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20 ottobre

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

22 Ottobre 2016 - 04:00

IL CASO

L’opacità  dei prodotti finanziari delle banche

Gentile direttore,
lunedì sera ho visto il programma Report su Rai Tre (ottimo giornalismo d’inchiesta). Se vogliamo fare sintesi, prenderei in considerazione tre punti essenziali della trasmissione. Partirei dal punto principale che porterebbe a dire la scarsa o quasi assoluta conoscenza finanziaria dell’investitore (lo scandalo delle banche toscane e venete è attualissimo). Come secondo punto mi soffermerei sull’opacità dei prodotti finanziari che i promotori delle banche propongono alla loro clientela (la maggior parte delle persone non è al corrente nel dettaglio su dove sta mettendo i suoi risparmi). Mai sentito un promotore bancario suggerire titoli di Stato. E per concludere, la grande forza del sistema finanziario di questo Paese sulla politica. E’ stata approvata in sede europea una norma sulla maggiore trasparenza delle commissioni bancarie applicate alla clientela. Stati come Belgio Olanda Francia la stessa Germania la normativa è già applicata. Nel nostro bel Paese forse la politica se ne occuperà nel 2018 sempre crisi permettendo.
Giancarlo Dati
Castelleone


E’ indubbio che ci siano ombre nelle procedure adottate da alcune banche nei confronti della della clientela (vedi Banca dell’Etruria e altre). Ma non è la regola. E comunque la trasparenza è un imperativo e un obiettivo per tutto il sistema bancario. Le cose stanno (lentamente) cambiando.

LE IDEE

Aiutiamo i nostri figli a diventare responsabili
Racconta il mio collega Luca Jourdan che in Congo molti bambini si arruolano nell’esercito a dodici anni, affrontano quotidianamente il problema della loro sopravvivenza, comportandosi in tutto e per tutto come adulti.
Più vicino a noi, negli asili tedeschi, i bambini giocano con la cassetta degli attrezzi da falegname: martelli, chiodi, trapani. Imparano a usarli con attenzione. Sono attrezzi veri, non giocattoli. Non si segnalano incidenti particolari.In molte scuole svedesi le udienze sono per gli alunni, non per i genitori. Direttamente a loro, già a partire dai sei anni - non a mamma e papà in ansia - i docenti spiegano difficoltà e progressi nei processi di apprendimento. Non solo capiscono ma si rivelano interlocutori competenti.
In Italia, invece, la paura e il controllo dominano il contesto socio-educativo.
C’è un figlio sempre più prezioso e sempre più raro che non può rischiare di cadere e sbucciarsi le ginocchia, azzuffarsi con un compagno, ma neanche essere rimproverato e prendere un bel quattro. La richiesta che la famiglia pone alla scuola è: proteggilo, fallo stare bene, evitagli qualsiasi problema, non dar(ci) preoccupazioni (ne abbiamo già tante).
Alle paure della famiglia la scuola risponde con un apparato normativo ipertrofico, che impone la sorveglianza di ogni singolo momento della vita scolastica; talvolta, la scuola risponde anche con un ammiccante «Da noi… nessun problema!»
Ora, il controllo e la paura sono nemici dell’autonomia e della responsabilità. Se investiamo per controllare, allora sottraiamo energie al responsabilizzare. Se abbiamo paura (di fare e di dire) non sappiamo più compiere scelte educative, ma solo cautelative. Se siamo impegnati nel rassicurare e nel proteggere, dimentichiamo che, per crescere, bisogna poter sbagliare, avere spazi per sperimentare la frustrazione, e che l’atto educativo comporta talvolta un certo coraggio e non può andare avanti a colpi di liberatorie, certificazioni, sorveglianze. E neanche a colpi di ‘tutto bene’ e sorrisetti.
L’alleanza sul controllo tra famiglia e scuola (che rassicura la prima e tutela la seconda, anche da paventate denunce) congiura contro la crescita dei bambini: continuare a intervenire per rimuovere difficoltà e minimizzare problemi proietta sui nostri figli sfiducia nella loro autonomia e nella loro capacità di scelta e di riuscita. Li rende dipendenti, passivi, fragili. Rimuovere gli ostacoli farà pure stare tranquilli genitori, nonni e dirigenti scolastici, ma non insegna ai bambini come fare quando se ne trovano uno davanti.
Così, quel piccolo margine di rischio che il sistema scuola e la famiglia non si sentono più di affrontare è esattamente quello che permetterebbe ai nostri figli di crescere in autonomia, competenza e responsabilità.
Vorrei una scuola pubblica capace di chiarire a se stessa, e poi ai genitori, che l’educazione è sempre ‘una scelta di preoccupazione’ - un farsi carico di, non uno scaricarsi da - che implica l’assunzione di responsabilità e il coraggio che servono per formare uomini e donne liberi.
Angela Biscaldi

Basket serie A
Stringiamoci tutti attorno alla Vanoli
Signor direttore,
volevo invitare tutti gli appassionati Vanoli a stringersi attorno alla squadra e a mantenere la calma. L’anno scorso siamo partiti peggio; mi brucia ancora la sconfitta in casa con Trento, quando eravamo avanti di 33 punti, all’inizio del 3°tempo e abbiamo perso, stabilendo un record mondiale. Al ritorno a Trento abbiamo vinto e siamo arrivati quarti.
Coach Pancotto sa cosa fare!
G. Amato
(Crema)


Castelverde
Politica & misteri assessori giubilati
Egregio direttore,
il suo quotidiano, esperto di tutti gli anfratti della politica cremonese, potrebbe aiutarci a capire alcuni ‘misteri’ della giunta Locci. Il sindaco Locci nell’ottobre 2015, delusa di non aver avuto i voti a sufficienza per entrare nel consiglio provinciale lista PD, dichiarava su questo quotidiano: «Io penso ai cittadini, la carriera politica la lascio ad altri». Che questa si sia fatta trainare verso la poltrona di sindaco dalla sinistra di Vendola, partecipando ad una cena pre-elettorale a Costa S. Abramo organizzata da Sel e da Rifondazione, è risaputo. Come è risaputo che in questi due anni abbia partecipato alle riunioni dei sindaci del PD. Meno noto è che in questi ultimi mesi sia entrata nell’orbita di Malvezzi, inserendosi tra i sindaci del centro-destra e sollevando qualche interrogativo per questa sua ‘linearità e trasparenza’. A quale scopo? Cercare di entrare nella lista nel consiglio provinciale di destra? Ma non aveva dichiarato di lasciare la carriera politica ad altri! Alla Locci capita spesso di dimenticarsi quanto dichiarato. Ma il mistero più grande riguarda il comportamento del vice-sindaco Scalisi, per una vita collocato nell’area della sinistra della CGIL e ora sostenitore indefesso della sindaca che, essendosi fatto nominare dai sindaci del PD nel cda di Casalasca Servizi promettendo un contatto frequente con tutti, a differenza di Lazzarini che li ha riuniti poche volte, li abbia poi piantati in asso sfuggendo ad ogni contatto e votando di testa sua contro il bilancio di Casalasca, anche se nominalmente rappresentante dei sindaci dell'area cremonese. Ma più grande ancora è il mistero di Giada Bruschi – suo padre per anni esponente di Rifondazione in consiglio provinciale – dalla sindaca esautorata dai suoi ruoli di assessore e di rappresentante di Castelverde nell'Azienda Sociale Cremonese e in più occasioni si può dire umiliata (...) se ne sta lì tranquilla a far niente. Altro assessore messo in panchina dalla sindaca, la dott. Chiara Circo pure lei esautorata di fatto dai suoi ruoli. Intanto i cittadini di Castelverde pagano indennità ad assessori che da mesi non lavorano.
Maria Paglioli
(Castelverde)


Rifugio del cane
Scondizolandia idonea ma esclusa
Egregio direttore,
vorremmo chiarire alcuni punti in merito alla ‘ricerca e valutazione’ eseguita dal Comune di Cremona e dall’Ats competente . Si fa notare che in provincia di Cremona, come da voi indicato, vi siano 4 strutture adibite a canile rifugio e nella fattispecie viene menzionata la struttura Scodinzolandia di Castelverde che rappresento. Nello specifico viene indicato che Scodinzolandia 'sarebbe gestita da un ‘operatore economico’; cosa assolutamente non vera, bensì da una associazione no profit regolarmente registrata all’Uffuicio delle entrate, quindi idonea a gestire il fabbisogno richiesto (...). In merito alle autorizzazioni e idoneità di cui la nostra struttura gode, usufruisce nel rispetto della legge anche delala qualifica e idoneità di canile rifugio, tant'è vero che vi è la sentenza del Tar di Brescia , che sancisce tutto questo. (...) La domanda ci sorge spontanea: perché essendo idonei e autorizzati non ci è stata posta alcuna richiesta di ospitalità temporanea dei cani? (...) Rimaniamo in attesa di un ulteriore chiarimento da chi volesse darcelo.
Associazione no profit Scodinzolandia
(Castelverde)


Cremona
Piazza S. Agostino vandali e degrado
Caro direttore,
scrivo con molta amarezza. Pochi giorni appresso ho assistito con entusiasmo alla maratonina di Cremona. Un evento di sport molto bello che si è snodato per le vie cittadine. Vedere tutti questi atleti animare le viuzze del centro ha un sapore romantico, in stile Dorando Pietri. Purtroppo dopo aver percorso il mercatino dell'usato in corso Campi mi sono recato verso piazza Sant'Agostino e qui la brutta sorpresa. Accanto alla chiesa una bottiglia mezza vuota di vodka abbandonata sulle antiche vestigia, un forte odore di urina contro l’antico portone dell’edificio e alcuni mattoni divelti gettati nel piazzale prospiciente la scuola Capra Plasio, già palazzo Dati. Questo panorama oramai sussiste da mesi, accompagnato da piccoli e grandi atti di vandalismo contro le autovetture parcheggiate nelle vie limitrofe. (...)
arch. Angelo Garioni
(Cremona)


Migranti
La competenza  è della prefettura
Egregio direttore,
il contenuto della lettera ‘I migranti arrivano e in comune si tace’ non scalfisce minimamente il mio operato nel ruolo di ‘capo dell’amministrazione comunale’ come definito da Nuova Linea, in quanto mi vengono attribuite competenze che non ho. Il destinatario di tale missiva dovrebbe essere la prefettura. La prefettura è infatti l’organismo preposto al coordinamento e smistamento dei migranti: profughi o richiedenti asilo. Il monitoraggio delle Cooperative mi è stato più volte ribadito, nelle sedi preposte, compete alla Prefettura. Un sindaco non può agire o prendere iniziative autonome poiché l’organo superiore a cui deve rispondere è ribadisco la prefettura. (...)
Gian Pietro Garoli
(sindaco di Casalbuttano ed Uniti)


Partito Democratico
Nuovi suonatori stessa musica
Caro direttore,
Una girandola assolutamente dappoco.
Rinnegando l’Ulivo/ sì prodigo d’umori/ per sterili ‘gorgheggi’/ han sol mutato il trucco/ ma nulla in quel proporsi/ di antichi ‘biscazzieri’./ Purtroppo ancor lontani/ tempi di conversione,/ sintanto che Bersani/ non scrollan dal groppone!
E. N.
(Cremona)


Casalmaggiore
Nati stanchi ma poi ci siamo impegnati
Egregio direttore,
a dire il vero, essendo stato disegnatore d’architettura, non ho mai amato eccessivamente il lavoro manuale o, meglio ancora, svolgere alcuna attività. Ricordo di aver fatto parte del club dei «nati stanchi» di cui conservo una foto scattata davanti ad uno scalcinato casotto di legno che sorgeva dietro l’unico campo da tennis della vecchia società canottieri Eridanea, in cui riconosco: Stefano poi apprezzato psichiatra, Alessandro diventato poi chirurgo all’ospedale di Cremona, Giorgio poi segretario comunale, Stelvio in seguito direttore della Banca popolare di Casalmaggiore che porta sulla spalla una sdraio, simbolo del club, ed infine Claudio, sonnolento e straiato, diventato poi geometra comunale. Avevamo anche una canzone, in voga a quei tempi, che diceva: Sono stanco, tanto stanco / sono stanco da quando son nato son stanco mi voglio seder / sono stanco d’esser bianco / la mia faccia voglio tingere di ner. / Voglio un cuscino di piuma, tre materassi di lana, / voglio una bella bambina che canti una nenia per me. / Voglio una stanza a tre letti / voglio che stian tutti zitti, / voglio un tegame di gnocchi e qualcun che li mangi per me / ecc. ecc. La realtà ha dimostrato che non di stanchezza si trattava, ma che ognuno si riposava in previsione delle responsabilità che avrebbe assunto in seguito.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

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