Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

10 Giugno 2016 - 10:54

IL CASO
Corona icona di un Paese che vorrei molto diverso
Gentile direttore,
lascia abbastanza stupiti il fatto che, nella sua fuggevole comparsa nella nostra città, Fabrizio Corona continui a far parlare di sé. Riconosco anch’io con questa lettera di parlarne. Non tanto per un ritorno alla ribalta, né perché si sia messo a contare soldi di fronte alle telecamere e ai giornalisti; non c’è niente di imprevedibile in tutto questo. La sera in cui lui si esibì mi trovavo al cinema con mio fratello e la mia compagna a guardare il film ‘Julieta’ di Almodovar, eccezionale trasposizione cinematografica tratta da Alice Munro, l’erede intellettuale di Katherine Mansfield. È stato commovente e crediamo di esserne usciti migliori.
Presumibilmente mio padre stava disegnando, mia madre stava prendendo accordi con le amiche per una partita di tennis, il padre della mia compagna innaffiava l’orto per darci verdure più buone, qualche amico depresso beveva, altri fratelli e amici stavano con i loro affetti. Tutto ciò non produce PIL, mapersonalmente lo sceglierei. Perché il signor Corona, col quale condivido solo l’età, condannato a tredici anni di reclusione e uscito dopo due, è la peggior espressione dell’Italia in cui mi sia mai toccato di vivere. Coscienza nera del berlusconismo ma ad esso profondamente legato, è l’icona di un Paese che in molti vorremmo ormai vedere finito.
Igor Paulinich
(Cremona)

C’era da aspettarselo che l’ospitata di Corona alla discoteca Capannina avrebbe fatto clamore. Il suo giudizio è definitivo e molto duro. Quello che non capisco è come si possa vedere in Fabrizio Corona un riferimento o comunque un modello a cui ambire.

LA POLEMICA
Si deve uscire dall'ambiguità di un cattolicesimo solo dichiarato
Egregio direttore,
abbiamoletto con disappunto ilproclama, quasi una scomunica, del Pd diCasalmaggiore contro qualcuno, contro chi non la pensa secondo i dettami di partito, fomentando un clima da dopoguerra. Quel clima che si respirava decenni fa nella vicina provincia Reggiana, recentemente tornata sotto i riflettori della cronaca per lo scioglimento di un Comune a causa di infiltrazioni mafiose. In quell’ambiente i preti venivano eliminati fisicamente, vuoi perché scomodi, come scomodo don Ottorino, vuoi perché semplicemente preti.
A noi pare di scorgere un astio e un livore continuati che identificano nei nostri sacerdoti una sorta di capro espiatorio, come se i sacerdoti fossero la causa di tutti i mali che ci attanagliano. Non è un caso che negli ultimi mesi più di un sacerdote sia statomessoalla gogna mediatica, da varie parti, per sue legittime posizioni. Troviamo questo atteggiamento distorto e deleterio: così non si costruisce nulla, si distrugge la comunità e basta. Se ci fosse la volontà di costruire qualcosa a partire da un presunto torto, non ci sarebbe bisogno di creare scandalo. Anziché appellarsi sui giornali al proprio Vescovo, per ‘elimi nare’ un sacerdote, qualsiasi esso sia, sarebbe molto meglio affrontare la questione nelle opportune sedi, magari parlando direttamente con gli interessati, chiedendo di risolvere la situazione a vantaggio della comunità e, per chi crede, della Chiesa stessa: sappiamo tutti che i ‘processi’ sui giornali portano solo a situazioni pericolose.
Tutto questo clamore, non permettendo di costruire alcun rapporto tra le persone e non edificando le comunità, mira solo a fare chiasso mediatico, a guadagnare visibilità. Che pochezza una politica che ha bisogno di ‘mettere in croce’ qualcuno per fare breccia fra la gente! Con questa lettera di Daina torniamo alla lotta per le investiture, una pratica medievale che ricorda l’appello del Pd. D’altronde è pur vero che nei regimi comunisti, come quello cinese, ancora oggi il partito vuole decidere preti e vescovi, elimina quelli scomodi e controlla tutto ciò che possono o non possono dire. C’è da tremare: i nostri sacerdoti vanno incontro alla persecuzione e, per fortuna, hanno il coraggio di farlo. Non tanto per una sorta di eroismo di stampo ‘civile’, ma per fedeltà al Vangelo e al magistero della Chiesa.
Diciamo questo avendo notato che non èpassata occasione di confronto sulla dottrina del matrimonio, che il Pd casalasco ha cercato di bollarla, di contestarla, di convincere le persone che la Chiesa dice altro. Sbagliato! Questa è solo una menzogna e una manovra degna di un laicismo talebano, un laicismo delirante che si fa religione sostituendosi a Dio e pretende di creare una sua morale, un incubo, da inculcare nel popolo. A quando la ghigliottina? La Chiesa dice altro da ciò cheDainasostiene circa il matrimonio, le relazioni omosessuali e l’ideologia di genere. Ci permettiamo, quindi, di riportare alcuni passi dell’Amoris Laetitia a sostegno della nostra tesi. Papa Francesco così si esprime: ‘Le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso non si possono equiparare semplicisticamente al matrimonio’.
A proposito dell’ideologia del gender, il Papa afferma che ‘il gender è uno sbaglio della mente umana e che tale ideologia nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso e svuota la base antropologica della famiglia’. E ancora: ‘O gn i bambino ha il diritto di ricevere l’amore di una madre e di un padre, entrambi necessari per la sua maturazione integra e armoniosa’. Sono affermazioni non di un gruppo di persone bigotte, fondamentaliste e retrograde, ma del Papa: e di un Papa che viene esaltato solo quando dice cose politicamente corrette, e che viene silenziato mediante una operazione mediatica intellettualmente disonesta quando si esprime diversamente. Sulle precedenti affermazioni di Papa Francesco come la pensano i cattolici sedicenti progressisti?
Sarebbe interessante conoscere la loro risposta,anche per uscire dall’ambiguità di un cattolicesimo spesso dichiarato, ma di fatto impoverito se non tradito in alcuni principi, non valori, irrinunciabili per un cattolico.
Famiglia Coroni, Famiglia Vicini, Anna Busi, Davide Gonzaga, Marco Lorenzi, Amelia Marossi, Dennis Olivini, Daniela Sarzi Sartori
(Casalmaggiore)

Berlusconi troverà il coraggio di scusarsi con Zoff?
Signor direttore,
dal Padreterno, Silvio Berlusconi ha avuto quasi 16 anni di tempo per scusarsi, ma non l’ha ancora fatto. Il 2 luglio 2000, dopo la partita a Rotterdam, Francia-Italia 2-1, risultato che ci costò il campionato Europeo, all’allenatore della Nazionale Dino Zoff diede del ‘dilettante’. E Dino, risentito, si dimise all’istante. Silvio, che escludiamo possa farsi influenzare dal nuovo corso del diritto, secondo il quale ‘l’ingiuria non è più reato’, speriamo che si scusi adesso, ché sa benissimo, lui, uomo di mondo, che può bastare anche una sola parola per incrinare, per sempre, il feeling con la gente. Che, prima di tutto, esige il rispetto totale per ogni persona.
Gianfranco Mortoni
(Mantova)

Con Rampulla e Tesser la Cremonese parte bene
Signor direttore,
l’altro giorno, al Centro Sportivo Giovanni Arvedi, c’è stata la presentazione dei due nuovi ‘protagonisti’ di un’altra storia della ‘pagina’ della gloriosa Unione Sportiva Cremonese. Chiusa definitivamente la precedente ora se ne riapre un’altra. Io, premetto subito, che sono convinto e fiducioso che sarà più che positiva. Due personaggi di rilievo, della massima importanza, il volto nuovo, che risponde al nome del blasonato ed esperto Attilio Tesser, nelle vesti di allenatore. E un graditissimo ritorno, uscito dal cappello a ‘cilindro’, L’ex bravissimo portiere degli anni d’oro, quando calcavamo i campi della Serie B e A, Michelangelo Rampulla. (...) Il patron Arvedi nella presentazione ha promesso che resterà più vicino alla squadra e che tornerà allo stadio Zini. Sono pronto a scommettere che quest’anno sarà l’anno giusto per il tanto desiderato salto di categoria. (...)
Andrea Delindati
(Cremona)

La mia Collezione del Tempo alle nuove Colonie Padane
Signor direttore,
ho letto l’articolo relativo al recupero edilizio delle ex Colonie Padane e agli interventi economici e organizzativi messi in atto dalla Fondazione Arvedi-Buschini. Vorrei dare il mio contributo ponendo a disposizione dell’iniziativa, se ritenuta utile, la mia Collezione del Tempo che si compone di circa 450 quadri che contengono 1500 calendari dal ‘400 ad oggi, 200 datari e orologi, 100 grandi pannelli che, dipinti ad acquerello, raccontano e descrivono l’evoluzione antropologica dell’umanità.
Con questa mia chiedo se il progetto è realizzabile.
Alberto Persico
(Cremona)

Il giornale che cambia/1. Preferivo la vecchia versione
Egregio direttore,
dalla data di entrata in vigore del nuovo formato, adottato dal quotidiano da lei diretto, diversi lettori hanno sollevato qualche nota di dissenso. Personalmente, sull’argomento potrei dichiararmi indifferente ma se dovessi sfoderare tutta la mia sincerità, avrei preferito fosse mantenuta la vecchia e tradizionale forma.
Quanto affermato lo rivelo pubblicamente perché anche lei avrà ormai capito che sono un incallito tradizionalista. Tuttavia occorre tener presente che il giornale da lei diretto rimane la testata autorevole a tiratura provinciale che provvede quotidianamente a fornirci informazioni puntuali circa tutto quanto succede nel nostro territorio, una specie di collante che tende a rendere omogenee diverse realtà, culture, economie ecc.
Dante Benelli
(Drizzona)

Il giornale che cambia/2. Mi piace, ma farei dei ritocchi
Egregio direttore,
trovo ottimo il cambiamento introdotto nella struttura del giornale: due sezioni snelle, in cui uno trova facilmente ciò che cerca. Tuttavia suggerisco di inserire nel fascicolo delle cronache locali lo ‘Spazio aperto’ e i necrologi, considerato che essi sono di immediato interesse per il lettore delle varie zone provinciali.
A. B.
(Casalmaggiore)

Ringrazio per i complimenti — fanno sempre piacere — e anche per i suggerimenti. In questi giorni abbiamo fatto qualche aggiustamento e non escludo che anche nelle prossime settimane possano essere introdotte alcune novità.

Tra via Mantova-via Ferrari a Gadesco incrocio pericoloso
Signor direttore,
con la presente tengo ad evidenziare il problema che esiste all’incrocio tra via Mantova e via Paolo Ferrari nel Comune di Gadesco Pieve Delmona.
Il problema è l’uscita da parte dei residenti che devono immettersi sulla via Mantova uscendo dalla locale via Paolo Ferrari e dalla via Mantova per entrare in via Paolo Ferrari: tali manovre sono rischiose in quanto in tutti e due i sensi di marcia vi sono autoveicoli e autotreni che viaggiano a velocità elevata ignorando il limite esistente dei 60 all’ora.
Questo fattore mette ad alto rischio gli autoveicoli che eseguono le manovre elencate. Io penso che sia urgente e necessario un intervento da parte dell’autorità competente in materia per mettere in sicurezza tale tratto di strada in modo da dare la massima visibilità possibile in questo tratto di strada troppo spesso teatro di incidenti. (...) Nel frattempo consiglierei alle autorità competenti di predisporre dei controlli per quanto riguarda il rispetto del limite di velocità con apparecchi elettronici autovelox e telelaser. (...)
Franco Nico Ranzenigo
(Cremona)

Segnalazioni, programmazione Così si decidono i lavori da fare
Egregio direttore,
in riferimento alla lettera del signor Nanni Papadia, pubblicata il 7 giugno, nella quale si chiede quali siano i criteri adottati per stabilire le priorità d’intervento delle opere di manutenzione strade e marciapiedi, riteniamo opportuno precisare quanto segue. La manutenzione ordinaria, che riguarda la riparazione di buche, avvallamenti e dissesti vari con bitume a freddo, riparazione di marciapiedi e banchine, riparazione di caditoie e bocche di lupo, nonché di pavimentazioni in pietra, viene eseguita quotidianamente sulla base delle segnalazioni pervenute al Servizio strade oppure a seguito di riscontro diretto.
Dall’inizio di gennaio al 31 maggio scorso sono stati eseguiti 429 interventi nei sedici quartieri della città. Da quando è stata avviata la nuova società Servizi per Cremona s.r.l. (1° aprile 2016), è stato adottato un nuovo modo di operare, puntando sull’ottimizzazione degli interventi e la valorizzazione delle competenze interne ed esterne. Ogni intervento segue una procedura codificata ed ogni ordinanza legata alla viabilità e ai cantieri ha un riscontro formale. (...)
Questo rappresenta una vera innovazione, rispetto al passato, nella gestione e nell’esecuzione degli interventi e può consentire un più efficace controllo ed una migliore programmazione. Per quanto concerne invece la manutenzione straordinaria, che riguarda gli interventi di asfaltatura e i rifacimenti dei marciapiedi, il Comune, tramite Servizi per Cremona, sta predisponendo il piano manutenzione strade secondo la normativa regionale, che prevede una classificazione sulla base della gravità dei dissesti (bassa, media, alta gravità) e la frequenza con la quale si presentano (bassa, media, alta frequenza). L’incrocio di queste informazioni permette di avere a disposizione una specifica scheda di valutazione che determina la programmazione degli interventi, naturalmente vincolata alla disponibilità di bilancio. Il tema delle scarsità delle risorse utilizzabili va tenuto presente; assicuriamo in ogni caso che stiamo pianificando al meglio gli interventi da realizzare nei prossimi mesi.
Alessia Manfredini
(Assessore alle Infrastrutture del Comune di Cremona)
Elena Bernardini
(Amministratore Unico Servizi per Cremona Srl)

Bello l’articolo di Montini sul gruppo don Mazzolari
Egregio direttore,
siamo alcuni degli amici nonché ex-ragazzi dell’oratorio di Levata discendenti dalla scuola di don Angelo Conca. Vorremmo esprimere tutta la nostra gratitudine per il bell’articolo che il senatore Walter Montini ha scritto sul giornale la settimana scorsa a proposito di don Angelo e del suo … nostro… Gruppo don Primo Mazzolari , il cui ricordo è sempre presente e vivo nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Abbiamo apprezzato la sensibilità e la stima del senatore verso don Angelo, che naturalmente condividiamo, così come il suo ricordo di un sacerdote la cui voglia di spendersi per gli altri non era il semplice adempimento di un dovere, bensì un modo di essere e di vivere. Grazie senatore.
Rossana Visigalli, Pierdante Piccioni, Assunta Zanetti, Marisa Brunelli, Matteo Pisati, Isa Alenghi, Ghezzi Luigi, Maria Grazia Mancini, Giacomo Lazzari, Alessio Biazzi
(Levata di Grontardo)

IL CASO
Il canile di Cremona è ok ma il bando non convince
Signor direttore,
dopo aver letto sul suo giornale il bando per la gara di appalto per il ricovero dei cani randagiopersi, credendo di aver capito male, ho letto su internet, per intero, il bando: i cani dovranno essere ospitati solo in canili che, al loro interno, ospitano sia canile sanitario che canile rifugio. Ora mi risulta, confermato da una telefonata fatta all’Asl, che in provincia di Cremona esistono solo due strutture con queste caratteristiche: il canile di Vaiano Cremasco a circa 50 km e il canile di Calvatone a circa 40 km.
Al canile di Cremona, dove mi sono recata e dove porto da anni coperte e pane, mi hanno detto che al loro interno non esiste il canile sanitario, che il Comune deve invece avere e fornire, per legge, all’Asl, per cui l’associazione, che da 45 anni gestisce il canile, non può partecipare alla gara e che i cani che ci sono saranno portati via da Cremona. Se si tiene conto dei bisogni della cittadinanza appare evidente che la scelta di portare via i cani che ci sono e portare poi via quelli persi, rappresenterebbe un grosso problema per i cittadini di Cremona. Cercare un cane significherebbe percorrere almeno 80 km tra andata e ritorno, senza avere la certezza di trovarlo, avere un’auto per poterlo fare e magari perdere un giorno di lavoro. A questo si aggiungano le spese di cattura e di mantenimento pari a circa 80 euro al giorno.
E se il cane fosse di un anziano? E se si trattasse di una persona che non ha possibilità? Allora si tratta di un servizio che il Comune offreo piuttosto di un ‘disservizio’con l’aggiunta del disagio e dei costi? Il canile di Cremona è una bella struttura, completamente rifatta non molti anni fa, dove i cani sono ben tenuti e ben curati, che soddisfa i bisogni della cittadinanza e di chi vi si rivolge. Perché creare un bando, che a me, profana, sembra fatto su misura per escludere l’associazione zoofili e favorirne un’altra?
Marina Aris
(Cortemaggiore)

Proprio questa mattina alle 9 si apriranno le buste delle offerte presentate dalle associazioni che hanno partecipato al bando europeo per la gestione del canile fino al 30 giugno 2018. Peraltro, non mi risulta che l’associazione che sin qui ha gestito la struttura non potesse partecipare alla gara.

LA REPLICA
Paese stanco e sistema bloccato Le riforme sono indispendabili
Caro direttore,
rispondo con piacere alla domanda postami da Giorgio Luzzini tramite la pagina delle lettere. Quando ad ottobre i cittadini si recheranno alle urne per votare la Riforma Costituzionale, sulla scheda troveranno questo quesito: ‘Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione?’.
Di questo si tratta.Nondi cambiare forma di governo, non di aumentare i poteri del premier, non di portare un uomo solo al comando. I cittadini dovranno rispondere SI o NO a quel quesito. Quanti ritengono che i cambiamenti proposti e sollecitati da oltre trent’anni non si debbano attuare, diranno NO. Quelli che pensano che è bene migliorare finalmente il funzionamento del sistema politico-istituzionale, diranno SI. Cosa c’è di antidemocratico nell’evitare che — pressoché unico caso in Europa— due Camere svolgano il medesimo ruolo, nel trasformare il Senato in luogo di rappresentanza di Comuni e Regioni, nel ridurre di un terzo i parlamentari, nel chiarire le funzioni che spettano allo Stato e alle Regioni eliminando i paralizzanti conflitti di competenze?
Oppure nell’aumentare la soglia di elezione del presidente della Repubblica, nel farsi sì che i cittadini abbiano a disposizione più strumenti di democrazia partecipata, nell’imporre che le leggi elettorali siano preventivamente vagliate dalla Corte Costituzionale, nel limitare gli eccessi governativi su decreti e voti di fiducia, nel dare la possibilità al Governo di chiedere al Parlamento la concessione di un tempo per l’approvazione di provvedimenti importanti e all’opposizione di avere una corsia per la deliberazione di proprie proposte?
Si poteva fare ancora meglio? Probabilmente sì, ma già aver fatto tutto ciò è molto. Chi dice riforme sì ma non così, in realtà opta per riforme mai. Esattamente quel che è accaduto sin qui. Allora, caro Luzzini, atteso che non c’è nessun ducetto oltre la siepe, che rischi corre il sistema democratico? Non quello del tiranno, bensì del'immobilismo logorante che genera fragilità. Istituzioni incapaci di cambiare che perciò si discostano dal paese reale, sino a subirne il rigetto. A quel punto sì che potrebbe manifestarsi una rottura del circuito democratico. Questa è la mia seria preoccupazione. Per questo ritengo la posizione dell’ANPI tanto legittima quanto sbagliata. Nessun’altra associazione partigiana l’ha assunta. Un conservatorismo intransigente, pericoloso perché non fa i conti con le conseguenze del prolungarsi ulteriore della paralisi istituzionale. Poiché è chiaro che se questa opportunità fallisce, passerà molto tempo prima che un’altra si presenti.
A fronte di questi argomenti viene l’invet - tiva di prepotenti, disperati, prezzolati. Ci si rivolge in modo offensivo a chi il partigiano l’ha fatto per davvero e sacosa significa costruire la democrazia repubblicana. Buon ultima la ignobile insinuazione di fare come i nostalgici del Ventennio. Una sorta di fatwa degli ayatollah del no. Di chi si ritiene più democratico degli altri. I Veri Democratici. Naturalmente tutto questo deve avere a base l’alterazione strumentale. Così la critica severa alla posizione assunta da un’associazione localmente sempre più vicina alla sinistra radicale, viene intenzionalmente manipolata e trasformata in ciò che nessuno sano di mente ha mai detto o pensato, vale a dire che ‘l'ANPI è pericolosa per la democrazia’. Così questa riforma diventa simile a quella di Berlusconi. In realtà è enormemente differente.
Per la composizione e nei ruoli di Camera e Senato, nella ridefinizione del titoloV, ne ll ’elezione del presidente della Repubblica. In più là si interveniva per davvero e pesantemente sulla forma di governo, istituendo il primo ministro come dominus e si modificava pure la composizione del Consiglio superiore della magistratura. Ma che importano le differenze se lo scopo è delegittimare?
Perché è più importante battere quell’arrogante di Renzi che migliorare il sistema italico. Solo che Renzi passa e l’Italia resta. Ai doloranti per un Verdini che dice si, non credo sarà di molto sollievo stare in compagnia del trio Gasparri, Storace, La Russa che dice no. L’ef - fetto placebo non funziona neppure con Gandolfini che vota no in odio alle unioni civili. Allora ciò che vale, ben oltre le insensate delegittimazioni, è stare al merito di un progetto democratico che cerca di concorrere a rimettere in movimento un sistema bloccato e un Paese stanco e disilluso.
Luciano Pizzetti
(Presidenza del Consiglio dei ministri sottosegretario di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento)

Strada sud, Cr-Mn, sottopassi A Cremona è tutto inutile?
Egregio direttore,
sul quotidiano leggo che sarà messa una pietra tombale sulla tanto contestata Strada Sud. Dall’articolo si evince che è un’opera inutile, come del resto, già sbandierato da molti. Improvvisamente mi ricordo che: anche l’autostrada Cremona-Mantova è stata considerata un’opera inutile, così come inutile è stato considerato il terzo ponte sul Po.
Il nuovo casello a Corte de’ Frati, sull’A 21, proposto anni fa? Inutile. Inutile il sottopasso di via Brescia, ma anche il sovrappasso di S. Felice, così come il ‘peduncolo’considerato inutile da un suo lettore in occasione di un ultimo incidente. Tutto inutile. A questo punto, come diceva un noto conduttore televisivo, la domanda mi sorge spontanea: quand’è che saranno considerati ‘inutili’ tutti coloro che ritengono che a Cremona sia tutto inutile?
Attilio Dossena
(Cremona)

Grande partita la finale provinciale del Baskin-C.S.I.
Gentile direttore,
ho letto con piacere lo scritto del signor Passeri su Spazio aperto dell’8 giugno. Con soddisfazione, ho saputo che era presente alla finale provinciale del Baskin-C.S.I. Cremona. L’occasione era di quelle ghiotte, infatti l’impianto della ‘Sacra Famiglia’di Cremona era pieno e a stento conteneva i Supporter delle due squadre finaliste i ‘Leoni di Offanengo’ e gli ‘Insuperabili’ di Rivolta che meritatamente si contendevano lo scettro di campione provinciale
Chi scrive è uno dei due arbitri che hanno diretto l’incontro. Incontro vero, fisico, altamente competitivo e anche corretto. Insomma, emozionante. Avrebbero meritato entrambe le squadre, ma si sa; lo sport è crudele e chi perde deve gestire la sconfitta e si matura. Ringrazio anch’io (li conosco, sono amici) chi ha avuto la sensibilità di creare un gioco e regole dove tutti nessuno escluso sono protagonisti. Magica esperienza giocare per gli altri e con gli altri.
Giancarlo Dati
(Responsabile Arbitri Baskin- C.S.I. Cremona)

Salone del cavallo in Fiera Tutto ok, tranne il parcheggio
Signor direttore,
venerdì 20 maggio mi sono recato a Cremona e dalle ore 20 alle 21,30 circa ho visitato i padiglioni che ospitavano la kermesse. All’arrivo con sorpresa noto nel parcheggio antistante l’ingresso principale della Fiera che ci sono ampi spazi liberi ma non sono accessibili, nastri colorati e transenne ovunque ‘indirizzano’ l’automobilista nelle braccia dei posteggiatori.
Un cortese giovanotto con il giubbino giallo mi passa un foglietto da presentare alla cassa raccogliendo le mie vibrate proteste, dopo quelle di chi mi precede, quando ci informa che parcheggiare costa 5 euro, avete il tariffario dell’aeroporto di Heathrow chiedo? Risposta ondeggiante ma ormai sei lì e devi procedere. Cerchi e trovi posto dopo aver fatto alcuni giri a vuoto, il parcheggio è pieno e non potrebbe essere diversamente se tutti vengono ‘convogliati e imbottigliati’ in quello spazio.
Alla cassa pago borbottando e mi sento rispondere che il prezzo è ‘un regalo’ in quanto il biglietto è valido per l’intera giornata ‘e puoi anche entrare e uscire tutte le volte che vuoi’. Due ore scarse al costo di 5 euro sarà pure un regalo, ma faccio sommessamente notare che sono un visitatore e che occuperò il parcheggio solo il tempo strettamente necessario, aggiungendo che mi risulta difficile fermarmi ‘tutto il giorno’dato che sono già le ore 20.
Fiato sprecato. Dopo aver visitati tutti gli stand, assistito ad alcune gare di reining, raggiungo il parcheggio e imbocco l’uscita, mi ritrovo su una stradina (ciclopedonale?) ad una carreggiata e da lì con un lungo giro dell’oca finalmente in tangenziale. Morale: come far del male ad una bella manifestazione.
Francesco Pedretti
(Cremona)

Sarebbe bello pedonalizzare la stradina detta di Gualazzi
Caro direttore,
la stradina detta di Gualazzi, è la più bella di Cremona. La pace e la quiete regnano su questo tratto dell’argine ‘estrusco’, che collega la Villetta alla chiesa di San Sigismondo. Il panorama sia verso il monastero, sia verso Cremona è unico e affascinante.
Una strada dove passeggiare, oppure immergersi nella natura. Sulla ripa antica del Po dimorano pioppi neri e altre essenze autoctone. Oppure si può ammirare il resto del paesaggio agrario frutto del lavoro contadino: un filare di muroon (gelsi) sopravvissuto all’avanzata della città. Un unico neo, è ancora molto e troppo in uso come scorciatoia, nonostante sia a traffico limitato. Sarebbe bello pedonalizzarla, mediante l’installazione di un varco mobile, che possa consentire l’accesso alle proprietà limitrofe.
Angelo Garioni
(Cremona)

Caro sindaco Scio, il ruolo dell’opposizione è di vigilare
Egregio direttore
Non voglio entrare nel merito di… cartongesso e discarica (non è questa la sede), ma, come cittadina di Grumello Cremonese, rimango esterrefatta, basita , nel sentire (vedere scritto) che Fabio Scio, sindaco di Grumello, si permette di utilizzare un linguaggio, una terminologia, inadeguata, uso un eufemismo, ad un primo cittadino, come ad esempio: ignoranza, meschinità, bieco, bassezza, inadeguata intelligenza…nei confronti dei suoi (???) concittadini…
Ora, essendo io, capogruppo di minoranza ricordo a Scio:
1) certe espressioni sono indice di un’estrema maleducazione, mancanza e rispetto, e, come gli ho già fatto notare in un Consiglio Comunale, la lingua italiana è dotata di diversi sinonimi: per cui li utilizzi, invece di offendere!
2) si rivolga in questo modo a persone adatte e abituate a questo linguaggio.
3) il nostro compito, come opposizione, è anche quello di vigilare, controllare, l’operato dell’amministrazione comunale, per cui…se non veniamo informati, se non ci forniscono le dovute e doverose informazioni…è inutile fare la ‘voce grossa’… e dare degli ignoranti…se siamo ignoranti la colpa è sua perché non ci informa!
4) ricordo che la minoranza viene informata per ‘un passo carraio’e, per problematiche serie e gravi…. Tutto tace (rigorosamente)
5) il sindaco, invece di prendersi il disturbo di scrivere a degli anonimi… cerchi di capire e vedere come mai non vi sono ancora dei verbali del Consiglio comunale del 17 marzo 2016 (...) mentre sono pubblicati quelli del Consiglio del 30 aprile 2016.
Mara Gandini
(Capogruppo consiliare di minoranza - Grumello Cremonese)

Le accuse contro Albertazzi sono tutte da provare
Egregio direttore,
su Spazio aperto del 1° giugno D. D. rievoca la scomparsa di Giorgio Albertazzi incolpandolo di un virtuale delitto avvenuto quando militava nella Rsi. Dicendo e non dicendo, egli cita la fucilazione di un giovane partigiano durante la guerra dandone la responsabilità ad Albertazzi.
Il nome del giovane non è precisato e neppure il dove, il come, il quando e il perché del fatto. L’unico elemento che D.D. ci dà è: «Il ragazzo fucilato era di Cignone, la piccola frazione di Corte de’ Cortesi». Ciò mi fa presumere che si tratti di Ferruccio Manini nato a Cignone il 28-08-1925 e morto a Sestino (Arezzo) il 27-07-1944 ed appartenente alla 5ª brigata Garibaldi di Pesaro.
A questa mia presupposizione aggiungo che Giorgio Albertazzi, nella sua biografia, data a Riccardo Maruti che lo aveva intervistato in previsione della sua venuta a Cremona il 14-07-2008 per presentare all’Arena Giardino il shakespeariano il Sogno di una notte di mezza estate, diceva che era stato arrestato, nel 1946, per collaborazionismo militare.
L’intervista fu pubblicata interamente su Più, il news magazine de La Provincia, del 17 maggio 2008. Albertazzi aggiunse che fece quasi due anni di carcere prima di essere assolto e che, quando uscì di prigione aveva un suo libro pronto: «Io, criminale», che non fu mai pubblicato. Chiedo se ci sia qualcuno, dopo 72 anni, a Cignone, in grado di comprovare le accuse di D.D.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • ilgurzo2003

    14 Giugno 2016 - 09:29

    Ringrazio le famiglie di Casalmaggiore per le precisazioni in merito alla dottrina sociale della Chiesa e, idealmente e con il loro permesso, sottoscrivo anche io la lettera. Prevedo che manchi poco al giorno in cui saremo querelati per sostenere pubblicamente queste idee (che poi sono dei fatti)

    Report

    Rispondi

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi