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24 agosto

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

25 Agosto 2016 - 14:13

IL CASO

Non clienti ma sudditi. Sarebbe ora di finirla!
Signor direttore,
ai primi del mese dovevo recarmi in posta ed essendo in piazza Roma ho scelto le poste centrali. Decisione poco saggia! Metà degli sportelli erano chiusi, la gente aspettava pazientemente il proprio turno. Come sempre avviene, in simili casi, ho scambiato alcune amare considerazioni sul funzionamento degli uffici con gli infelici astanti; situazione, peraltro, comune a molti uffici aperti al pubblico. Davanti a me una signora che sembrava avesse una semplice operazione: dopo pochi minuti, infatti, intascava la sua ricevuta.
Stavo per avvicinarmi allo sportello ma il responsabile mi avvertiva che, così facendo, ostacolavo la riservatezza della cliente; era vero, infatti riuscivo a capire quanto si dicessero. Nulla da eccepire ma l’amabile conversazione è durata oltre 20 minuti! Era veramente privata. Al termine il quadro appeso agli angoli dell’ufficio postale è saltato di tre numeri. Mi sono presentato ugualmente allo sportello per cercare di sostenere le mie ragioni e fare la mia operazione dopo la lunga attesa; candidamente il responsabile mi ha detto che dovevo andare a ritirare un altro numero e rifare la coda! Inaudito questo atteggiamento di chi ci considera non clienti ma sudditi medioevali! Visibilmente offeso ho lasciato l’ufficio e sono andato in una posta periferica; in piazza Fiume tutto ok! (...)
Non è possibile impiegare circa mezz’ora per pagare un bollettino postale!
Marco Riccardo Spernazzati
(Cremona)


Sul caso specifico c’è poco da aggiungere e concordo sul fatto che non è possibile impiegare circa mezz’ora per pagare un bollettino postale. Approfitto della lettera sulle poste per ribadire che stiamo vivendo un’estate assurda con zone di Cremona e molti comuni della provincia dove la consegna della corrispondenza avviene una volta ogni due o tre settimane. Difficili poterlo definire un servizio. Sono urgenti risposte e soluzioni.

LA REPLICA

Nell'articolo qualche imprecisione ma il problema del randagismo c'è
Signor direttore,
vorrei fare delle rettifiche importanti riguardanti l’articolo scritto dal giornalista Luca Bettini in data 17 agosto relativo ai cani abbandonati sul territorio cremasco durante questa estate. Probabilmente il giornalista in buona fede ha interpretato male dei concetti e ha aggiunto del suo, commettendo però degli errori che dal mio punto di vista è importante rivedere e correggere. Innanzitutto tutti i cani pervenuti in canile sono stati portati dall’accalappiacani perché rinvenuti e abbandonati per strada. Come prevede la legge nessun cane può essere abbandonato e quindi lasciato in canile! Altrimenti sarebbe perseguibile e sanzionabile. Quindi quando il giornalista scrive che i cani sono stati portati in modo ‘civile’ in canile e non abbandonati commette un errore, e sicuramente mai da me dichiarato.
Per quanto concerne la criticità della situazione abbandoni e lotta al randagismo non ho parlato di una mail che manderò a settembre ai comuni bensì di una proposta già comunicata a tutti i comuni convenzionati con il canile Sogni Felici per impostare una forte campagna alla lotta al randagismo puntando sulla microchippatura. Il progetto è già stato comunicato e approvato da molti comuni e si sta sviluppando anche grazie all’appoggio dell’Asl.
Altra imprecisione dell’articolo è sui commenti che avrei fatto rispetto ai medici veterinari quindi anche a me stessa in quanto tale! Con il giornalista ho parlato dell’importanza che tutti i veterinari ricoprono nel controllo della presenza del microchip ad ogni cane che entra in ambulatorio in visita. Ho parlato di quanto sia fondamentale la vigilanza di chi di dovere e quindi delle autorità in quanto appena passata la legge tutti i proprietari sono corsi a mettere il microchip, ora si è invece creato un menefreghismo generale dei proprietari dei cani che non applicano il microchip perché probabilmente si sentono così liberi di lasciarli girare per campi senza aver nessuna responsabilità e obbligo. Questi concetti sono stati mischiati e compressi nell’articolo con il risultato di aver scritto cose non corrispondenti a quanto da me dichiarato.
Fatte queste rettifiche, ringrazio comunque il giornalista innanzitutto per la gentilezza, e poi per aver scritto un articolo inerente agli abbandoni sollevando un problema grave del nostro territorio quale il randagismo.
L. Gatti
(medico veterinario)

Illuminare il tratto di mura tra Porta Mosa e Via Giordano
Signor direttore,
attraverso il suo giornale rivolgo un invito alle maestranze del Comune per proporre di illuminare il tratto di mura medievali nella zona Porta Mosa-Via Giordano. Questo è uno dei tratti della muraglia che circondava Cremona che si è meglio conservato, come il tratto di Via Massarotti nei pressi della sede Avis. Sarebbe un bel colpo d’occhio vedere di notte i baluardi dei bastioni che spiccano nel buio, illuminati dai fari. Oltretutto in questo modo si metterebbe in risalto il prezioso varco di Porta Mosa lato sud, che quasi nessuno conosce e che invece dev’essere valorizzato, perché è l’unica porta medioevale di Cremona che è giunta fino a noi. Il Comune purtroppo con poca attenzione vi ha fatto piantare proprio davanti, a pochi metri, degli alberi che tra qualche anno saranno così cresciuti da impedire la visione della porta, già penalizzata da un’abbondante invasione di erbe come la vite canadese e la parietaria, e da atti vandalici, come scritte con lo spray su mattoni che risalgono al millecento.
Daniele Disingrini
(Gruppo Cremona Ancor)

Basta soldi alle onlus e stop al business dell’immigrazione
Signor direttore,
mi trovo ora a scrivere su quanto proposto dal signor Marcenaro in merito alla chiusura dei giardini pubblici con una cancellata. La ritengo una lecita provocazione, dettata ormai dalla frustrazione, disagio e paura che ci attanaglia da troppo tempo e che le autorità competenti, a tutti i livelli, sembrano dannatamente sorde, cieche e mute. Soluzione che giudico però anacronistica e inattuabile perché evidenzieremmo per l’ennesima volta la nostra sudditanza a tutto e a tutti: io non me la sento più di chinare la testa.
La mia proposta invece parte a monte di questa storia infinita dell’accoglienza e cioè sono convinto che se si toglie in toto il contributo dato alle varie Onlus accreditate (compresa Caritas) di 32,50 euro procapite giornalieri, vedremmo a breve quante di queste ancora esisterebbero. Questa è una accoglienza prettamente economica (grossa fonte di guadagno per i ‘furbi/disperati’ che hanno case altrimenti non affittabili, pensioni/alberghi sull’orlo del fallimento e situazioni similari) e solo marginalmente del cuore. Togliamo il contributo e poi ne parliamo, anche se sappiamo già l’esito! Non è ora di finirla con questo putrido business dell’immigrato?
C. D. M.
(Cremona)

La percezione del tempo dipende dal nostro umore
Caro direttore,
la nostra percezione della durata del tempo è dettata dal nostro stato d'animo. Se siamo sul lavoro, non passa mai, soprattutto se stiamo svolgendo lavori inutili. Se siamo in ferie, invece vola, indipendentemente dallo scorrere delle lancette del nostro orologio.
Così è la percezione dell’esistenza di Dio nasce e vive tutta dentro di noi, indipendentemente dalla lettura della Sacra Bibbia o del Divino Corano.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Chiesa-Islam/1. Direttore, direi ‘quanti don Nevi mancano’?
Signor direttore,
quanti don Nevi ci sono o… quanti don Nevi mancano?
Probabilmente a lei, come giornalista, di don Nevi ne basta uno solo: qualche riflessione e qualche titolo ed ecco che per lei il risultato è ottenuto e qualche copia di giornale in più è venduta.
Per me, come cristiano e come battezzato, la questione è molto diversa, è una questione estremamente importante e centrale della mia vita perché riguarda la mia Fede.
Vedere che solo tre sacerdoti della chiesa cremonese, in un contesto di confusione totale, hanno richiamato cosa sia realmente l’Eucarestia, mi fa domandare: ma quanti don Nevi mancano?
Perché è di Eucarestia che si è parlato, non di chiusura al dialogo! Ma, forse, la confusione è tale che non ci si è accorti nemmeno di questo…
Lettera firmata
(Cremona)

Chiesa-Islam/1. Il buon senso e un vero dibattito laico
Caro direttore,
pur non essendo credente, seguo con grande interesse il dibattito apertosi nella Chiesa cremonese relativamente alla presenza di fedeli musulmani alla celebrazione di una messa in Cattedrale. Nella mia condizione non ho, però, titoli né competenze per disquisire sul piano teologico e liturgico circa le varie posizioni che si confrontano e credo risulterebbe fastidioso ai credenti se io tentassi di farlo.
Mi permetto, però, di partire da una semplice constatazione: in una situazione — non soltanto italiana ma internazionale — tanto arroventata per guerre e attentati terroristici, nei quali è fortemente presente la connotazione religiosa, cercare la strada di un civile confronto e di una pacifica convivenza tra fedi religiose diverse mi pare che si imponga come una essenziale necessità. Non erigere muri (né materiali, né ideologici) ma costruire ponti, mi pare abbia detto papa Francesco. A Cremona, l’iniziativa dei musulmani, accolta con disponibilità da monsignor Franzini, ritengo vada in tale direzione e, dunque, apprezzabile anche da parte di chi credente non è. Muovendo da questa semplice considerazione, sento di esprimere convinto apprezzamento per il tuo ‘Punto’ di domenica scorsa, che in larga parte condivido.
Non me ne vorrai se mi permetto di definirlo un saggio di ‘buon senso’. Non volendo con ciò sminuire la portata del contributo che hai ritenuto di recare in questo dibattito, ma constatare il recupero di una categoria (il buon senso) che pare diventare merce sempre meno abbondante in politica, ma non solo in politica. Molto opportunamente hai sottolineato — citando Benedetto XVI — che il dialogo da perseguire tra cristiani e musulmani non è di carattere teologico ma che si basa sulla concezione dell’uomo, della sua dignità, sulla difesa dei valori morali e sull’impegno per la pace e contro ogni fondamentalismo violento. Se ho ritenuto di inviarti questa nota non è, però, soltanto per manifestare consenso con il tuo editoriale, ma anche per apprezzarne il fatto che — mentre prende corpo un confronto anche aspro all’interno della Chiesa cremonese, che può rilanciare insidiosi integralismi — hai saputo collocare, pur nella tua condizione di credente, il quotidiano da te diretto (che influenza l’opinione pubblica) su una posizione laica, tollerante che può recare un serio contributo a rasserenare il confronto nella comunità cremonese. (...)
Evelino Abeni
(Cremona)


Cerco di affrontare tutti gli argomenti in modo laico, ovvero senza pregiudizi di ogni genere. Il che non significa non prendere posizione.

Casanova, quando si è votato dov’erano i cittadini
Egregio direttore,
sono anch’io un abitante di Casanova del Morbasco (Sesto ed Uniti) e vista la lettera apparsa sul giornale di venerdì 19 agosto ‘Casanova del Morbasco aspetta dal Comune tante risposte’.
Mi viene spontaneo sottoporre alla scrittrice una domanda:
Ma i cittadini di Casanova dov’erano il giorno delle elezioni amministrative? Visto che una percentuale decisamente importante di aventi diritto al voto non si è recata alle urne.
Lamentarsi è facile, accollarsi le proprie responsabilità invece è molto difficile.
Gianpietro Repellini
(Casanova del Morbasco)

Gli spazi verdi meriterebbero una maggiore attenzione
Egregio direttore,
desidero portare alla sua attenzione e ai preposti al verde pubblico, il seguente degrado:
1) giardinetti (sempre troppo scarsi) ridotti a un cumulo di sporcizia e incuria per il verde
2) il cittadino munito di sacchetto per escrementi animali non trova un solo contenitore dove porli (sono lungo i marciapiedi e nei pezzettini di verde)
3) sono state piantumate delle robinie (via della Vecchia Dogana) che nei tempi passati queste piange per la loro naturale produzione di fogliame tutto l’anno, venivano poste lungo la ferrovia senza il pericolo di tappare i tombini per la raccolta acque delle strade
Bruna Goi
(Cremona)

Gli insulti non mi toccano e queste sono le mie attività
Gentile direttore,
non mi sorprende che il signor Demicheli — già dipendente di Centropadane S.p.A. — pratichi l’esercizio dell’insulto. (...) Per quanto concerne le mie attività precedenti ricordo che, oltre a svolgere l’attività di direttore generale di Centropadane S.p.A., occupandomi anche, in qualità di responsabile del procedimento degli oltre 400 milioni di investimenti (tra nuove opere e manutenzioni), svolgevo l’attività di direttore generale della società autostradale Stradivaria S.p.A. e di consigliere di amministrazione di Autostrade Lombarde S.p.A.. La remunerazione compensava complessivamente queste attività. Ora, ammesso e non concesso, che si pervenga alla firma della convenzione il gruppo privato che possiede la società aggiudicataria Autovia Padana S.p.A. mi ha gratificato della propria stima e mi ha indicato come presidente. Non ho rapporti al momento con Centropadane S.p.A.
Francesco Acerbi
(Cremona)

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