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30 ottobre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

31 Ottobre 2016 - 11:55

IL CASO
Non è storia quella che guarda solo da una parte
Gentile direttore,
‘Parlerò anche se si spalancasse l'inferno e mi ordinasse di tacere’. Eppure questa solenne promessa dell'Amleto non ha avuto eco nella storia più recente cremonese ed italiana. Con certosina pazienza e chirurgica precisione i fatti riguardanti la fraticida Guerra Civile, che ha trovato piena espressione nei venti mesi tra il settembre 1943 e l'aprire del 1945, ma massima crudeltà a guerra terminata, sono stati confezionati a senso unico da chi si è autoproclamato vincitore, con ben altri fini, di un conflitto in cui l'Italia ne è uscita in realtà sconfitta. Aforisma. I trattati di pace di Parigi del 1947 restano ad attestazione. Ciò che non resta a testimonianza e sembra essere stato occultato, negato fino all'inverosimile, è la morte di migliaia di persone avvenute da parte dei partigiani comunisti, il più a guerra cessata, e armi deposte, di cittadini italiani sul suolo italiano. Eppure sensazione irreale che queste persone non siano mai vissute. Fantasmi della storia. Scomparsi e non più ricordati. Erano uomini, donne, giovani, anziani, preti, a volte poco più che bambini identificati come fascisti, cattolici, anticomunisti. (...) Anche Cremona e il cremonese hanno avuto il loro personale Inferno in quel periodo dove gli sciacallaggi, donne rapate nelle piazze dei paesi, prelevamenti da casa, epurazioni, torture, stupri e uccisioni furono perpetrate dalla bande partigiane rosse nate, sul finire del conflitto, come funghi, dopo copiosa pioggia. La ‘Caserma del Diavolo’, sede partigiana, sita in via Santa Maria in Betlem a Cremona, fu luogo della macabra carneficina di 12 persone, tra militi fascisti, civili e poliziotti il 1 maggio del 1945. In quel luogo vennero torturati, seviziati e uccisi altri cremonesi da parte dei partigiani comunisti. (...) I morti provocati dall'ideologia comunista non commuovono e non si può scrivere di loro senza che i gulac-man locali rispondano con la consueta pavida e infida diffamazione verso chiunque provi a correggere una storia che guarda esclusivamente e ingenuamente solo a sinistra. Il risultato: un’Italia zoppicante. Sarebbe auspicabile, nonostante l'elevata censura culturale, fare un servizio giornalistico su quelle tragiche giornate a Cremona e nel cremonese. (...)
Claudio Merlini
(Cremona)

Se emergono o emergeranno nuovi elementi storici saremo i primi a darne conto.

LA POLEMICA
La provocazione di Goro e la xenofobia al palo
Caro direttore,
era un'impresa talmente difficile trovare parole misurate per commentare a botta calda la protesta dei cittadini di Goro che ho preferito esprimermi a distanza di qualche giorno. Ritengo superfluo esprimere il mio umano sdegno verso un'iniziativa collettiva che ha avuto come unico scopo il rifiuto dell'aiuto ad altri esseri umani con la risibile motivazione della difesa dell'ordine pubblico di una piccola comunità (il tutto per una dozzina di donne con bambini al seguito). Le reazioni sulla rete, come di consuetudine nell'era dei social network, si sbizzarriscono in insulti e minacce, trasformando la critica in rissa; alcuni improvvisati moderatori (tra cui alcune firme di spicco del giornalismo italiano) parlano di una rabbia nostrana, troppo a lungo sottovalutata dalle istituzioni, che ora assume modalità di dissenso inappropriate e controproducenti. Personalmente mi dissocio dalle accuse di infamia, da una parte, e dalla giustificazione semplicistica di un legittimo malcontento, dall'altra. La vicenda assume contorni ben più complessi, specialmente di fronte all'imbarazzante mancanza di un intervento da parte del prefetto per ristabilire un ordine pubblico palesemente messo a repentaglio dalle barricate. Trovo la protesta di Goro come un astuto atto di deliberata provocazione, manovrata da soggetti politici di cui per ora non ci è dato sapere, finalizzata a mettere in scena una rappresentazione vittimistica dell'Italia di provincia di fronte all'emergenza migratoria. La quale, proprio in questi giorni, ha raggiunto il suo massimo storico di criticità senza un fatto clamoroso in quest'Europa suscettibile e impaurita accompagnarsi ad una proporzionale crescita del consenso nei confronti dell'ala xenofoba del menu politico. Inaccettabile per i poteri forti! Ecco allora la necessità di un fatto elettrizzante, non drammatico ma nel contempo denso di contenuti talmente intollerabili da muovere un'onda di indignazione civile che, ci possiamo giurare, assumerà forme irruente con l'effetto di fare pubblicità alla provincetta perbene invasa da orde di barbari senza nome. Una zuffa dove le vittime finiranno per uscire icone del riscatto del popolo come i trecento di Sparta.
Alexis Paulinich
(Cremona)

Comune di Sesto ed Uniti
Nuova auto dei vigili
Ma era necessaria?
Egregio direttore,
vorrei porle un dubbio sulla Giunta Comunale di Sesto ed Uniti che mi lascia alquanto perplessa: per quale motivo avrebbe scelto di acquistare una macchina da più di 20.000 euro al nostro vigile? La macchina precedente non sarebbe stata degna di ‘vegliare’ sul nostro comune per altri anni? Era davvero necessario spendere tutti quei soldi per la sostituzione di una macchina praticamente nuova, ma soprattutto perfettamente funzionante?
Lettera firmata
(Sesto ed Uniti)

Panzeri ha ragione
Pd, il 40% alle Europee on è più spendibile
Egregio direttore,
leggo su ‘La Provincia’ di giovedì 27 ottobre una lettera del signor Demicheli che, riferendosi al dibattito tra le ragioni del sì e del no tenutosi al Monteverdi lunedì 24, critica le accuse che l’on. Panzeri ha rivolto alla riforma costituzionale Renzi-Boschi, ricordando che lo stesso Panzeri è stato eletto al parlamento europeo proprio grazie a quel 40% che il Pd ha preso alle elezioni del giugno 2014; e, quindi, Demicheli chiede che Panzeri, avendo auspicato le dimissioni di Renzi in caso di vittoria del no, si dimetta per coerenza con quanto ha detto. Ora, a parte il fatto che tali questioni nulla c’entrano con le ragioni del dibattito che si è tenuto quella sera, posso riferire, essendo stato presente per l’occasione, che Panzeri non ha chiesto le dimissioni del premier che, invece, sono state ipotizzate dall’on. Luciano Pizzetti, fautore della riforma, in caso di vittoria del no. Panzeri ha solo osservato, molto realisticamente, che quel 40% di voti, di più di due anni fa, non è politicamente più spendibile, perché la situazione è cambiata e ha aggiunto che nessuna riforma istituzionale e/o elettorale può supplire al deficit di analisi politica che emerge a tutti i livelli, ribadendo un fatto a tutti evidente: che dopo la sconfitta alle amministrative di quest’estate, nessuna riflessione è stata fatta nel Pd sulle ragioni della sconfitta stessa, lasciando aperta la strada in questo modo alla rimonta di Grillo. La circostanza che Panzeri sia stato confermato eurodeputato grazie a quel risultato non gli proibisce di avanzare delle critiche all’impianto della riforma, come non impedisce a tante persone che avevano appoggiato o appoggiano Renzi come premier, di non essere d’accordo con il contenuto della stessa. E sono sicuro che il sig. Demicheli, che conosco essere uno spirito libero e critico, non vorrebbe mai sentirsi legato da un rapporto di sudditanza passiva con il suo leader.
Vincenzo Montuori
(Cremona)

Dove sono i consultori?
Aborto come metodo anticoncezionale
Signor direttore,
i dati parlano chiaro, l’aborto è il metodo anticoncezionale più usato. Si usano le strutture sanitarie in modo improprio. Un’immigrata su tre usa l’aborto come contraccettivo. Tutto viene semplificato sulle spalle del servizio ospedaliero.
Eppure sono problematiche che investono aspetti culturali e sociali per i quali dovrebbero esserci altri soggetti, nell’ambito dell’assistenza sociale, in centri socio-assistenziali, con consultori adibiti allo scopo. Ci sarebbero molti ginecologi (obiettori?) che presterebbero la loro professionalità e parte del proprio tempo, in questo senso.
Se calcoliamo che, come dicevo, un’utente straniera su tre usa l’aborto come contraccettivo, e tutto viene semplificato sulle spalle dei ginecologi, poichè molte neppure hanno il medico di famiglia che prescriva un anticoncezionale e le indirizzi in farmacia, molto prima che in ginecologia, si capisce che la carenza socio-strutturale e culturale su quel problema, facilita il ricorso all’aborto, quando potrebbe non essercene la necessità.
L’ecografia permette ai genitori di conoscere il sesso del nascituro prima del parto. Lo sviluppo di queste tecnologie hanno portato agli aborti selettivi in base al sesso. E più frequente è il ricorso all’aborto selettivo, quando il feto è femmina. Così tanto per cominciare bene, si comincia a discriminare le donne fin dalla nascita. (...)
Claudio Maffei
(Fasano del Garda)

Prigionia in Germania
Addio Angiulin!
L’ultimo sopravvissuto
Gentile direttore,
vorrei ricordare un mio caro amico di Casalbuttano, Angelo Rancati, morto recentemente all’età di 93 anni, perché fu l’ultimo sopravvissuto alla prigionia in Germania come fante durante la II guerra mondiale.
Ciao Angiulin!
Pietro Corradi

Addestramenti violenti
Gli animali del circo non si divertono
Egregio direttore,
chiedo spazio per rispondere al signor Renato Verini, estimatore del circo (come noi del resto per i circhi fatti da acrobati e veri artisti) e convinto che gli animali vivano una vita tranquilla e serena con i loro domatori.
Gli animali del circo contrariamente a quello che si voglia pensare, non si divertono. Sono passati da addestramenti violenti e coercitivi per arrivare a fare divertire un pubblico sempre meno numeroso. Fruste, pungoli, piastre roventi per orsi ed elefanti, sono gli attrezzi del mestiere. Lo hanno rivelato addestratori ‘pentiti’ e la stessa Moira Orfei in un suo libro ha dichiarato che le tigri e i leoni si piegano con la fame e le botte, non ce lo inventiamo noi. Con gli elefanti vengono usati pungoli e uncini che colpiscono le orecchie e altri punti molto sensibili. Basta andare sul web e si aprirà un mondo che qualcuno si ostina a negare. Nonostante il Rapporto Eurispes 2015 rilevi che il 68,3% degli italiani sia contrario all’uso di animali nei circhi, la legge italiana è rimasta praticamente immutata dal 1968 e prevede finanziamenti milionari ai circhi.
La LAV sta lavorando per l’abolizione del finanziamento pubblico ai circhi con animali, la proibizione dell’uso degli animali nei circhi e la riconversione del settore Circhi ad altre attività senza animali. Noi saremo in piazza il 4 e il 5 dicembre per chiedere che venga attuato il ddl 2284 per la graduale dismissione degli animali dei circhi. (...)
Sono sempre di più le città e gli Stati che hanno detto no a questo triste spettacolo.
Maria Pia Superti
(LAV Cremona)

Nuovi titoli riconosciuti
Le sfide del futuro dei periti industriali
Signor direttore,
in merito al comunicato dal titolo ‘Al Vacchelli corso universitario per geometri e periti industriali’ pubblicato sull’edizione del 27 ottobre, si ritiene opportuno intervenire per chiarire opportunamente alcuni aspetti che possono sgomberare il campo da errate considerazioni. Innanzitutto il collegio di Cremona, pur apprezzando il progetto che si intende attivare a livello locale, ha ritenuto e ritiene di non poter aderire e condividere lo stesso. Questo in quanto la categoria, a seguito di decisioni assunte nel Congresso straordinario del 2014, ha già visto riconosciuti, con specifico atto normativo, i nuovi titoli di studio accademici (lauree triennali) che, dopo un periodo transitorio, costituiranno requisito ‘minimo’ di accesso all’albo professionale. Il percorso per la professione è pertanto già stato chiaramente tracciato e il Consiglio Nazionale, ormai da tempo ha attivato rapporti con il Miur e con la Conferenza dei rettori delle Università per definire, all’interno degli stessi atenei, percorsi condivisi per attivare corsi di laurea professionalizzanti ‘cuciti’ a misura dei periti industriali. L’obiettivo del progetto, che partirà a livello sperimentale già dal 2017, è quello di ricostituire quel legame, tra università e formazione terziaria professionalizzante, capace di riallineare la domanda di competenze tecnico-professionali e l’offerta di capitale umano. Questo per cercare di risolvere il problema dell’over-qualification e assecondare il rapido cambiamento del mercato del lavoro. I periti industriali hanno quindi accettato la sfida del futuro e sono pronti per affrontarla.
Vanore Orlandotti
(Presidente del collegio dei periti industriali e dei periti industriali laureati della provincia di Cremona)

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