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19 settembre

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

21 Settembre 2016 - 04:00

IL CASO

Sagre e feste d’ogni tipo. Ora anche negli oratori
Egregio direttore,
sono un esercente che come molti italiani ogni mese deve fare i salti mortali per far quadrare i conti. Per questo, qualche mese fa, proprio mentre mi accingevo a pagare Irpef, Imu, Tari, Tosap, Iva, Inps, Siae, Scf, ho accolto con gioia la nuova direttiva della Regione Lombardia per la regolamentazione delle sagre di paese, vera e propria sciagura economica per chi fa il mio mestiere, e alimentare per chi ha la malaugurata idea di servirsene (inutile parlare ancora della scarsissima qualità che quasi sempre contraddistingue l’offerta gastronomica di queste pseudo feste). Tuttavia c’è un’altra concorrenza sleale che affligge noi esercenti, che mi meraviglio nessuno abbia ancora avuto il coraggio di denunciare: parlo degli oratori. Nati con uno scopo lodevole, offrire un punto di ritrovo ai giovani e giovanissimi cristiani, negli ultimi anni, soprattutto in provincia, si sono trasformati in vere e proprie attività commerciali e ad ogni weekend organizzano sagre della salamella, spiedi bresciani, grigliate, feste del marubino e compagnia briscola. Per questo mi piacerebbe sapere: cosa c’entra con un oratorio un esercizio di ristoro a pagamento aperto a tutti? Cosa ne pensano le associazioni di categoria di questa concorrenza sleale? E i presunti ‘volontari’ che organizzano questi eventi, hanno fatto il corso HACCP? Quello antincendio? Quello sulla sicurezza? Come invece ho dovuto fare (e pagare) io e i miei dipendenti? Hanno redatto il manuale di autocontrollo? Le norme igienico sanitarie a cui sono sottoposto io (e i locali dove svolgo la mia attività) valgono anche per loro? Sanno come si conserva, manipola, prepara un cibo? Il registro di carico e scarico, la legge sull’etichettatura, l’indicazione del lotto, la normativa sulle sostanze allergeniche, vengono rispettate? I loro fatturati sono congrui agli studi di settore? Le tasse che pago io (comprese quelle sugli immobili) le pagano anche loro? I contributi vengono versati? La misurazione dei decibel degli intrattenimenti musicali viene effettuata?
Potrei continuare, ma concludo con la questione più importante: qualcuno mi spiega cosa c’entra la sagra della polenta con l’educazione religiosa dei nostri figli?
Mario Rossi
(Cremona)


Le questioni che lei solleva sono reali e per la verità se ne discute da tempo. Le domande che pone sono legittime e meritano risposte da chi è competente di certe questioni. Mi limito a ribattere alla sua provocazione finale: la sagra della polenta ovviamente non c’entra nulla con l’educazione — non solo religiosa — dei ragazzi che frequentano gli oratori ma è un’occasione per stare insieme e questo è uno degli obiettivi educativi di ogni oratorio.

LA POLEMICA

Mesi dopo ancora tracce delle riprese del film
Signor direttore,
rimangono ancora le tracce, dopo mesi, in piazza duomo a Crema del passaggio delle riprese cinematografiche. Dovevano esser fatti lavori ad arte. Non si sa se il Comune abbia liquidato tutto l’importo deciso dalla giunta per la produzione cinematografica. E se no, sarebbe utile capire perché.
Bisognava rendicontare con regolare fattura le spese.
Certo è che la giunta sì è preoccupata della sua campagna elettorale, chiedendo 5 fotografie, la conferenza stampa di presentazione del film per dare loro lustro.
Ci piacerebbe che altrettanto si preoccupasse dei suoi cittadini, verificando se sia vero che oltre le tracce rimaste per terra in piazza duomo, e ben visibili, non sian state pagate tutte le comparse convocate per le riprese.
7.500 euro, se già tutti pagati, e altri lavori per almeno 10.000 euro più i disagi ai cittadini e alle attività e poi non viene riconosciuto il giusto alle comparse?
Si sta parlando di una cifra modesta, ma per loro sempre significativa.
Amministrazione, dove sei?
Forse a pulire le altre tracce con cui avete imbrattato i marciapiedi per la pubblicità di Padania acque?
Laura Zanibelli
(Crema)

Parisi è l’occasione vera per un nuovo centrodestra
Gentile direttore,
sono andato ad ascoltare Stefano Parisi, nel contesto della manifestazione ‘Energie per l’Italia’, mosso unicamente dalla curiosità. Mi ha piacevolmente sorpreso. Ho scoperto una persona misurata ma dalla comunicazione accattivante, un uomo che padroneggia contenuti, che studia e chiede di studiare per produrre soluzioni di lungo periodo a beneficio del Paese, la qual cosa dovrebbe essere, peraltro, il compito della politica. Ho visto all’opera un ‘pensatoio’, un ‘convegno’ di esperti, che può essere essenziale per elaborare un programma innovativo di Governo, di marca liberale, che riprenda e aggiorni il manifesto del ‘94. Ho compreso di avere di fronte uno che, a 60 anni, ha maturato una profonda conoscenza della Pubblica Amministrazione e delle sue distorsioni ma, soprattutto, dell’impresa come fattore di sviluppo, occupazione e benessere: uno, quindi, che potrebbe riprendere le fila dell’incompiuta ‘rivoluzione liberale’. Per la prima volta, dopo tanto tempo, ho riconosciuto il profilo di un possibile sfidante di Renzi e, quel che più conta, di un possibile inquilino di Palazzo Chigi, capace di governare l’Italia e di innovare/riformare per davvero questo benedetto Paese. Tra l’altro — particolare non da poco — uno che non crede nei Governi tecnici ma nel ruolo cruciale di una politica autorevole, in mano a persone integre e capaci. Mi è piaciuto. Un’occasione per tutto il centrodestra, se non prevarranno i calcoli di piccolo cabotaggio sulle visioni che racchiudono in se' una prospettiva...
Antonio Agazzi
(Crema)

Chi pensa di non dover imparare niente è fuori strada
Caro direttore,
io sono convinto che tutti abbiamo qualcosa da imparare da tutti, e così come abbiamo qualcosa da insegnare agli altri, lungo il nostro tragitto esistenziale.
E quando sento dire da qualcuno che non ha bisogno di imparare da nessuno, mi viene da pensare che é una persona alla quale é inutile insegnare qualcosa, tanto non capirebbe una acca e comunque non mi sentirei sicuramente davanti a un genio di sapienza ma davanti a un miserabile presuntuoso.
Pietro Ferrari
(Cremona)

La statua del violino eredità da non lasciare ai miei figli
Salve direttore,
certo che provoco. Ma quale monumento al super violino? Quello è un vero e proprio ‘ghirigoro’ elevato a grande arte. Un ammasso freddo di nudo metallo contorto, un’esplosione di arte che si espande come a voler ‘disintegrare i confini della mera realtà, depennando i limiti imposti dalla materia stessa’. Per di più con una utopica aspirazione, campeggiare in una piazza stazione ferroviaria solo da qualche tempo riportata al ‘verde’ splendore e pagata un ‘botto’. Personalmente il buon senso avrebbe imposto ben altre forme e ben altre location. Ritengo che altro non sia se non un ‘disartistico prurito culturale’. Non accetterò mai di essere preso per i fondelli. Almeno io! Poi, al palazzo, che se la cantino e se la suonino come credono, ma sappiano che ‘L’è la matìna che iöta el dè’. (...) Ti rendi conto che il titolo che ‘titola’ quell’opera ha addirittura l’ardire così di recitare ‘L’anima della città’? (...) Lo sai vero che tra la ‘gèent de Cremùna’ è in gioco la riappropriazione della propria città, un guardare verso l’alto con la riscoperta di foto, di nomi, di storie capaci solo di radicare le appartenenze comunitarie? Piuttosto, cum tantam pellem d’oca, non scordiamoci mai che ‘En bèl vèder el fàa en bèl crèder’ (un bella presenza favorisce una certa immagine-fiducia). E smettiamola di fare sempre più spesso finta che la recita sia comunque ‘ben riuscita’. Forse è tutto, forse.
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Grande Morelli, bronzo a Rio. È l’orgoglio di Cella Dati
Signor direttore,
su ‘La Provincia’ di venerdì 16 settembre, un’intera pagina è dedicata alla straordinaria impresa di Efrem Morelli nelle Paralimpiadi di Rio, bronzo nei 50 rana. Peccato che Morelli sia stato definito un nuotatore di Trigolo mentre Efrem è da sempre un cittadino del comune di Cella Dati. Vorrei che questo venisse precisato perché i Cellesi sono tutti orgogliosi del proprio concittadino come lo sono anch’io essendo nato nello stesso Comune e avendo vissuto là per tanti anni.
Innocente Ferrari

Caro Renzi, la flessibilità che chiedi dobbiamo meritarla
Egregio direttore,
siamo alle solite: il duo Merkel-Hollande, dopo il summit europeo di Bratislava, organizza un incontro, invitando all’ultimo momento Renzi che non si presenta, lamentandosi del fatto di non essere stato preventivamente informato: il nostro premier contesta la linea del rigore predicata dalla Merkel e rilancia la proposta della flessibilità e della politica espansiva, in questo appoggiato dal presidente della Commissione UE, Juncker. Mi sembra un film già visto, con Renzi che aspira a mettersi alla guida dei Paesi del Sud Europa e il duo Hollande-Merkel che, ormai privi della sponda britannica, sono costretti a consultare Renzi ma non si fidano troppo di lui. La domanda che, però, dobbiamo porci è questa; al netto della tattica del presidente francese che preferisce stare agganciato al carro tedesco, anche se la Francia non è affatto in buone acque, che cosa abbiamo fatto e stiamo facendo noi, per meritarci le concessioni di maggiore flessibilità che chiediamo? Se flessibilità fa rima con affidabilità, e se il problema non è, checché se ne dica, la riforma costituzionale (che non risolverà d’incanto tutti i nostri problemi), i governi europei e, in primis quello tedesco, staranno attenti alle modalità della nostra legge di stabilità e si chiederanno se saremo capaci di mantenere quello che promettiamo; essi preferirebbero una legge finanziaria che non elargisse ulteriori mance di sapore propagandistico (dagli 80 euro ai pensionati ai salvataggi alle banche) e dal respiro corto ma una legge che affrontasse i nostri problemi strutturali, dalla disoccupazione al debito pubblico, dalla gestione opaca delle banche alla palude delle aziende partecipate, cose di cui non c’è traccia nei progetti del governo. E allora, che cosa si aspettano gli altri stati; come possiamo noi sperare di far passare la nostra linea in Europa, al netto di tutti i limiti che i nostri partner dimostrano di avere? Da noi, si aspettano una moneta che in Italia appare piuttosto fuori corso: la serietà.
V. Montuori
(Cremona)

La mostra del violino ‘Messia’ dia slancio a Cremona e ai liutai
Egregio direttore,
ho assistito all’inaugurazione della mostra sullo Stradivari chiamato ‘Messia’. Il sindaco ha ribadito che solo mettendo insieme i vari gruppi che girano attorno alla liuteria — liutai, musicisti, collezionisti internazionali, istituzioni cittadine e ricerca — questo sistema potrà sopravvivere.
Come liutaio confermo che i mercati sono sempre più selettivi.
Si stanno formando buone liuterie in molte parti del mondo spesso in Paesi con costi di lavoro molto inferiori.
Per tornare all’effetto della mostra possiamo dire che questa mostra crea discussione tra i liutai e attira l’attenzione internazionale su Cremona. Un violino in sé non ha un gran significato, ma se racconta una storia, se avvicina persone, se fa aumentare il grado di conoscenza professionale dà lustro ad una Cremona vitale. Da un’immagine di liutai svegli e bravi. Il sindaco ha ragione e gli sono molto grato per la sua capacità e tenacia. Solo creando sinergie, discussioni tra scienza liutai e i musicisti la communità liutaria può crescere.
Un liutaio ottuso chiuso nelle sue credenze non potrà più soddisfare i suoi clienti sempre più esigenti. Stradivari era alla continua ricerca di innovazione e miglioramento; in questo abbiamo l’obbligo morale di essere i suoi seguaci.
Gaspar Borchardt
(Liutaio a Cremona)

Ciclista investito il 2 settembre. La vicenda resta da chiarire
Egregio direttore,
il 2 settembre un automobilista ha investito un ciclista che attualmente è in gravi condizioni. (...) Da allora sono passate oltre due settimane e nonostante la foto sul suo giornale che mostra il ciclista con la maglietta rossa e la bici bianca dell’autmobilista non c’è traccia, sembra svanito nel nulla. Gradirei rammentare che le riprese delle telecamere di video sorveglianza, sebbene possano essere sfuocate o poco nitide, possono essere migliorate. (...) Esiste un software che possiede un potente algoritmo che permette di migliorare l’aspetto di video e foto catturati con telecamere di videosorveglianza che presentano bassa risoluzione, eccessiva compressione, sfuocate, con eccessiva grana di fondo, con il quale si possono individuare con precisione notevole, facce e volti di persone inquadrate, rendere leggibili targhe e modelli di auto.
Sconcerta il fatto che nessuno si sia rivolto alla forza pubblica, o comando dei vigili urbani per dichiarare che conosceva il ciclista inquadrato dalle telecamere, che dalla foto sul giornale sembrerebbe facilmente identificabile per lo meno dai suoi amici visto, l’abbigliamento, la stazza corporea, il colore dei capelli e il colore della bicicletta. In ogni caso spero che l’interessato si faccia vivo al più presto per chiarire molti punti oscuri.
Elia Sciacca
(Cremona)

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