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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

18 Maggio 2016 - 10:53

IL CASO
Statali, l’aumento previsto a me sembra un’elemosina
Egregio direttore,
oggi è uscita la notizia dal Governo che possono iniziare le trattative per il rinnovo del contratto degli statali dopo 6/7 anni di blocco e dopo circa un anno dalla pronuncia della Corte Costituzionale che sanciva l’illegittimità di questo blocco salariale dopo vari anni.
Di conseguenza ci deve essere un incremento di stipendio partendo da un anno di arretrati. La cifra offerta dal Governo è soltanto di circa 300 milioni di euro che, anche distribuito in modo articolato, diviso per 3 milioni di statali, sono circa 100 euro a testa, che diviso per 13 mesi, fa circa 5 euro al mese. Chiedo solamente questo: se al posto di questo Governo ce ne fosse un altro di centrodestra o 5 Stelle, il sindacato avrebbe assunto lo stesso trattamento remissivo?
dalicr@alice.it

Non lo so. Ma posso immaginare che se al governo ci fosse stato il centrodestra avrebbe battagliato un po’ di più. Detto questo aggiungo due cose. Primo: nella vicenda del Jobs Act, solo per fare un esempio, i sindacati non sono stati per nulla teneri verso il Governo Renzi. Secondo: non dimentichiamo mai che riforme o provvedimenti cosiddetti ‘di destra’ o di ‘centrodestra’ li può fare solo la sinistra o il centrosinistra.

LA POLEMICA
Devastazioni del 24 gennaio, commercianti danneggiati e dimenticati: dovremmo essere risarciti anche noi
Signor direttore,
leggo la notizia riguardante la sentenza del Gup Belluzzi a proposito della giornata di guerriglia di sabato 24 febbraio 2015 quando gli antagonisti di Casa Pound, arrivati da tutta Italia, si erano organizzati per mettere a ferro e fuoco la nostra città.
In questo articolo non viene ricordato che tutte le attività commerciali del centro di Cremona sono state forzatamente costrette a chiudere dai Vigili urbani che avevano intuito i grossi rischi di quella manifestazione.
Io e le mie dipendenti abbiamo praticamente perso tutta la mattina per svuotare le vetrine, rivestirle di fogli di giornale e poi chiudere in fretta sperando che i manifestanti non arrivassero davanti al negozio perché comunque avrebbero potuto danneggiare le parti esterne (saracinesche, insegne e quant’altro). Inoltre tutti noi commercianti abbiamo perso gli incassi di una giornata importante come il sabato, probabilmente favoriti da una bella giornata di sole.
Per tutta risposta in seguito, nessuno, né il Prefetto né il Questore né tantomeno il Sindaco, ci ha scritto o telefonato per scusarsi con noi dell’accaduto e ora i commercianti non sono stati nemmeno menzionati per il sacrificio tributato ad una causa che non li riguardava. I manifestanti condannati dovrebbero risarcire anche noi, non solo la sede dei Vigili urbani devastata e le altre attività di via Dante danneggiate, perché devono capire l’entità dei danni morali ed economici causati alla collettività.
Floriana Brugnelli
(Cremona)

Indebolire il Parlamento non è una grande riforma
Signor direttore,
vorrei contestare nel merito (scusandomi subito per la schematicità cui lo spazio mi costringe) la lettera al giornale con cui l’amico Franco Verdi difende la riforma costituzionale Renzi-Boschi. Intanto non è accettabile la sua tesi: o si cambia o la nazione muore. Dipende da come si cambia: nella storia e nel mondo di oggi certi cambiamenti hanno portato e stanno portando disastri, era meglio non farli.
E non è accettabile che ci si impadronisca impropriamente del termine ‘riforma’ per cui chi non condivide una proposta del premier è‘contro le riforme’: dipende dal contenuto della riforma! Se io proponessi una riforma diversa da quella che piace a Verdi e lui non fosse d’accordo, io non potrei dire che lui è ‘contro le riforme’ma che è contro la ‘mia riforma’.
Per me la Renzi-Boschi è uno stravolgimento in peggio della Costituzione perché sposta il potere dal Parlamento, rappresentativo eletto dai cittadini, al Governo e a chi ne è alla testa. Il Parlamento viene drasticamente indebolito. Il Senato diventa una specie di dopolavoro non eletto che dà, salvo particolari occasioni, pareri non vincolanti.
Si poteva eliminare ma allora occorreva sostituirne la funzione di contrappeso (che spesso, anche recentemente, è risaltata come necessaria per evitare notevoli sbagli... e gli sbagli nelle leggi non sono bazzecole). Così si è tenuto un senato paravento per evitare altri contrappesi.
La Camera dei deputati intanto grazie all’Italicum, una legge elettorale ad hoc, potrà non rappresentare più la maggioranza del popolo ma un partito beneficato da un esagerato premio di seggi che lo fa diventare artificialmente maggioranza. La Camera per di più sarà composta da un forte numero di deputati ‘nominati’(e ‘nominandi’in caso di crisi) dal segretario di quel partito, probabilmente anche capo del governo.
Questo non è più lo spirito della Costituzione uscita dall’accordo tra le forze della Resistenza. Questa non è ‘democrazia decidente’come dice l’amico Verdi. E’un modo per far decidere a ‘chi comanda’, oggi Renzi domani chissà. Meglio, io dico, impegnarsi intanto per attuare davvero la eccellente Costituzione che abbiamo e poi per operare riforme ma in senso di maggiore democrazia e non al contrario.
Giuseppe Azzoni
(Cremona)

Il convento di San Benedetto esempio di cattiva politica
Signor direttore,
la lettera del signor D. D. sul convento abbandonato di San Benedetto mi ha gettato in uno sconforto estremo. Ma possibile che un convento così bello del 1300 sia lasciato in quelle condizioni? Ma non c’era un altro posto più adatto per metterci il rifugio dei gatti di Cremona?
I politici che lo hanno permesso dovrebbero vergognarsi perché dimostrano di essere completamente insensibili alle ricchezze turistiche della nostra città; che vergogna avere politici così insensibili.
Cremona è una città meravigliosa che dovrebbe essere tutelata in blocco dall’Unesco, veramente! Potrebbe oscurare con le sue bellezze Pavia, Mantova e Brescia!
Ho parlato con una signora che fa parte del gruppo per la salvezza di San Benedetto. Ebbene, mi ha detto che vorrebbero solo entrare con delle scope e ramazze, vorrebbero solo strappare con le mani l’erba nel cortile del chiostro, vorrebbero creare delle visite guidate ogni domenica. Ma non possono fare niente perché gli mettono tutti i bastoni tra le ruote.
La solita trappola mentale dei politici: loro ‘pensano’ in grande per crearci dentro la cittadella giudiziaria, la cittadella della musica, il polo universitario e altre balle, cercando di investirci soldi pubblici per le loro fantasie, per milioni di euro. I miei amici invece senza un solo euro di spesa vorrebbero entrare con scope e secchi ma non lo possono fare.
Così i politici non ci cavano un ragno dal buco, mentre i miei amici volontari stanno ad aspettare col naso all’insù a guardare il meraviglioso affresco del Massarotti nel convento che si scolora con l’acqua piovana. Una cappella Sistina tutta cremonese che le infiltrazioni di pioggia ci stanno cancellando giorno dopo giorno.
F. M. T.
(Cremona)

Grazie ai vigili che hanno ritrovato la targa della vespa
Gentile direttore,
vorrei spezzare una lancia a favore dei vigili urbani di Cremona che a dispetto di quanto si continui a dire non si occupano solo di dare multe. Sabato hanno ritrovato la targa della mia vespa che era stata smarrita e si sono premurati di recapitare velocemente l’oggetto presso la mia abitazione.
Un ringraziamento particolare quindi agli agenti Antonioli e Tessaroli.
Stefano Grazzani
(Cremona)

Robecco e Casalbuttano hanno in comune il degrado
Egregio direttore,
mi chiedo dove andiamo a finire. Lunedì 9 maggio arrivando a Robecco (dove ho vissuto per 59 anni) per fare servizio dalle 15 alle 17 per i volontari vedo dei maxi escrementi di piccioni in fondo ai pilastri del vecchio Comune e poi nel wc una sporcizia sovrumana che riesco a pulire alla bene e meglio; oggi all’arrivo rivedo maggiore sporcizia; possibile che nessuno si renda conto di questi inconvenienti soprattutto per i ragazzi che aspettano i pullman per la scuola e per i vari cittadini che passano la mattina per discutere di tante cose.
Adesso le presento altri problemi a Casalbuttano dove abito da due anni. Da lunedì 9 davanti al monumento dei bersaglieri vicino alla stazione vedo una scatola della pizza con dentro alcuni scarti e due lattine di Coca Cola; domenica 15 le sporcizie erano ancora lì (...)
Un altro problema è dovuto al temporale di sabato sera: domenica mattina la via Bissolati dove abito era piena di foglie e rami che ho raccolto; mentre lunedì il marciapiedi e la strada erano ancora invase da foglie e rami.
Invito quindi i cari assessori di Robecco e di Casalbuttano che girino un po’ per il paese e si rendano conto delle timbrature dei badge.
Roberto Bertoni
(ex Robecchese ed oggi Casalbuttanese)

Casanova, il nuovo parco giochi vicino a una strada pericolosa
Egregio direttore,
essendo residente a Casanova ed avendo preso nota della prevista ultimazione dell’area giochi, di cui al vostro articolo a pagina 38 dell’edizione del 14 maggio 2016, vorrei esprimere alcune considerazioni in merito a tale opera riguardanti la sicurezza:
1) l’area in questione è adiacente ad una strada a forte percorrenza di auto e automezzi pesanti (anche se vige un divieto di transito) nonché di macchine agricole, con doppio senso di marcia e carreggiata stretta, tanto che non sono ricavabili due corsie di marcia;
2) detta strada non è munita di guard-rail o di nessun altro tipo di protezione nel senso di marcia Castelleonese - Cavatigozzi, ovvero il lato dove è collocato in parchetto che confina con l’asfalto;
3) l’area giochi si trova in discesa rispetto alla strada, in quanto proseguimento della scarpata che ivi insiste.
Tutto ciò non si evince per nulla dalle fotografie pubblicate, scattate proprio dalla strada sopra descritta e che non viene inquadrata. Aggiungo che sul tratto stradale in questione sono avvenuti già in passato frequenti incidenti anche gravi, tra i quali un investimento mortale e un fuoristrada, anch’esso purtroppo mortale.
Non voglio entrare nel merito della scelta di realizzare tale opera, se era necessaria o meno, se i fondi spesi potevano essere utilizzati in altro modo, mi chiedo solamente se i genitori lasceranno con animo sereno i propri figli a giocare in tale struttura e domando all’amministrazione comunale e ai suoi tecnici o chi per essi, chi risponderà in caso di disgrazia che, stante le premesse e allo stato attuale, sembra annunciata.
Angelo Morelli
(Cremona)

Che tristezza la cascina Puerone a Bonemerse
Caro direttore,
essendo originario della zona di Bonemerse, li ho i miei ricordi d’infanzia. L’altro giorno passando per quelle strade vodagionali mi sono imbattuto nella cascina Puerone. Quale tristezza. Un ammasso bianco nel nulla. Non finito per giunta. Dell’antica casa da nobile nessuna traccia. Solo un monumento ai ‘palazzinari’ degli anni d’oro travolti dalla crisi edilizia.
Come nella Roma di Giolitti e Crispi! Tutto questo grazie alle errate politiche comunali che hanno pensato solo a sprecare suolo per incassare gli oneri di urbanizzazione. Ovviamente senza considerare il futuro. Povero rosso Puerone detto il Vaticano!
R. M. Dilda
(Bonemerse)

Il centro storico è da valorizzare come un museo diffuso
Caro direttore,
torno su un argomento scottante della cultura cremonese. Il centro storico e la sua tutela.
Primo assioma: si dimostra quale un grave errore il volersi estraniare dalla realtà, sia fisica che spirituale, rescindendo, anche solo ignorandoli, i legami che vincolano al nostro tempo, e che condizionano e insieme alimentano il comportamento dei singoli.
Questa è l’epoca della valorizzazione dei beni culturali. Valorizzazione anche economica. Un centro storico autentico, dove i valori storico-artistici di Riege siano rispettati. Il centro storico è un museo diffuso. Questa sua caratteristica comporta l’aumento del valore culturale-economico.
Secondo assioma: la nostra idea di museo deve cambiare, da luogo angusto, dove ammassiamo i nostri ricordi, deve divenire il luogo della gioia e dell’allegria. Come succede oggi a New York oppure a Londra. Se pensiamo al V&A vediamo folle di giovani in gaudio pellegrinaggio. Terzo e ultimo assioma: il turismo internazionale vuole il paesaggio storico italiano dei nostri centri e non certo le copie, che trova a Las Vegas. Se vogliono questo (il falso storico) è tutta un’altra storia.
G. B. Biffi
(Cremona)

Leonida Bissolati dalla trincea alle erbacce: che vergogna!
Caro direttore,
cento anni fa questo illustre cremonese, Leonida Bissolati, era in trincea... Ora è in mezzo alle erbacce. Facile da immaginare, del resto, non si ha neanche la voglia di tagliare l’erba in questa città.
A. G.
(Cremona)

Clownterapia a Cremona Una realtà presente e viva
Egregio direttore,
domenica 15 maggio, nei giardini di Piazza Roma e in altre 55 piazze d’Italia, si svolta la ‘12esima giornata del naso rosso’, dedicata alla Clownterapia. L’associazione Dal naso al cuore onlus insieme alla promotrice dell'evento Vip (Viviamo In Positivo) Italia Onlus ringrazia tutti coloro che hanno ballato e cantato con noi, ma anche tutte le persone che, passando per la piazza, ci hanno regalato un sorriso, un pensiero, un abbraccio o anche solo uno sguardo.
Da parte nostra speriamo di essere riusciti a trasmettere il nostro entusiasmo per questa attività di volontariato che ci coinvolge ogni giorno sempre di più.
Silvia Dali
(‘Naso al cuore onlus)

IL CASO
Fa male vedere quanto può essere ingiusta la Sanità

Signor direttore,
basta inutili parole da parte della politica, in questo caso quella della Sanità. Sono i fatti che, quotidianamente, mettono in luce la divaricazione fra le legittime attese dei semplici cittadini con le istituzioni sempre più lontane.
Ho la necessità di effettuare due visite specialistiche, con richieste di prenotazione da parte del Medico curante, attraverso il Servizio Sanitario Nazionale - Regione Lombardia.
Il 16 maggio ho chiamato l’Ospedale Aragona di S. Giovanni in Croce per visita fisiatrica, mi è stata proposta, quale prima data possibile, il 27 luglio 2016. Chiamato il Servizio prenotazioni Sanità lombardia per visita urologica presso l’Ospedale di Asola, mi è stata proposta, quale prima data possibile, il 7 dicembre 2016.
In entrambi i casi, se le visite le effettuassi a pagamento, potrei presentarmi da domani. Basta, non se ne può più. Perché il cittadino deve continuamente subire queste palesi ingiustizie, perché deve prevalere, sulla dignità della persona, l’interesse di altri.
Come può la Sanità pubblica invocare, dagli stessi cittadini, l’aiuto a preservare Servizi presso le proprie Aziende Ospedaliere, quando vengono quotidianamente trattati in questo modo?
Se la sanità deve divenire unicamente di tipo privato, la politica abbia il coraggio di dirlo assumendosene tutte le responsabilità conseguenti.
So di ‘battermi’ contro i mulini a vento in quanto non affermo nulla di nuovo, situazioni note e stranote. Ma non è proprio possibile fare nulla contro questi palesi soprusi, queste monumentali ingiustizie ?
Carlo Stassano
(Casalmaggiore)

Il diritto alla salute, in casi come questo, non viene garantito. Non solo: si creano le condizioni perché chi ha le possibilità economiche possa curarsi — privatamente —e chi invece non può permetterselo attenda mesi e mesi per un qualsiasi esame diagnostico. È intollerabile. La Regione deve intervenire per garantire servizi e prestazioni in tempi accettabili cominciando dal far rispettare — vigilando —il rigoroso rispetto dei tempi delle liste d’attesa.

LA RIFLESSIONE
Debito, crescita debole, Banche, l'Italia è un paese al bivio
Egregio direttore,
vorrei ritornare sulla situazione economico- finanziaria riportando alcuni passaggi scritti da un noto giornalista inglese, Ambrose Evans-Pritchard che pubblica sul Daily Telegraph. Il concetto è sempre lo stesso: il tempo a disposizione per l’It alia, dal punto di vista economico, sta finendo. Nonostante siano passati 7 anni (dal 2009) di espansione globale il nostro Paese è ancorato ad una deflazione di debito cui si è aggiunta una crisi bancaria: un cappio visto i vincoli paralizzanti dellaUE.
Ogni anno da Roma si ascoltano proclami di discesa del rapporto Debito/Pil e puntualmente questi vengono negati perché le condizioni deflattive impediscono al Pil nominale di crescere abbastanza per superare il debito. Nel 2011 il rapporto Deficit/Pil era a 121, poi nel 2013 a 123 e nel 2014 a 129: oggi siamo a 132,7! Nonostante un euro debole, petrolio sui minimi e una grossa mano da Draghi con il suo quantitative easing.
Evans-Pritchard insiste nel dire che l’Italia èa questo punto estremamente vulnerabile perché ha attraversato l’intera fase di crescita globale senza una propria crescita. Ci vorrebbero forti investimenti statali, uno sviluppo tipo New Deal. Il Fiscal Compact obbliga però l’Italia a fare esattamente il contrario di quello che dovrebbe: accumulare surplus primari abbastanza grandi da tagliare il 3,6% annuo del rapporto debito/ pil per vent’anni. Ridere o piangere? Inutile sottolineare poi che il tasso di disoccupazione è all’11,4% in quanto è un inganno.
È proprio la Commissione Europea che sostiene che un altro 12% esiste ma non viene conteggiato trattandosi di lavoratori sconfortati che non sono nemmeno iscritti nelle liste di collocamento e quindi non conteggiati.
La disoccupazione giovanile al 65% in Calabria, 50% in Sicilia nonostante un esodo dal Mezzogiorno di oltre 100.000 persone all’anno. L’Istituto Svimez riporta che il tasso di natalità nei territori ex-borbonici è al minimo dal 1862 anno di inizio raccolta dati.
L’impoverimento comparabile con quello della Grecia con una produzione industriale diminuita del 35% dal 2008 mentre gli investimenti crollati del 59%. Questo conclamato sottosviluppo economico sta portando il Sud ad un collasso sociale. È bene prenderne atto.
Parlare di colpe serve a poco ora: la critica antropologica all’Unione Monetaria Europea è sempre stata che non sarebbe riuscita a mettere insieme paesi europei così diversi e spesso contrastanti con culture eterogenee entro un unico recinto: e infatti non c’è riuscita. L’unica cosa rilevante è prendere atto che l’Italia oggi non riesce ad uscire da questa trappola. Gli sforzi per riguadagnare competitività tramite svalutazione interna non fanno altro che peggiorare la dinamica del debito e prolungare la depressione. Il risultato èl’implosione industriale.
La crisi bancaria si inserisce poi in questa miscela infiammabile. Nel corso degli ultimi 6 mesi molte banche hanno perso metà del loro valore a dimostrare la situazione di un settore gravato da 360 miliardi di debiti deteriorati, il 19% dei bilanci delle banche italiane. Tutto cioè appare politicamente esplosivo. Quindi ci troviamo nella peggiore delle condizioni possibili.
Non si può intraprendere azioni normali per un paese sovrano per stabilizzare il sistema bancario a causa delle interferenze europee, così comenon esiste un sistema bancario europeo capace di assorbire questi pesi. Renzi è quindi al cospetto di una scelta spiacevole. O decide di mandare al diavolo le autorità europee o se ne resta impotente a guardare l’implosione del sistema bancario italiano e l’avvitamento del Paese nel default del debito. L’Italianonè la Grecia.
Non può essere soggiogata con la forza. Oltretutto i ‘poteri forti’ dell’industria italiana stanno iniziando a bisbigliare che un’espulsione dall’eurozona non sarebbe poi così male.Potrebbe essere in realtà l’unico modo di evitare una deindustrializzazione catastrofica del paese, prima che sia troppo tardi. Non c’è una virgola che cambierei in questa analisi, Mr Ambrose Evans-Pritchard.
Stefano Bottaioli
(Cremona)

Agropolis, che emozione avere la staffetta della polstrada
Signor direttore,
una mezz’ora prima della partenza mi viene presentata la navigatrice di Agropolis e consegnato l’itinerario della gara. Io essendo poco pratico esclamo: speriamo di non sbagliare strada, nei pressi c’era l’equipaggio della polstrada, sentendomi, esclamano: non si preoccupi facciamo noi da apripista qual è la sua macchina? Indico la macchina con il n. 14.
Difatti alla partenza la vettura della polizia era davanti, ad ogni incrocio o rotatoria i due agenti con prudenza e professionalità azionavano il lampeggiante e davano un leggero colpo di sirena. Eravamo quasi arrivati ad Agropolis che la mia entusiasta navigatrice vedendo il lampeggiante acceso e il suono della sirena con gli occhi felici esclamava: «Per un giorno siamo importanti anche noi». Non lo nego, mi sono emozionato.
Valter Bendegnu
(Monticelli d’Ongina)

Al ballottaggio voterebbe M5S Salvini si smarca dalla Meloni?
Signor direttore,
l’ultima piroetta di Salvini. Considerato che Giorgia Meloni, l’aspirante sindaco di Roma di Fratelli d’Italia, oltre che prendere consensi finirebbe per oscurare la sua leadership, Matteo Salvini, con un repentino voltafaccia, si è riaccostato a Berlusconi pronto a ripristinare l’antica intesa per poter affrontare l’omonimo Renzi!
Con fondate probabilità di successo in vista delle prossime elezioni politiche. Disposto, in caso di ballottaggio, a votare la Raggi pur di contrastare Giachetti.
P. F. Mari
(Cremona)

L’Anpi è diventata padrona della città
Egregio direttore,
(...) tutte le componenti della galassia antifascista, lancia in resta partono al grido di ‘All’armi, il fascio è tornato’, rinforzando i mutandoni. Sol perché pacificamente (come tutti gli anni da una vita) rendevano omaggio ai fratelli assassinati dai Caini locali. Anche regnante il tovarish Corada quando era sindaco del Torrazzo. Tirato a lucido con la fascia tricolore, svettava in bici per piazza Stradivari, ignorando sontuosamente la malefica cerimonia.
Oggi, invece, a conferma che l’Anpi è padrone della città e tira le fila di tutte le sinergie, investito della carica di presidente della stessa, sanculotto ad honorem, sollecita un redde rationem della componente destrorsa della provincia: applicare una norma atavica, transitoria (rpt transitoria sic) voluta da Scelba per fregare i compagni.
Per l’ennesima volta ripeto l’assioma coniato da Almirante, fatto nostro: ‘Non restaurare, non rinnegare’ a cui non siamo mai venuti meno. Verità inconfutabile che i mamma santissima della sinistra conoscono perfettamente ma ignorano per poter infierire spassionatamente ed impunemente (...).
Luciano Pedrini
(Cremona)

Ok l’intesa col sistema bancario per anticipare il 70% della Pac
Signor direttore,
sono un coltivatore diretto avanti con gli anni, classe 1940, prossimo ormai alla fine della corsa e desideroso, mettendo in conto le sorprese che la vita può riservare a ciascuno di noi, di dedicare una parte del proprio tempo ai figli e ai numerosi nipoti. Cosa che difficilmente mi sarà consentita perché le problematiche attuali del mio mondo, quello dell’agricoltura, della zootecnia in particolare, non me lo permetteranno.
Ho partecipato infatti all’assemblea della Associazione provinciale allevatori tenutasi in Fiera il 6 maggio e sono tornato a casa non proprio sereno, preoccupato per i messaggi arrivati da parte di alcuni degli intervenuti, compreso quello dell’assessore Fava, che in sintesi mi sentirei di riassumere in questo modo: «La situazione è, a dir poco, difficile.
La chiave di lettura di quanto sta accadendo da parte degli esperti e di coloro che determinano le scelte non è univoca, il ciclo economico nella sua globalità è ancora in fase di stagnazione che si prolunga più del previsto, ogni impresa cerchi di fare il meglio per stare a galla sperando di esserci ancora quando la tempesta sarà passata».
Parole non certo tranquillizzanti, anche se temperate dalla prospettiva che se non a breve, ma ragionevolmente nel medio periodo, ci possa essere un riaggiustamento della politica agricola a livello europeo, capace di far giungere alle nostre aziende quelle risorse che oggi il Dio mercato ci sta negando. E per certi versi nei giorni successivi alla assemblea di Apa, il 9 maggio, si sono verificati due fatti che mi sentirei di definire una lucina in fondo al tunnel.
Mi riferisco alla lettera, firmata dal ministro dell’Agricoltura, arrivata in contemporanea a tutti gli allevatori che dispongono di un indirizzo Pec, e alla firma, presso il ministero dell’Agricoltura, di un accordo con il sistema bancario per anticipare alle aziende agricole che ne avranno diritto, sino al 70% della Pac riferita all’annata 2016.
In breve, nel primo caso, disponiamo ora di uno strumento che dovrebbe consentire alle banche di immettere liquidità nel sistema produttivo agricolo, dopo settimane di proclami e toni trionfalistici che hanno creato aspettative a dir poco esagerate. Nel secondo, anticipazione Pac 2016, si tratterà sempre di soldi freschi in arrivo, ma con la differenza che ci dovrebbero essere fisicamente quando servono, tenuto conto che oggi stiamo purtroppo ancora aspettando gran parte di quelli riferiti all’anno 2015. Certamente due fatti positivi. (...).
Alessandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)

La missione dell’infermiere è convivere col dolore
Signor direttore,
ogni giorno convivi con il dolore, con la gioia e con la speranza, questi sono i punti principali che hai nel tuo lavoro, si può chiamare missione, suona meglio. Evidenziamo i punti: il dolore, vedi davanti a te chi soffre, tu lo osservi e a volte non puoi fare niente, resti coinvolto con il corpo e con la mente, lui è lì inerme; una parte meccanica lo aiuta a respirare e tu stai lì a guardare, non c’è nulla da fare, quegli occhi socchiusi ancora pieni di giovinezza, gli passi la mano sulla fronte sfiorandolo con una carezza, quella fronte fredda che un giorno era rosea e sudata e gocciolava quando faceva una bella biciclettata.
Ora si possono contare solo le ore o forse gli resta qualche giorno poi terminerà la sua vita lasciandosi alle spalle lacrime e tristezza infinita; e mentre lui se ne sta andando c’è chi in un’altra ala d’ospedale sta festeggiando la nascita di un bambino tanto desiderato e finalmente arrivato, questa è la gioia, c’è chi va e chi viene tra gioia, dolore e tante pene, la felicità e il sorriso su quel viso che aveva perso ogni speranza di essere mamma. Tu infermiere osservi questa gioia con discrezione senza dimenticarti di colui che è in rianimazione. La vita continua ripeti a te stesso, per oggi il tuo cuore ha retto queste emozioni. Domani è un altro giorno ma la tua missione sarà sempre così se ti guardi intorno (...).
Germana Oneta
(Cremona)

Aspm Servizi di Soresina una gestione discutibile
Egregio direttore,
non ci sorprende il contenuto dell’articolo apparso il 15 maggio, poiché già a inizio aprile il l consigliere di Città di Soresina aveva presentato una mozione in cui si chiedevano chiarimenti sulla gestione e sulle scelte strategiche del Gruppo Aspm. Si lamentava la mancanza di trasparenza, di chiarezza, di documentazione da poter esaminare, di controllo da parte dell’Amministrazione sulle partecipate.
Ora i soresinesi si interrogano: perché si cede il 30% di Aspm Commerciale ad un’azienda abruzzese? Perché si dovrebbe cedere un ulteriore 19%? Chi ha deciso il prezzo? Si presume sia stata redatta una perizia ed una relazione approfondita, chi l’ha visionata? Perché non c’èstato un confronto in consiglio comunale e con la cittadinanza? Non si doveva indire una gara pubblica?
A dicembre è stato ceduto l’1% di Aspm Servizi in sordina al Comune di Manerbio, al prezzo irrisorio di 4.000 euro (confutato anche dal Revisore del Comune) e a marzo si delibera la distribuzione di parte delle riserve e degli utili indivisi al nuovo socio per 2.550 euro, favorendo così quest’ultimo (sempre il revisore che si esprime così).
L’organo di revisione, in base alla documentazione esaminata anche in tema di rapporti con organismi partecipati, non in grado di esprimere parere favorevole per l’approvazione del rendiconto 2015? E’un fatto gravissimo.
mauro.busnelli@alice.it
(Associazione Città di Soresina)

Sposati e sii sottomessa Che lezione dalla Miriano!
Signor direttore,
venerdì 7 maggio nella chiesa di Vicomoscano Costanza Miriano , l’autrice di ‘sposati e sii sottomessa’, non poteva certamente rivolgersi a tutti. Con candore e scaltrezza insieme, parlando al suo pubblico di estimatori, ha proposto la cronaca spicciola della sua vita matrimoniale, per illustrare il segreto di una buona relazione uomo-donna, tutta basata sulla differenza di genere.
La ‘voce profetica’, così l’ha presentata don Ottorino, a noi ha ricordato le sit-com di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini: una lunga rassegna di situazioni anche divertenti, tipiche di un rapporto di coppia dove lui incarna lo stereotipo maschile e lei quello femminile. I noti luoghi comuni in cui a tratti molti possono identificarsi e auto schernirsi. Se tutto va bene però.
Nel migliore dei casi, insomma, come quando si è in una condizione di relativo privilegio e nessun vero problema offusca l’orizzonte. Anche perché, come nel caso di questa coppia di agiati giornalisti romani, si ha la Verità in tasca. Basta applicarla con poco sforzo ma alla lettera. Ma è davvero così semplicina la vita?
La rappresentazione che la giornalista propone nelle sue conferenze come nei suoi libri, le sue affermazioni sono sconcertanti. Ci svela ad esempio, lei, giornalista e blogger nell’età della globalizzazione e della terza guerra mondiale a pezzi, come capiti che durante un’intervista si rifugi nel marito chiedendo ‘Scusa, caro, ma che cosa penso io della guerra in Siria?’. Dimostrando in questo modo di vivere in un mondo ristretto, chiuso, autosufficiente
Ci illumina inoltre sulla necessità di ‘smetterla con il dialogo tra le religioni perché solo noi abbiamo la vera fede’, e questo in disaccordo con gli ultimi tre papi. Un approccio che nega il valore dello Spirito, che va dove vuole e che in ogni tradizione religiosa ha espresso i valori più grandi e condivisibili da tutta l’umanità.
Qua e là svela i suoi principi ispiratori: ‘quando parlo di sottomissione della moglie al marito non intendo riferirmi ad una condizione servile della donna, piuttosto alludo alla tentazione tipicamente femminile a disobbedire perché fu la donna per prima a lasciarsi tentare’(!?!) E’ bene sapere che l’obbedienza non è un valore assoluto, dipende a chi o a cosa ci si sottomette.
Se una donna subisce, la disobbedienza diventa un atto dovuto e spesso anche coraggioso. Sappiamo che la violenza domestica è diffusa e tutti gli studi indicano che gli stereotipi di genere sono i fattori di rischio principali. La signora Miriano non ha dimenticato naturalmente il motivo per il quale è stata invitata, ossia dare il suo contributo alla battaglia contro la libertà della donna, libertà della quale anche lei beneficia.
Direttamente contro i simboli dell’emancipazione delle donne, afferma che la contraccezione ha reso le donne più infelici ignorando le vite di fatica e di subordinazione che generazioni di donne hanno vissuto dovendo allevare anche otto, dieci figli. Sul finale le prevedibili stoccate contro il riconoscimento della pari dignità e dei diritti civili degli omosessuali ovvero un accenno alla ideologia del gender indicata come opera del diavolo (...).
Daniela Borini
Paolo Segalla
(Casalmaggiore)

Berlusconi venda il Milan Via Galliani, Barbara e i brocchi
Egregio direttore,
da vecchio milanista ma sempre più deluso dai risultati delle ultime stagioni vorrei dare al presidente Berlusconi solo pochi suggerimenti. Ceda la società al miglior offerente, conservandone il titolo onorifico per i luminosi trascorsi, la liberi da Galliani ridotto ormai a una cariatide, dalla figlia Barbara che s’intende di calcio quanto di astrologia e da quella compagine di... Brocchi che s’illudeva di poter superare la Roma dopo la figuraccia rimediata col Frosinone e l’Hellas Verona ormai retrocesse, che definirla una squadra di derelitti sarebbe ancor poco: assai meglio quella di... relitti.
Massimo Rizzi
(Cremona)

Protezioni civile di Pieve d’Olmi in festa per i 20 anni
Signor direttore,
siamo i volontari di protezione civile di Pieve d’Olmi (volontari olmesi). Domenica 15 maggio abbiamo festeggiato i 20 anni di attività della associazione e vorremmo ringraziare coloro che ci hanno aiutato in questi anni e coloro che ci hanno aiutato per la festa: la Vinicola ‘Decordi’, l’Azienda agricola ‘Horti Padani’ Srl; e in modo speciale un ringraziamento all’amministrazione comunale che ci ha insignito di una onorificenza che custodiremo con grande soddisfazione.
Un sentito grazie a tutti coloro che si sono uniti a noi nella occasione.
Gianluigi Bertoletti
(Pieve d’Olmi)

Il piccolo orto a Borgo Loreto c’è da trent’anni e non disturba
Gentile direttore,
scrivo in riferimento alla lettera degli orti di Borgo Loreto. Sono un ex di Borgo Loreto, con questo borgo sono legato a ricordi della mia gioventù e dei miei cari defunti e ho un pezzetto di terreno adibito ad orto, proprio dietro la madonnina, vicino al cimitero.
Sono quasi trent’anni che coltivo quell’orto con quello che da un orto, nelle varie stagioni. Dopo tutti questi anni, senza disturbare nessuno, un comitato di quartiere vorrebbe disfare tutto il mio lavoro, rovinando un polmone verde per un parcheggio. Già dell’anno scorso qualcuno si è dato da fare, con vari dispetti, che non sto qui ad elencare, e non mi hanno toccato minimamente.
Egidio Cabrini
(Cremona)

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  • ilgurzo2003

    18 Maggio 2016 - 11:18

    Spiace che Borini e Segalla abbiano capito nulla di Miriano. Tanto per fare un esempio: "sottomessa" letteralmente significa messa sotta, alla base, come pilastro. Proprio per la sua capacità innata (ontologica, se si può dire) di accogliere, è la più portata a questo compito. Poi, certamente, Miriano se potesse starebbe a casa ad occuparsi di figli e marito, e questo non è proprio un compito ingrato. Una platea cattolica poi è certamente più in grado di capire queste posizioni, per gli altri , se fossero aperti la metà di quello che professano, potrebbe essere l'occasione per farsi qualche domanda e tentare di verificare nella propria esperienza la proposta di Miriano. Vedo che anche a Casalmaggiore si fatica su questo punto. Ma c'è speranza perché, almeno, c'è stato il tentativo di verificare di persona (perché avete verificato di persona, vero? altrimenti di che parlate!)

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