 2015.
I frequentatori del locale probabilmente si sentono forti della loro inamovibilità e si permettono di fare ciò che vogliono: disturbare il riposo notturno, orinare ovunque, lasciare bottiglie sulla via, permettere ai cani di andarsene in giro senza guinzaglio. Loro, che inneggiano alla democrazia, sono i meno democratici nel comportamento!
Sono convinto che se io alzassi il volume del mio televisore ad un livello tale da disturbare i vicini riceverei all’istante la visita di qualche agente.
Sicuramente la proposta di trasformare il ‘Cascinetto’ in un vero e proprio centro di servizi per la comunità quali ( oltre ai già presenti Centro Anziani, Gruppo Fotografico e Centro Musica) Asilo Nido, Laboratori artistici ed altro sarebbe un modo intelligente di restituire ai residenti uno spazio ora di fatto sequestrato da pochi.
G. V.
(Cremona)

LA REPLICA

Demonizzare gli psicofarmaci è un esercizio da irresponsabili

Gentile direttore,
vorrei esporre alcune osservazioni in merito alla lettera del signor D.D. ‘Medicinali da evitare, psicofarmaci e il rischio di abuso’, pubblicata il 20/2/2017. Vorrei innanzitutto, da medico, scusarmi con tutti i pazienti - e i loro familiari - che soffrono di un disturbo o disagio a livello psichico e che, grazie all’utilizzo degli psicofarmaci (ma non solo), sono riusciti a ritrovare quel grado di benessere che ha permesso loro di tornare a condurre una vita quanto pi serena e dignitosa; queste persone, che ben conoscono la sofferenza più interiore e profonda, a volte purtroppo ancora legata allo stigma della malattia mentale, grazie alle ‘pastigliette’ e alle ‘gocce’ prescritte presso i Servizi di Salute Mentale, il Ser.T., lo psichiatra o il medico di famiglia, sono tornate a sorridere, ad abbracciare un familiare, ad avere un lavoro. Questi farmaci, come sarà sfuggito al lettore D.D. ma non a chi, nei decenni, ha speso un po’ di tempo per fare ricerca scientifica e studiare i meccanismi d’azione, hanno un’importante, nota e fondamentale efficacia terapeutica; con buona pace di D.D., benché vadano ad agire sulla psiche, tali farmaci non vanno a modificare il carattere e la personalità, trasformando i nostri ‘dolcissimi e intelligenti amici’ in oscuri assassini e belve inferocite, per effetto di chissà quale sortilegio. Questo non vuol dire che non abbiano (come tutti i farmaci) effetti collaterali e che non vadano utilizzati con cautela, ai dosaggi indicati dal medico e solo quando necessari sotto attento e continuo monitoraggio medico, per scongiurare il possibile rischio di abuso e dipendenza. È da sottolineare inoltre come per un corretto e completo percorso terapeutico non vada di certo trascurata, oltre ai farmaci, l’importanza (quando necessario) di un supporto psicologico, psicoterapeutico, sociale e familiare, al fine di creare il setting terapeutico più adatto, personalizzato e conforme a migliorare lo stato di salute di chi è passato attraverso un momento di difficoltà a livello psichico ed ha bisogno di un supporto, non solamente farmacologico. Anche se sicuramente non ce ne sarà bisogno, raccomando al nostro D.D., portato forse fuori strada dal poco informato suo conoscente, di fare più attenzione quando si impugna la penna per scrivere di certe tematiche, probabilmente poco conosciute. In questi tempi di sciagurate campagne anti-vaccini e pressoché quotidiane denunce di casi di presunta ‘malasanità’, termini come ‘veleni pericolosissimi, da evitare’, ‘effetti strani, a dir poco incredibili’ andrebbero riservati per altri tipi di sostanze dagli effetti deleteri, che davvero flagellano in modo sempre più drammatico le vite dei nostri giovani (e non solo) e che dovrebbero essere per questo completamente bandite! (...)
Filippo Marsella
(Medico in formazione specialistica in Psichiatria)

‘Droga a scuola’
Certi titoli di giornale certo non ci aiutano
Egregio direttore,
a seguito di articoli del suo giornale dedicati a ciò che avviene nella scuola che mi pregio di dirigere, mi corre l’obbligo di alcune precisazioni, a fronte di titoli del quotidiano e degli strilli che richiamano ad esso. ‘Droga a scuola’, ‘Incubo droga’, sicuramente sono titoli che rispondono al criterio di richiamare l’attenzione del lettore, (...) certamente non rispondono però al vero. (...) Rimane il fatto che tali titoli certamente non si pongono nella linea condivisa da questo istituto e dagli istituti scolastici firmatari del protocollo di intesa, siglato con la Prefettura, che distingue il territorio cremonese a livello nazionale. Infatti tale protocollo impegna le istituzioni - e in ultima analisi gli adulti che operano in esse - a condividere informazioni e azioni al fine di prevenire i problemi che assillano i nostri giovani, con una attenzione particolare alle dipendenze e comportamenti che possono scivolare nella illegalità. Le azioni sono svolte in coordinamento e la riservatezza, il profilo ‘basso’, in questo contesto, sono assolutamente necessari, a garanzia dei soggetti coinvolti, a garanzia delle azioni stesse che sono volte non alla stigmatizzazione ma al recupero di coloro che di lì a poco saranno cittadini. (...)
Attraverso il protocollo Spazio scuola di legalità, con la sinergia di scuola, prefettura, forze dell’ordine e Asst diamo una informazione corretta e ‘scientifica’ ai ragazzi su un argomento difficile da trattare ma molto presente a livello mediatico; ci affidiamo a personale esperto e qualificato al fine di prevenire e dissuadere dall’uso di sostanze stupefacenti, in stretta collaborazione con le famiglie coinvolte nei percorsi formativi e informativi. Questa forse è la vera notizia. Da anni gli alunni del biennio e i loro genitori sono coinvolti in un progetto di educazione alla legalità, che prevede incontri con gli operatori impegnati sul territorio nella lotta contro tutti i tipi di dipendenze, non solo droghe. Dunque, la presenza a scuola del cane antidroga, peraltro sollecitata dal sottoscritto come momento formativo, non è un improvvisato intervento scaturito da una emergenza incontrollabile, ma un passaggio di un progetto pianificato nel tempo e di lungo periodo, che con serenità, onestà degli operatori, realismo e trasparenza affronta uno dei problemi della nostra società.
Prof. Flavio Arpini
(dirigente scolastico del liceo delle Scienze Umane ‘Sofonisba Anguissola')

Un patto sociale a Monticelli
Insieme si va avanti non ci si salva da soli
Gentile direttore,
mi rivolgo pubblicamente a tutti i cittadini del mio paese, uomini e donne di Monticelli d’Ongina in vista della scadenza del mandato popolare, affidatomi cinque anni fa, come sindaco.
Carissimi monticellesi, vorrei ringraziarvi per come siamo riusciti ad affrontare, tutti insieme, come comunità, questi cinque anni. Non è stato un periodo ‘banale’. (...) La nostra comunità, insieme alla provincia tutta, all’Italia e all’Europa, ha dovuto fare i conti con la crisi economica più importante dal Secondo Dopoguerra. Una crisi che (...) si è abbattuta fino a qui portando via posti di lavoro, imprese e, inevitabilmente, ha messo in discussione lo ‘stare insieme’ di tutti noi. Di fronte a queste difficoltà, Monticelli non si è sfaldata. Grazie allo spirito istituzionale del Consiglio Comunale tutto, maggioranza e opposizione hanno lavorato con un fine ben preciso: il bene della comunità. Se posso permettermi, io per primo che nel 2012 sono stato eletto sindaco come cassintegrato della Tamoil ho messo anima e corpo per il bene della comunità. Sulla solidarietà abbiamo fondato la storia di questo territorio, nato dalla Resistenza e dalla cooperazione di donne e uomini che attraverso il lavoro hanno fatto avanzare le condizioni di benessere. (...) Il patto sociale che ci lega è forte, e questo è un onore poterlo dire da sindaco che ha cercato sempre di promuovere questo patto. Insieme si va avanti, nessuno si salva da solo. Questa è sempre stata la mia filosofia, politica e di vita.
Come ben sapete, prima di essere scelto dai cittadini, nel 2012, per guidare l’amministrazione, ero (e sono) orgogliosamente, un operaio. Attualmente in cerca di impiego. La mia condizione è comune a tanti, troppi. Oggi, dopo cinque anni di lavoro per costruire una Monticelli in cui il bene comune venga prima di qualsiasi altra cosa, mi trovo costretto a dedicarmi in modo più assiduo alla costruzione del mio futuro. Per motivi personali devo declinare la richiesta che da più parti mi è stata avanzata – in primis dal Pd - di mettermi a disposizione per un secondo mandato. Tuttavia non fa parte del mio modo di essere lasciare le cose a metà. E, infatti, né io né la maggioranza abbiamo intenzione di lasciare il ‘lavoro’ a metà. L’identità di governo di una amministrazione che sta portando avanti progetti i cui frutti si vedranno anche nei prossimi anni, potrà contare sul mio appoggio e sul mio tempo. Ma non più come è stato finora. Ho formalizzato la mia intenzione all’assemblea del Pd di Monticelli di non ricandidarmi. (...) Rimango a disposizione del partito e dell’amministrazione. Insieme, possiamo immaginare e costruire una Monticelli in cui nessuno venga lasciato solo.
Michele Sfriso
(Sindaco di Monticelli d’Ongina)

Quasi un ‘mare di nebbia’
Quella volta sul Po in barca e poi a mollo
Signor direttore,
in questi giorni il Po è un freddo, immobile, grigio mare di nebbia che fa rabbrividire e mi fa ricordare un’avventura che vissi proprio in una stagione simile assieme ai miei compagni. Si era nel ‘56 e i dirigenti della canottieri Eridanea, visto il mio attaccamento al fiume, mi imbarcarono su una iole a quattro come seconda voga. I risultati furono positivi tanto che vincemmo il campionato provinciale nel ‘57 sul lago di Mignano nel Piacentino. Il guaio fu quando, cercando di migliorarci, provarono a metterci su una vera barca da competizione; una ottriga, barca dallo scafo sottilissimo e dagli scalmi lunghissimi; un vero guaio per noi abituati alla placida iole.
Si era d’inverno, un inverno rigido e nevoso, ma noi si scendeva ugualmente per allenarci. Alla fine ci attendeva una stufa a segatura posta in un sottoscala e basta. Il momento peggiore era il salire e scendere da quel bolide. Salimmo senza problemi e incominciammo a remare. Vogammo per un’ora su un fiume nevoso sotto un cielo di piombo. Alla fine accostammo alla zattera. Li rivedo tutti; il timoniere giano, uomo maturo, falegname provetto e per l’occasione anche istruttore e timoniere, carattere taciturno. Noi quattro con una maglia di lana fradicia, intirizziti ed esausti. All’ordine: Ragas! am racumandi, prima föra na gamba e na volta pugià al pé in sla zatera, föra! Non aveva finito la frase che la barca si capovolse. Quelle che assistevano alla scena videro uno alla volta emergere noi quattro che schizzavamo sulla zattera e partivamo di volata verso la stufa. Ne mancava però uno all’appello: il timoniere Giano. Costui, uomo maturo e un po’ corpulento, per entrare nello scafo doveva incastrarsi. Ora si trovava a testa in giù nell’acqua gelida. (...) I presenti si precipitarono a raddrizzare la barca e con lei ecco riemergere Giano ancora seduto al suo posto. Così finì la mia carriera di vogatore ‘professionista’ e da allora preferii la più lenta ma sicura veneta.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

L’abilità del politico
Fa credere al popolo di pensarla come lui
Signor direttore,
l’abilità o la stoltezza del politico verace sta nel convincere il popolo di pensarla come lui, per poi far credere allo stesso che è lui il più accreditato difensore, animato da un accorato spirito di servizio vitalizio.
Pietro Ferrari
(Cremona)

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