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15 agosto

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

20 Agosto 2016 - 13:27

IL CASO
Con quel ‘ciocciottelle’ saranno star della tv
Egregio direttore,
i complimenti per avere ormai radicato l’appuntamento con Giovanni Ratti e mi permetta una nota al sempre godibile pezzo letto giovedì.
Una sorta di lieto fine per le simpatiche ‘cicciottelle con l’arco’.


Guendalina, Lucilla e Claudia forse non si rendono ancora conto della fortuna piovuta un una notte d’estate, con quel titolo che, nelle intenzioni dell’autore, voleva essere di affettuosa simpatia. La loro disciplina ed i risultati agonistici conseguiti, sarebbero finiti nell’anonimato chiusa Rio 2016.
Ed invece, c’è da scommettere che faranno passerella o comparsate che dir si voglia, nei vari talk show televisivi (Fabio Fazio, Barbara D’Urso e Maria De Filippi sono già in agguato) parlando di etica, femminismo, satira, comunicazione, eccetera eccetera. E a quel punto dovranno ringraziare Giuseppe Tassi, direttore di Qs, licenziato in tronco dall’editore proprio per quel titolo malandrino.
Pierluigi Torresani
(Cremona)
Probabilmente finirà proprio così. E’ la legge dello show-biz, e non ci vedo niente di male. Finalmente su almeno uno degli sport minori continueranno a restare accesi i riflettori anche dopo la competizione olimpica.

LA POLEMICA
‘Canne’, alcol, schiamazzi notturni
I giardini ‘proprietà’ degli stranieri
Egregio direttore,
e gentile sindaco di Cremona e asssessore di competenza , da circa 15 anni vivo nella vostra bellissima città per motivi di lavoro, esattamente in centro zona Piazza Roma (Giardini per intenderci ). Come annualmente accade i miei genitori e parenti vengono a trovarmi e come ogni anno tendo a mostrare le bellezze e la civiltà che la vostra città offre, o meglio offriva ... Proprio due giorni fa, ho pensato di offrire ai miei parenti un gelato in una nota gelateria, ma non ci siam fidati di attraversare i vostri giardini che credevo pubblici.

I miei nipoti e i miei parenti son stati ‘costretti’ ad assistere ad uno scenario oserei dire che nemmeno nei ghetti del più remoto dei paesi del terzo mondo. Gruppi di stranieri atti a fumare (gli odori differenti di normale sigaretta e cannabis ancora la so distinguere) a bere bottiglie di birra e cartoni vino, con radio ad altissimo volume, ragazzi sdraiata (uno stava vomitando sul prato), circondata da bottiglie di birra e cartoni di vino, altri che tiravano pallonate non curanti di dove le tirassero, naturalmente non mancava il nord africano che urinava nella galleria artificiale nei giardini, un altro che urinava accanto allo scivolo nella zona giochi dei bambini, per non parlare degli schiamazzi durati fin dopo le 2 di notte. Naturalmente non ho visto, come anni fa capitava, una famiglia italiana con bambini, per non parlare dell’utilizzo delle panchine, seduti sul bordo con i piedi posati sulla seduta, ed altri che incuranti dei divieti sfrecciavano in bicicletta. (...)
Naturalmente non è colpa delle forze dell’ordine, anche perché purtroppo avranno le mani legate' e non possono far nulla.
Mi rivolgo a voi cittadini storici di Cremona e a lei signor sindaco: si riprenda la sua città e la riconsegni ai suoi cittadini.
Non mi venga detto che dobbiamo sopportare in nome dell’integrazione, perché per farla si deve essere in due.
Mi chiedo, ma voi cremonesi e Lei sindaco e spettabile giunta permettete tutto questo scempio in un bellissimo parco in pieno centro?
Daniele e la sua famiglia
(Cremona)

Bombardamento del 1944
Criminale ritardo nell’allarme
Egregio direttore,
che sia maledetto ancora oggi chi, quel 10 luglio 1944, azionò in grave, criminale ritardo, la sirena di allarme che annunciava un attacco aereo nemico.

Ero sulla mia bicicletta, proprio nel bel mezzo del piazzale di Porta Milano, quando vidi, sia pure lontano, il rombo cupo di una formazione di aerei che si avvicinavano. Cominciai a pigiare sui pedali, raggiunsi e oltrepassai il sottopassaggio che porta in via Fabio Filzi, girai a destra, in via Cimitero, quando vidi cupo e ben distinto il rombo degli aerei, frenai la corsa, guardai verso il cielo e... con occhi pieni di orrore vidi che la formazione aerea non solo era, in verticale, sopra di me, ma che stavano scendendo, a grappoli, le tante, micidiali bombe, che gli aerei già avevano sganciato. E suonò l’allarme. Troppo tardi, troppo tardi per cercare un rifugio, un luogo di possibile riparo, una via di salvezza. Istintivamente mi buttai a terra e vi rimasi per non so quanti minuti. Non sentii inspiegabilmente nulla di quanto avvenne attorno a me: non un rumore non un grido. Quando mi tirai su vidi, dietro di me, sulla via Cimitero, una enorme nuvola nera che ben presto mi investì. Non vidi più nulla. Solo riuscii a scorgere un ragazzo vestito di nero, un seminarista, che in fuga disperata dalla città, in sella alla sua bicicletta, col viso sanguinante, la veste ricoperta di tanta polvere, gridava e ripeteva a squarciagola: «Oh Dio... Porta Milano... Oh Dio Porta Milano» e sparì sul sentiero che costeggiava il Naviglio, diretto verso la campagna. Terrorizzato, salii sulla mia bicicletta incerto se dirigermi verso casa o se tornare a porta Milano per verificare sul posto quel che era successo. Non tornai indietro. Solo nel pomeriggio seppi degli orrori causati dal bombardamento. E tornai a maledire chi aveva suonato la sirena con tanto, criminale ritardo.
Federico Mantovani
(Cremona)

Con l’eccesso di privacy si vorranno tombe anonime?
Signor direttore,
da oltre un decennio è avvenuta un’autentica rivoluzione nel settore della telefonia sia fissa che mobile. Nei nuovi elenchi abbonati, infatti, è possibile reperire informazioni sugli utenti solo col loro esplicito consenso. Di questo passo non possiamo che attenderci, dall’Autorità garante, di giungere al divieto di iscrizioni tombali per evitarne le sempre più frequenti profanazioni (mancando il doveroso permesso degli inquilini...). Pian piano le disposizioni sulla riservatezza ci obbligheranno al più assoluto anonimato a meno che non ci venga assegnato un numero di riconoscimento come usava, un tempo, nelle patrie galere.
Lettera firmata
(Cremona)

La riforma viene spacciata per elisir ri-Costituente
Signor direttore,
nelle ore ferragostane ho riascoltato una buona versione cd de ‘L’elisir d’amore’ gustandomi assai, oltre la accattivante musica, il libretto di Felice Romani. Vi ho anche trovato passaggi che mi sono parsi sorprendentemente attuali. In particolare quando, annunciato da squilli di tromba, il basso Dulcamara declama «udite udite o rustici», una cavatina in cui offre il suo elisir contenente efficacissimi rimedi e soluzioni per ogni universo malanno o desiderio. Oggi la tromba cede il passo a ben nuovi strumenti di annuncio, malanni e desideri sono ben diversi così come i rimedi promessi, ma la loro sequenza mi ha fatto pensare a certe odierne declamazioni del governo che spacciano come elisir la sua proposta di cambiare la Costituzione. Il nuovo elisir evoca la sparizione di un gran numero di «poltrone di politici», promette conseguenti centinaia di milioni di euro ai poveri («com’è buono lei…», direbbe Fantozzi), assicura (con la Confindustria) che l’occupazione si consoliderà, certifica che così l’Europa avrà fiducia nell’Italia, dà per certo che il nuovo Senato affidato a consiglieri regionali non farà perdere tempo, quindi saranno numerose e velocissime le nuove leggi che il popolo desidera. Tutto questo se il popolo acquista l’elisir e vota sì. Se vota no tutto il contrario. Tra me e me malignamente notavo che sta rientrando anche una variante rispetto alla cavatina, Dulcamara infatti non minacciava di andarsene se gli acquirenti fossero stati pochi… minaccia incauta che giustamente pare evapori.
Oggi comunque paghi uno e prendi due. Con una Costituzione nuova di zecca prendi anche una legge elettorale che ti dà maggioranza, governo e presidente del Consiglio prima che il gallo canti il mattino dopo che hai votato. Avremmo un solo partito che, magari rappresentativo solo di un terzo dei cittadini, comanderà con la maggioranza- premio assoluta nella unica Camera che decide. La minoranza forse conterà come il due di coppe se la briscola è bastoni. Il governo godrà di una clausola di supremazia se da qualche territorio si oserà obiettare a sue decisioni che lo riguardano. Mi pare anche che il presidente di questo governo, in quanto con ogni probabilità anche capo del partito, potrà provvedere a far sì che i parlamentari dell’unica Camera che decide siano per lui ben affidabili. Auspico che questo elisir ri-costituente venga ben analizzato prima di votare sì o no…
Giuseppe Azzoni
(Cremona)

La straordinaria propensione dei bolognesi per i nomi strani
Signor direttore,
se vogliamo avere un campionario di nomi strani o strambi o inventati, basta dare un’occhiata onomastico dei nomi che i bolognesi si erano dati fino alla fine del ‘75, redatto dai tecnici dell’Ibm Ridolfi e Tagliavini. Eccone alcuni: di fronte ai più comuni Giuseppe e Maria abbiamo un solo bolognese che si chiama Gesù minacciato da due Erode. Tra le divinità antiche è in testa Eros (225 maschi e 12 femmine). Per 349 Diana ed un Artemide, c’è un solo Atteone, le 16 Venere e 29 Venerine hanno 5 Marte. A tre Dalida non risponde alcun Sansone. Altri nomi antichi: ci sono una Iliade e una Odissea e poi Perseo, Prometeo, Icaro, Saffo (10), Leonida (6 femmine), Periche (una donna), Epaminonda (4), Plutarco (6) e 11 Cleopatra. Per la politica c’è una sola Patria ma 124 Italia, un Risorgimento ma nessuna Resistenza, 351 Benito più 37 Benita contro 14 Palmiro e poi 3 Littorio, 2 Littoria, una Littorina, un Eja Alalà, 3 Impero, 12 Imperide, 12 Imperia e 1 Imperatrice. Un Ariano, un Balilla, un Eroismo ed uno Statuto. Ricordano il posto al sole un Aduo e 5 Adua, un Tripoli, un’Asmara e un Macallè. Simpatie progressiste mossero i padri di 70 Spartaco e una sola Spartaca, dei 2 Avanti, di Squilla, Primomaggio, Engels (2 maschi ed una femmina), un solo Marx, poi Comunardo, Collettivista, Ribella, Libertaria e Scioperina. Pochi i vini: 11 Alvana, 3 Barbera, 3 Malvasia e 2 Moscato. Ci sono 5 Oriente, un solo Ovest, un’Atlantica, un’Indiana, un’Africa, un’Asia, una Europa, un Autunno ed una Primavera. Tra i fiumi manca il Reno il cui nome i bolognesi danno solo ai cani. L’elenco si fa avvilente con le centinaia di nomi strani o inventati. Ecco alla rinfusa: Orfanella e Facchina, Reclusa e Sventurina, Strana e Demonina, Bambina, Brillantina, Calmina, Furbetta, Alberga, Bisarca, Signorina, Perlina, Splendida e Perfetta. c’è perfino una Pietro e poi Emirene, Eunichi, Eschete, Veller, Erbel, Eles, Dirva, Utilla. Tra gli uomini troviamo un Negletto, 3 Redento, 1 Ricordo, 1 Seguito, 1 Calvario, 1 Propizio, 1 Ultimo e, naturalmente, un solo Unico. Manca spazio per l’incredibile assortimento.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Ecco perché sono diventato un fiero anti comunista
Egregio direttore,
le chiedo di darmi la possibilità di poter rispondere a chi ha detto che io «ce l’ho col comunismo senza capire cosa esso sia». Può darsi, ma sono certo di poter affermare che la mia Weltanschauung, ossia visione del mondo, è totalmente diversa di quella esaltata dal materialismo dialettico. Marx iniziò la sua ricerca come filosofo, ma la vocazione della sua vita fu la politica. Il suo impegno filosofico fu dominato essenzialmente da esigenze rivoluzionarie e si sviluppò soprattutto come metodologia dell’azione politica. Lo confermò quando disse: «Fin qui la filosofia si è occupata di conoscere il mondo; ora, importa cambiarlo». La sua scoperta fu il materialismo storico dal quale si rileva che la lotta politica non è lo scontro di concezioni religiose o filosofiche autonome (che si traducono poi in realtà politiche) ma, al contrario, «è lotta di materiali interessi economici i quali, a loro difesa, richiamano ideologie e miti». Pertanto, il fondamento sul quale sorge la lotta politica non è lo spirito, ma la materia. A sostegno della sua scoperta occorreva il riferimento ad una concezione filosofica, che salvasse le due esigenze fondamentali della scoperta, ossia: l’esistenza della materia e il moto progressivo della storia. Nessuna filosofia, allora esistente, serviva a questo scopo. Marx ed Engels si appoggiarono allora al materialismo di Feuerbach e, non essendo questo completamente adatto perché avulso dalla prassi sociale e politica, sfornarono il materialismo dialettico, ossia la religione comunista. Per dirla alla buona, il marxismo sostiene che solo la ricerca degli interessi materiali ed economici ha sempre guidato le classi che si sono alternate al comando. E’ pur vero che le attività economiche ecc. pesano ed incidono moltissimo nel concreto della vita sociale e nel suo stesso «determinarsi»; ma prendere ciò e farne perno eterno ed immutabile di tutta la storia assolutizzandolo sotto la specie di valore decisivo e di motivazione primaria non mi convince in quanto sarebbe la mutilazione dell’uomo e di tutti i valori spirituali, etici, affettivi ed ideali. Considerando, poi, la prassi seguita nei paesi comunisti (mezzi e modalità) per giungere alla fine delle ingiustizie e all’inizio della felicità di tutti gli uomini e, avendo sperimentato i loro comportamenti in guerra, sono diventato anticomunista ed avversario di coloro che gli reggono la corsa.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Vip progressisti, che c’entrano con il costo della vita?
Egregio direttore,
i nostri Vip progressisti (industriali, banchieri, politici e uomini di spettacolo) relegati nelle ‘patrie galere’ di Capalbio per la ristrettezza del momento, non cessano di lamentarsi sul costo della vita che affligge gli italiani.
Ma loro cosa c’entrano coi nostri problemi di comuni mortali?
Massimo Rizzi
(Cremona)

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