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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

07 Marzo 2016 - 11:14

IL CASO
Ai giardini di piazza Roma io metterei anche i militari
Signor direttore,
i giardini pubblici di piazza Roma stanno diventando terra di nessuno. Questa oasi di verde al centro della città è sempre stata un punto di ritrovo di mamme nonne bambini e pensionati che volevano passare qualche ora di relax: ebbene tutta questa santa pace è diventata un miraggio. I giardini sono diventati il ritrovo di sbandati per la maggior parte extracomunitari senza fissa dimora.
Non passa giorno che più volte si debbano chiamare le forze dell’ordine per sedare litigi o risse, questo sotto gli occhi di bambini genitori nonni e di persone che si vedono indirettamente coinvolte da questi personaggi che sporcano buttando i vetri rotti di bottiglie di birra di vino o quant'altro per terra fregandosene con un comportamento incivile e privo di dignità! Ho appreso dal giornale che all’interno dei giardini è stato attivata una postazione fissa gestita dalla Polizia Locale.
È una iniziativa valida ma un agente è troppo poco per gestire e fare fronte ai problemi che ci sono: perché non affiancare in supporto ai vigili una pattuglia dell’Esercito. Mandiamo i nostri militari a fare gli ‘sceriffi’ in giro per il mondo e non li utilizziamo per mantenere l’ordine in casa nostra! (...)
Franco Nico Ranzenigo
(Cremona)

Giudico positivamente l’iniziativa del Comune che, in risposta alle continue sollecitazione dei cittadini che chiedono sicurezza, ha attivato un presidio fisso della polizia locale. Mi lascia perplesso, invece, la proposta di ‘militarizzare’ i giardini. Non stiamo esagerando? La presenza di uno o più vigili penso sia un giusto approccio verso un modello di prevenzione non invasiva per i cittadini.

LA REPLICA
La ciclabile di Cavatigozzi sarà realizzata dall'Amministrazione
Caro direttore,
in relazione alla vicenda della pista ciclabile di Cavatigozzi vorrei sottolineare alcuni elementi che ritengo utile mettere in evidenza, soprattutto in conseguenza dei toni prepotenti e poco costruttivi della lettera del signor Superti. La precedente amministrazione, nel maggio 2014 ovvero in prossimità della chiusura della sua esperienza di governo, ha approvato un progetto definitivo per la realizzazione della ciclabile Cremona Cavatigozzi e nel contempo ha provveduto alla stipula di due convenzioni con i soggetti privati che dovevano accollarsi l’onere della realizzazione dell’opera.
In sostanza, si rinunciava alla monetizzazione dando al privato una tempistica significativa di tre anni (e non due come afferma erroneamente il signor Superti) per la realizzazione dell’opera. In questi casi, il privato si carica di tutto l’onere del percorso di realizzazione e di fatto l’imprenditore si sostituisce alla pubblica amministrazione, diventando centrale appaltante, accollandosi anche gran parte delle incombenze di carattere procedurale.
Questa scelta di delegare il privato è probabilmente utile per piccole opere pubbliche e per affermare il protagonismo delle imprese nella costruzione pubblica della città. Tuttavia, a mio parere, è molto controversa in merito a realizzazioni più complesse, perché anziché semplificare si alimenta un vincolo gravoso per tutti: ad esempio per il soggetto attuatore, non sempre predisposto alle significative procedure della pubblica amministrazione in tema di appalti.
Anche per l’ente locale e per i suoi uffici tecnici non si è rivelata una scelta agevole in quanto, nel caso della pista della Cava, hanno dovuto supportare il privato in ogni suo passo, con grande impegno e disponibilità. In poche parole, la semplificazione resta sulla carta mentre in realtà aumentano i disagi. I progetti presentati dai privati e approvati insieme ai relativi permessi di costruire nel 2014 non prevedevano la realizzazione completa dell’opera: si sarebbe fatto soltanto il solo sedime di ghiaia a cui si sarebbero dovute aggiungere l’illuminazione pubblica, le opere di bitumatura della sede ciclabile e soprattutto la realizzazione delle barriere di sicurezza in calcestruzzo che avrebbero reso agibile l’opera.
Pertanto l’intervento dei privati, valutato per 800 mila euro, non avrebbe consentito di disporre da subito di un’opera funzionale e fruibile. La nostra amministrazione, al contrario, ha condiviso e sostenuto la proposta avanzata d a ll ’Assessore Manfredini di rivedere il progetto definitivo a suo tempo approvato. Pertanto, abbiamo ridefinito il tracciato, spostandolo più lontano dalla sede stradale e realizzando due progetti definitivi (primo lotto da Via Corazzi a Via Picenengo e secondo lotto da via Picenengo a Cavatigozzi) con l’obiettivo di prevedere, sempre con il contributo dei due soggetti privati, due lotti perfettamente funzionali e fruibili, completi di barriere stradali, illuminazione pubblica e pavimentazione in asfalto. Il progetto si sviluppa sempre come un tracciato parallelo alla via Milano, senza deviazioni interne.
Il progetto definitivo, prevede, inoltre un risparmio di quasi 200mila euro rispetto a quello originario. Il soggetto privato è stato pertanto messo nelle condizioni di poter eseguire, a parità di impegno economico, le opere secondo il nuovo progetto approvato. Questo percorso, che ha comportato anche una variante urbanistica, non ha di fatto precluso e ostacolato il possibile avvio dei lavori sul primo lotto.
La novità di questi giorni è che il privato ha fatto una diversa valutazione: ora infatti preferisce monetizzare anziché procedere alla realizzazione dell’infrastruttura.
Questo porterà al fatto che sarà cura dell’Amministrazione realizzare direttamente l’opera (...) nel più breve tempo possibile. La giunta ha dato la sua parola ai cittadini della Cava e alla città intera: penso che nel delicato rapporto fra cittadini e istituzioni, l’assunzione diretta e pubblica di un impegno sia indice di responsabilità e semplicemente di buon senso.
Andrea Virgilio
(Assessore al territorio e all’area vasta)

Bollette ogni venti giorni Cittadini come slot machines
Egregio direttore,
le scrivo perché intendo plaudire pubblicamente alla notizia dell’avvenuta emanazione del regolamento sulla materia del gioco d’azzardo che il consiglio comunale ha approvato con spirito costruttivo e bipartisan a prova che, se si converge tutti su una questione così scottante con una fattiva collaborazione, si giunge a un risultato positivo.
Devo, invece, condividere le critiche contenute in una lettera pubblicata su ‘La Provincia’martedì 1 marzo in relazione al pagamento delle bollette dell’acqua, della luce e del gas: mentre, fino a un paio di anni fa, si pagava in unica soluzione la cifra complessiva delle diverse utenze, ogni due-tre mesi, dall’anno scorso è stata scorporata la cifra da pagare a Padania Acque con il risultato che le bollette arrivano all’utente ogni quaranta giorni circa; da quest’anno, come fa osservare un lettore, la bolletta della luce è stata scorporata da quella del gas, con il risultato che si paga una bolletta ogni venti giorni circa, il che mi sembra francamente eccessivo, oltre che vessatorio per l’utente che vede cumularsi all’orizzonte scadenze su scadenze; va bene combattere le slot machines, ma ciò non significa che gli utenti sono delle slot machines viventi da cui mungere in continuazione soldi per pagare servizi che potrebbero tranquillamente essere pagati ogni due o tre mesi!
V. Montuori
(Cremona)

La ‘Buona scuola’ di Renzi non si capisce per chi è buona
Gentile direttore,
in riferimento all’articolo pubblicato a pagina 18 del numero di venerdì 4 marzo, andrebbe precisato che a patire di gravi carenze di organico, nella scuola (e non esclusivamente cremonese), non è soltanto il settore amministrativo, ma anche (e da tempo, ahinoi!), quello dei collaboratori scolastici, categoria troppo spesso relegata al ‘cantone’, nei vari progetti delle cosiddette riforme.
Di fatto (e com’era prevedibile) di veramente ‘buono’la sedicente ‘Buona Scuola’del signor Renzi non ha riservato molto all’utenza né ai lavoratori del settore, che degli eventuali, ma inevitabili disservizi, non possono essere ritenuti responsabili.
Roberto Pellegrini
(Cremona)

Castelverde e il fotovoltaico Lena fa il ‘professorino’
Egregio direttore,
quando io scrivo, mettendomi probabilmente contro qualcosa o qualcuno, non mi chiedo mai cosa faccia o abbia fatto nella vita la tal persona, poiché penso che la professione non infici le capacità altrui. Il signor Lena invece tende a sottolineare il mio lavoro di oste come se fosse imbarazzante. Ho mai sottolineato il lavoro svolto da Lena? Mi sono sempre rivolto a lui nelle sue funzioni di assessore al bilancio, purtroppo per lui, ora, ex.
Ricordo a Lena che le grandi correnti di pensiero e financo le società più famose di calcio, sono nate nelle osterie.
Facciamo un po’di chiarezza:
- Il Bar Sport è stato battezzato nel 1954, non c’è bisogno di scomodare Damasco. Per incontrare la vergine basta salire le scale del palazzo comunale, come faccio io quando ho qualcosa da obbiettare.
- Riguardo al fotovoltaico. Prima lei dichiara: ‘Il comune incassa 100.000 euro netti’. Quando poi parlo di fregnacce lei fa il professorino e scrive: ‘Entrate parte prima (...) ci sono e ci saranno sempre per 20 anni’, parificando però contributi e rimborsi al guadagno netto. Se permette, al Bar Sport, consideriamo guadagno quello che mettiamo in banca, senza dover accedere al famoso ‘cascam pe la stala’.
- Per avere certe cifre di guadagno sul fotovoltaico (100.000 euro netti) bisogna essere dotati di un impianto a terra che generi almeno un mega? Non mi risulta questo posizionamento a favore del comune di Castelverde.
- Comunque, le cifre incassate dal comune, a me risultano diverse. Non certo 96.000 o 104.000 euro.
- Le determine non vanno approvate in giunta, però l’assessore deve vagliarle attentamente, senza prenderle come oro colato.
Beppe Franzosi
(Costa S. Abramo)

La strage degli innocenti e il business dei migranti
Signor direttore,
quando sarà la fine della morte di tanti bambini innocenti che arrivano con frotte di clandestini e profughi? Ho un sospetto: tutti per mano hanno un bambino così per farsi accogliere e proteggere. Che possano morire annegati nelle gelide acque del mare viene messo in preventivo. E poi mi chiedo: perché sbarcano sempre persone giovani che non superano i 30 anni, dove sono i loro genitori con il resto delle loro famiglie?
Non è vero che tutti scappano dalle guerre! Perché nessuno si domanda, quando arrivano a destinazione, fino a quando vengono mantenuti, quali limite di tempo c’è per inserirsi a nostre spese?
Ai politici chiedo: fino a quando permetterete questa tragedia? Voi politici avete ben altro a cui pensare (vedi le unioni civili) trascurando la vita e la sopravvivenza degli italiani, non tenendo clandestini irregolari che sono il 70% i quali in libera uscita alle prese con furti, rapine, con una giustizia schifosa che mai vengono puniti o espulsi. (...)
Ma dove sono saltati fuori 70 miliardi in 10 anni per mantenere questa gente? Perché siamo obbligati noi europei a mantenere tutto il mondo? Attenzione, 20 milioni di stranieri africani e asiatici sono pronti a invadere l’Europa, accompagnati da bambini innocenti (siamo già a quota 5.000 morti di bambini e 20.000 adulti). Peggio di una guerra mondiale.
Antonio Pagliarini
(Isola Dovarese)

Da domani all’ospedale 11 posti auto solo per i pazienti in dialisi
Gentile direttore,
nell’accogliere le istanze “’all’ospedale servirebbero posti auto per chi deve fare la dialisi’(La Provincia 27.02.2016) e ‘Niente posti auto per i dializzati. E l’ospedale resta in silenzio’ (La Provincia 03.03.2016), desideriamo precisare che nel parcheggio Ospedale di Cremona, ad oggi, i posti riservati agli utenti disabili o muniti di permesso sono complessivamente 44. Con l’obiettivo di migliorare l’attuale assetto e rispondere a bisogni diversificati, dall’inizio di quest’anno è in corso una nuova mappatura delle necessità e una ridefinizione della destinazione d’uso degli stalli. Tale ridefinizione prevede da lunedì 7 marzo l’assegnazione permanente di 11 posti auto dedicati ai pazienti in dialisi, nell’area di parcheggio adiacente la Piastra Operatoria. (...)
Azienda Socio Sanitaria Territoriale
(Cremona)

Sanremo, sono lontani i tempi degli scandali al Festival
Egregio direttore,
a pochi giorni dal termine del Festival di Sanremo, dal quale non sembra essere emerse polemiche, ambiguità o scandali degni di questo nome (soprattutto perché i tempi sono cambiati), vorrei tornare indietro di cinquant’anni, all’edizione del 1966, dove invece se ne sono viste di tutti i colori, unitamente alle solite ingerenze dell’Osservatore Romano.
La canzone «Dio, come ti amo» vince la gara ma non la si può definire la migliore di quella rassegna: ma tant’è. Modugno «doveva» portare a casa il suo 4° Festival! Tuttavia la combina grossa quando, al momento dei festeggiamenti, prende in braccio la giovane cointerprete Gigliola Cinquetti e piazza a favore di telecamera le di lei mutande. Il Vaticano non si lamenta solo per questo ma anche per aver solo nominato l’Altissimo in questa canzone e in quella dei Ribelli e per la presenza alla kermesse di troppi complessi di «capelloni», imputati di fomentare il ribellismo dei giovani.
Ma la nefandezza più clamorosa è l’eliminazione dalla fase finale di un brano sempreverde come «Il ragazzo della via Gluk» di Adriano Celentano: una cocente e premeditata debacle che però, come è successo in altri casi, ha proiettato il «Molleggiato» nel firmamento artistico internazionale.
Giampietro Vicini
(Rivarolo del Re)

Maternità e paternità sono cose più importanti del caso Vendola
Egregio direttore,
il buon Alexis Paulinich dimostra di essere aggredito malignamente dalla politica perché del problema che tratta per diventare genitori se ne discute da tempo e non si è atteso che il ‘povero’ Nicki Vendola ne fosse interessato. Penso proprio che la stragrande maggioranza dei pensanti ritenga la maternità o paternità ben più importante rispetto al problema del sopracitato.
A tutti è consentito di diventare genitore: gradirei escludere i delinquenti che poi ammazzano i figli per farne soffrire la madre ed altre categorie che tralascio. Ma non è possibile prevenire fatti così angoscianti. Presupponiamo che vada bene il ‘tutti’ per necessità. Sulla strada delle leggi di natura rispettate da quando l’uomo (e la donna) sono stati calati sul pianeta terra, tutti hanno avuto la possibilità di unirsi con soggetto di sesso diverso alla ricerca di un figlio. Saranno milioni di anni? Forse meno? Ma così l’essere umano ha resistito al tempo (...).
Quando Alexis sostiene che in altri Paesi ecc. ecc. io gli replico che in altri Paesi avvengono anche fatti orribili. Si taglia una mano per un furto, si lapida una donna per un tradimento ‘forse’ avvenuto e trascuro il peggio. Non siamo tutti usciti dalla stessa civiltà e allora lascia perdere gli altri Paesi e pensa a qualsiasi soggetto vivente al quale viene a mancare la genitrice dopo il concepimento. Non tutti ci arrivano per furioso egoismo o peggio. Io credo che converrai almeno sulla anomalia. In caso contrario la maggioranza è comunque dalla parte mia. Concludendo: un bambino e due genitori di sesso diverso.
Geo Monti
(Cremona)

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