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20 gennaio / 1

Lettera al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

22 Gennaio 2017 - 04:00

IL CASO
L’oratorio di San Bernardino a Crema ospita un partito e un cantante fascista
La chiesa non è la ‘bottega’ di nessuno
Chiediamo in molti di annullare l’iniziativa
Signor direttore,
una locandina sul settimanale cattolico ‘Il Nuovo Torrazzo’ (14 gennaio 2017 pagina 9) riporta quanto segue: «Il circolo territoriale del Popolo della Famiglia in data 27 gennaio 2017 terrà un incontro nel teatro dell’oratorio di San Bernardino a Crema con Gianfranco Amato, segretario nazionale del Popolo della Famiglia e il cantante Giuseppe Povia dal titolo ‘Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico’». E prosegue: «vedrà la presenza del candidato sindaco del PdF alle prossime amministrative cittadine» ( di Crema). Incuriosito mi sono documentato in internet e ho scoperto che: il Popolo della Famiglia è un movimento che è diventato partito politico (con una sua sigla PdF e un suo logo) fondato nel marzo 2016 da Mario Adinolfi e Gianfranco Amato, che con 300 candidati si è presentato alle recenti elezioni amministrative del giugno 2016 con risultati scarsissimi: 0,6% di Adinolfi a Roma. Il cantante Giuseppe Povia è apparso in un video per sostenere il No al referendum sulla costituzione con alle spalle la foto di Benito Mussolini e ne ha giustificato la scelta col fatto che egli sarebbe stato un vero statista, mentre «#Renzi è un politicante» eccetera eccetera.
Due considerazioni. Non ci sono dubbi: in una parrocchia di Crema si presenta un partito, con il suo segretario e il suo candidato sindaco (evidentemente non per fare la bella statuina). Come credente cattolico sono scandalizzato perché la chiesa con il Concilio aveva deciso di cambiare rotta e staccarsi dai partiti, dando piena autonomia al laicato cattolico in politica. L’identità politica dei cattolici si esprimerà in pluralità di scelte politiche e partitiche e in piena libertà.
La Chiesa non è la bottega di nessun partito, basta al collateralismo. «La Chiesa non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito», affermava San Giovanni Paolo II al convegno ecclesiale di Palermo del 1995. La conseguenza è ovvia. L’accesso ai locali della parrocchia non è consentito ai partiti. Molte sono le disposizioni delle diocesi in merito. Eccone una dei vescovi dell’Emilia Romagna ( diocesi del nostro nuovo vescovo Daniele), in data 3 maggio 2014 dal titolo ‘Locali parrocchiali ed elezioni’. Al punto 2 e 3 così recita: «E’ proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a rappresentanti di qualsiasi partito o raggruppamento politico, anche per incontri/dibattiti in cui siano parimenti rappresentati tutte le parti politiche. E’ ugualmente proibito dare in uso locali di proprietà della parrocchia o di altri enti ecclesiastici a persone aventi incarichi istituzionali, ma che ne facciano richiesta per sostenere la campagna elettorale di una precisa parte politica».
I partiti hanno altrove i loro spazi pubblici e le loro sedi . Invitare poi un partito in parrocchia è discriminare i fedeli che la pensano diversamente. Libero il signor Povia di votare No al referendum, libero di ammirare Mussolini, ma il signor Povia sappia che non è gradita la sua presenza in parrocchia proprio il 27 gennaio giorno della memoria, della Shoah, dello sterminio di ebrei, zingari, omosessuali, religiosi, politici, perpetrato dai nazisti di Hitler alleati con il duce.
Ho chiesto al mio parroco e alla chiesa che è in Crema di annullare la manifestazione. Chiediamo di annullare questa manifestazione inviando una email di dissenso alla curia di Crema curia@diocesidicrema.it o quanto altro sia necessario.
Un’ultima considerazione: ma noi genitori, educatori, manderemmo i nostri figli ad un incontro con il cantante Povia, estimatore di Benito Mussolini, ‘vero statista’ che è stato il mandante dell’uccisione di Matteotti, che ha imbavagliato l’opposizione politica (chiudendo anche le sedi delle associazioni cattoliche) che ha mandato al confino dissidenti, che ha fatto le leggi razziali, che ha coinvolto gli italiani in una avventura di guerra tremenda producendo migliaia di morti, arrivando ad una guerra fratricida, che ha aperto campi di smistamento per i lager in Germania e con la Risiera di Santa Sabba, unico campo nazista in Italia, zona che faceva parte formalmente della Repubblica sociale italiana?
P.S. Tanti politici bussavano o bussano ancora alle canoniche, d’altronde anche loro, i politici, hanno un’anima da salvare. Come non ricordare Don Camillo e Peppone? ma questa è un’altra storia.
Tarcisio Zaffardi
(zaftar@alice.it, Crema)

La sua lettera è dura e circostanziata. Restiamo in attesa di una risposta della diocesi di Crema.

L'INTERVENTO
Populismo figlio delle miserie della democrazia
Ma, anzitutto, che cosa è il populismo? Storicamente è un movimento culturale e politico russo, attivo fra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento, che sosteneva una specie di socialismo rurale, basato sulle comunità russe di campagna, ed esaltava le capacità e le qualità, morali e spirituali, del popolo. Si rese protagonista anche di azioni violente: fu responsabile, ad esempio, dell’uccisione dello zar Alessandro II. Per estensione venne poi ad indicare l’atteggiamento che esalta il popolo come depositario esclusivamente di valori positivi. In ciò sviluppando quella visione idealizzata del popolo che già molti Romantici avevano: ‘vox populi, vox Dei’, la voce del popolo è voce di Dio. Ed inoltre, sempre per estensione, venne ad indicare ogni movimento esaltante il rapporto diretto fra un capo carismatico e le masse (il termine venne usato, ad esempio, per definire il peronismo in Argentina). Gramsci causticamente definì il populismo come quel movimento che mette la cacca del popolo sotto una teca di vetro ed invita ad adorarla. Non accorgendosi che, in realtà, l’adorazione va ad un capo potente. Il significato che si dà oggi alla parola è diverso da quelli originari (inviterei addirittura ad usare termini diversi) e sta ad indicare movimenti anche molto differenti fra loro, caratterizzati tutti da forti critiche all’establishment dominante, dal richiamo continuo alla volontà popolare (in genere verificata in rete), dal rifiuto di ciò che ‘sta in mezzo’ tra popolo e potere (partiti, sindacati, associazioni). Alcuni commentatori arrivano a sostenere che, insieme alla crisi economica, alla situazione internazionale ed alla globalizzazione, di cui pure è figlio, il populismo porterà alla fine della democrazia; anzi, parlano già di post-democrazia perché, anche se non è al governo, il populismo condiziona anche i governi che combatte. I partiti poi ne fanno uno spauracchio, a giustificazione spesso dello ‘status quo’. In Italia, come dicevo, si sta elaborando una nuova ‘clausola ad excludendum’ (come quella antica nei confronti del PCI, ovviamente diversissima per cause e profondità), specialmente nei confronti dei 5 stelle: siamo ‘costretti’ a governare, stando insieme anche litigando, per evitare un pericolo grande. Tanto più che i 5 stelle stessi escludono alleanze. Ora, non è che io voglia difendere il populismo. Ne vedo tutti i rischi, anche se non mi sembra che la protesta sia (ancora) contro la democrazia in se ma contro l’establishment. Voglio comunque ragionare e vedere che cosa di buono esso può dare e soprattutto quali istanze il sistema democratico dovrebbe promuovere per proseguire e migliorarsi. Perché in fin dei conti il populismo è figlio anche e soprattutto delle miserie della democrazia. Cioè dell’incapacità della democrazia di affrontare la rabbia e la protesta dei cittadini. Ad esempio, a me pare che non sia sbagliato ricercare nuove strade di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini, che sia sacrosanta l’esigenza di pulizia e lotta alla corruzione, che sia doverosa la massima trasparenza nel gestire la cosa pubblica. Ritengo siano tre le linee d’azione che il sistema democratico dovrebbe perseguire. La prima riguarda la sicurezza dei cittadini, fondamentale nel patto sociale che ci lega. Ed una politica dell’immigrazone che sia egualmente lontana dall’elitarismo buonista, che vorrebbe accogliere tutti, e dal rifiuto preconcetto di ogni profugo. La seconda linea d’azione attiene all’impegno deciso ad eliminare privilegi oggi non più accettabili, soprattutto dei politici (dai vitalizi alle più varie prebende), dei banchieri e dei manager pubblici. La terza linea d’azione è quella che mira a ridurre, gradualmente ma con decisione, le eccessive diseguaglianze sociali. Negli ultimi decenni vi è stato un grande spostamento di ricchezza a favore dell’1% della popolazione più ricca ed a danno dei più poveri e dei ceti medi. Potremmo dire, in due parole, che bisognerebbe realizzare la Costituzione. Dare attuazione ai principi in essa enunciati. Qualcuno dirà che ciò non avverrà mai. Francamente non so se la nostra democrazia avrà la forza e la capacità di farlo. Mi auguro di sì, altrimenti la divaricazione fra la politica e la vita delle persone rischia di divenire non più sanabile. Certo a poco serve demonizzare il populismo senza agire per toglierne le cause.
GIAN CARLO CORADA

Raccolta rifiuti e disagi
I lavoratori stranieri con stipendi dimezzati
Egregio signor direttore
mi permetta esternare, tramite il quotidiano da lei diretto, la mia solidarietà nei confronti di quei cittadini che subiscono in questo periodo enormi disagi dovuti dalla mancanza della raccolta dei loro rifiuti da parte di noi operatori ‘stranieri’ ecologici della cooperativa Femar. Ma purtroppo le condizioni cappio lavorative, avvallate da un sindacato palesemente colluso che da anni siamo obbligati a subire, ci hanno costretto, nostro malgrado, a non collaborare per uno stipendio che oltre a non vedere da mesi é ridotto di 3/4 di quello percepito dal personale ‘italiano’ assunto direttamente da Linea Gestioni: esente da premi di produzione, indennità di rischio, straordinari, elargito da anni a singhiozzo e mai rispettata la puntualità. Comprendo che la situazione delineatosi può rivelarsi devastante per tanti condomini, però gli interessati dovrebbero rivolgersi, come loro diritto, all’Azienda sanitaria locale, invece di imprecare contro i dirigenti intelligenti che si fanno chiamare ‘ingegneri’, forse perché molto ingegnosi nel costruire il vitello d’oro delle loro ricchezze sulla pelle di noi esasperati che abbiamo con le nostre famiglie e i nostri bambini passato le festività Natalizie in bianco senza il bisogno che scendesse la neve.
Driss Fassali
(ex dipendente cooperativa Femar, Cremona)

Pendolari bistrattati
Treno cancellato
lo sanno, non lo dicono
Caro direttore,
una precisazione per chi crede che non ce ne siamo accorti. Qual è stato il vantaggio dello scorporamento delle Ferrovie dello Stato nelle sotto-società Rfi, Trenitalia/Frecce, TreNord per gli utenti (un tempo passeggeri, ora clienti) ? Nessuno. Anzi, s’è favorito il gioco preferito da molte Istituzioni italiane: il rimpallo della responsabilità lo scaricabarile. Esempio emblematico lunedì 16 gennaio. A Rogoredo si aspetta il treno per Mantova delle 20.33. Ritardi sparsi sul tabellone, mentre il nostro treno giace immacolato, abbinato al binario dove dovrebbe arrivare, il n.6. Passano i minuti, si va oltre l’orario previsto e l’altoparlante non dice nulla. Alle 20.40 mi decido a far visita agli amici della calda e minuscola biglietteria. Chiedo notizie del Mantova, e subito mi rispondono: «E’ stato cancellato». E cosa aspettavate a dircelo? E qui parte il rimpallo: «Guardi, non se la prenda con noi: questa è una biglietteria Trenitalia/Frecce, e il suo è un treno di TreNord.. Per reclami si deve rivolgere a una biglietteria TreNord, tipo a P. Garibaldi». Certo, dato che son di strada... E’ superfluo pensare di ottenere risposta al quesito: se sapete che è cancellato, non potete fare voi l’annuncio per tempo, anziché aspettare che ve lo comunichi in via ufficiale, e ovviamente in ritardo, TreNord? Me ne vado di corsa al binario n.4, dove noi pendolari cremonesi riusciamo a prendere il Piacenza delle 20.30, miracolosamente in ritardo di 15 minuti. Si farà scalo a Codogno, sperando in un mezzo di collegamento con Cremona. Nel mentre, beffardo, parte l’annuncio della cancellazione del Mantova. (...)
Lettera firmata
(Pizzighettone)

Prezzi alle stelle
Le panetterie care come gioiellerie
Signor direttore,
oggigiorno, per una famiglia monoreddito e per la quasi totalità dei pensionati, solo l’oculatezza nel fare la spesa può permettere di tirare a fine mese. Ciò comporta purtroppo una rilevante perdita di tempo per raccogliere quanto serva, un po’ dovunque e spesso in zone piuttosto distanti tra di loro. Ma quello che crea maggior disagio, però, è invece il rincaro sconsiderato di taluni generi di prima necessità quali, ad esempio, il pane quotidiano, cardine della nostra dieta mediterranea. Un tempo le rivendite annesse ai relativi laboratori artigianali, erano ricavate da semplici appendici degli stessi. Ora le parti si sono invertite trasformando le fornerie in doviziosi ed ampli esercizi polivalenti: botteghe per la pasta, pizzerie, pasticcerie, confetterie, gastronomie e persino caffetterie. Rivoluzione da sballo: una vera e propria kermesse in grado di soddisfare ogni capriccio, anche il più recondoto. Dalle varietà di pane, poi, sarebbe assai improbo descrivere i tipi, dalle ‘coppie ferraresi’, al pan ‘sciocco’ toscano, dalle turgide pagnotte pugliesi: tutti in grado di stimolare anche i succhi gastrici più ritrosi. Tenuto conto che gli elementi basilari si riducono alla farina di grano tenero o duro, all’acqua, al lievito, al sale, all’energia elettrica per alimentare impastatrice e forni, a qualche additivo per le qualità più elaborate, oltre alla mano d’opera, se ne deduce un costo che alla fonte s’aggira attorno agli euro 0,50/0,60 al chilogrammo per i panificatori. Saremmo curiosi ci fosse spiegato come mai tale cifra, possa fermentare di otto volte tanto, oltre i 4 euro nel caso dei prodotti più sofisticati, mentre in taluni supermercati viene contenuto attorno a euro 1,80. Spesso tali ricarichi appaiono talmente inverosimili da farci temere di aver varcato la soglia d’una gioielleria.
Massimo Rizzi
(Cremona)

Soresina
Avremo la moschea?
Chi tace acconsente
Egregio direttore,
mi rivolgo ancora all’amministrazione di Soresina, sempre così pronta a rispondere. Non serve a nulla rivangare il passato. Non trovo dignitoso chiamare in causa i trascorsi di un cittadino che solleva interrogativi. Serve trovare soluzioni nel presente. Serve dare risposte oneste ammettendo magari di aver sbagliato perché quando si amministra si rifanno strade, scuole (ve lo riconosco) ma anche errori; l’importante è capirlo in tempo ed andare avanti. Riformulo la domanda: quella di Soresina è una moschea? A questo punto vale il detto «chi tace acconsente». Io, che ho votato Rinnova Soresina avrei preferito un onesto sì. Maria P.
(Soresina)

Contro abusivi e accattoni
Fuori dall’ospedale serve l’esercito
Egregio direttore,
all’esasperazione, non c’è una logica di comportamento. Senza dubbio di primo acchito si pensa... con una pistola ha minacciato? ecc. ecc. Ma cosa è successo prima? L’avvocato, su ‘La Provincia’ fa il suo mestiere e con enfasi, fa passare un venditore abusivo e suo assistito, come una educanda. A fine 2015, per problemi personali, ho dovuto frequentare il posteggio antistante l’ospedale. Premetto che sono un militare in riserva e fisicamente ben piazzato, 1,80 d’altezza. Appena posteggiavo, come cavallette mi si avvicinavano 1-2 venditori abusivi (sottolineo abusivi) che al mio fermo diniego mi guardavano, ed io certo non abbassavo lo sguardo, andando via mugugnando. Altre volte notavo, che accerchiavano persone anziane e andavo in loro soccorso, facendomi passare per un loro parente... vedesse direttore i ringraziamenti e dicevano: per fortuna è venuto lei... sono in tanti e noi... con pochi soldi con tanta paura, per noi e le nostre macchine. Quest’anno, avendo avuto bisogno della struttura ospedaliera per un famigliare ho constatato che al posteggio antistante l’ospedale non è cambiato niente. Perché anche Cremona non chiede l’intervento dell’esercito, per permettere e liberare di più vigili, polizia, carabinieri, per pattugliare di più i punti sensibili. E ritengo il posteggio dell’ospedale sia uno di quelli.
Mimmo T.
(Cremona)

Borsello perso, trovato e reso
Altruista, gentile e sconosciuto: grazie
Egregio direttore,
mi consenta di segnalarLe quanto di recente accadutomi. Una persona onesta e gentile, ma purtroppo a me sconosciuta, la sera del 16 gennaio ha trovato il mio borsello contenente assegni e documenti e si è precipitata a casa mia per la restituzione mentre mio marito ed io eravamo ancora intenti a cercarlo disperatamente all’interno dell'ospedale di Cremona. Voglio esprimere a questa persona così onesta e premurosa, doti assai rare di questi tempi, la mia più sincera gratitudine, nella speranza che possa leggere questa mia.
Emanuela Tosi
(Cremona)

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Commenti all'articolo

  • ilgurzo2003

    22 Gennaio 2017 - 09:50

    Se ci fosse una indicazione della diocesi di Crema sulla questione partiti e sale parrocchiali, darei ragione a Zaffardi...ma a quanto pare non c'è. A memoria ricordo anche che altri papi hanno invece chiesto ai cattolici di impegnarsi in politica, indicandola come la più alta forma di carità. Inopportuno invitare Povia? sono d'accordo. C'è un limite anche al revisionismo; anche se i partigiani ancora non lo hanno capito. Però anche qui non siamo al divieto, ma all'inopportuno e le ricadute saranno tutte responsabilità del parroco. Il PdF è per ora l'unico movimento in Italia che difende i valori non rinunciabili indicati da Papa Benedetto XVI e, per chi sa leggere, anche da Papa Francesco e da tutti i papi prima di loro: come fa un prete a negargli una sala? Ma vedrà che si sposteranno per andare in un luogo più capiente

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