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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

11 Aprile 2016 - 11:17

IL CASO
Tocca anche alla politica la difesa della qualità del cibo
Signor direttore,
da quello che mangiamo ogni giorno — olio, brioches, arance, farine — possiamo capire come non esista più una politica economica italiana. Tutto è in mano a multinazionali che determinano i veleni nei nostri piatti, le azioni dei nostri politici, le azioni delle nostre banche, le malattie degli italiani, tutto.
833 aziende vendute a stranieri, forse per placare il debito pubblico? Plasmon, Barilla, Galbani, le industrie sotto ricatto da multinazionali costrette a sparire sono moltissime, e oggi con il trattato TTIP, sono sempre loro che lo vogliono, si vogliono eliminare etichette sui cibi e controlli, c’è addirittura chi sogna di togliere le scadenze dalle confezioni, e questi signori della vergogna siedono nell’Unione Europea. Sono loro e siedono in Europa politici amici e figli delle multinazionali dei veleni.
Le aziende agricole chiudono, le associazioni di categoria si lamentano di facciata, il risultato è che oggi mangiar sano è impossibile. Nel mio secondo volume dal titolo inquietante ‘Cibonemico’, Edizioni Feltrinelli Il Miolibro,horaccolto dati, interviste, analisi tossicologiche dei cibi, documenti dell’OMS e mi sono resa conto che i cittadini italiani non sono al corrente della pericolosità dei cibi, non sanno che esiste e con lui nasce e cresce un vero attentato alla democrazia, è dichiarato, ci sono le prove un attentato legalizzato alla salute pubblica è in atto, non sanno che serve stare attenti perché oggi di cibo si può anche morire, lo dicono esperti mondiali.
Perché? Semplice: quando le multinazionali stanno al potere al posto della politica impedendo ai contadini di produrre olio, arance, mais, riso, farine, quando i nostri politici in cambio di denaro cedono sovranità e potere alle multinazionali, credetemi, non ci sono più speranze. Il cibo è vita: chi altera il cibo commette un reato.
Carolina Manfredini
(Ghedi - docente di Scienze umane e sociali)

Chi altera il cibo commette un reato — non c’è alcun dubbio — e attenta anche alla salute pubblica. Il tema della qualità e della salubrità di ciò che ogni giorno portiamo in tavola è tra i più delicati e complessi anche perché è ovviamente sovranazionale. L’Italia si muove in un contesto europeo e mondiale e dunque la difesa del ‘made in Italy’ è sacrosanta ma non basta. Servono norme a tutela dei consumatori e, di conseguenza, controlli adeguati.

LA POLEMICA
Affaire voltaico a Castelverde, molte domande senza risposta
Egregio direttore,
vorrei chiarire prima di tutto, ai ragazzotti che continuano a giocare a battaglia navale su Facebook, che dietro alla penna del sottoscritto non ci sono grandi fratelli nè sorelle poiché sono dotato di cervello e, soprattutto, ho un unico pregio: la capacità di non prendermi troppo sul serio.
Passiamo oltre, dato che è scesa in campo l’artiglieria pesante (Dolara e Pompini) per cercare di arginare il moto ondoso causato dall’affaire fotovoltaico a Castelverde. Sono quasi dispiaciuto di aver scatenato la polemica (100.000 si, 100.000 no) perché i vari componenti della passata amministrazione stanno cercando di far passare in secondo piano il vero nocciolo della questione da me sollevata nella lettera del 26 febbraio.
Si cerca di far passare Cast. In. come il toccasana contro tutti i mali, senza dire che la stessa società è passata attraverso tre modi di gestione: amministratore unico, consiglio di amministrazione, poi ancora amministratore unico con un unico direttore tecnico (indovinate chi?). Non si è mai capito se sia stata una società di servizi, una di capitale o altro. Io l’ho definita un fondo di investimento svizzero e sono stato pesantemente redarguito dal prof in consiglio comunale.
Nessuno però, sia nella maggioranza che nell’opposizione, ha mai avuto il coraggio di dire che Cast. In. era un format costato credo 10.000 euro, elaborato dalla Lega delle Cooperative di Reggio Emilia e venduto come risolutore del patto di stabilità a tutti i Comuni che vi hanno abboccato. Al grido di ‘incasseremo come minimo 100.000 euro di Iva’ tutti abbiamoabboccato all’amo del dott. Cazzoni.
L’artiglieria pesante scrive: ‘Con l’avanzo di bilancio abbiamo chiuso il mutuo dei pannelli solari’. Chiedo loro, da ignorante, e senza ironia: con una cifra così imponente, avendo incassato, gratis et amore dei, 330.000 euro per il rilascio dei terreni della tangenziale di Costa da parte della famiglia Franzini, non si poteva unire leduecifre e completare finalmente quella strada nel bosco? O c’era di mezzo ancora il famigerato patto di stabilità?
Chiedo ancora: come mai durante le commissioni ambiente del quinquennio 2004-2009 veniva presentata sulla carta, con tanto di piantumazione e giochi per bambini, l’area denominata ‘Parco della Costituzione’ nel presunto P.L.U. di Podere Dosso 2° stralcio? Dove sono finiti gli oneri di urbanizzazione secondaria incassati e che dovevano servire a rendere fruibile tale area? Perché solo in un secondo momento, ad aree già vendute, si è dichiarato in Consiglio Comunale che tali cifre potevano essere dirottate in altre sedi? Direttore, mi consenta un’ultima annotazione: l’altro giorno, folgorato sulla via di Damasco, mi sono chiesto: quante lattine di bibite o quanti caffé saranno stati bevuti nel gazebo di Parco Giovanni Paolo II?
Beppe Franzosi
(Costa S. Abramo - Castelverde)

Il sottopasso di via Brescia e quel progetto mai attuato
Egregio direttore,
da qualche giorno sembra assopito il dibattito sulla inutilità o meglio sulla inadeguatezza del sottopasso di via Brescia e per questo, viste le acque più calme, vorrei dare un ulteriore contributo al dibattito.
E’chiaro a tutti che oggi, ad opera progettata, eseguita e consegnata al Comune diventa un po’sterile sollevare ‘se’e‘ma’che rischiano di radicalizzare le posizioni tra i fautori dell’opera cosi come ne è uscita e chi la considera addirittura peggiorativa rispetto ad una situazione della mobilità che andava in ogni caso affrontata.
Eppure, senza essere provocatorio un ‘se’si potrebbe sollevare; ad esempio ‘se’qualcuna delle Amministrazioni che si sono succedute nei decenni scorsi avesse messo in salvaguardia sul Prg una vecchia idea di Davide Martinelli. Una idea non peregrina che avrebbe dovuto essere sviluppata con un progetto Nella sua lungimiranza, se non ricordo male, Davide Martinelli aveva previsto la possibilità che la ferrovia fosse sottopassata con un passaggio ciclopedonale.
Dalla via Brescia accostando la linea ferroviaria si sarebbe raggiunta la via San Bernardo utilizzando il tratto della stradina sul retro del palazzo Duemiglia. Di quell’idea non se ne fece nulla, sulle aree sono sorte edificazioni di ogni tipo e oggi dobbiamo purtroppo accontentarci di un’opera che è nata con tutti i difetti che oggi constatiamo e che sarà difficilmente migliorabile.
Angelo Ongari
(Cremona)

Superare un bus in fermata oltre che vietato è pericoloso
Signor direttore,
vorrei semplicemente segnalare a tutti quei simpatici automobilisti cremaschi che non è molto simpatico e pure illegale superare un bus in fermata soprattutto a ridosso di attraversamenti pedonali. Inoltre sorpassano in contromano sulle aiuole spartitraffico su viale Europa a Ombriano. Ma anche sulla fermata dell’ospedale e alla stazione. E ora di finirla di far rischiare gli incidenti e mettere a repentaglio la sicurezza altrui sopratutto dei pedoni. Ma i vigili che fanno. Abbiate rispetto per il lavoro altrui.
Sebastian M.
(Crema)

La Cremonese soffre e vince I tifosi tornino allo Zini
Signor direttore,
alla fine primo tempo Cremonese 2 Sudtirol 0! Reti di Maiorino e Sansovini, bellissimi. Altafini averebbe detto; due ‘gollassi’. La Cremonese è stata brava nel primo tempo a tenere il baricentro alto e a creare diverse occasioni da rete fallite per poco. Peccato che nella ripresa la Cremonese abbia sofferto il ritorno degli avversari. Ma con la Cremonese la sofferenza è d’obbligo. Attenti ai deboli di cuore!
Non voglio recriminare e colpevolizzare nessuno, ma per l’ennesima volta, in vantaggio di due reti, perché ci facciamo schiacciare nella nostra area? Per fortuna, nonostante il gol subito nella ripresa, siamo riusciti a portare a casa i tre punti. Ora siamo nella zona alta della classifica: dalla gestione di mister Rossitto, in undici partite disputate, ne abbiamo vinte sette, una buona tabella di marcia.
Ora si fa strada il rammarico: e se fosse arrivato prima? Pazienza. Quello che mi stupisce è che la curva Sud dei nostri, ultras è semivuota. Come mai? (...)
Voglio concludere con una riflessione sul futuro. Si vede chiaramente che i ragazzi che scendono in campo hanno tanta voglia di rimanere a Cremona, idem dicasi per il mister. Lancio un appello ai tifosi. Ritornate a riempire la curva con bandiere e striscioni, a incitare la squadra.
Andrea Delindati
(Cremona)

I figli non capiranno mai che siamo stati figli anche noi
Egregio direttore,
penso che tante volte sia inutile insistere nel suggerire ai propri figli del come doversi comportare e del come agire nelle loro scelte, fa parte della natura umana. Non capiranno mai che il sentiero della loro età l’abbiamo percorso anni prima. É come volergli regalare il rimorso futuro di non averci voluto ascoltare.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Nella nuova biografia di Genala manca l’avvocato Corbari
Signor direttore,
ho letto con attenzione la nuova biografia di Francesco Genala del prof. Giancarlo Corada, e in particolare le note sui vari personaggi che, a diverso titolo, hanno gravitato nella sua orbita; e mi è parso che me manchi uno. Si tratta dell’avvocato soresinese Giandomenico Corbari (1835-1904), amico del giovane Genala, consigliere comunale, e oratore.
Una figura apparentemente solo locale, se non fosse che il suo nome compare tra gli aderenti all’Anticoncilio Massonico di Napoli del 1869, e rispunta in note e dediche nei libri di autori come Baccio Emanuele Maineri e Mariano d’Ayala. Si ha l’impressione che il Corbari godesse di relazioni cospicue negli ambienti risorgimentali e massonici, con un prestigio superiore (almeno fino agli anni '60) a quello dello stesso Genala. Sarebbe interessante poter ricostruire gli intrecci di conoscenze dell’avvocato, e dell’uso che ne fece, in pro della causa patriottica, e forse anche della carriera del futuro ministro.
Maria Fortina Mainardi
(Soresina)

Nel parco tra via Giuseppina e via Postumia via alcuni giochi
Egregio direttore,
oltre all’altalena nel parco giochi allo Zaist vorrei segnalare che sono stati eliminati altri giochi: nel parco tra via Giuseppina e via Postumia e nel parchetto che costeggia via dell’Aeronautica. Ingenuamente ho pensato che sarebbero stati sostituiti perché un po’vecchi e consumati....
G. G.
(Cremona)

Siamo come dei carcerati dietro le sbarre di casa nostra
Signor direttore,
beh, ‘ci ritorno su’… malvolentieri ma ci ritorno su. Con rabbia, angoscia, esasperazione, non già rassegnazione. Tre, numero perfetto! Di sicuro per la ‘scuola pitagorica’, non di meno per il numero di furti e di tentati furti perpetrati ai danni della mia abitazione. Ma si può tirare a campare in simili insopportabili circostanze? Benché m’abbiano ‘imparato’che: ‘Quaant li questioon i è delicaadi, li và maai sbandieraadi’(quando le questioni sono delicate, non vanno mai sbandierate), stavolta non mi zittisco affatto, manco per niente, anzi, stavolta fo il diavolo a quattro.
Di questi tempi (insisto) non si è più sicuri nemmeno a casa propria. Ed allora ‘giù’ a posizionare inferriate di sicurezza, grate blindate, porte antisfondamento, allarmi volumetrici e periferici disseminati in ogni punto dell’abitazione, oltre che sul perimetro circostante, allarmi collegati con le forze dell’ordine, sirene d’allarme ‘spiegate’, telecamere di sorveglianza, lampade con sensore di movimento che s’accendono ad ogni piè sospinto.
Mancano le ronde civiche e poi il cerchio si può chiudere. Chi riesce più mai a vivere ‘sereno’ (oltre al Matteo nazionale!) in quella sua tanto agognata tranquillità domestica? Esagero, forse? Ma va là! Utopie, sogni che mai e poi mai si realizzeranno? Intanto noi asserragliati di dentro le nostre case, blindati da robuste sbarre, manco fossimo dei carcerati!
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Matrimonio, da Francesco non vedo alcun cedimento
Signor direttore,
ben vengano le indicazioni di Francesco, le cui direttive sulla famiglia ‘giustamente’chiedono tempo per le varie interpretazioni. Da laico e da tempo sono certo che la mancanza di rispetto per i diritti della famiglia trae origine da un lato da usurpazione degli stessi diritti da parte della società o dello Stato e, dall’altro dalla mentalità consumistica e dalla corruzione della idea di libertà che ispirano alcune correnti della filosofia e delle legislazioni in materia di matrimonio e famiglia oggi.
Lo capisco, si tratta anzitutto del diritto di ogni persona alla libera scelta del proprio stato, individuale o famigliare, secondo principi propri che non possono essere inculcati. Con l’immediata conseguenza della assoluta libertà e pienezza irriducibile del consenso matrimoniale.
Fortissima la riaffermazione della ‘umanità’del matrimonio da parte di papa Francesco, con l’insopprimibile e inalienabile esigenza di tutela assoluta. Senza alcun cedimento o condizionamento o relativismo. Sembra platonica, e in realtà invece è carica di significati fondamentali, l’affermazione secondo cui la famiglia ha diritto di esistere e progredire come famiglia e cioè contro ogni tendenza legislativa disgregatrice.
Viene, insomma, rivendicato quello che nella Costituzione italiana all’art. 29 viene chiamato fondamento naturale della famiglia. Non è lo stato che fa la famiglia. Anche in questo caso Francesco anticipa tutti con la misericordia dei matrimoni.
Olivo Sudati
(Cremona)

Rifiuti, ogni segnalazione vagliata con grande attenzione
Egregio direttore,
rispondo volentieri alla lettera del signor Pietro De Padova, pubblicata sabato 9 aprile, riguardante la raccolta differenziata. Lo informo che ogni segnalazione che riceviamo, direttamente o indirettamente, viene girata al gestore che, attraverso i propri addetti, compie le necessarie verifiche così da risolvere eventuali criticità.
Colgo inoltre l’occasione per ricordare che il rispetto degli orari e dei giorni di esposizione, nonché il sistema sanzionatorio, sono previsti dall’apposito Regolamento. Si tratta di rispetto delle regole e della civile convivenza.
Alessia Manfredini
(Assessore all’Ambiente e alla Mobilità del Comune di Cremona)

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Commenti all'articolo

  • ilgurzo2003

    13 Aprile 2016 - 09:12

    Colgo l'occasione per ricordare all'assessore che il regolamento ve lo siete scritti da soli, e lo avete imposto. Così come le sanzioni. Si chiama dittatura

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