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9 novembre

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

11 Novembre 2016 - 04:00

IL CASO

Ponte Verdi chiuso e i lavori non cominciano per risparmiare?

Egregio direttore,
... a proposito di ponti che crollano. E’ ormai più di un anno che il ponte che collega la provincia di Cremona a quella di Parma (intitolato a Giuseppe Verdi) è chiuso in un senso di marcia e, a quanto sembra, non c’è stato sino ad oggi alcun intervento che possa risolvere quello che si dice essere il cedimento di un pilone di sostegno. Forse si sta attendendo che crolli e che ci rimanga sotto qualche sventurato, o che lasciandolo a riposo e deviando il traffico nella carreggiata opposta possa crearsi una sorta di guarigione spontanea. Certo ci vorrà tempo, molto tempo, ma chissà che sia la soluzione giusta, e se così fosse potremmo anche brevettarla, in fondo la creativita italica non manca.
La nuova legge dell’aprile 2014, che ha riformato le Province, trasformandole in enti territoriali di area vasta, ridisegnandone i confini, pare avere dato slancio a queste formule estemporanee, dando nuovo slancio ad una più moderna gestione del territorio, presentando novità gestionali del tipo: cigli stradali con una abbondante crescita di erba nel periodo estivo sino a raggiungere quote da record; dare un aspetto più ruspante alle sedi stradali facendole assomigliare sempre di più a solchi di campi in aratura, in fondo basta intervenire con grande tempestività e collocare un bel cartello che limiti la velocità di percorrenza dei veicoli (da 90 a 70, a 50, a 30) raggiungendo così due scopi; la riduzione degli incidenti e la diminuzione sostanziale dei costi di gestione (vedi provinciali, Roccabianca-Soragna o Zibello: Villanova-Busseto). Si risparmia inoltre sulle strisce di mezzeria stradale (indispensabili per la sicurezza degli autoveicoli nelle nostre zone ove la nebbia è presente per un lungo periodo dell’anno vedi ad esempio la SP 85 San Daniele Po-Cremona, perché anch’esse hanno pur sempre un costo, a cui bisogna rinunciare.
Il motivo più gettonato dai nuovi amministratori è quello — non ci sono abbastanza soldi per intervenire — perciò diamoci un bel taglio. Bisogna quindi che ci rassegniamo a dover andare verso gestioni più risparmiose, più oculate, Per fortuna ci sono rimaste le tasse...
Virginio Lini
(Cremona)


Va bene risparmiare purché i tagli non compromettano la sicurezza. E nel caso del ponte Verdi siamo ben al di sotto dei limiti tollerabili.

LE IDEE

La fatica di apprendere sconosciuta ai giovani

Sempre più spesso gli studenti universitari lamentano di «non riuscire a capire» i testi d’esame e chiedono a noi docenti con insistenza — talvolta preoccupata, talvolta arrogante — che tutti i libri in programma siano spiegati riga per riga. In effetti, nonostante i manuali si semplifichino, i programmi si riducano e gli obiettivi prefissati per la sufficienza si abbassino, sempre meno studenti raggiungono una preparazione accettabile per superare l’esame, sempre meno studenti ‘capiscono’ quello che leggono. Ci troviamo quindi di fronte alla richiesta di leggere e parafrasare in aula universitaria testi che fino a vent’anni fa gli studenti sapevano affrontare in autonomia con discreti risultati. Qualche docente cede, altri resistono, sempre però condividendo la preoccupazione per questo generale decadimento delle capacità interpretative, logiche e critiche. Credo che le ragioni di questa difficoltà, più che in una improvvisa mutazione delle facoltà cognitive, siano da ricercare nell’habitus mentale generato dalla sedimentazione di cattive pratiche educative. I nuovi universitari sono cresciuti in aule scolastiche a suon di «chiedete se non avete capito» con adulti pronti ad intervenire per chiarire ogni dubbio e fornire immediatamente la risposta (quella più semplice) ad ogni domanda; hanno accumulato meccanicamente informazioni in pillole da manuali sempre più simili a giornaletti. Hanno alternato nelle mattine di frequenza scolastica, come in catena di montaggio, fino a sei materie diverse di insegnamento, sommando nozioni spesso frazionate ed eterogenee.
Lo sgomento che provano quando, universitari, si trovano per la prima volta soli davanti ad un testo completo, non sminuzzato e non premasticato, deriva dal fatto che non sono mai stati educati all’idea che la conoscenza è un processo che implica il far fronte ad alcune ‘opacità’, che i momenti di difficoltà nella comprensione sono quelli più fecondi e che c’è uno spazio — il non completamente comprensibile o il non ancora compreso — che è la leva più potente della curiosità, della ricerca, della sperimentazione. Conoscere non è capire tutto subito. Come accade nelle relazioni personali, stare nella difficoltà e trovare le strategie per affrontarla comporta un processo di crescita e di maturazione, nonché di ideazione creativa. Dietro a questo «non ho capito», «rispiegamelo», spesso anche angosciato, sta l’abitudine al ‘tutto subito’ tipica delle nuove generazioni; sta una pericolosa confusione tra l’informazione (rapida, immediata, fruibile senza troppo impegno) e la conoscenza, un processo complesso, che richiede fatica, pazienza, messa in gioco, progettualità.
Se pensiamo che la conoscenza abbia ancora un valore nella nostra cultura e che il compito della scuola sia quello di trasmettere una tradizione di saperi e di valori e non quello di smerciare informazioni, allora dobbiamo promuovere curricula e contesti di apprendimento in cui sia possibile lasciare ampio spazio all’approfondimento, alla riflessione sugli errori commessi, all’esercizio della critica. Contesti che insegnino ai nostri studenti a non spaventarsi di fronte al ‘non capito’, a non dipendere passivamente dalla mediazione del docente che deve ‘spiegare tutto’ (missione impossibile), ma piuttosto a saper stare nel tempo lungo di dubbi e domande che talvolta non possono trovare una risposta immediata — fornita da altri — ma solo dentro ad una personale ricerca di significati ed esperienza di vita.
Angela Biscaldi
Facoltà di Scienze e Politiche sociali Università di Milano

Cremona, Via Brescia
Scorrimano, meglio tardi che mai
Evviva signor direttore,
finalmente la nostra amministrazione ha deciso di installare uno scorrimano nel famigerato sottopasso di via Brescia. Le persone con difficoltà a deambulare si potranno aiutare a risalire la rapida rampa. L’assessore Manfredini e il vicesindaco Ruggeri si sono accorte che non è poi così semplice percorrere quel sottopasso? Quante lettere di lamentele sono state pubblicate sul suo quotidiano e sono state ignorate? (...) Svegliarsi prima era stupido?
Marcella Musoni
(Cremona)

Compleanno
Vi ricordo qual è il senso degli auguri
Signor direttore,
un ringraziamento a tutti per l'attenzione, l’affetto e gli auguri di compleanno che mi avete inviato il 7 novembre. Con una riflessione... non penserete di cavarvela così. Gli auguri mica sono stati inventati a caso... L’augurio ha un valore profondo se utilizzato in modo appropriato, sia da chi lo offre, sia da chi lo riceve. (...) Fare gli auguri significa augurare il bene a chi li riceve e in pratica, se ci sono le giuste intenzioni, vuol dire fare il bene. Perciò io vi ringrazio tutti per tutto il bene che mi avete dato. Ed un augurio di soddisfazioni, e di stare bene, molto bene, lo offro ad ognuno di voi.
claudio_maffei@yahoo.it

Dopo il terremoto
Gli italiani lottano, i migranti scappano
Signor direttore,
vedo gli italiani che non vogliono lasciare la propria terra, nonostante abbiano perso tutto e siano ancora in pericolo. Li vedo attraverso lo schermo, ostinati e coraggiosi a lavorare anche sotto la minaccia di altre scosse per non perdere le proprie aziende. Questa è l'Italia che ha combattuto per la propria libertà, l’Italia che si è fatta massacrare da due guerre mondiali e che nel ’45 con neanche gli occhi per piangere si è rimboccata le maniche portando il paese, dopo circa un ventennio, ad essere una delle potenze industriali. (...) Poi vedo un’orda di giovani, sani e forti che scappano da quei paesi in cui 50 anni fa ottennero la libertà dall'uomo bianco. E questi giovani sani e forti vengono e pretendono, alcune volte con arroganza, quei diritti che dovrebbero invece combattere e ottenere nei propri paesi. (...)
Cristina Roncaglio
(Cremona)

Dai genitori
Si impara poco quando sono vivi
Signor direttore,
dai nostri genitori impariamo poco del tanto che pretendono di insegnarci gratis. Ma il resto lo impariamo o impareremo a nostre spese, quando non ci sono più.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Lega Pro
Orari delle partite assurdo cambiarli
Egregio direttore,
ho appreso con vivo sgomento che la Lega Pro, seguendo le direttive di Sportube Tv, ha deciso di cambiare l’orario di alcune partite di campionato. Personalmente la ritengo una totale mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi già costretti ad orari assurdi. Invito quindi l’U.S. Cremonese a fare, se possibile, pressione affinché la gara casalinga di venerdì 23 dicembre prevista assurdamente per le ore 16.30 venga almeno posticipata per agevolare i tifosi alle ore 18.30. Grazie e sempre forza Cremonese.
Fausto Fadini
(Cremona)

Cremonese
Una squadra così da tempo non si vedeva
Signor direttore,
(...) siamo arrivati alla dodicesima partita di campionato e la squadra grigiorossa ha espugnato per la seconda volta lo stesso campo toscano. Ebbene sì, ormai ci ha abituato bene, (scongiuri a parte). Lo score dice: su dodici incontri disputati, nove vittorie, due pareggi, e una sconfitta, che proprio non riesco a digerire: il classico derby del Po, con il Piacenza in casa. Ora si trova ben consolidata al secondo posto assoluto, con 29 punti, a tre lunghezze dall’Alessandria che ha pareggiato. (...) Che sia un monito per la squadra che ha speso troppo e ora sta pagando un po’ lo sforzo iniziale? (...). Una squadra come quest’anno, era da parecchio tempo che non si vedeva.
Andrea Delindati
(Cremona)

Cremona, orrore
Palazzina Frazzi dipinta grigio topo
Caro direttore,
le scrivo per il nuovo triste colore della palazzina Fornace Frazzi in porta Po. L’hanno dipinta di grigio topo, in barba si presume al piano del colore del comune di Cremona. Questo colore genera un contrasto con l’esistente che mal si concilia con il forno retrostante della fornace Hoffman. Mi chiedo cosa rimane della tavolozza Cremona predisposta dall’architetto Mino Galetti che era vincolante per i tecnici. Pare tutto dimenticato. Stupisce poi il silenzio della Commissione Paesaggio, in una posizione di grande valore, come Porta Po.
A.G.
(Cremona)

Elezioni a Cremona
Province cancellate solo il 60% al voto
Egregio direttore,
nell’insieme delle grandi notizie che arrivano dal mondo, mi permetta di commentare una piccola notizia che arriva dal nostro territorio: alle elezioni indirette dei nuovi organi provinciali appena tenutesi ha partecipato solo il 60% circa degli amministratori interessati. Ora, se la cosa non interessa agli amministratori, figuriamoci come possa interessare agli amministrati! Questo è il risultato della sciagurata riforma-eliminazione delle province promossa dal ministro Delrio, con la quale si sono eliminate (almeno formalmente) le province, con la solita giustificazione che costavano troppo, senza peraltro valutare preventivamente e chiaramente a quali altri organi affidare le competenze assegnate alle province stesse; ciò ha delegittimato gli amministratori locali i quali, giustamente, non se la sentono di impegnarsi in un’attività non meglio definita ed eterodiretta da altri. Questa è forse la fine che dovrebbe fare il nuovo senato eletto in modo indiretto dagli amministratori locali? Non mi sembra il massimo delle aspettative, anche perché, a mio modestissimo parere, una delle ragioni fondanti per cambiare una costituzione non mi sembra possa essere quella di ridurre i costi della politica.
Vincenzo Montuori
(Cremona)

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