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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

09 Giugno 2016 - 11:03

IL CASO
La trappola del buonismo può fare molti danni
Egregio direttore,
ho letto ‘Il caso’ di giorni fa. Un migrante entra in casa: paura, rabbia e tanta pena. Parole da «Libro cuore» ed è facile intuire le intenzioni del messaggio. Suo padre, cara signora Irene, credo possa permettersi di stare in casa con la porta aperta e sono affari suoi.
Illudere la povera gente che tutti i ladri sono così dolci e scappano di fronte adun «alt» oppure alla vista della persona che abita la casa nella quale sono entrati da ladri con scopi precisi e determinati significa spingere uno zoppo giù dal marciapiedi (e sono stato buonissimo).
Tutti i giorni ci sono migliaia di furti con esiti spesso drammatici e se sono furti bisogna ringraziare la sorte (o il Padreterno) perché spesso sono rapine. Non direi mai che tutti i ladri siano migranti ma nulla cambia. Mi preoccupo soprattutto per gli anziani incapaci di reagire, di difendersi, di cavarsela da soli, e lei accenna a tanta pena?
Nessuno fa la fame perché sanno dove poter mangiare, tutti anche quelli che vorrebbero ordinare il tipo di carne o di frutta. Oggi esiste un permissivismo rovinoso e ritengo sbagliato offrire una falsa speranza. Io provo tanta pena per i derubati, colpiti, raggirati. Purtroppo siamo costretti a chiuderci e se possibile a doppia chiave. Cos’è per noi tutto questo, lei si chiede. Per lei non lo so, per i poveracci un dramma senza fine. Le lesioni anche, se solo morali, sono un castigo terribile.
Geo Monti
(Cremona)

La sicurezza è una questione seria. Lanciarsi in una demagogica e sbagliata caccia allo straniero è un grosso errore ma gli spazi di libertà dei cittadini vanno difesi a oltranza.

L'INTERVENTO
La propaganda vuole farci credere che esista uno scontro etero-omo
Gentile direttore,
il grande dissidente Aleksandr Solzenicyn avrebbe definito ciò che sta accadendo, giorno dopo giorno, sotto i nostri occhi ‘il nuovo sistema della menzogna organizzata’. Il nuovo totalitarismo della ‘società radicale di massa’ si presenta, però, in veste chic. È una tirannide dal volto umano, civilizzata, solidale, che volendo apparire ludica e amabile può permettersi anche una governance confidenziale.
Di fronte abbiamo quel nuovo ordine politico, economico e culturale che ha omologato sotto l’egida di un pensiero unico tanto le sinistre quanto le destre. In questo clima manicheistico la propaganda massmediatica vuole convincerci che un nuovo conflitto sia scoppiato: la guerra di una maggioranza di ‘etero’ che cerca di difendere i propri privilegi escludendo dai diritti una minoranza di ‘omo’. La vera natura del conflitto, neanche a dirlo, è un’altra.
Oggi, nel momento in cui per ammissione unanime lo stato nazionale è entrato in crisi, si è aperto un nuovo ed inedito fronte: il conflitto biopolitico, dove ad essere contesa è niente meno che la funzione procreativa, fino a ieri appannaggio naturale della famiglia. Si parla difatti di antropologia-politica. Conle nuove tecnologie della riproduzione si è intensificato il pressing per espropriare la famiglia della procreazione.
Le vecchie élites dei rivoluzionari di professione avevano stretto un’al le an za strumentale con il proletariato, calcolato come massa d’urto, esplosivo sociale, per lucrare sul potere. Oggi l’antica alleanza con il proletariato, non più identificabile, è stata spezzata e indirizzata su nuove tematiche di consenso. Attualmente l’imperativo delle élites al potere sembra essere quello di disegnare una geometria famigliare a ‘tasso variabile’.
Obiettivo destinato ad aprire nuove aree di mercato. Diritti sociali, accoglienza, libertà, democrazia le passwords moralizzatrici di massa. È in questo contesto di famiglia ‘ad indicizzazione statale’ che assume centralità la questione del matrimonio omosessuale. Il fine è quello di scorporare la generazione degli esseri umani dalla sessualità. Ecco perché occorre foggiare un’unione legata non più alla differenza sessuale uomo- donna (la sola che abbia potenza generativa) bensì all’orientamento sessuale, molteplice e variegato, indifferente al sesso biologico.
Non tanto per lenire sofferenze giuridiche. Con la trasformazione delle relazioni primarie in trama asessuata e asettica si produce nient'altro che la funzionarizzazione delle reti di parentela primaria. La scissione tra identità sessuata e filiazione risolve il vincolo genitore-figlio in funzione astratta. Alla cancellazione della concreta individualità del pater e della mater segue così, alla stregua di una funzione matematica, dove la ‘variabile parentale’ può assumere un campo infinito di valori numerici, l’astrazione di una genitorialità ‘quan tificata’ e a ‘tasso variabile’ indicizzata alle disposizioni burocratiche e di mercato.
La generazione di esseri umani diventerà una funzione sempre più esclusiva di una classe di proprietari dei ‘mezzi di produzione’. Nuova mercificazione. Dall’altra un uomo, sfornito di identità, che si sente, però, onnipotente e privo di limiti e quindi costantemente alla ricerca di nuovi bisogni, prontamente offerti dal mercato. Uomo sempre più facilmente manovrabile. Un processo in atto da tempo, che non esclude nessuno né ‘etero’ né ‘omo’. La creazione dei falsi bisogni mistificati.
Claudio Merlini
(pedagogista)


La carta postamat è personale e non può essere usata da altri
Egregio direttore,
in riferimento alla lettera ‘In posta serve il codice fiscale al BancoPosta invece no’pubblicata sul suo giornale, Poste italiane vuole fornire alcune precisazioni. Come riportato dalle condizioni generali di contratto fornite in fase di apertura di conto corrente BancoPosta, la carta postamat è strettamente personale e non può essere ceduta o data in uso a terzi.
E’ pertanto dovere del titolare della carta rispettare le condizioni da lui stesso sottoscritte. Nel momento in cui le operazioni di prelievo di denaro vengono effettuate allo sportello dell’ufficio postale, l’operatore ha l’obbligo di verificare che tali disposizioni siano rispettate verificando così correttamente l’identità del titolare del rapporto.
Responsabile comunicazione territoriale Lombardia

Un giusto omaggio a Milva ne ‘L’angolo del collezionista’
Signor direttore,
seguo con interesse gli articoli di Meo Mola sulla rubrica «L’angolo del collezionista» che spesso conservo. Complimenti per l’articolo apparso nei giorni scorsi su una delle prime incisioni della bravissima cantante Milva, la migliore, insieme a Mina, cantante italiana e non solo.
Entrambe grandi. Finalmente uno che ricorda Milva, che non canta più e non appare più in televisione o in teatro, a differenza di altre meno brave di lei, che sono in attività (magari senza voce o non intonate). Bene! Ne parli ancora. Vorrei ricordarle, a proposito di un suo articolo sui Moody Blues che non ha citato nella cover italiana di «Nights in white setin» una discreta versione del 1968 di Dalida.
Giuseppe Priori
(Cremona)

L’ANPI non costituisce un pericolo per la democrazia
Egregio direttore,
a nome del direttivo dell’ANPI, e in qualità di portavoce, mi permetta di fare alcune considerazioni in merito alla vicenda delle critiche, a volte anche poco rispettose, rivolte all’associazione e al suo presidente provinciale Giancarlo Corada, oltre che agli articoli apparsi su ‘La Provincia’. Per ciò che concerne il primo punto, vale ribadire, per chi crede che l’ANPI costituisca un pericolo per la democrazia, che la decisione dell’associazione di schierarsi per il NO alla riforma del Senato (come già si era fatto in occasione della proposta Berlusconi del 2006) non è il frutto di una ripicca o di un pregiudizio a priori nei confronti del governo in carica: il presidente nazionale dell’ANPI, Smuraglia ha, infatti, sottolineato che l’ANPI ha tutto il diritto di formulare un suo giudizio sulla riforma, dopo un’attenta analisi della proposta, e che la decisione finale è discesa dalla constatazione che il testo proposto presenta diverse incongruenze e prefigura un sostanziale cambiamento della forma di governo: da repubblica parlamentare a ‘repubblica del premier’; mutamento che non corrisponde certamente alla ispirazione originaria della nostra costituzione. Ciò si afferma, ricordando che l’ANPI ha sempre rivendicato, pur nel dichiararsi un’associazione antifascista, la sua autonomia rispetto alle decisioni e ai progetti dei singoli partiti.
Dispiace, inoltre, dover rilevare che sulla stampa si insiste sulle divisioni all’interno dell’ANPI e sulla battaglia dei ‘social network’, dipingendo gli iscritti all’ANPI come una schiera di nostalgici intransigenti. Va ricordato che il congresso nazionale, pur dichiarandosi per il NO alla riforma del senato, ha lasciato agli iscritti la libertà di esprimersi in un senso o nell’altro e che il presidente provinciale Corada ha ribadito ciò più volte e ha indicato la necessità di non dividere l’ANPI su questa opzione.
Quindi, non si vede dove stia lo scandalo nel rappresentare tali divergenze in seno all’organizzazione. Il motivo di scandalo, e qui concludo, è piuttosto un altro: è quello di dover assistere a un attacco ingiustificato all’ANPI da parte, non dei pochi nostalgici del ‘ventennio’, il che sarebbe anche comprensibile, ma da parte di alcuni di coloro che, per formazione culturale e appartenenza politica, dovrebbero riconoscersi nei valori dell’antifascismo.
V. Montuori
(Cremona)

Lingue e malelingue da ‘frequentare’e da evitare
Caro direttore,
a questo mondo esistono tante lingue, più e meno facili, più o meno piacevoli e il conoscerle ti rende più colto e ti aiuta a relazionare meglio con gli altri. Ma le lingue che devi capire e ascoltare sono quelle che ti accompagnano lungo il percorso del tuo destino e si nascondono dietro a un sorriso sincero ed evitare quelle che si nascondono dietro la gobba della tua schiena, chiamate anche malelingue.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Grumello assente alla riunione Il sindaco risponda nel merito
Gentile direttore,
il sindaco di Grumello nella lettera che è stata pubblicata lunedì 6, accusa alcuni suoi cittadini, di cui lui conosce benissimo le generalità, di nascondersi ‘dietro un bieco anonimato’… manifestando in tal modo ‘tutta la loro ignoranza e meschinità’. Secondo il nostro sindaco quei cittadini sarebbero colpevoli ‘di falsa informazione’che è indice di ‘bassezza d’animo e inadeguata intelligenza’.
Vogliamo precisare che quei cittadini hanno divulgato, duplicandolo, un documento ufficiale della Provincia di Cremona, e cioè il verbale della Conferenza dei Servizi del 25 maggio scorso per ‘approvazione progetto ed autorizzazione modifiche impianto gestione rifiuti, stoccaggio, trattamento e recupero’dal quale si rileva l’assenza del rappresentante del Comune di Grumello. Da tale assenza si possono trarre alcune logiche conseguenze su un tema particolarmente caldo nella nostra località.
1) Non è la prima volta che il sindaco di Grumello ricorre a questi toni (mai come in questo caso l’insulto qualifica chi lo fa) per nascondere le proprie carenze e sostituirle con accuse moralistiche; se di morale vogliamo parlare, è amorale non garantire la presenza, o programmare una assenza a delicati momenti decisionali per la propria comunità;
2) Il sindaco dà lezioni sulla difesa del territorio, ma dimentica di essere il primo garante della salute dei cittadini nel suo territorio: non ha, infatti, considerato che quanto veniva autorizzato nella riunione riguardava una organizzazione di stoccaggio, cernita, rigenerazione, non solo di cartongesso e gessi, ma anche di rifiuti non pericolosi e pericolosi, anche se marginalmente collegati. Di questi, non si sa se sono stati approfonditi gli aspetti sulla salute della popolazione, per carenza di informazioni;
3) Infine sull’anonimato: si tratta di cittadini ben conosciuti dal sindaco, che in più di un’occasione hanno sottoscritto richieste e comunicazioni a lui dirette, raccogliendo un mandato di rappresentanza per denunciare trascuratezze nella gestione del territorio.
Il sindaco risponda nel merito, senza nascondersi, lui sì, dietro l’anonimato di un gruppo consigliare di maggioranza, come è avvenuto in passato sul caldo tema della discarica.
Maria Vittoria Berselli, Robert Della Schiava, Cristian Carubelli, Albino Gorini
(Comitato ‘Salviamo il territorio’ - Grumello Cremonese)

Giacomo Rota, sindaco-maestro merita l’onorificenza
Signor direttore,
dopo 18 anni dalla sua scomparsa, ecco finalmente, con festosa cerimonia, la meritata onorificenza attribuita al sindaco e maestro Giacomo Rota. Insegnante anche del sottoscritto, ricordo con il sorriso l’anno in cui mi rimandò per un cavillo. Figura pignola e di una correttezza lodevole, non poteva infatti finire nel dimenticatoio, né per le opere già evidenziate da Simone Biazzi, né tantomeno per il suo operato, il cui riscontro è stato carico di apprezzamenti, ma anche di mortificazioni. Possiamo finalmente dirlo, meritava quest’onore, affinché possa rimanere sempre nella nostra memoria, come il già ricordato, don Dante Bonometti.
Arrigo Binda
(Cicognolo)

Il giornale che cambia Accontentare tutti non è facile
Egregio direttore,
mi ricollego alla signora Brugnoli per le sue segnalazioni. Le notizie del nostro quotidiano, distribuite in modo diverso ci hanno un po’ disorientati. Forse siamo abitudinari. I colori danno un tocco in più e un look piacevole. Se fosse possibile ritornare come in passato, farne un pezzo unico invece di due o tre. A parer mio sarebbe l’ideale. Senza offendere nessuno, c’è un detto «A cuuntenta en cumon, ghè bon nison». Per non dimenticarsi del nostro dialetto.
Antonietta Formis
(Cremona)

Ospedale di Crema, premi meritati per obiettivi raggiunti
Gentile direttore,
nelle lettere al direttore del 7 giugno 2016 leggo dell’indignazione del signor Mauro Giuriati in ordine al premio di risultato erogato ai dipendenti nel 2015. Dal lato dei dipendenti vorrei segnalare che il premio deriva da un misto di obiettivi regionali-aziendali verificati da un organismo estraneo all’azienda, ricompreso tra 65 e 300 euro mensili a dipendente a seconda della categoria e dei livelli di appartenenza in un comparto il cui ultimo rinnovo contrattuale risale al 2009.
In una azienda dove: più di mille dipendenti lavorano su turni di 24 ore, festivi compresi, e che da otto anni consentono all’azienda di essere il pareggio di bilancio e sempre nel Benchmarking regionale classificata nelle prime dieci, prima nel 2012 e seconda nel 2015; dal 2011 è stata abolita la libera professione intramuraria allargata dal 2011 (quella degli studi privati); i tempi di attesa certificati e pubblicati sul sito della Ats che ci controlla sono tra i più bassi in regione. Per quanto concerne i premi ai tre direttori rappresento che se il lettore invece di indignarsi avesse speso meglio il suo tempo consultando sul sito i nostri stipendi e relativi incentivi legati ai risultati avrebbe compreso che i medesimi derivano da una disposizione di legge. (...)
Luigi Ablondi
(Direttore generale ospedale di Crema)

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