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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

18 Aprile 2016 - 12:10

IL CASO
La cultura di questa giunta legata alla cremonesità
Signor direttore,
chiedo spazio nel suo giornale perché intenderei proporre qualche riflessione sul fare cultura dell’amministrazione Galimberti. Capolavori come il S. Francesco di Caravaggio rappresentano una ulteriore valorizzazione del nostro patrimoniomuseale e un forte richiamo che si ripercuote inevitabilmente anche in campo turistico. Ho avuto anch’io, infatti, la fortuna di ascoltare gli esperti del restauroquandoil gruppo milanese di Italia Nostra visitava il nostro museo civico, compiaciuto delle bellezze artistiche della pinacoteca e mentre un solerte addetto dipendente dello stesso museo, con estrema competenza e passione accompagnava coloro che erano arrivati per la prima volta a Cremona.
Non a caso il sindaco Galimberti ha tenuto per sé l’assessorato alla cultura ben consapevole del valore che essa rappresenta nel costruire il percorso amministrativo di una città fuori dagli stereotipi e dai ricatti ideologici. Il progetto culturale presentato dal sindaco in autunno in sala Puerari è saldamente ancorato alle radici della cremonesità e si appella all’orgoglio di essere cittadini con un passato culturale da riconoscere e di cui andare fieri e chiama a raccolta tutti uomini e donne della società civile a impegnarsi con il personale contributo.
Ecco allora il progetto ‘Cultura partecipata ’ accanto al lungo elenco di mostre, concerti, festival, eventi, con una novità: si animano i quartieri, le piazze, le strade, e i cremonesi possono ricominciano a incontrarsi, a condividere, a divertirsi. Quale il senso di tanto coinvolgimento se non quello di accendere l’orgoglio di una città che esprime eccellenze incampo musicale, nel saper fare liutaio e che ha veicolato per secoli la propria cultura attraverso il Po?…
Essere protagonisti dei processi culturali di una città serve ad alimentare il senso di appartenenza ad una comunità, persino la valorizzazione sul posto di lavoro di quel dipendente del museo che con tanto garbo interloquisce con i visitatori. Solo ri-conoscendo il nostro passato potremo progettare un futuro , proprio a partire dai beni culturali di cui disponiamo e dalla capacità di tradurli in benefici economici e servizi per la città. E’ la cultura ‘che dà da mangiare’. E chissà, allora, che non ci vengavoglia di essere partecipi e protagonisti appassionati anche della ‘cosa pubblica’ di questa città. Però, la cultura come la politica non può procedere a colpi di spot, deve avere una visione delle cose, non annegare nel contingente. Abbiamo bisogno quindi di proposte motivate e radicate nel territorio e dell’impegno civile di tutti come sta accadendo con l’amministrazione Galimberti, per far vibrare davvero le corde dell’anima di noi cittadini cremonesi e appassionarci di nuovo alla politica.
Ermena Manfredini
(Cremona)

La cultura è il biglietto da visita di una città e puntare sulla cremonesità è una scelta giusta. Due, a mio avviso, le condizioni imprescindibili: progetti concreti e sostenibili dal punto di vista economico; accessibilità a tutti (o quasi) dando risposte vere alla richiesta di ‘cultura diffusa’ che sale dal basso.

LA POLEMICA
Non intitolare una via alla Fallaci è un po' come coprire le statue
Egregio direttore,
dopo che il suo giornale sia nell’edizione cartacea che in quella on line ha dato rilievo alla bocciatura dell’intit olazione di una via cittadina a Oriana Fallaci perché, leggo, il nome e le sue opere sarebbero ‘troppo divisive’, e dopo aver elencato tutti i componenti la Commissione Toponomastica, le chiedo, attraverso la sua rubrica, se al riguardo ci sia stata una votazione in Commissione e di conoscere, eventualmente ci fosse stata, i nominativi dei componenti contrari alla intitolazione della via.
Chiedo inoltre alla Commissione di chiarire il significato di ‘troppo divisive’ e subito dopo la richiesta di dimissioni dei componenti contrari alla intitolazione dalla Commissione per inadeguatezza.
Antonio Lupi
(Cremona)

Russia, olocausto dimenticato dalla storiografia italiana
Gentile direttore,
più di un milione e trecentomila militari italiani furono fatti prigionieri tra il 1940 e il 1943, con vicende drammatiche e lunghe sofferenze, che nel dopo guerra furono velocemente dimenticate da un Paese che pensava alla ricostruzione e a dimenticare la guerra perduta.
Tra le tante prigionie, nessuna superò in orrore e morte quella di Russia. Nel gennaio del 1943 iniziò la ritirata dal fronte del Don. Circa 70.000 militari italiani vennero catturati, tra loro molti i feriti ed i congelati. Alla fine del 1945 solo poche migliaia rientrarono in Italia. Dalle ultime stime si è definito che oltre 60.000 di loro furono lasciati morire di fame, stenti, fucilazioni sommarie e incuria nei diversi lager di raccolta oltre le linee del Don. Kalac, Vorobiowka, Krinovaja, Tambov, Uciostoje, Buturlinovk, l’ospedale di Podgornoje, sono località dove trovarono la morte, da vinti, migliaia di nostri soldati (e di prigionieri rumeni, ungheresi e tedeschi).
Un olocausto dimenticato e rimosso dalla storiografia italiana per decenni. Nel 2001 la visita del presidente Ciampi alle fosse comune di Tambov, per ricordare chi troppo presto era statao dimenticato. Rimando al Diario di uno dei pochi sopravvissuti un’immagine cruda di quella prigionia: ‘Non so se qualcuno di noi rimarrà vivo per testimoniare ciò che sta succedendo qui dentro.
Se un estraneo entrasse in questo momento, vedrebbe degli esseri scheletrici, carichi di parassiti, che vagano come inebetiti, cercando qualcosa che non sanno; vedrebbero uomini distesi, sulla paglia sporchi di escrementi, che stanno morendo di tifo, di fame e di cancrena, cadaveri da seppellire e una sporcizia immonda che invade i corridoi e le stanze’. (‘La fame dei vinti’, L.Venturini).
Claudio Merlini
(Cremona)

Splendida ‘lectio magistralis’ su Pirandello ma poca gente
Gentile direttore,
il titolo in calce alla mia lettera riprende (tra l’ironico e il polemico) quello di un romanzo di Pirandello ‘Uno, nessuno, centomila’e desidero esporle il motivo. Martedi 12 aprile, presso la Biblioteca statale di Cremona, è stata presentata una lodevole iniziativa della Banca Popolare di Cremona dal nome ‘Biblioteca Popolare’che consiste nella distribuzione gratuita di raccolte di classici della letteratura italiana. Per quest’anno è stata prevista la distribuzione di ‘Novelle per un anno’ di Pirandello.
La presentazione è stata affidata al Prof. Rino Caputo uno dei massimi esperti pirandelliani e professore ordinario di Letteratura Italiana all’Università di Roma ‘Tor Vergata’. L’appuntamento è stato fissato alle 10,30 per permettere la presenza, concordata in precedenza, di alcune classi di scuole superiori cremonesi. Le classi hanno disdetto non in tempo utile per poter essere sostituite, come con gran rammarico ci ha comunicato il professore, ed io che mi ero recata all’appuntamento con largo anticipo convinta di trovare ‘centomila’persone, ne ho trovate, invece, ‘una, nessuna...’, insomma pochissime (era orario di lavoro).
Che gran peccato! Ho assistito ad una ‘lectio magistralis’di enorme interesse e conoscenza da cui è emerso un Pirandello nuovo e, se possibile, ancor più emotivamente coinvolgente rispetto al Pirandello dei nostri banchi di scuola. Grazie prof Caputo e grazie a questa iniziativa. Mi sarei mangiata le dita se mi fossi persa questa occasione!
Mariapaola Biasotti
(Cremona)

Migranti, l’Austria ha il diritto di decidere cosa fare
Egregio direttore,
anche uomini importanti recitano la frase: «L’Europa è nata per unire e non per dividere». Certamente sì. Facciano mente locale e ricordino che è nata per unire i popoli europei dopo le potenti belligeranze del secolo scorso che hanno sconquassato i territori. Non potevano certo pensare di unire tutti i popoli del mondo, così diversi per consuetudini, per resistenza ai climi, per una serie di situazioni.
La natura, o un’entità più forte della stessa, ha posto i neri nell’Africa, e li ha dotati di caratteristiche idonee a quel clima; ha posto a nord i popoli del freddo capaci di spostarsi con i loro beni (animali) nella stagione peggiore senza problemi. (...)
Se oggi l’Austria decide (Paese di 8 milioni di abitanti) di poter accogliere e ospitare, anche con garanzie sanitarie, un certo numero di migranti (così come stanno facendo altri Paesi) avrà diritto di farlo a differenza degli ‘euroschiavi’che obbediscono ad un’Europa inconsistente, dove ognuno vive meglio che può, dove non esiste un esercito comune, dove i trattamenti ai cittadini valgono per ogni singolo Stato. A me pare un’Europa dai fuochi fatui, fate morgane e vacui miraggi.
Geo Monti
(Cremona)

Temo che i super-controlli siano solo operazioni spot
Egregio direttore,
leggo del blitz che le forze dell’ordine hanno nuovamente eseguito nel parcheggio esterno dell’ospedale per riportare ordine all’ormai noto problema. Ho purtroppo l’impressione che queste azioni altro non siano che una mera dimostrazione di ‘sola presenza’delle Istituzioni più che l’intenzione di porre fine al problema; infatti già questa mattina erano regolarmente e ancora presenti gli stessi personaggi (oltre una decina) che quotidianamente stazionano sui piazzali per svolgere la loro irregolare attività.
A questo punto mi chiedo se questa è una manifesta incapacità di affrontare il problema o solo fumo che si vuol gettare negli occhi dei cittadini, perché non voglio pensare che le note capacità dei nostri poliziotti siano prese in giro da questi ragazzi visto che... hanno tutto il tempo per correre al riparo.
Oltretutto queste operazioni ‘spot’ altro non producono che una sempre maggior insistenza nel richiedere denaro o acquisti ai cittadini utilizzatori dei parcheggi, basti pensare che per sfuggire a queste “molestie”c’è gente che esce dai piazzali in punti pericolosi mettendo così a rischio anche la propria incolumità. Voglio sperare che si giunga ad una effettiva e vera soluzione di questo annoso problema ma non più con interventi “tappabuchi”perché, questi, non producono altro che sprechi di risorse della comunità oltre a disaffezione e malcontento verso le Pubbliche Istituzioni.
Lauro Pisati
(Cremona)

Spero che la mattanza di binari in atto in Italia si fermi
Gentile direttore,
già ad oggi circa 5.000 km di linee ferroviarie sono già state soppresse nel nostro Paese; secondo dati discretamente aggiornati si spera di arrivare al doppio entro il 2020. Il trasporto su rotaia ha indiscutibilmente perso contro quello su gomma. (...)
Leggo periodicamente sul nostro giornale la possibilità di un recupero ambientale del parco del Morbasco. Non molti tra i nostri concittadini sanno che l’edificio in rovina e pieno di rampicanti posto accanto al passaggio a livello di via Milano-via Ghinaglia era la stazione di Cremona Porta Milano, confine tra le FS e la concessione SIFT.
Era, fino al 1956, anno in cui la linea fu soppressa e immediatamente disarmata, la stazione di partenza dalla nostra città per il lago d’Iseo, passando da Sesto e Annicco. Congiungendosi alla rete in partenza da Brescia, il binario proseguiva unico fino a Edolo. Da lì, da via Milano, prosegue inoltre una vecchia tratta di pochi km che decenni fa aveva il compito di servire i treni che portavano materiali per il mantenimento degli argini e per i vagoni merci dei prodotti della raffineria.
Cosa interessante e in discussione da anni, si vorrebbe reimpiegare questo vecchio tratto ferroviario come pista ciclabile; la tratta non è disarmata e andrebbe coperta con asfalto. È importante, prima di questi progetti, affidare in adozione la stessa ad associazioni ambientaliste come è già stato fatto in altri luoghi in Italia. (...)
Vi sono due scuole di pensiero sul recupero di antiche tratte ferroviarie, ed entrambe sono oneste: farne piste ciclabili o tentare di farle ripercorrere da treni con scopo turistico, se non altro per portare bagnanti sulle rive di un fiume, come nel caso nostro. Io sono per la seconda scuola di pensiero. (...)
Spero che la mattanza di binari in atto in Italia da sessant’anni non tocchi due linee che mi stanno molto care, la Brescia-Edolo e la Domodossola-Locarno detta ‘vigezzina’.
Igor Paulinich
(Cremona)

Referendum, onoriamo almeno il nostro diritto al voto
Egregio direttore,
oggi gli aventi diritto al voto sono chiamati alle urne per votare un referendum abrogativo. Che vincano i ‘SI’oppure i ‘NO’non cambierà la sorte degli italiani.
Siamo tutti perfettamente consapevoli che questa ‘manovra’dell’andare a votare per abrogare una legge (in illo tempore approvata) non salverà i mari italiani, le coste, le spiagge, la fauna marina e, tanto meno, l’occupazione e il benessere collettivo.
Non darà un respiro di sollievo per la crisi e, ancor peggio, non ci preserverà da comportamenti illeciti ad uso e consumo della politica.
La mia non è una piagnucolosa lamentela dell’indeciso sul da farsi, è una semplice constatazione dei fatti. Basta guardare indietro. Non fatemi rivangare che fine abbiano fatto le passate consultazioni referendarie!
Sarebbe stato sufficiente ‘onorare’ i dettami delle leggi approvate: con serietà, coerenza, deontologia. Potevamo persino accettare come energia alternativa il nucleare, ma chi si sarebbe fidato a lasciare in mano al nostro modello di politica una risorsa tanto potente e, nello stesso tempo, così micidiale?
Dunque, accontentiamoci e onoriamo almeno il nostro diritto al voto. Quello, nel bene o nel male, sarà l’unica espressione democratica che ci rimane che non si illude, neppure, di poter garantire risultati per il futuro.
Bruno Tanturli
(Crema)

Recupero in via Cappuccini Considerare i rischi per i pedoni
Signor direttore,
spero che nel recupero del fabbricato che sorge tra la via Mantova e via Cappuccini, di cui il giornale si è occupato in questi ultimi giorni, si tenga conto la grande pericolosità per il traffico pedonale in quel punto, dovuta alla strettezza del marciapiede esistente. Infatti nell’angolo delle due strade il marciapiede è di larghezza esigua e i pedoni sono sfiorati dalle auto che svoltano in via Cappuccini e che non possono scorgerli in quanto nascosti dall’edificio stesso. Ricordo che tale punto è affollato dai numerosi ragazzini che frequentano la vicina scuola Don Mazzolari.
C. Conti
(Cremona)

I ciclisti possono essere indisciplinati, ma non nutrie!
Signor direttore,
sono indignato per questa lettera apparsa sul suo quotidiano, non si può dare voce a persone che mettono al pari vite umane a nutrie da investire. Ok sono d’accordo che magari esistono alcuni ciclisti indisciplinati, ma basta un po’di pazienza, magari un colpo di clacson alla giusta distanza. Ma comunque io credo che il suo giornale pubblicando una cosa del genere si sia schierato in una guerra contro i ciclisti. Se invece non è così delle scuse magari in prima pagina sarebbero ben accette.
Gianfranco Minuti
(Cremona)

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