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30 giugno

Lettere al Direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

02 Luglio 2016 - 11:39

IL CASO
Le Tac fuori uso a Crema
Disagi per medici e utenti
Gentile direttore,
scrivo a proposito del guasto alle Tac del fine settimana e scrivo come medico in servizio durante la mattina e il primo pomeriggio di domenica. Ebbene, i disagi sono stati tanti, per i pazienti e per chi in Pronto soccorso ci lavora. Il guasto a una delle due Tac, dovuto probabilmente a un blackout di venerdì sera, non è stato riparato se non lunedì pomeriggio, semplicemente perché, come ammesso dai nostri tecnici radiologi, l’ospedale non ha un servizio di pronto intervento per queste apparecchiature durante il fine settimana. Proprio così: i tecnici sono usciti per la riparazione solo dopo due giorni. Il primo paziente della domenica, per fare un esempio, arrivato per un ictus ischemico, con necessità di trombolisi, possibile solo se l’intervento viene fatto entro poche ore dall’esordio dei sintomi; prima bisogna fare un Tac encefalica, per escludere emorragie. Bene, la procedura è stata fatta, sì, ma all’ospedale di Lodi dove, grazie alla prontezza degli operatori del Pronto soccorso, tutti quanti, abituati a gestire emergenze anche organizzative, è stato subito trasferito. E così, per tutta la giornata, sono stati trasferiti all’ospedale di Lodi e di Cremona numerosi altri pazienti, richiamando in servizio medici e infermieri da casa, per potere effettuare il trasporto (pagato dall’ospedale di Crema). Solo successivamente è stato attivato servizio Tac in una struttura convenzionata lì vicino (mentre nell’articolo pubblicato lunedì sembrerebbe sin da subito). E solo lunedì pomeriggio verso le 16 è ripreso a funzionare il servizio Tac encefalica (poche ore dopo l’uscita dei tecnici). Pertanto, che non vi siano stati disagi non è vero, perché per me, medico in servizio al pronto soccorso domenica, disagi ce ne sono stati, eccome, e così per i pazienti che necessitavano di una Tac e per gli altri pazienti, che sono stati in attesa più tempo, per il disagio di dovere organizzare tutti i trasporti. Non riesco a capire a dove sia venuta l’idea che non vi fossero disagi: giornalisti in Pronto soccorso non ne ho visti e nemmeno i miei colleghi medici e infermieri. E nemmeno ho visto, né sentito al telefono, nessun altro della direzione generale, salvo la gentilissima responsabile reperibile, che era affranta per la situazione.
Jurij Franchi
(Crema)

Prendo atto della sua dettagliata precisazione e mi soffermo su quella che per me è una notizia, peraltro riportata anche nell’articolo. Lei scrive che l’ospedale non ha un servizio di pronto intervento per queste apparecchiature (le Tac) durante il fine settimana e proprio per questa ragione i tecnici sono usciti per la riparazione solo dopo due giorni. Credo che sia un dato su cui riflettere.

L'INTERVENTO
L’Europa siamo noi ed è la nostra patria
Dobbiamo imparare ad abbandonare gli egoismi
Caro direttore,
dopo qualche giorno dall’esito del referendum sulla Brexit forse si può fare una valutazione con uno sguardo più attento, libero dalle emozioni e dalle sensazioni del dopo-voto. Dobbiamo addentrarci nella realtà politica della nostra Europa, consapevoli che è la nostra patria comune, guardando all’esempio dei padri fondatori. Lodovico Benvenuti, membro della Costituente e parlamentare cremasco nonché membro del Comitato parlamentare italiano per l’Unione Europea, in una sua riflessione ebbe a dire: «Era quello il momento in cui andava proclamato e praticato il principio secondo il quale i problemi di ognuno sono problemi di tutti, che la sicurezza di uno è sicurezza di tutti, che le difficoltà di ciascuno sono le difficoltà di tutta la comunità: siano esse difficoltà di ordine politico, che di ordine economico, che di ordine sociale». Potremmo parafrasare queste parole con una semplice espressione: «Europa è l’ora di divenire adulta. E’ questo il momento della responsabilità!». L’Europa siamo tutti noi. E allora noi, in primis, dobbiamo imparare a lasciare un egoismo nazionale nutrito dall’invidia della giovinezza passata (i fasti nazionalistici), o dalla paura della responsabilità (a condividere le sfide del mondo di oggi). Del resto il segreto sta proprio nel divenire adulti «ritornando come bambini». Diventare persone responsabili difendendo e mantenendo quello sguardo innocente dei bambini che sa riconoscere il dono, come quello dell’unità. Un nuovo umanesimo per l’Europa. L’Unione Europea deve finalmente dimostrare di essere la madre premurosa, custode delle sue radici per essere protagonista nel presente con uno sguardo rivolto verso il futuro. Altra interessante riflessione mi viene da K. Barth, teologo protestante. A guerra ormai terminata, in piena guerra fredda, egli sottolinea comela Chiesa non si debba schierare a priori o per l’est o per l’ovest. Non per una sorta di saccente sguardo nei confronti della politica, ma proprio in virtù di quel «realismo cristiano» che impone ai credenti di rispondere in primis al Vangelo, al servizio per la viertà che conduce alla libertà vera (Gv 8, 32). Vivere la «Caritas in Veritate» vuol dire essere innanzi tutto inseriti pienamente nella storia ed essere profeti del proprio tempo, discernere i segni dei tempi e poter indicare la via per il bene. Non ci può essere sempre solo una prima via o una seconda via, anzi «in tutti casi la via può essere solo una terza via!». Così è fondamentale, oggi come ieri, cercare di percorrere la terza via del perdono reciproco, del rispetto tra gli stati membri, del riconoscersi come una grande famiglia. E’ importante far risaltare, in un’Europa che sembra ormai stanca, la fondamentale vocazione ad essere madre che tutela e protegge la dignità di ciascuna persona (Cf. Papa Francesco, Discoso al Parlamento europeo, Strasburgo, 25 novembre 2014). Diversamente cadiamo ancora una volta in un dibattito sterile, dove si prendono decisioni affrettate, motivate solamente da interessi egoistici e senza futuro. Guardiamo allora alla BRexit sotto un altro punto di vista: la responsabilità in tema di migrazioni. Stiamo perdendo l’unità dei padri fondatori, mentre arriviamo ad una forma malata di accordi quali quello tra Ue e Turchia, dove l’Unione Europea è arrivata ad erogare ben 6 miliardi di euro ad un Paese che poco meno di due settimane dopo la ratifica dell’accordo ha bollato, tramite il suo commissario per i diritti umani Nils Muiznieks, come rischioso per la mancanza di libertà. Forse accordi fatti solo per chiudere gli occhi verso un problema che ci riguarda, facendo finta che non vedendo il dramma umanitario sulle nostre coste questo non esista. Ma un’Europa che continua a chiudere gli occhi e a non prendersi nessuna responsabilità è un’Europa senza futuro. (...)
Marco Cassinotti
(Crema)

Stagno Lombardo, acqua gratis
Sindaco e Lgh spieghino perché
Signor direttore,
a Stagno Lombardo, 1.457 abitanti, hanno inaugurato la casa dell’acqua e hanno deciso di regalarla fino al 5 settembre. Per quale ragione? Mi rispondano il sindaco, Lgh e la Chiesa che benedice e non paga l’Imu e quanto altro. Auguri Stagno paese del Pd... o peggio comunista.
Mario Scotti
(Stagno Lombardo)

Brexit, l’Europa ha ignorato tanti campanelli d’allarme
Egregio direttore,
è necessaria una buona dose di superficialità per attribuire la responsabilità della Brexit a quella parte dell’elettorato britannico che è stato bollato come anziano, campagnolo, ignorante ed egoista. Al di là degli inconfutabili dati delle statistiche, risulta infatti difficile pensare che un 51,9% di voti contrari alla permanenza nell'Unione possa essere in tutto o in buona parte in tal modo etichettato, senza guardare alle ragioni di un malessere che serpeggia ormai da tempo un po’ dovunque anche nel continente. La Brexit è del resto solo l’atto più eclatante di un serie di eventi che una classe dirigente europea mediocre non ha saputo o voluto soppesare adeguatamente: l’Austria che vota al 50% per la destra, la Polonia che, pur se cresciuta con i soldi di Bruxelles, vede montare un sentimento anti-europeista, l’ascesa di partiti nazionalisti persino nei compassati Paesi scandinavi, dovevano suonare come altrettante, potenti sirene d’allarme. Che, invece, sono state ignorate, salvo ora leccarsi le ferite. Anche in Italia c’è di che riflettere. Se è vero che il problema immigrati ha avuto un ruolo probabilmente decisivo sull’esito del referendum (...) non si può non ricordare che le immagini di quanto avviene da qualche anno nel Canale di Sicilia hanno spesso suscitato, in Italia come in Europa, paura ancor più che compassione. Paura di un’invasione che certo non è frutto di una fantasia paranoica. Se così fosse, significherebbe che l’Europa è oggi fatta per metà o quasi di paranoici. L’Italia che ha spalancato le proprie porte, e quindi quelle dell’Europa di Schengen, applicando il principio ‘tanti ne arrivano, tanti ne prendo’, ha giocato verosimilmente in modo sia pur indiretto un ruolo di non poco conto sulla Brexit. E francamente lascia imbarazzati vedere che ora, a tentare di gettare acqua sul fuoco, ci sia proprio Renzi, primo fautore di questa politica che ha creato e sta creando un enorme problema cui altri sono poi chiamati a tentare, spesso invano, di porre rimedio (come dimostrano anche i fatti recenti di via Sammachini).
S. M.
(Cremona)

Degli animali senza padrone se ne deve occupare il Comune
Egregio direttore,
in relazione all’articolo pubblicato la settimana scorsa riferito alla risposta del consigliere comunale di maggioranza di Cremona Lanfredi ad un’interrogazione di un consigliere del M5S, sul futuro del gattile di via Bissolati, risposta dalla quale, almeno dal tono dell’articolo, traspare il sostanziale disinteresse dell’Amministrazione comunale per il problema, vorrei fare alcune precisazioni. La legge regionale 30 dicembre 2009 n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità) recita: Art. 108 (Competenze degli enti locali e del sindaco, quale autorità sanitaria locale) Ai comuni, singoli o associati, e alle comunità montane competono: il servizio di ricovero di animali d’affezione catturati o raccolti, fatta salva la facoltà per i comuni di demandarlo, mediante convenzioni, ad enti pubblici, associazioni e cooperative sociali... Art. 111 (Protezione dei gatti) I gatti che vivono in stato di libertà sono protetti ed è vietato maltrattarli o allontanarli dal loro habitat. Se il comune, d’intesa con l’Asl competente, accerta che l’allontanamento si rende inevitabile per la loro tutela o per gravi motivazioni sanitarie, individua altra idonea collocazione, nel rispetto delle norme igieniche. S’intende per habitat di colonia felina qualsiasi territorio o porzione di territorio nel quale viva stabilmente una colonia felina, indipendentemente dal fatto che sia o meno accudita. Art. 114 (Rifugi per animali) 1. I comuni, singoli o associati, e le comunità montane ospitano nei canili rifugio: a) i cani raccolti o rinvenuti vaganti, successivamente agli interventi sanitari di cui all'articolo 112; b) i cani e i gatti affidati a qualunque titolo dalla forza pubblica; c) i cani e i gatti ceduti definitivamente dal proprietario ed accettati dal comune, con la possibilità di porre a carico del cedente le spese di mantenimento. Quanto sopra per dire che ricadono per legge sui comuni precise incombenze e responsabilità riguardo alla tutela degli animali senza padrone e quindi anche dei gatti delle colonie feline e del gattile di via Bissolati. Infine vorrei ricordare che la stessa legge regionale all’art. 104 recita: Art. 104 (Oggetto e finalità) 1. La Regione, in attuazione della legge 14 agosto 1991, n. 281 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), anche al fine di favorire la convivenza tra uomo e animale, nonchè di tutelarne la salute e il benessere, promuove la prevenzione del randagismo, la protezione e la tutela degli animali d’affezione a cui riconosce la dignità di esseri viventi, condannando ogni tipo di maltrattamento, compreso l’abbandono.
kappa.j@virgilio.it

Se ci pensate bene la famiglia è come una partita di calcio
Caro direttore,
la famiglia è come una partita di calcio: ha un primo tempo che è la mamma, poi viene in un secondo tempo il papà e a volte si va ai supplementari per decidere il risultato e allora lì subentrano i figli. E poi se ciò non bastasse, allora subentrano i calci di rigore per decidere chi ha vinto o volano calci in pugno per decidere chi ha ragione.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Abbandonati a Treviglio senza bus e senza informazioni
Signor direttore,
martedì alle 18.30 è avvenuto un investimento mortale tra Capralba e Casaletto. Per ovvie e giuste motivazioni la circolazione dei treni è stata sospesa ma la gestione dell’emergenza è stata a dir poco da panico! Come sempre accade il personale di stazione di Treviglio non è in grado (o non vuole) dare le corrette informazioni ai pendolari: persone che alle 19.30 della sera, dopo 12 ore che sono in giro per lavoro o studio, avrebbero tutto il diritto di tornare a casa. Dopo circa un’ora dall’incidente è arrivato a Treviglio un bus sostitutivo che, naturalmente, non poteva accogliere tutti i passeggeri (dato che nel frattempo a Treviglio era arrivato il 10487 che ha molti passeggeri). Ai 40 passeggeri rimasti a terra è stato detto che era in arrivo un secondo bus sostitutivo (ed erano le 20 intanto). Sono giunti in stazione a Treviglio anche i carabinieri, cui i passeggeri hanno chiesto ulteriori informazioni. Anche alle forze dell’ordine è stato detto che sarebbe arrivato questo fantomatico secondo bus. Peccato che tale secondo mezzo non sia mai arrivato e che i passeggeri appiedati a Treviglio abbiamo dovuto attendere che il primo bus compisse il primo viaggio in tutte le stazioni fino a Crema e da lì tornasse indietro a riprenderli con conseguente rientro a casa alle ore 23. Ora, fermo restando la tragicità del fatto che ha generato questa emergenza, ciò che rimproveriamo ai gestori del servizio passeggeri sulla nostra tratta è che le informazioni che vengono date sono sempre parziali e/o incorrette. È assolutamente possibile che si sia trovato un solo bus sostitutivo, sarebbe quindi stato corretto avvertire i passeggeri che l’unico bus avrebbe compiuto due viaggi in modo che avrebbero potuto organizzarsi diversamente! (...)
Massimiliano, Alessio, Francesco, Filippo, Stefania, Alberto
(Comitato Pendolari Cremaschi)

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