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14 settembre

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

16 Settembre 2016 - 04:00

IL CASO
Dalla mostra su Torriani rinascimento di Cremona
Gentile direttore,
desidero condividere con i suoi lettori alcune considerazioni in merito alla neo-inaugurata mostra su Janello Torriani di cui il suo giornale ha dato ampia informazione. Si tratta sicuramente di un evento che porta Cremona alla ribalta nazionale, visto lo spazio riservatole da importanti giornali di tiratura nazionale e alla ribalta europea. Da un genio del Rinascimento quale è stato Torriani forse prende avvio un nuovo rinascimento per Cremona. Vorrei però in questa sede sottolineare un aspetto, tra i molti possibili, che mi pare innovativo come espressione di una buona politica. Mi riferisco alla capacità dimostrata da parte degli attuali amministratori di saper svolgere un ruolo di regia tra i soggetti attivi della città. Impresa privata, competenze di professionisti del pubblico impiego, insegnanti e alunni delle scuole cittadine, autorità in campo scientifico internazionale sono stati sapientemente motivati e coordinati al fine di realizzare un evento finalizzato a rendere l’intera città consapevole di un patrimonio di cultura non solo passato ma più che mai vivo e vitale. Solitamente il regista progetta, programma, coordina, spiega affinché ciascun attore sappia interpretare al meglio il racconto di una storia. Così un buon leader politico opera perché i cittadini possano diventare protagonisti della loro storia. La cultura diviene allora l’espressione di un comune progetto finalizzato a coltivare germogli di umanità attraverso la valorizzazione di ricchezze condivise di cui non sempre si aveva contezza. Cosa è il bene comune se non far sì che ciascuno possa essere soggetto attivo nella costruzione della casa comune quale una citta è?
Mi pare che il sindaco Galimberti abbia dimostrato anche in questo evento di lavorare in questa direzione e di mostrare come la partecipazione, la capacità di mettersi in gioco e di valorizzare le competenze presenti sul territorio siano condizioni per uscire dallo stato di minorità a cui l’imperante qualunquismo relega e quindi di rinascita di una comunità.
Luisa Tinelli
(Stagno Lombardo)

Vorrei che bastasse una mostra pur importante come quella su Janello Torriani e le sue prodigiose invenzioni per segnare il rinascimento di Cremona. E’ vero invece che inziative di vasta portata, come questa, non solo in campo culturale, contribuiscono al rilancio della città da tutti auspicato ma al quale solo pochi lavorano.

L'INTERVENTO
A Parisi il compito di stanare la borghesia
Riparte da Milano, com’è naturale, l’avventura della nuova Forza Italia. Stefano Parisi nella ‘convention’ di metà settembre cercherà di capire di quali energie dispone per rilanciare la proposta politica del centro destra. E’ l’uomo che il cavaliere ha tenacemente voluto e che, messo in campo in extremis a Milano nel duello amministrativo con Sala, ha sfiorato la vittoria. Se ha superato l’esame della borghesia meneghina, maternamente comprensiva coi candidati di sinistra ma ultra schizzinosa con quelli di destra, vuol dire che la stoffa per correre ce l’ha. Oddio, Berlusconi, come talent scout maschile, non è di mano felicissima. Ma dalla maledizione del ‘non c’è due senza tre’ Parisi può dirsi immune. La vera tripletta suicida il cavaliere infatti l’ha messa a segno da un pezzo. Casini: loquacissimo stratega del nulla. Fini: serial killer scientificamente dedito a impallinare quanto nasce, respira e minaccia di crescere a destra. Alfano: originale ministro dell’Interno che sta convertendo le prefetture in agenzie trova casa per rifugiati, autentici o presunti. E’ ragionevolmente sperabile che Parisi apra una nuova stagione. Per storia personale, spesa fra ministeri, Confindustria e grandi società, l’hanno definito ‘un burocrate che pensa da manager’. Complimento o profezia di uno scettico? Solo l’interessato, coi fatti, può sciogliere il dubbio. Gli ostacoli sulla sua strada sono enormi. A cominciare dalla montagna di detriti che lo sfaldamento del potere berlusconiano ha lasciato sul campo: cespugli e cespuglietti guardati a vista, armi in pugno, dai rispettivi titolari tutt’altro che inclini a prestare giuramento al nuovo leader designato. Secondo ostacolo: deve convincere che la potenzialità riformatrice del nuovo centro destra è più coerente e incisiva di quella di Renzi che, a onor del vero, fra pericolose ingenuità e irritanti furbizie, è tuttavia riuscito a smuovere le paludose acque di un’Italia parruccona e imbambolata.
Ammettiamolo: è stata una botta di vita. Come altrimenti definire la sua faticosa rottamazione dei paleocomunisti alla Camusso, rimasti per decenni all’oscuro del fatto che la ‘produttività’ non è una parolaccia ma condizione di competitività aziendale e che le sorti dei poveri non si sollevano facendo piangere i ricchi. Casomai, l’esperienza dimostra il contrario. Nell’attuale premier, al netto di tutti gli evidenti limiti, c’è una scintilla non simulata di passione per un’Italia meritocratica, dinamica, che vede in un mercato efficiente la leva per puntare a un benessere diffuso. Ed è appunto qui il problema strategico e programmatico di Parisi: se nella sinistra di governo il tabù dell’anticapitalismo e dell’ostilità pregiudiziale al mercato è caduto, quale primaria battaglia di principio resta alla destra? Dove cercare la forza trascinante di una radicale differenza identitaria rispetto alle altre offerte politiche su piazza? La tentazione di cavarsi dall’impiccio chiamando alle armi il popolo di centro destra per il ‘no’ al referendum, che affosserebbe in una sola botta sia Renzi che la sua riforma, era irresistibile. E Parisi, o chi per lui, non ha resistito. Il tempo dirà se ha fatto bene, o se, al contrario, ha incautamente addentato la mela avvelenata di un recitativo politicamente e culturalmente innaturale per un paio di decisive ragioni. Perché imbarca il centro destra con innaturali compagni di strada cacciandolo nella valle di Giosafat dei puri professionisti della protesta. E, soprattutto, perché rischia di condannare in eterno il Paese ai lentissimi tempi istituzionali che proprio Berlusconi, da uomo del ‘fare’ e dell’impresa, aveva denunciato e tentato di correggere. Parisi non dimentichi che il suo vero interlocutore è quel mondo produttivo e delle professioni che ha urgente e disperato bisogno di riforme. Sta qui la carta decisiva di cui il centro destra dispone per ricondurre alla politica la borghesia italiana, che tanto è brava e attiva quanto, per antico vizio, è politicamente inappetente. Storicamente infatti fa politica per delega piuttosto che in prima persona. Le basta che qualcuno le protegga la roba. Ha vestito tutti gli abiti. E’ stata fascista, democristiana, cattocomunista, oggi renziana. Un trend interrotto solo dal burrascoso ventennio berlusconiano che ha finalmente sdoganato la destra borghese come forza di governo. Ma il processo è rimasto incompiuto e invece di un partito a largo radicamento sociale ne è sortito un comitato d’affari di dubbia utilità per il paese. Adesso siamo daccapo, con una borghesia allarmatissima per la situazione economico sociale ma nuovamente rintanata e incline alla delega …a Renzi, a Grillo? A Parisi tocca il difficile compito di stanarla nuovamente. Il suo vero problema, dunque, non sono gli avversari: è e resta la qualità civile e politica del famoso ‘popolo di centro destra’.
Ada Ferrari

Messaggi lanciati nel mare magum del web
Gentile direttore,
chi non ha mai pensato di affidare al mare un messaggio in bottiglia? Io l’ho fatto da bambino, negli anni Sessanta. Dopo aver letto ‘Robinson Crusoe’, terre lontane e isole deserte, avevano colpito la mia immaginazione. Avevo una gran voglia di viaggiare e cercai di farlo nel solo modo che potevo: navigando idealmente in una bottiglia. Da una rotonda scagliai in acqua il più lontano possibile una bottiglia dalla forma sinuosa, quella del ‘Rosso Antico’, un aperitivo molto in voga in quegli anni. Per molto tempo sono ritornato su quel lungomare, e non ho mai saputo se il mio scritto abbia mai preso il largo. Oggi i messaggi si lanciano a migliaia, senza calligrafia e senza bottiglia nel ‘mare magnum’ del web: non si usano più le rotonde, si usano i Social Network. Messaggi che galleggiano in un mare virtuale, ricco di solitudini, incolore, senza profumo e ahimè spesso senz’anima.
Michele Massa
(Bologna)

Mi indignano quelli che non firmano le lettere
Gentile direttore,
la ringrazio per tutte le lettere che pubblica a proposito della presenza in duomo dell’imam del 4 agosto. Mi permetta però di stigmatizzare ed esprimere la mia più profonda indignazione per coloro che non hanno il coraggio civile di firmare con nome e cognome, dimostrando la loro viltà, scaricando anonimamente i loro veleni, appellandosi alla teologia che credo interessi veramente a pochi. Sento odore di pretume e di teologume. ...
Licio D’Avossa
liciodavossa@libero.it

Inceneritore, auspico un’indagine epidemiologica
Egregio direttore,
concordo pienamente con le sue affermazioni in merito alla mozione che i due consiglieri della minoranza del comune di Bonemerse Luca Ferrarini e Angelo Garioni richiedenti un’indagine epidemiologica da condurre dal Comune di Bonemerse visto che Bonemerse è uno dei Comuni insieme a Cremona e del Bosco ex Parmigiano frazione di Gerre de’ Caprioli interessati maggiormente alla ricadute degli inquinanti emessi dai due camini degli inceneritori cremonesi. Lei ha dichiarato giustamente che il giornale è molto attento alla questione dell’inceneritore a tutela della salute pubblica. (...) Non vedo perché i tre Comuni interessati non abbiano ancora deciso di intraprendere l’iniziativa auspicata più volte da comitati ambientali associazioni di medici e altri.
Elia Sciacca
(Cremona)

Paderno/1.
Critiche prese per odio ideologico
Egregio direttore,
è sorprendente come a volte le critiche vengano scambiate per odio ideologico e lesa maestà da chi leggendo male risponde peggio. Mi riferisco ad una mia precedente sul metodo della sicurezza ‘fai da te’ con il WhatsApp scaturito dalla geniale inventiva del primo cittadino di Paderno Ponchielli nonché dell'intervento di un suo coraggioso ‘aficionados’ nascosto dietro una tastiera con lessico sgangherato che saltando di palo in frasca chiede incomprensibilmente se faccio parte delle brigate partigiane quando scrivo di ascari e truppe cammellate dimostrando una totale ignoranza in materia. Gli ascari (o meharisti, dall’arabo mehari = cammello) erano le legioni indigene assoldate dagli italiani nel nord Africa durante i periodo della guerra coloniale. Penso che il concetto traslato a quanti si sono prestati finora al servizio del loro ‘Caudillo’ locale con fascia tricolore per denigrare il sottoscritto regga bene. (...)
Sergio.noci@tiscali.it
(Paderno Ponchielli)

Paderno/2.
Funziona WhatsApp contro i furti
Signor direttore,
vivo in un paese del Mantovano e casualmente mi è capitato di leggere un articolo l’8 settembre scritto da un certo signor Noci, dove si lamentava dell’inefficienza del sistema messo a punto dal sindaco e dai suoi ‘vassalli’ contro i ladri. Premesso che all’epoca dei vassalli e quindi del Medioevo, il problema lo avevano risolto tagliando le mani a chi rubava e qualcosa d’altro a chi stuprava, vorrei sapere dal signor Noci come risolverebbe il problema dei furti in paese, perché un conto sono le chiacchiere e un conto sono i fatti. Abito in un palazzo composto da 12 appartamenti, in passato abbiamo avuto parecchi furti, ma poi di comune accordo abbiamo adottato un sistema simile a quello del sindaco Strinati e la situazine è migliorata parecchio, ora c’è una maggior attenzione e protezione reciproca, più responsabilità e amicizia tra i condomini. Coinvolgere attivamente i propri cittadini responsabilizzandoli, è segno di grande maturità e competenza ed è anche l’unico modo per contrastare i ladri.
A.R.
(Bozzolo)

Lungaggini all’Apc è stata un’incomprensione
Signor direttore,
in riferimento alla lettera del 2 settembre, avente come titolo ‘All’Istrituto Apc 45 minuti per dare un documento’, vogliamo puntualizzare che gli uffici della sede sono sempre puntuali nello svolgere il loro servizio nei confronti dell’utenza e in particolare anche quella straniera. La situazine verificatasi tra il Dsga e il signor Circo è dovuta al fatto che c’è stata incomprensione tra le parti. Il Dsga avrebbe dovuto dedicare un breve spazio di tempo per spiegare che il documento poteva essere consegnato ad un assistente amministrativo. Il signor Circo poteva, prima di mandare la lettera al giornale, discutere della questione con il Ds, cosa avvenuta dopo, solo se non soddisfatto inviare la lettera al giornale.
Il Ds e lo staff di presidenza Apc
(Cremona)

Disabilità a Crema offensiva l’assessora Beretta
Gentile direttore,
vorrei dar riscontro alla nota che il vicesindaco di Crema ha divulgato dopo la mia segnalazione riguardante il problema disabilità. Forse pecco di ingenuità, ma mi attendevo una risposta ben diversa, più positiva e aperta a valutazioni condivise per superare i problemi da me segnalati. Il vicesindaco (e assessore al Welfare) Angela Beretta, invece, nella sua nota sciorina una serie di numeri per mostrare l’efficienza dell’assessorato che guida, ma ignora la questione concreta che era stata da me posta. E nell’unico passaggio in cui ne parla, lo fa per definire ‘banale’ il problema della mobilità dei disabili e degli anziani. Questo non solo è offensivo per i disabili e le loro famiglie, ma evidenzia anche la non sufficiente preparazione tecnica di chi formula un tale giudizio. Comprendo che l’approccio di un politico sia quello di minimizzare la portata degli obiettivi mancati del proprio mandato, ma questo non può essere accettato quando si discute di soggetti fragili e delle difficoltà che quotidianamente incontrano. Secondo il vicesindaco il problema delle barriere architettoniche presenti in città (a mio avviso discriminanti in quanto limitano la vita sociale degli anziani o dei disabili) è esclusiva competenza dell'assessorato ai Lavori pubblici. Questo, oltre ad essere inelegante, è anche errato. (...) Non dobbiamo scadere nella sterile polemica, ma lavorare in sinergia per trovare una risposta concreta al problema (...).
Flavio Rozza
(Crema)

Km ha rovinato la linea L
Spero in un ripensamento
Egregio direttore,
complimenti... la nostra ex Km riuscita a rovinare anche una delle poche linee che funzionavano in città, la linea L. Perché durante la settimana il mezzo che deve andare allo Zaist dalle 8,50 alla mattina non passa più da via Manzoni? Forse perché era troppo comodo avere la fermata relativamente vicina alle scuole di via Palestro? Sicuramente il risultato che penso otterranno sarà quello di aumentare il traffico veicolare e diminuire i passeggeri sui mezzi in quanto i genitori dovranno farsi carico di andare a prendere i propri figli a scuola (per dar loro la possibilità di arrivare a casa in orari umani) in quanto il più delle volte non riusciranno ad arrivare in tempo in stazione perdendo altro tempo... Tale servizio funzionava benissimo fino a giugno 2016. Spero vivamente in un ripensamento.
Marco Magnani
(Cremona)

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