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7 febbraio

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

09 Febbraio 2017 - 04:00

IL CASO

Sgarbi ha ragione. Le opere della Cattedrale sono male illuminate

Caro direttore,
la presenza a Cremona del professor Vittorio Sgarbi ha letteralmente fatto l'en plein. La Cattedrale al limite della capienza. Tutti i presenti hanno avuto la fortuna di ascoltare attentamente una Lectio Magistralis sui capolavori in essa custoditi ed i‎n particolare sul ‘Gesù Cristo Crocifisso’ di Boccaccio Boccaccino restituito restaurato grazie all'intervento di Coop per l’Arte.
‎Altra lezione importante spero sia stata recepita dagli Amministratori presenti nonché dagli esponenti della Curia. Il famosissimo critico d'arte ha più volte ripetuto la straordinarietà delle opere presenti, da questo punto di vista una Cattedrale eccelsa.
Dipinti di notevole bellezza e valore ma non correttamente illuminati.
Siamo alle solite! ‎Si possiede un tesoro e non lo si sa valorizzare! Si pensi al volano economico che potrebbe scaturire ponendo rimedio al più presto al problema e costruendo un articolato programma di marketing per il turismo della città inserendo anche queste bellezze nascoste.
Non ricadiamo nell'errore dell'Expo con l'Ortolano dell'Arcimboldo prima negato e poi prestato per soli quattro mesi... Cremona ‎e la Regione del Garda non meritano questo!
Francesco Chiavegato
(Desenzano del Garda)


I suoi rilievi sono corretti e la sollecitazione di Sgarbi va nella giusta direzione. C’è un progetto dell’ufficio diocesano per i beni culturali ed ecclesiastici per dare più luce alla Cattedrale, senza dimenticare che è pur sempre un luogo di fede.

LA POLEMICA

Israele messo al bando dai paesi della Lega Araba ma il cattivo è Trump

Egregio direttore,
mi assilla una domanda e, nella speranza di trovare chi dia una risposta, mi rivolgo al suo giornale. Il presidente statunitense ha deciso di sospendere, per tre mesi, i visti di ingresso ai cittadini di sette Paesi arabi. Da quel momento è esplosa la sfida a chi scarica sullo sciagurato le accuse più gravi. Sto attendendo, finora inutilmente, che qualcuna tra le innumerevoli persone che, in ogni parte del globo, si sono scandalizzate di Trump, si ricordi di un’altra simile decisione e si comporti di conseguenza.
Da cinquant’anni i venti Paesi della Lega araba non permettono ai cittadini israeliani di entrare nei loro confini. Non solo: anche i cittadini di ogni altro Stato al mondo che si siano recati in Israele e portino, di conseguenza, il suo timbro sul proprio passaporto, vengono respinti dai sopraddetti Paesi. Uniche eccezioni: l’Egitto dal 1979, la Giordania dal 1994 e il Marocco. Per difendersi da questo ‘embargo di persone’ Israele non appone più il proprio visto d’ingresso sul passaporto degli stranieri, bensì su un foglietto da tenere accluso al passaporto, e che viene cestinato al momento della ripartenza dallo Stato ebraico. Secondo me la decisione della Lega araba non è meno grave di quella di Trump, anzi... Però nessuno tra i milioni e milioni di turisti, pellegrini, uomini d’affari, religiosi, politici che in questi anni si sono recati in Terrasanta, Israele, Palestina o come diavolo ognuno chiami quella terra, ha mai osato criticare questa decisione, tuttora in vigore. Perché? Perché Trump è un reietto, e può anche darsi che lo sia, e la Lega araba, invece, no?
Lauro Casetti
(Agoiolo di Casalmaggiore)

L'INTERVENTO

Diventare adulti nell'epoca dei social

’introduzione e la diffusione di un nuovo strumento di comunicazione ha sempre comportato modifiche importanti nella struttura e nell’organizzazione della vita delle società. È stato così per l’introduzione della scrittura nelle culture orali, per l’invenzione della stampa a caratteri mobili nel ‘400, poi con l’avvento dei mezzi di comunicazione di massa nel ‘900 e oggi con la diffusione dei new media. Ognuna di queste transizioni epocali è stata accompagnata da un importante dibattito sui cambiamenti prodotti e sugli effetti a lungo termine generati da questi cambiamenti. L’utilizzo di un nuovo medium non significa, infatti, semplicemente, continuare a dire e fare le stesse cose utilizzando uno strumento diverso; comporta, invece, una profonda trasformazione cognitiva (una trasformazione del modo in cui organizziamo il pensiero) e relazionale (una trasformazione del modo in cui stringiamo e manteniamo relazioni sociali). Cambia il modo di fare esperienza, conoscere, provare emozioni, comunicare. In sintesi, il nostro modo di essere uomini e donne. La rapida e capillare diffusione dell’utilizzo dei social network tra le nuove generazioni, che abbiamo l’opportunità storica di osservare come testimoni privilegiati, produce una nuova ‘forma dell’umano’. Incentiva un pensiero paratattico e frammentato, più incline all’accumulo e alla giustapposizione di concetti che alle subordinazioni e gerarchie logiche; enfatizza la potenza evocativa delle immagini, proposte a ritmi rapidi e incalzanti, a scapito della lettura lineare di un testo e della riflessione interiore che lo accompagna.

Ci abitua a modalità di relazione a distanza e mediate e ci allontana dal confronto faccia a faccia, diretto; permette di dare libero sfogo al nostro narcisismo e all’esibizione dell’Io (cosa mangio, cosa faccio, cosa compro), piuttosto che incentivare l’ascolto dell’Altro; rende possibile un accesso pressoché illimitato e straordinario alle informazioni, senza però darci gli strumenti critici per selezionare, vagliare e nemmeno il tempo necessario affinché esse si sedimentino in conoscenza. La nuova comunicazione alimenta nuove forme di controllo (in famiglia, tra amici, nella vita di coppia), un impellente desiderio di dire e sapere tutto e subito; un bisogno estremo di approvazione, consensi, riconoscimento. Per un singolare slittamento semantico, ‘condividere’ significa sempre più spesso parlare e ‘postare’ continuamente di sé e su di sé: un flusso monologico ininterrotto. Il compito del ricercatore sociale non è quello di proporre un improbabile ritorno al passato, di colpevolizzare, di stigmatizzare, ma quello di rendere consapevoli gli individui delle dinamiche nascoste (e delle sottese strutture di potere) che guidano comportamenti all’apparenza normali, ovvii, giusti. Chi affronta, su base scientifica, questo tema deve mostrare le stesse cose sotto luci diverse. Invitare alla riflessione, all’approfondimento, alla consapevolezza. La proposta di astensione di una settimana dai social network per gli studenti delle classi del triennio dell’indirizzo multimediale del Liceo Artistico Munari di Crema, che ho coordinato insieme ad alcune insegnanti, si inserisce in questo ambito. Fermarsi una settimana per riflettere sulle motivazioni che stanno dietro il bisogno continuo di comunicare; sulle ragioni della necessità di fare selfie e ‘condividere’; sulle emozioni e sui sentimenti che si provano se privati della nostra indispensabile protesi, lo smartphone. Con gli studenti che hanno accettato la sfida, non sono state utilizzate forme di controllo (peraltro oggi pressoché impossibili) o incentivi particolari. Abbiamo puntato sulla responsabilizzazione rispetto agli obiettivi del progetto e presentato questa esperienza come un’opportunità di introspezione personale e di analisi sociale. I risultati numerici — tre studenti su quarantasei sono arrivati alla fine della prova — non possono che invitarci a interrogarci in profondità su quanto avviene nelle nostre case e nelle nostre aule. Credo, infatti, che il problema non si possa affrontare sottolineando di continuo la ‘dipendenza’ dei giovani dai social, quanto, piuttosto, con un’importante assunzione di responsabilità da parte degli adulti sulla qualità dei contesti di socializzazione che abbiamo offerto e offriamo alle nuove generazioni. I termini utilizzati dagli adolescenti nel diario introspettivo che abbiamo chiesto loro di produrre — ‘bisogno’, ‘senso di vuoto’, ‘isolamento’, ‘abbandono’, ‘noia’ — ci aprono, infatti, un varco per accedere alla comprensione di comportamenti all’apparenza incomprensibili (ad esempio, cinque ragazzi ad un tavolo in una pizzeria in silenzio, ognuno chino sul proprio smartphone) ma anche all’analisi delle nuove forme di bullismo, come ai modi per sollecitare sopite risorse espressive. La lettura dei dati raccolti, che seguirà nei prossimi mesi, potrà contribuire a rendere noi, genitori ed educatori, interlocutori all’altezza della complessità che vivono quotidianamente i nostri giovani, impegnati nel ‘diventare adulti nell’epoca dei social’.
Angela Biscaldi
(Dipartimento di scienze politiche e sociali dell’Università di Milano)

Veleni a Castelverde
I Boc? Vantaggiosa operazione economica
Egregio direttore,
nella lettera dello scorso 4 febbraio il signor Priori, solitamente ben documentato sugli atti e sulle delibere consigliari, vuol seguire Franzosi e incappa ovviamente in errore.
La decisione di ricorrere ai Boc fu presa nel novembre 2005 per estinguere anticipatamente i mutui in corso e fu un'operazione economicamente vantaggiosa per il bilancio comunale. Punto. La Società Cast. In. sorse successivamente e fu finanziata con anticipazione di cassa da parte del Comune. Due cose completamente differenti e indipendenti l'una dall'altra.
Il signor Priori sa bene qual è sempre stato il mio giudizio in merito all'operazione Cast. In., tra l'altro una delle ragioni per cui mi dimisi da assessore nella prima giunta Lazzarini.
Signor Priori torni a giocare pulito e non inizi a rimestare nel fango come piace a qualcuno. Non è da lei.
Angelo Bruschi
(Castelverde)

Maiorino deve giocare
Qual è il male oscuro della Cremonese?
Signor direttore,
no, proprio non ci siamo, ennesima delusione, rabbia e rammarico. la gloriosa Unione Sportiva Cremonese, a mio avviso soffre, di un male ‘oscuro’! Inizio col dire che una squadra, che prima della lunga sosta, viaggiava con una media di ben oltre di due punti a partita, ha iniziato il 2017 senza vincere alcuna partita e ha raccolto solo due punti. Troppo poco per una compagine che mira al salto di categoria. Anche per quest’anno, lo possiamo dire, la promozione diretta purtroppo è archiviata. Nonostante le dirette rivali — Alessandria, Livorno e Arezzo — non viaggino proprio ad un ritmo ‘impressionante’.
Questa volta devo mettere il dito nella piaga. A mio avviso il direttore generale Giammarioli e lo stesso mister Tesser hanno perso quella serenità che serve per guidare come si deve la squadra e portarla in alto. Un bel mea culpa, per rispetto dei tifosi, non farebbe male. Troppi acquisti dell’ultima ora e buttati subito nella mischia. Al pari di altri giocatori messi fuori rosa o lasciati liberi di andarsene. Senza tralasciare che alcuni, l’ossatura della squadra, stanno ‘tirando la carretta’ da inizio campionato ma ormai non ne hanno più. Serve immediato riposo. E poi ci sono alcuni giocatori — cito Maiorino — che hanno giocato poco e che non partono dall’inizio salvo poi segnare quando entrano. Perché Maiorino non gioca dal primo minuto? (...)
Andrea Delindati
(Cremona)

Un silenzio colpevole
Un’urna cineraria merita più rispetto
Egregio direttore,
la notizia delle urne scambiate al cimitero mi induce ad una riflessione; la nostra vita è costellata da momenti importanti, ma due sono fondamentali: la nascita e la morte, senza la nascita non esiste la vita, senza la morte la vita non avrebbe forse valore.
Perché unisco questi eventi è presto detto: se un'ostetrica dovesse per una ‘svista’ scambiare due neonati tutti si scandalizzerebbero, chiederebbero spiegazioni adeguate al primario e anche al direttore sanitario dell'ente ospedaliero. Nessuno direbbe ‘non è un problema, in fin dei conti ogni coppia di genitori torna a casa con un neonato da accudire, da crescere e da amare’; chiunque metterebbe in evidenza che il neonato è un essere umano con una dignità che gli deve essere riconosciuta dal momento della nascita, non un giocattolo qualsiasi. Analogamente un defunto ha il diritto, attraverso i famigliari che lo piangono, a vedere riconosciuta quella dignità che, come persona, lo ha accompagnato per tutta la vita. Il culto dei morti, nato con la ‘civiltà’, è una caratteristica dell'uomo e nessuno può permettersi di ridurlo ad un'azione qualsiasi da compiere con leggerezza; ciò che per gli addetti è routine quotidiana per i famigliari del defunto è un momento di grande coinvolgimento emotivo che nessuno può permettersi di sottovalutare.
Il silenzio di chi rappresenta le istituzioni è a dir poco offensivo nei confronti dei congiunti della persona defunta e, mi si lasci dire, fa nascere il dubbio che anche per loro la tumulazione di un'urna cineraria sia un atto senza particolare significato affettivo.
Ritengo, infine, che i vertici dell'amministrazione pubblica debbano delle spiegazioni non solo alle persone coinvolte direttamente, ma alla cittadinanza intera che, non scordiamolo, è il loro datore di lavoro e come tale versa loro non solo lo stipendio, ma anche i premi di produttività alla fine dell’anno.
Alessandro Magnani
(Cremona)

Spero di sbagliarmi
Le spese di Renzi. Se fossero vere...
Signor direttore,
il governo di Matteo Renzi spende (spendeva) 350.000 euro l’anno per una assicurazione a favore dei deputati per infortuni e invalidità, punture e morsi da animali, malattie tropicali, affogamento, ernie addominali, escursioni in montagna, colpi di sole, calamità naturali, terremoti, inondazioni, alluvioni, eruzioni vulcaniche, (ridicolo) infortuni in stato di ebrezza, se subiti dei danni in caso di sommosse insurrezioni o tumulti popolari. Per non parlare di un finanziamento di 15 milioni di euro all’anno per il suo aereo personale.
Se tutto questo corrisponde al vero è giusto il proverbio tale padre tale il figlio.
alfredo.zanenga@libero.it

Cremona inquinata
I comportamenti (cattivi) non aiutano
Signor direttore,
il lettore Angelo Garioni si stupiva del fatto che Cremona, cittadella circondata dai campi, ha l'aria sporca come Milano. Ebbene, per fargli capire perché questo succede, faccio solo tre esempi.
Asilo di Via Lancetti, le mamme recuperano i bambini lasciando il motore dell'auto acceso, i piccoli devono trovare l'auto ben calda.
Passaggio a livello di via Ghinaglia, un centinaio di auto ferme in attesa che passi il treno, tutte con il motore acceso, per non interrompere il riscaldamento dell'abitacolo.
Il terzo esempio è una storiella che mi è accaduta personalmente, al supermercato IN's di via Burchielli. Faccio per entrare nel supermercato e il respiro mi si mozza. Infatti davanti all'ingresso del supermercato c'era una potente Bmw con targa romena con il motore acceso, con nessuno a bordo, che emanava un forte odore di gas incombusto. Entro, faccio la spesa e dopo un quarto d'ora esco. All'uscita la stessa menata. Quel motore era rimasto acceso un quarto d'ora inutilmente. Allora apro la portiera, giro la chiavetta e spengo il motore. In quell'istante corre fuori dal supermercato il proprietario dell'auto, un tipo nerboruto incavolato nero. (...) Voleva menarmi e si era posto davanti alla mia macchina perché non voleva lasciarmi andare via. Le risparmio il finale.
Le ho fatto solo questi tre esempi lampanti sul perché i polmoni dei cremonesi sono neri come il carbone.
In questi casi non si deve parlare di buona educazione, ma di altruismo, caratteristica che, lo dico amaramente, è molto carente tra i miei concittadini.
D. D.
(Cremona)

Diventate un vero lavoro
‘No profit’ a peso d’oro. Mi son perso qualcosa
Caro direttore,
saremmo curiosi di sapere come mai tante opere assistenziali, tra cui ‘no profit’ e ‘volontariato’, si siano trasformate in vere e proprie attività professionali regolarmente e lautamente retribuite.
Tali espressioni non racchiudono contraddizioni in termini oltre che avversare finalità per le quali istituite? A meno non ci sfugga qualcosa del loro corretto significato.
P. F. Mari
(Cremona)

Vandali anti-Stradivari
Un tempo i maghi finivano al rogo
Egregio direttore,
il menestrello dall’ego smisurato, votato al benessere della comunità, Daniele Disingrini (D.D.) ci ha reso edotti anche sulla sua bravura manuale. Samurai indomito con la tuta mimetica sfida la plebe cremonese. Elogiato dall’amico Claudio Merlini e dal sottoscritto per le opere precedentemente portate a termine non demorde. Va oltre! Avvisa urbi et orbi che ha già preparato il manico nuovo per il violino deturpato di Stradivari da teppistelli locali. (...) Spiacente ma della scaramanzia, stregoneria, fatture ecc. non me ne può fregare più di tanto. Anche se hanno le sembianze di un avviso mafioso! Un tempo lontano maghi, maghetti esperti in pratiche esoteriche finivano al rogo! È quello che cerca?
Luciano Pedrini
(Cremona)

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Commenti all'articolo

  • ilgurzo2003

    09 Febbraio 2017 - 09:15

    P.F. Mari potrebbe fare qualche nome, esempio o sigla ? Detta così sembra che ci sia marcio ovunque

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