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25 luglio

Lettere al Direttore

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emanzini@laprovinciacr.it

25 Luglio 2016 - 11:20

IL CASO

Posteggiatori e questuanti al mercato di Castelverde
Egregio direttore,
diverse persone segnalano la presenza, presso il mercato del venerdì a Castelverde, di soggetti extracomunitari i quali si adoperano sia come ‘assistenti parcheggiatori’ sia come questuanti, domandando l’elemosina ai cittadini che frequentano il mercato, talvolta in modo insistente specialmente nei confronti di anziani.

Dato che segnalazioni di questo genere giungono ormai da diverse settimane, sarebbe interessante sapere chi sono questi individui, dove sono alloggiati e, nel caso facciano parte della folta schiera dei cosiddetti ‘richiedenti asilo’, se l’ente che li ha in carico sia a conoscenza di dove siano e che cosa facciano durante il giorno. Il Comune ha a disposizione tutti gli strumenti che servono per rispondere a queste domande ed evitare il ripetersi di queste situazioni: non vorrei che il mercato di Castelverde, da sempre tranquilla occasione di ritrovo, si trasformi in qualcosa di simile al parcheggio dell'Ospedale Maggiore di Cremona..
Fabio Grassani
(Coordinatore locale per Castelverde Lega Nord sez. Cremona)


A proposito dell’accattonaggio, extracomunitario e non, soprattutto di quello molesto, credo sia giusto distinguere fra i veri poveri (da aiutare e indirizzare) e forme organizzate di sfruttamento (da combattere senza indugi). Convengo con lei che i Comuni (e le Forze dell’ordine) dovrebbero avere gli strumenti adeguati a intervenire.

IL RICORDO

Incontrai in chiesa Alda Merlini, Poetessa con l'anima fanciulla

Signor direttore,
incontrai Alda Merini una mattina d’autunno nella chiesetta del suo quartiere sulla Ripa di Porta Ticinese, all’incirca vent’anni fa. Tenevo fra le mani un libretto di poesie appena acquistato di Giuseppe Ungaretti, che lei subito notò. Scambiammo solo qualche parola, dissi che venivo da Cremona, non c’era mai stata, ma amava molto il torrone. (...) Ci salutammo, ma prima di andarsene si voltò dicendo: «Stringila forte la poesia, quando sgorga prendila al volo e fermala subito sulla carta, o se ne andrà per sempre».
Tornai altre volte in quella chiesa, ma quella fu l’unica volta che la vidi. Iniziai a leggere articoli e seguire le sue interviste in tv, adoravo la sua semplicità. Alda Merini amava la sincerità, non sopportava la cattiveria e l’invidia, era ammalata d’affetto proprio per questo accoglieva molti, ma sceglieva pochi. Tutti la conoscevano, sapevano che aveva disturbi psichici, era nata a Milano il 21 marzo del 1931 il primo giorno di primavera. La sua prima produzione poetica è del 1953, apprezzata sia da Pasolini che da Quasimodo, poi un lungo silenzio editoriale che durò 19 anni dal 1961 al 1984.
La poesia di Alda Merini rinasce nel 1984 con il libro La terra Santa edizione Scheiwiller. Considerata una delle voci più autorevoli del novecento è stata più volte candidata al Nobel. (...) È stata insignita di riconoscimenti prestigiosi, come i premi Librex Montale e Viareggio. (...) Nell’ultimo decennio di Alda Merini si apprezza in modo particolare, il carattere mistico e religioso della sua poetica.
Parlava della sua fede con grande pudore, credeva molto nei matrimonio e della Chiesa Cattolica lamentava la mancanza di un po’ d’ironia. «È una Chiesa che non sa ridere, la vorrei un po’ più allegra», soleva dire. Generosa, buona e autoironica, prendeva ad esempio le parole del cardinal Tettamanzi: «La Carità non dev’essere sprezzante, non deve umiliare». «La Caritas» non va sentita come un obbligo. Si spogliava del superfluo senza mai adagiarsi nel benessere e spesso diceva: «Bisogna regalare senza aspettarsi nulla altrimenti non è più carità». Alda Merini aveva una personalità complessa e multiversa, spesso sofferente, allo stesso tempo sapeva anche essere audace, irriverente, scandalosa e trasgressiva, ma con un’anima pura rimasta fanciulla. (...) D’un tratto la morte, compagna fedele che esortava ad amare, perché conseguenza della vita, l’ha raggiunta all’ospedale San Paolo di Milano domenica 1 novembre 2009, dove si è spenta all’età di 78 anni. (...) A me piace pensarla vagare fra la nebbia dei Navigli, con l’immancabile sigaretta accesa fra le labbra e trasmettere ancora un po’ di poesia a quanti l’hanno amata.
Massimo Spelta
(Cremona)

Castelverde ricordi il professor Guarneri
Caro direttore,
ho notato, con notevole rammarico, che a Castelverde, mio paese natale, non c’é una via pubblica o un monumento in suo ricordo.
Allora mi permetto ricordare ai nuovi abitanti di Castelverde la figura austera e grande del professor Mario Guarneri, che quando era in vita fu per molti anni docente all'Università di Ferrara.
Il signor Mario Guarneri, sorretto da una grande Fede e ispirato da una immensa bontà d’animo si prodigò nel corso della sua esistenza, vissuta sempre con semplicità e sobrietà, ad aiutare molte persone per non dire famiglie nell’immediato dopoguerra in estrema povertà.
Mise a disposizione gratuitamente la sua casa di Madonna di Campiglio
alla intera comunità di Castelverde perché ne potesse beneficiare nei mesi estivi, lasciandola, alla sua morte, in eredità ai vari parroci di sua conoscenza che si sono succeduti alla guida spirituale del paese affinché ne potessero usufruire anche le loro rispettive nuove parrocchie.
In altre parole, l’esistenza del dottor professor Mario Guarneri, per me e sono convinto che tale mio pensiero è fortemente condiviso dai ‘vecchi’ del paese , sia stata un esempio da inseguire e da ricordare e non da sottovalutare e dimenticare.
Pietro Ferrari
(Cremona)

L’Asilo nido Stella Stellina isola felice e grande risorsa
Signor direttore,
è difficile condensare in parole l’esperienza dell’Asilo Nido Stella Stellina di Soresina vissuta in questi tre anni con i nostri bambini, ma ci proviamo (...). Il cammino non è stato tutto semplice, anzi! Preoccupazioni, paure e difficoltà soprattutto per un genitore alle prime armi hanno un’intensità doppia. Il primo è stato un anno in salita: l’inserimento, il distacco dalla mamma, tante malattie e tanti giorni di assenza dopo i quali ogni volta era necessario affrontare un nuovo ripartire, la mamma che rientra al lavoro dopo una lunga pausa... insomma, tante preoccupazioni, dispiaceri e paure che mentre li si vive sembrano insormontabili, ma (...) necessarie per imparare il mestiere dei genitori. Abbiamo vissuto al 100% queste difficoltà e crediamo di essere diventati più forti. (...) E la forza arrivata dalla condivisione con le nostre tate, dal sapere di poter contare sulla loro esperienza, dalle loro rassicurazioni e sorrisi, talvolta dai loro buoni ‘rimproveri’. Inoltre (...) tutto ciò che l’Asilo Nido Stella Stellina ha regalato ai nostri bimbi è stato davvero insostituibile: la possibilità di crescere in un ambiente sereno, sicuro e pieno di stimoli educativi, un’isola felice in questo mondo che ci fa così paura, la possibilità di condividere il cammino di crescita con altri bimbi più piccoli e più grandi, di sperimentare innumerevoli attività ben progettate e studiate in un mondo di giochi e colori (...). In questo cammino dell’educare i nostri figli ci è stato insegnato un metodo. La regolarità delle giornate di cui ogni bimbo ha bisogno in questo mondo a volte un po’ caotico, la buona educazione a tavola, il ‘c’è un momento per tutto’, l’accompagnamento in alcuni momenti topici come l’abbandono del ciuccio e del pannolino, l’imparare a bere e mangiare da soli, le regole da rispettare. (...) Per ultimo non possiamo non citare qualcosa che ci ha tanto arricchito, ovvero il gruppo di famiglie che abbiamo incontrato. Si è creata tanta condivisione (...) Abbiamo una grande e preziosa risorsa a Soresina da sostenere e preservare con tutte le forze che unisce, insegna, educa grandi e piccini, commuove, genera bellezza, mobilita energie per un mondo migliore già qui, nel nostro paese.
Concludiamo con un doveroso e sentito grazie alle nostre care tate (e a tutto lo staff del nido), per la serenità che ci avete dato in questi anni, per come sappiamo che avete amato i nostri bambini. (...)
I genitori del gruppo dei ‘Grandi’ dell’asilo nido Stella Stellina
(Soresina)

Stereotipi ‘progressisti’ per ridurre gli altri al silenzio
Gentile Direttore,
dopo settant’anni i gulag-man della sinistra italiana ‘sparano’ ancora. In questo caso non si rifanno alle tradizionali tecniche terroristiche del colpisci e fuggi, del colpo nel buio, dell’agguato impari, con la finalità dell’ammazzare il maggior numero di Italiani che non erano schierati dalla «parte giusta», come non omettono mai di evidenziare, in summa giustificativa. (...)Utilizzano strumenti più fini e faticosamente intuibili, in prima battuta, quali la ritualizzazione delle menzogne storiche-culturali in una logica dogmatica-riduzionistica. Il luogo comune, lo stereotipo, la mitizzazione. Ne sono un esempio pratico lo stile utilizzato nelle loro missive ricche di ricerche storiografiche fatiscenti, alcune al limite del comico, improponibili, imbarazzanti, utilizzate per sminuire e tentare di ridurre al silenzio chiunque democraticamente non è edotto alla scuola del «Bella ciao», della «New Age» o del «Matrix progressista». Ricolmi di fuorviante umiltà e sempre ‘politicamente corretti’. Definiscono negazionisti i reduci della Rsi, quando la storia e la storiografia italiana più recente viene strapazzata e rattoppata con modalità rimozionistiche da loro stessi che vorrebbero ingabbiare nel silenzio ogni voce fuori dal coro. Anche quelle di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona (...).
Claudio Merlini
(Cremona)

La cultura della morte diffusa anche in Occidente
Signor direttore,
l’economista J. M. Keynes con il termine ‘animal spirit’ (spirito animale) intendeva la reazione positiva dell’imprenditoria e dell’economia ai momenti di crisi e, fino a qualche tempo fa e con qualche arbitrio, avremmo potuto genericamente chiamare così una risposta allo ‘spirito di sopravvivenza’. I tempi però sono cambiati e ormai questo ‘spirito animale’ non è più soltanto per la nostra vita, ma per la irragionevole difesa delle nostre ‘verità’. Quelle che la Storia con il tempo regolarmente poi modifica o, addirittura, sbugiarda.
Ormai la violenza, anche quella più cruenta, è il fattore caratterizzante i nostri tempi. Per l’affermazione di una certa visione della vita e dell’ultraterreno, tutto può essere risolto con la soppressione fisica di chi è in disaccordo e con ogni mezzo, dall’arma di fuoco al coltello, dall’aereo all’automobile e al camion, come raccontano le storie da New York a Londra, da Madrid a Bruxelles, da Parigi a Nizza.
Non tenendo conto dei morti nelle guerre ‘non dichiarate’ (...) e di quelli che hanno perso la vita cercando di fuggire dai propri Paesi per cercare delle condizioni minime di vita per sopravvivere, nel mondo sono 20mila i morti per atti terroristici negli ultimi 15 anni. (...). Una cultura della morte, tuttavia, che sarebbe sbagliato ritenere solo tipica di quella islamica deviata. Purtroppo, essa è a pieno titolo presente nella nostra cultura occidentale. A confermarlo, sono il montante fenomeno del femminicidio o quello degli immotivati eccidi negli States. Un segno che sta marcando un’epoca e la cui maggiore responsabilità ricade sulla politica succube delle ragioni dell’economia e della finanza, come autorizzerebbero a pensare le ciniche pressioni dei fabbricanti delle armi negli Usa perché tutti possano comperarle o delle compagnie petrolifere mondiali perché nessuno ne insidi il potere. Una politica, insomma, che non ha vigilato, almeno per quanto riguarda gli editori pubblici, sull’informazione e sui palinsesti dei programmi ‘d’intrattenimento’ circa la loro influenza sui processi culturali indotti dalla produzione di pellicole basate sulla ‘cancellazione’, anche efferata, dell’avversario o dall’asfissiante trattamento anche per mesi di truci episodi di cronaca nera, quasi a volere alimentare la morbosità dell’utenza. La spasmodica attenzione agli ascolti e alle ‘copie vendute’ ha ormai minimizzato il dovere professionale dell’autocontrollo (...).
Benito Fiori
(Cremona)

Gas, Linea Più non manda regolare fattura dal 2015
Egregio direttore,
secondo lei è mai possibile che dall’ottobre 2015, nonostante due solleciti a mezzo numero verde ed un fax che allego per conferma, Linea Più non provveda ad inviare regolare fattura dei consumi di gas? Lei s’immagina, dopo dieci mesi, che importo si sarà accumulato? E poi così facendo non mi è stato impedito di verificare i consumi e di valutare eventuali migliori offerte? Ed ancora svolgendo un’attività professionale, dovrò vedermela con la non congruità dei cosiddetti studi di settore perché verrà caricato tutto il costo del consumo invernale 2015 sul 2016. Ho parlato con il Centro consumatori di Cremona ed ho appreso che nella mia situazione ve ne sono parecchi ma parecchi altri. Ciò accade perché vi è uno squilibrio nelle norme a protezione del soggetto debole (il consumatore) nei confronti del soggetto forte (in questo caso Linea Più).
Augusto Brega
(Cremona)

La Lae non è più come prima
Escluso per un banale diverbio
Egregio direttore,
ho atteso il tempo necessario che il cuore in simili circostanze comanda, ma vista la bieca indifferenza di chi poteva e non lo ha fatto, mi rivolgo a lei per farla partecipe del tomento di un uomo che per molti anni, dopo aver concluso la propria vita lavorativa, si è dedicato “anema e core”, come direbbe un noto attore napoletano, alla attività di volontariato presso una Cooperativa, nella fattispecie la Lae Onlus di Cremona. (...) Nell’anno 2009 sono entrato per la prima volta nella sede della citata Cooperativa, che assiste le persone afflitte da varia disabilità e lì ho conosciuto una meravigliosa donna, la signora Bianca Cattani, la mamma di tanti ‘ragazzi’ sfortunati. Con lei ho condiviso esperienze davvero indimenticabili, che mi hanno rigenerato nel corpo ma soprattutto nello spirito. Ho dato tanto ma ho ricevuto altrettanto(...). Dopo la morte della signora Bianca la situazione in Lae è profondamente cambiata specie con l’innesto dei cosiddetti nuovi ‘dirigenti’ (...). A causa di un banale diverbio con uno di questi ‘dirigenti’ sono stato dichiarato ‘indesiderato’ e di fatto mi è stato precluso l’accesso in sede. (...) Ho scritto alla Lae chiedendo una motivazione di questo assoluto e pervicace diniego, ma nessuno mi ha risposto e credo che nessuno vorrà mai rispondermi. Senza lo straordinario sorriso che solo i ‘ragazzi’ della Lae sanno sprigionare la sofferenza è indicibile e mi sta rabbuiando la vita.
Luigi Negri
(Cremona)

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