Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

31 agosto

Lettere al Direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

02 Settembre 2016 - 15:00

IL CASO
Il terremoto distrugge
La solidarietà è più forte
Signor direttore,
notte buia, notte funesta, il sonno interrotto da una terra ingrata che freme, si scuote e improvvisamente un gran frastuono funesta. Il terremoto distrugge case, sogni, vite umane. Ma in questa immane disgrazia il terremoto scuote il cuore dei volontari, dei pompieri, della protezione civile, degli italiani con la I maiuscola. La solidarietà è più forte del terremoto e a questi angeli dico grazie, mille volte grazie, perché voi siete l’emblema di un’Italia che niente e nessuno riuscirà a distruggere (...)
Silvia B.
(Cremona)

La sua lettera, semplice e appassionata, evidenzia, accanto alla devastazione, quanto le componenti migliori del popolo italiano sappiano dare, disinteressatamente, in circostanze tragiche come queste. Ci sono state purtroppo (ricorda una certa telefonata in occasione del sisma dell’Aquila?) pagine indegne di cinismo, ma la solidarietà umana è ancora più forte. E vince i nostri difetti nazionali, che pure ci sono, e spesso danno la stura alle (auto)denigrazioni.

L'INTERVENTO
Aree vaste: una sfida per il sud Lombardia
Mi azzardo ad intervenire su un terreno che non mi è propriamente congeniale facendomi portatore di molti preoccupati e sommessi commenti che circolano intorno alla costituzione delle “vaste aree”. Ritenevo che il fondo del direttore della Provincia del 31 luglio scorso, dal titolo «Cremona e Crema contano solo se unite», avrebbe potuto aprire un dibattito sull’argomento che stenta ad avere la giusta ed anticipata attenzione, (indipendentemente dall’esito del referendum), per avviare una fase che non ci trovi, comunque, impreparati. Si incomincia a parlare ed a prevedere aree omogenee, unione dei comuni (...),funzioni associate, aggregazioni, provinciali, ‘cantoni’, ‘vaste aree’ e aree metropolitane. Il disorientamento che percepisce il cittadino è grande, perché «non sa quello che deve volere». La riforma in atto mi sembra improvvisata, ma imporrà probabilmente cambiamenti che influiranno in maniera positiva sui piccoli comuni ed, in modo sostanziale, sulle prospettive del nostro territorio se si riuscirà ad impiegare positivamente la grande opportunità che viene offerta per fare «fronte comune», (come sostiene il sindaco Galimberti), con i comuni del circondario e con le ex Provincie vicine e quant’altro. Il provvedimento, introdurrà tali modificazioni per cui, intorno al destino della nostra provincia, e conseguentemente della nostra città, questi accorpamenti decideranno, se (noi cremonesi) non stiamo accorti, il nostro futuro, e non solo. Sono sempre stato convinto che la pianificazione e la programmazione di «vasta area», o su grande scala territoriale, dovranno diventare sempre più la dimensione necessaria per il futuro operare, compreso quello di livello comunale, sempre meno autonomo (...).
Cremona cerca da tempo di ritrovare una centralità che sta perdendo ed ha la necessità assoluta di riaffermare un suo ruolo. Per cui bisogna dare forza alle idee per reagire e cambiare le cose, invertendo la tendenza a risolvere solo i problemi contingenti e considerare, invece, anche la prospettiva lunga con maggiore lungimiranza. Prima di prevedere degli accorpamenti, si dovrebbero ipotizzare la possibilità di assetti ottimali e verificare l’esigenza di una prioritaria ed irrinunciabile definizione del ruolo che può assumere il nostro territorio nel sistema regionale lombardo-emiliano ed una sua collocazione nel quadro territoriale complessivo della grande viabilità, delle reti di trasporto e delle comunicazioni. (...)Non possiamo certamente ignorare che siamo collocati in una posizione baricentrica e lontana/vicina a tutto, né i margini dell’area metropolitana, che nella logica ‘Milanocentrica’, interpreta la tendenza mondiale alla concentrazione nelle grandi città, creando fenomeni di congestione e di inabitabilità sempre maggiori (...). Soprattutto il Governo e la Regione non devono assolutamente ignorare che la fascia meridionale, (la nostra), appartiene alla Lombardia ‘marginale’, nella quale problemi di accessibilità ,di esiguità dei pesi insediativi e di carenza di stimoli alla trasformazione, si sono in varia misura combinati per dar luogo a situazioni di stagnazione ,sia pure in presenza di livelli di reddito e di condizioni di vita soddisfacenti. Lo squilibrio e la debolezza del nostro sistema produttivo dimostrano che nel difficile passaggio dall’economia agricola a quella industrializzata, si sono evidenziati i limiti alle capacità del territorio ad offrire posti di lavoro sufficienti ,alternativi a quelli che venivano a mancare in agricoltura ,per cui l’andamento dell’area meridionale della Lombardia è stato sempre quello della ricerca di un assetto di equilibrio ad una quota di abitanti sempre più bassa, decrescendo demograficamente, anche nei periodi favorevoli economicamente, proporzionalmente al minor assorbimento di mano d’opera organizzata. Il settore produttivo ha risentito della mancanza di elementi trainanti perché lo sviluppo diventasse autogenerante invece di dipendere dall’esterno. Essendo stato sacrificato il settore agricolo (...), Cremona, non avendo mai goduto di particolari privilegi nel passato, sta ora affrontando l’esito degli accorpamenti apparentemente da posizioni di debolezza . Il suo ruolo in Lombardia esce sempre indebolito dagli annunci di scissione e dagli accoppiamenti che vengono preannunciati e prospettati. (...)
Ora, secondo me, l’orientamento attuale che si sta delineando con l ’unione tra Mantova e Cremona, aumenterebbe la congenita debolezza contrattuale di questi territori posti alla ‘periferia dell’impero’, già oggi marginali rispetto agli interessi regionali, con flussi centrifughi ed anomali che verrebbero a crearsi verso il Veneto (a cui Mantova è solidamente e storicamente agganciata ) allontanandosi maggiormente dal capoluogo regionale. Invece l’alternativa a tre, Lodi – Cremona—Mantova, mi sembra più congeniale alle preesistenze, raggiungendo un considerevole peso insediativo e, aggregando una catena di centri che hanno continuato a svolgere la funzione di servizio alla provincia agricola, potrebbe consolidare strutturalmente un interessante ruolo distrettuale dedicato a tutta la filiera agricola.
Questa costituirebbe un preciso limite alla avanzata e diffusa delle aree metropolitane, potrebbe presidiare ed affiancare un ruolo di valorizzazione unitaria della riva sinistra del Po (...), essere gestita unitariamente con ritmi più simili all’avvicendarsi dei cicli stagionali, mitigare e compensare la grande produzione di CO2 delle aree settentrionali, e confermare una sorta di ampia zona filtro, come se fosse un ‘Rubicone agricolo’ tra le aree industrializzate ed il centro Italia. Il “cantone padano” così realizzato ed omogeneamente gestito, usufruendo intelligentemente delle recenti disposizioni emanate dalla L. R. Lombarda n°31 /2014, sul consumo di suolo, potrebbe consolidarsi su basi veramente nuove. (...) La sostanza reale che si auspica e che si sollecita è l’inversione di tendenza con una nuova valorizzazione delle aree rurali (...). Mi auguro che il Ministro dell’Agricoltura Martina (...) possa schierarsi a favore di un’ipotesi di questo tipo.
Massimo Terzi
(Architetto)

L’ex mercato ortofrutticolo non è lontano dalle case
Signor direttore,
scrivo in merito all’articolo de ‘La Provincia’, del 26/8/2016 sulla riqualifica della struttura ex mercato ortofrutticolo. Nell’articolo in questione viene riportato: «La struttura è lontano dalle abitazioni», evidentemente il signor Guerini, il signor Virgilio e la signora Manfredini non sono mai stati in zona. A pochi metri si trovano condomini, ospedale San Camillo, complessi residenziali ex area Fornaci e via Del Macello e non per ultime le finestre delle mie camere da letto che danno direttamente sul cortile interno del mercato.
Per dieci giorni ho sopportato il fatto di dovermi chiudere in casa o rinunciare a dormire prima delle ore 24, essendoci state le serate musicali della Festa de l’Unità (la musica veniva sentita anche in via Dante) e ben vengano eventi pubblici di cui Cremona necessita soprattutto per i giovani, ma che tutto questo sia fatto addirittura negando la «nostra esistenza» mette a dura prova il mio senso civico e di convivenza non vedendomi altrettanto rispettato. (...).
Dott. Alberto Galvani
(Cremona)

Discariche abusive
Venite a vedere in via Corazzi
Signor direttore,
a proposito di discariche abusive, provi ad andare a vedere in via Paolo Corazzi, in fondo in un campo, che cosa c’è; adesso poi cresce l’erba e si copre.
Daniele B.
(Cremona)

Incidente a Pozzaglio
Scrivo da coinvolto
Egregio direttore,
sul quotidiano di domenica 28/8 pag. 23 era riportato l’articolo riguardante l’incidente accaduto in via Brescia-Villanova Alghisi di Pozzaglio il giorno precedente sabato 27 agosto u.s. Essendo uno dei coinvolti gradirei rettificare alcune considerazioni esposte: - l'incidente è avvenuto a causa di un furgone che ha tamponato la mia vettura, sbalzandomi in avanti contro quella che mi precedeva mentre eravamo in rallentamento alla rotatoria per Corte de’ Frati-Olmeneta-Robecco; quindi i mezzi coinvolti erano tre.
- Ad effettuare i rilievi sono stati i Carabinieri della stazione di Ostiano, che ringrazio per la professionalità, e non gli agenti della Polizia stradale di Cremona.
A nome di tutti i coinvolti vorrei ringraziare l'agente in borghese che in transito si è fermato immediatamente, iniziando a regolare il traffico già caotico in attesa dei colleghi in divisa.
Libero Zerbini
(Olmeneta)

Bolletta della luce in ritardo e con canone tv estorto
Signor direttore,
vorrei portarVi a conoscenza del fatto che lunedì mattina è arrivata a mia mamma la bolletta della luce comprensiva di canone tv con scadenza 02 agosto e soprattutto canone estorto in quanto mia madre ha superato da un po’ i 75 anni.
Massimo Maghella
(maghellamassimo@libero.it)

La pattuglia acrobatica cosa c’entra con i terremotati?
Signor direttore,
ieri abbiamo assistito in televisione alla parata acrobatica della pattuglia aerea nazionale, spettacolo meraviglioso! Ma non mi si può venire a dire che è stato fatto in segno di solidarietà per le popolazioni colpite dal terremoto, perché a quella povera gente non gliene importa nulla delle evoluzioni della pattuglia acrobatica. Meglio sarebbe stato utilizzare i soldi spesi per le tonnellate di carburante consumato a favore dei terremotati, non riesco proprio a capire come si possa affermare una simile cosa, i soldi che gli spettatori sulla spiaggia di Iesolo hanno versato in segno di solidarietà potevano comunque essere donati. Sicuramente però avremmo bruciato meno carburante e avuto un minor inquinamento dell’atmosfera
Mario Giuriati
(Crema)

Autostrade Centro Padane
Acerbi non mi ha convinto
Gentile direttore,
debbo constatare che nella replica del signor Acerbi, pubblicata il giorno 29 agosto, rispetto a quanto da me contestato, c’è l’ammissione (sia pur nascosta e limitata a due righe striminzite) di una situazione debitoria di autostrade Centro Padane Spa; riferita all’anno 2014, dell’ordine di 224 milioni di euro, senza però quantificare gli interessi passivi che si capitalizzano di anno in anno sul debito stesso. Sofferenza debitoria dovuta, nella maggior parte dei casi, a tutta una serie di opere, che hanno avuto più costi che benefici. Non è convincente il dottor Acerbi là dove sostiene che, nonostante tutto, Autostrade Centro Padane è in attivo, in quanto il credito derivato dalla cosiddetta cifra di subentro farà da copertura al debito acceso negli anni. In riferimento a quest’ultimo (subentro) sino ad ora, esistono solo sentenze che non hanno fatto altro che quantificare l’entità dell’ordine di 301 milioni di euro, ma non è ancora certo se detta cifra sia stata erogata o meno. Per cui, allo stato dei fatti, non posso che osservare che siamo di fronte ad una gestione amministrativa di Centro Padane che lascia adito a molti dubbi, più che certezze (...).
Francesco Biganzolli
(Cremona)

Lo Statuto albertino indigesto al fascismo
Signor direttore,
prima del 1946 il 2 giugno ricordava lo Statuto scritto da Carlo Alberto padre di Vittorio Emanuele II per il futuro popolo d’Italia, esso concedeva un deputato ogni 40 mila abitanti e il Re non era più assoluto ma costituzionale.
Per tali concessioni fu criticato da tutte le teste coronate d’Europa ma diventò dopo tanti anni indigesto anche all’arroganza fascista perché si parlava di potere al Popolo; per evitare eventuali reazioni vendicative i Savoia sorvolavano sulla ricorrenza (...). Non ho titoli di studio, ho imparato dai libri che mi hanno dato in terza elementare, poi il regime ci diede un sussidiario dove giustificava le sue magagne, eravamo negli anni 1935-36. (...) Andava tutto bene non si poteva dire ciò che si vedeva, silenzio! Chi non conosce il passato non avrà futuro facile (Montanelli); Pertini invitava a «sapere». (...)
Angelo Rosa
(Viadana)

Fascismo e nazismo erano legittimati dal voto
Signor direttore,
(...) se per un attimo accettassimo il principio che il popolo sovrano è arbitro unico, inappellabile e competente dei destini della nazione ci troveremmo con una palese contraddizione nei fatti storici recenti. Il fascismo, che certamente non fu una democrazia fu avallato dal voto popolare che nel 1924, diede al partito fascista il 60% dei consensi legittimandolo democraticamente!
Il nazismo, che nemmeno lui fu una democrazia, alle elezioni tedesche del 1933 ebbe la maggioranza assoluta dei voti tra i partiti candidati con il 40% dei suffragi e fu per questo che il presidente Hindenburg nominò Hitler cancelliere. Come si vede. Secondo gli stessi canoni dei democratici il popolo alle urne elettorali non è sempre arbitro unico, inappellabile e competente per mantenere la democrazia, ergo lo stesso potere democratico è fasullo e contradditorio (...). La terza dittatura, quella che non dispiace ai democratici, e cioè il comunismo, fu l’unica che salì al potere con la violenza e sui cadaveri degli avversari politici.
Alessandro Mezzano
(Cremona)

Ettore Muti fu fatto assassinare vigliaccamente
Egregio direttore,
nella sua lettera, su Spazio del 23 cm Michele Massa sollecita gli italiani a ricordare la propria storia e i propri eroi, che sono la ricchezza di un popolo. Un ampio titolo de «La Provincia» del 22 cm esprime l’orgoglio italiano per i successi dei nostri atleti a Rio manifestando gli stessi sentimenti del Massa e di chi è cosciente di appartenere ad un popolo coni suoi pregi e difetti. Su «La Provincia» del 22 cm si può anche leggere la cronaca di una cerimonia tenutasi a Ravenna in memoria del pluridecorato leggendario eroe Ettore Muti. I sentimenti d’orgoglio per quell’italiano, volontario combattente di tutte le guerre iniziate tra il 1915 ed il 1940, sono stati offuscati dal comportamento di due deputati della sinistra e dell’Anpi, che volevano vietare la cerimonia.
Non basterebbe una pagina per narrare le vicende di quell’impavido valoroso italiano, fatto assassinare vigliaccamente dai responsabili del tradimento dell’8 settembre 1943. Alla mezzanotte del 23 agosto 1943, Muti, accompagnato, in stato d’arresto, da una pattuglia di carabinieri, veniva colpito alla nuca con un colpo di mitra sparato dal sicario affiancato ai carabinieri.
La paura dei mandanti dell’assassinio, ossia i traditori che in «tutte» le guerre si affiancarono, ovunque e comunque, al nemico, è la stessa dei loro odierni epigoni. (...)
Claudio Fedeli
(Cremona)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery