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12 gennaio

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

14 Gennaio 2017 - 04:00

IL CASO

Tante occasioni culturali perse. Cremona "paga" anche questo

Egregio direttore,
ho letto l’intervista pubblicata su ‘La Provincia’ del 10 gennaio al presidente della Confcommercio Vittorio Principe sui temi della ‘rigenerazione urbana’. Si può o meno concordare con le critiche che il presidente dell’Ascom ha rivolto all’amministrazione comunale sul tema ma un passo dell’intervista mi sembra particolarmente interessante laddove Principe afferma che, dal punto di vista culturale, si sono perse ‘occasioni importanti, come il Festival del Racconto o, successivamente, le Corde dell’Anima, sostituite da altri festival di minor respiro’. Probabilmente, il Presidente dell’Ascom si riferisce al Festival Porte Aperte , tenutosi nel luglio scorso, che ha visto la presenza di scrittori di rilievo, che hanno riscosso un certo successo di pubblico, accanto a figure di secondo piano o poco incisive. Ora, è chiaro che, con un budget non stratosferico, non si possono proporre voci letterarie di livello internazionale ma la questione non sta, secondo me, solo in termini di risorse. Voglio dire che sarebbe stato più proficuo affiancare (un po’ come si era tentato di fare con le manifestazioni collaterali alle ‘Corde dell’Anima’) alle presenze nazionali un panorama dell’attività letteraria a livello locale, nella misura in cui locale, oggigiorno, non vuol dire necessariamente provinciale nel senso negativo del termine, per contrastare, tra l’altro, quella sorta di nemesi che incombe, da tempo, sulle manifestazioni culturali nostrane, cioè quella specie di subalternità secondo la quale gli ospiti provenienti da fuori sono sempre migliori delle voci locali. Io credo, invece, che, se le prossime iniziative promosse dall’amministrazione si articoleranno nel senso di promuovere una più stretta relazione tra attività locale e panorama nazionale, la città stessa e le sue voci artistiche ne potranno guadagnare in prestigio e visibilità.
Vincenzo Montuori
(Cremona)

Non c’è dubbio che la cultura possa essere un traino importante per Cremona. Il successo di alcune rassegne che hanno caratterizzato gli anni scorsi e che hanno portato migliaia di persone in città, rivitalizzando il centro, è la prova di quanto sostengo. Investire nella cultura, soprattutto quella più ‘popolare’, potrebbe essere una delle chiavi per invertire la tendenza.

LA POLEMICA

La città per essere viva deve essere vissuta

Caro direttore,
sono ormai passati oltre due anni da quando si è insediato il sindaco e la giunta Galimberti. In campagna elettorale sono state fatte molte promesse e ad oggi, a metà mandato, una buona parte di noi cittadini si domanda che cose se ne sia fatto di tanti proclami? La ridotta apertura dello sportello Iat, ufficio turistico del comune di Cremona, mi auguro non sia venuta a caso quanto piuttosto dopo una delicata e ragionata fase di studio sull'affluenza all'ufficio turistico da parte di turisti e non. Nel 2015 si sono contate 43.740 persone mentre 31.503 nel 2016. La disomogeneità circa la rilevazione dei dati riguardanti l'affluenza affermata dall'assessore alla città vivibile e alla rigenerazione urbana risulta un pretesto a copertura di un inesorabile calo di presenze turistiche nella nostra città. Quindici anni fa con la giunta Corada si è creato il centro commerciale Ipercoop che ha svuotato il centro storico impoverendolo sia a livello commerciale che di affluenza alle nostre bellezze architettoniche. Dopo una dispendiosa quanto mai breve fase dei ‘Paese dei balocchi’ su ‘Onde blu’ (corso Garibaldi) e un timido ‘Boccaccino’ (all'incrocio tra l'aerea omonima e via Platina) che veniva subito imbruttito e danneggiato il nostro centro storico è sempre più un deserto a cielo aperto ingiallito da vetrine ricoperte da giornali, peggio di Madonna di Campiglio fuori stagione. Noi la nostra città la dobbiamo vivere non si può restare a mani vuote davanti a così tanta ricchezza artistica e culturale.
Bianca Ferrari
(Cremona)

L'ANALISI

Dopo Obama i neri Usa non stanno meglio

Quando Barack Hussein Obama, primo presidente nero andò al potere nel 2008, ci furono nella comunità afro-americana incredibili manifestazioni di giubilo. Sapevano che, in buona parte, il trionfo di Obama era merito loro: da Washington alla sua Chicago, milioni di neri che non avevano mai votato si erano registrati come elettori e poi erano corsi alle urne, prima per battere Hillary Clinton nelle primarie e poi John McCain nelle presidenziali.
La stessa cosa è avvenuta, anche se in misura leggermente minore, nelle elezioni del 2012 che assicurarono al loro beniamino un secondo mandato. Dopo avere ottenuto grazie a Martin Luther King (e al presidente Lyndon Johnson) l’abolizione delle ultime leggi di discriminazione razziale, e una serie di misure – come l’accesso privilegiato alle università – che dovevano aiutarli a colmare il ritardo accumulato a causa della loro storia, gli afro-americani, contavano di strappare sotto Obama l’eguaglianza sul posto di lavoro. Non è stato così: a parità di funzioni, i neri guadagnano ancora sensibilmente meno dei bianchi (e degli asiatici, che li hanno superati in tromba nella gerarchia sociale) e soprattutto hanno un numero di disoccupati doppio di quello delle altre comunità. La cosa dipende indubbiamente anche dalle condizioni di vita dei ghetti, da una maggiore propensione alla delinquenza, all’alcol e alla droga (oltre la metà dei due milioni di carcerati americani sono neri) e da una scarsa cultura del lavoro, ma fatto sta che sotto Obama i progressi sono stati quasi inesistenti. Molti leader della comunità si sono lamentati che egli abbia dedicato troppo poca attenzione ai loro problemi, e hanno un feeling molto maggiore con sua moglie Michelle, autentica afro-americana e – sotto ogni punto di vista - first lady esemplare. Infatti i neri non hanno dato molto retta al presidente quando li ha esortati a ripetere la performance del 2008 e trasferire i loro voti su Hillary Clinton, determinandone la sconfitta.
Ma c’è di più: secondo molti analisti, è stata proprio la presenza alla Casa Bianca del primo presidente nero a suscitare nella popolazione bianca una in parte inconscia, ma in parte anche razionale, reazione razzista su cui Donald Trump ha spregiudicatamente costruito la sua vittoria. Il neopresidente, pur essendo un irriducibile avversario della immigrazione, non ha mai attaccato direttamente gli afroamericani, ma per lui hanno fatto campagna non solo il Ku Klux klan, ma buona parte delle organizzazioni di estrema destra, e la percentuale di bianchi che hanno votato per lui, soprattutto nel Sud e nell’America rurale, è stata addirittura schiacciante. Per completare il quadro, molti dei suoi ministri e consiglieri, a cominciare dal titolare della Giustizia Jeff Sessions, non possono certo essere considerati amici della comunità afro-americana.
Un’altra prova che, sotto Obama, i rapporti tra bianchi e neri sono peggiorati è stata la raffica di uccisioni di giovani neri, spesso per futili motivi, da parte della polizia nell’ultimo anno del suo mandato. Dopo la vicenda di Ferguson, che provocò una mezza rivolta e indusse la minoranza di colore a fondare la associazione ‘Black lives matter’, le vite dei neri contano (che purtroppo ha raccolto anche molti estremisti, nostalgici dei tempi delle famigerate ‘Pantere nere’), si è verificata un’altra mezza dozzina di episodi simili. Lo stesso Obama, nel discorso di addio pronunciato martedì sera nella sua Chicago, ha detto che «indeboliamo la nazione se definiamo alcuni americani più americani di altri» e ha riconosciuto che il Paese soffre ancora di «razzismo, diseguaglianze sociali e di una disposizione mentale negativa». Uno stato di cose che non è certo destinato a migliorare sotto la nuova amministrazione.
Livio Caputo

Sulla via Mantova
Il pavone rischia la vita ed è un pericolo
Egregio direttore,
da giorni, sulla via Mantova a san Felice un bel pavone rischia la vita e costituisce un pericolo per gli automobilisti. Mi permetta di citare alcuni versi di una poesia,
‘Il pavone bello, imponente e austero si pavoneggia con il suo sguardo fiero e, lentamente, avanza con quella sua aria di arroganza... Il pavone beato crede così d'esser amato, adora sentirsi osannare e gli sguardi di tutti sa catturare... Chiudi il tuo ventaglio, non essere impudente, talvolta, menarsi a grande attore, può essere sconveniente’!
Chi deve intervenire lo faccia!
Maurizio Giannetto
(Cremona)

Tribunale di Crema/1
Il ruolo di Pizzetti è stato chiaro a tutti
Signor direttore,
su La Provincia del 9 gennaio ho letto l’ammissione da parte del senatore Pizzetti del suo essere stato favorevole alla chiusura del Tribunale e della Procura della Repubblica di Crema nel 2013, anche se poi chiosa «non l’ho decisa io».
Si sa che la revisione della geografia giudiziaria in Italia è stata attuata dal governo tecnico, previo parere delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. Ora, mentre la commissione Senato aveva già deliberato di salvare Crema, quella della Camera, di cui era membro Pizzetti, ha dato invece il suo parere favorevole alla soppressione. Niente di più gradito all’esecutivo per attuare la pseudo riforma in nome della spending review, molto di moda in quel momento per illudere cittadini ignari del fatto che, invece, in molti casi, come il nostro, avrebbe comportato molte più spese di adattamenti strutturali, affitto di nuovi spazi, contraccolpi sull’organico fino a compromettere l’efficienza del servizio, gravi disagi all’utenza cremasca, sia in termini di distanza, sia in termini temporali relativamente alla risoluzione delle cause, essendo stato, quello soppresso, cremasco, il Presidio numero due in graduatoria nazionale circa l’efficienza.
Ne sono prova anche le famose ‘grida di dolore’ sia della Presidente Marini sia, soprattutto, del Procuratore Generale Di Martino, allorquando si videro raddoppiare il lavoro e gli archivi provenienti da Crema, nonostante si siano prodigati loro stessi a ‘fare il boccone’ a favore di Cremona. Questione di carriere, prestigio personale, garanzia della conservazione del proprio ruolo, quando non di avanzamenti. Infatti si parla della Marini candidata a presiedere il Tribunale di Bergamo. La piazza di Crema era stata lasciata agonizzare per mesi e mesi, senza provvedimenti di rimpiazzo dei magistrati assentatisi per varie ragioni, forse per poterlo annoverare fra gli ‘accorpabili’, ma la responsabilità di Pizzetti, nel frattempo nominato sottosegretario, nel decretare la chiusura della nostra moderna struttura è chiara a tutti e non solo all’avvocato Ajello.
Tino Arpini
(consigliere comunale di Crema)

Tribunale di Crema/2
Ho criticato Pizzetti. Da lui, invece, offese
Egregio direttore,
le chiedo spazio per l’ultima volta per chiudere la polemica col senatore Pizzetti, la cui replica piccata e arrogante, con espressioni ingiuriose nei miei confronti, non posso lasciar cadere.
Nelle mie due lettere precedenti avevo criticato l’ex sottosegretario alle riforme sia per le ‘divertenti’ (tali le avevo qualificate) dichiarazioni all’indomani della vittoria del No sia per la rinnovata carica assegnatagli, richiamando i concetti di dignità e responsabilità. Critiche politiche, come facile riscontrare ma che il neo Sottosegretario ritiene «eccedano in astio, offese e falsità». E per giustificare tali cortesie, ritira in ballo la chiusura del Tribunale di Crema, di cui io non sarei «in grado di assumerne consapevolezza», avendolo anche accusato (ma ciò è falso) di un suo voto determinante per tale soluzione, tacciandomi quindi di bugiardo e ridicolo.
(...) Il ripescaggio del problema da parte dell’ex-neo sottosegretario rappresenta un vero boomerang: evidentemente privo di logico e chiaro argomentare sulle mie valutazioni sul referendum e sull’etica politica, rispolvera il problema del Tribunale di Crema, del tutto assente nelle mie lettere. Excusatio non petita direbbero i letterati. (...)
Con riferimento poi al gran rifiuto alla presidenza della Commissione affari costituzionali del Senato, perché non condivide il paventato ritorno al proporzionale, ho l’impressione che trattasi più di convenienza che di convinzione, considerato il precedente. Ci si batte per le proprie idee, non si scappa.
Per finire. Non ho mai usato nei confronti del mio interlocutore o di altri, espressioni o valutazioni di carattere strettamente personale; credo debba essere sempre questione di stile. Ma se il senatore Pizzetti ritiene, come scrive, che per me «sarà sempre quel barbaro ignorante cremonese», quantomeno per educazione non posso far altro che prenderne atto.
Ermete Aiello
(Crema)

E' allarme sicurezza
Accoltellata sul treno. Non si sa più niente
Signor direttore,
il 9 novembre veniva accoltellata una donna sulla tratta ferroviaria Milano-Mantova. Si è parlato tanto di vigilantes quando la notizia era di stretta attualità. Poi, come tutte le cose, i fari si sono spenti e tutto è tornato alla penosa routine di prima. Quindi siamo solo in attesa che risucceda? Fino a qualche anno fa ero un assiduo frequentatore delle tratte tra Cremona, Mantova, Brescia, Cremona e Milano. Oggi (...) le frequento solo saltuariamente e non per lavoro. Scendo da silenziosi Eurocity in cui regna l’accoglienza e in cui sono presenti almeno tre capotreno oltre che la Polfer e salgo in un treno rumoroso e malridotto in cui veramente solo chi frequenta sa quanto l’atmosfera sia ben diversa. A Milano salgono quattro teppistelli diretti a Cremona. Urlano, sbraitano e si spostano continuamente all’interno delle vetture creando inquietudine tra la gente. Piedi sui sedili, arroganti e con sguardo di sfida. Arriva il capotreno a controllare i biglietti. Giovane. Donna. Sola e col buio. Chiede loro di mostrare i biglietti. Loro si mettono a ridere e a parlare nella loro lingua tra di loro. La stanno prendendo, scusate il francesismo, per il c... La capotreno intima loro di scendere alla prossima fermata che sarà Lodi. Per loro inizia la sfida, il divertimento. Nessun poliziotto o carabiniere è presente né in stazione a Lodi né sul treno. La capotreno li segue, li cerca, li fa scendere ma loro risalgono. Un plauso a lei che fa il suo lavoro egregiamente. Ma cosa può fare di più? La maggior parte dei capotreno ormai non passa nemmeno più a controllare i biglietti, forse per la paura... Nel frattempo l’intento dei teppistelli di arrivare a Cremona senza biglietto si avvera, dopo aver fatto scorribande sul treno. Lasciar perdere queste situazioni significa essere complici. (...)
d19-7-8@libero.it

Non è infrequente
Seguire l’amata/o anche nella morte
Signor direttore,
ho citato due casi (Mango e il fratello Pino e Debbie Reynolds e la figlia Carrie Fisher) questi incredibili accadimenti sincronizzati di decessi conseguenti l'un l'altro, nell'arco di pochissimo tempo, perché conosciuti tramite i media, ma potrei raccontare molti casi di persone comuni, soprattutto coppie, marito e moglie deceduti a pochissima distanza l'uno dall'altro. E non è coincidenza casuale, bensì il desiderio e la volontà di seguire la persona amata, a determinare il secondo decesso.
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Polemica a Spino d’Adda
Il bando è scaduto. Mentire non va bene
Gentile direttore,
in merito all'articolo pubblicato su La Provincia di ieri, ribadiamo che il bando di ricerca per operatori che realizzino non si sa dove la casa di riposo a Spino d'Adda è già scaduto ed eventuali domande che dovessero essere pervenute dopo il 30 novembre non sono da ritenersi valide. Come già detto in precedenza, non è l'avviso di ricerca operatore pubblicato sulla home page del comune a fare testo, ma la delibera in cui si indice la ricerca.
Ribadiamo che quell'avviso non è valido. Infatti non è allegato alla delibera di giunta che dà il via libera alla ricerca di un operatore che tra l'altro continua ad avere come allegato l'avviso con la scadenza già passata del 30 novembre.
Mentire è molto grave, soprattutto se lo fa un sindaco, se lo fa un'amministrazione, e se il ricorso alla menzogna è sistematico ogni volta (e sono tante) che sindaco e amministrazione fanno pasticci (si veda l'assessore Cornalba che rilascia a La Provincia dichiarazioni che dopo 10 giorni dice di non aver mai fatto).
progettoperspino2016@libero.it

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