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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

09 Dicembre 2015 - 11:28

IL CASO
Servizi utili alla collettività per i migranti, bella notizia
Signor direttore,
nei giorni scorsi la Giunta del Comune di Cremona ha formalizzando l’adesione allo specifico accordo di collaborazione che l’Azienda Sociale del Cremonese ha sottoscritto con la Provincia, il Cisvol, ilForum provinciale e territoriale del Terzo Settore, le organizzazione sindacali più rappresentative e i soggetti gestori delle attività di accoglienza che prevede che i migranti ospiti di alloggi destinati all’accoglienza saranno impegnati, sotto forma di volontariato, in servizi e attività utili alla collettività. Li ho visti in questi giorni armati di rastrelli, guanti e giubbini rifrangenti a raccogliere le foglie in mucchi poi asportati dagli addetti dei servizi ambientali.
I commenti dei cittadini che ho raccolto sono stati diversi. Dalla soddisfazione a vedere i migranti impegnati in queste umili attività, alla irritazione, di chi con volgarità, li spedirebbe nelle loro nazioni di origine. Su questa questione in molti si erano impegnati, a partire dalla Caritas diretta con intelligenza da don Pezzetti. (...)
Prima di tutto quindi, secondo la regola dare a Cesare quel che è di Cesare, va espressa soddisfazione per questa decisione che sicuramente farà arrabbiare tutti coloro che puntano invece allo scontro sul tema dell’immigrazione e dei migranti. L’impegno dei migranti accolti e ospitati dalle nostre comunità in attività utili alla collettività è il primo elemento che consente di far crescere il rispetto e il senso del bene comune e di legarli alle nostre abitudini e culture.
Questo lo dice la storia, oltre che i sociologi che studiamo i comportamenti umani. Le nostre comunità italiane all’estero sono anche cresciute, integrate e oggi rispettate perché hanno messo a disposizione, volontariamente, il loro tempo in attività dei Paesi che li avevano accolti.
Certo non tutto viene risolto con questo ma è un passo importantissimo verso un modello di integrazione che permetterà agli immigrati di comprendere la nostra società, i nostri costumi, e assieme alle virtù italiche i nostri difetti che non sono pochi.
Gian Carlo Storti
(Cremona)

Credo che l’integrazione sia una cosa seria, delicata e molto difficile da raggiungere anche perché —sarebbe ipocrita nasconderlo — il clima che si respira sulla questione migranti è davvero pesante. Concordo con lei quando sostiene che i lavori socialmente utili svolti volontariamente dai migranti ospitati a Cremona sono un piccolo passo nella direzione giusta. Aggiungo che qualsiasi viaggio —anche quello più lungo e difficile —comincia con un piccolo passo.

L'INTERVENTO
Troppa importanza alle differenze E il dialogo diventa quasi impossibile
C’è una dinamica sociale pericolosa che gli antropologi segnalano da quasi vent’anni; si chiama ‘eccesso di cultura’. Consiste nella tendenza ad attribuire tanta importanza alle differenze culturali da considerare impossibile il dialogo, il confronto, tra individui che provengono da contesti diversi.
Chi adotta questa prospettiva pensa che le persone siano così meccanicamente dipendenti delle loro (presunte) appartenenze — etniche o religiose—da non tollerare alcuna espressione di diversità, da non poter comprendere comportamenti o tradizioni diverse, da non poterne essere neanche solo temporaneamente ‘esposte’. L’abolizione della festa di Natale nelle scuole (niente presepe, niente canti religiosi, nessun riferimento sacro) e la sua sostituzione con una cosiddetta festa laica (delle luci o della fratellanza) appartiene a questa dinamica — rimuovere la propria memoria e la propria identità per ‘eccesso di cultura’, assecondando il volere (presunto) dell’altro, ‘di religione diversa’, al quale (si presume) essa darebbe fastidio.
Si tratta di una forma di reificazione della cultura, che crea barriere e divisioni là dove spesso non ci sono (ma chi sono questi Altri che non vogliono il Natale nelle scuole?). Essa, inoltre, sottovaluta le risorse di cui dispongono gli individui, anche in terra di migrazione: comprendere, adattarsi, conoscere, confrontarsi, anche, perché no?, motivare una mancata partecipazione (chi ne negherebbe il diritto?).
Insomma, mettersi in dialogo come soggetti attivi. Cittadini in una democrazia. Ora, ragioniamo: se le differenze, in questo caso confessionali, vengono preventivamente censurate, perché ritenute potenzialmente pericolose, se non contaminanti, come sarà possibile per i bambini imparare a conviverci? Come conoscere ciò che si nasconde? Come rispettare ciò che non si conosce?
Si educa alla differenza religiosa mostrando, nelle pratiche quotidiane, che essa, in sé — in quanto espressione pacifica di fede — non offende proprio nessuno. Come un foulard in testa, un cambio di portata in una mensa, un presepe, un canto di Natale.
Angela Biscaldi
*dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano

La manutenzione del corso dell’Aspice non è ‘una tantum’
Egregio direttore,
dal giornale di mercoledì 11 novembre mi è rimasta nella memoria la foto del «nuovo Naviglio» a Casalbuttano e mi ha ricordato il rifacimento dell’Aspice nel territorio del Comune di Pescarolo ed Uniti che, paragonato alla situazione odierna, non può che lasciare alcune perplessità. Con questo ritengo che un grazie vada al Consorzio Dugali per il lavoro di pulizia delle varie fosse e, per Pescarolo soprattutto, non è cosa da poco.
Però questo non toglie l’importanza che ha la manutenzione del corso principale del territorio, l’Aspice e, fortunatamente, come ho scritto anche recentemente, non abbiamo avuto bombe d’acqua e le piogge per il momento, non hanno creato problemi.
Il rifacimento dell’Aspice, voluto dall’ex consorzio e dal suo presidente dottor Vittorio Balestreri, aveva evitato parecchie curve per facilitare il deflusso dell’acqua. Oggi nell’indifferenza si lasciano crescere cespugli al centro del corso d’acqua, creando una barriera e costringendo la stessa a crearsi un nuovi corso. Avanti di questo passo, rivedremo quelle curve a suo tempo eliminate. Il termine indifferenza mi auguro non sia invece legato a qualche scelta ambientalista «imposta» per tornare all’epoca di un tempo, dimenticandosi che il progresso va avanti da solo, ed è grazie a questo che oggi ci sono anche i mezzi per procedere, in un sensato rispetto dell’ambiente.
Giampietro Masseroni
(Pescarolo)

Nel ‘Piano potature’ comunale è inserito il Lungo Po Europa?
Signor direttore,
ho letto con interesse, sul giornale La Provincia di domenica 6 dicembre, che è partito il ‘Piano di potature 2015-2016’messo a punto dal Servizio Verde del Comune di Cremona. Sarei interessato e con me tutti i cremonesi iscritti e non iscritti alle Società Canottieri, a sapere se nell’elenco delle zone interessate alla potatura e alla manutenzione, sia stato inserito il Lungo Po Europa, magnifica passeggiata, percorsa sia in estate che in inverno da moltissimi concittadini per attività sportive o semplicemente per una salutare passeggiata o per ammirare i nostri tramonti sul Po. Io come Presidente della Canottieri Flora e come referente dell’Asso Canottieri della zona di Cremona, assicuro come da sempre, la massima disponibilità per una fattiva collaborazione che porti ad una manutenzione ottimale di questo nostra vetrina naturale in riva al nostro grande e bello fiume Po.
Alberto Superti
(Cremona)

Lotta al doping, l’unica via è quella della radiazione a vita
Signor direttore,
ho letto con molto interesse l’intervento di Francesco Nuzzo circa la lotta al doping nell’atletica leggera che peraltro condivido. Credo che l’unica via per estirpare questa piaga sia quella della radiazione immediata a vita degli atleti colti in fragranza con una retroattività di cinque anni, sanzioni pecuniarie importanti, il divieto a vita a partecipare a qualsiasi manifestazione sportiva anche amatoriale e da spettatore soprattutto non credere ai pentimenti vari vedi il caso Alex Schwarzer, infine sul fatto della reperibilità trovo sia doveroso e il minimo per professionista comunicarla e garantirla.
Ps: tra i dilettanti/amatori ci sono atleti che si allenano e gareggiano come dei professionisti o quasi, per molti il doping è normalità.
A 50 anni e più con delle prestazioni da 30enni che sono solo buone per far cassa al bar fanno pensare male e molte volte ci si azzecca.
Simone Bertolotti
(Crema)

Girano troppe armi, negli Usa non mi sentirei tranquillo
Signor direttore,
una nazione che non mi ispira nessun viaggio come turista e che quindi non visiterò mai è l’America. Negli Usa mi sentirei in pericolo, in ogni momento. Infatti se è vera la notizia che questa estate i morti per arma da fuoco sono stati 3.700, c’è da chiederci come faremo a restare pettinati in quella terra quando le pallottole ci scompiglieranno i capelli. Le morti di cui parlo sono morti ‘casalinghe’, ad esempio quella del neonato nella culla ucciso dal fratellino di quattro anni, del nipote che uccide la nonna, il ganzo che spara alla bella vicina, il ragazzotto che mira dalla finestra sui passanti. Tutte morti per errore o per scherzo.
Oppure i cinquanta sparati nel cinema alla prima di Batman, i trenta studenti ammazzati mentre erano in pausa pranzo sul prato dell’università e così via. Quando invece la guerra tra le due Coree fa vittime che si contano sulle dita di una mano.
Ma allora dobbiamo arrivare ad una conclusione certa e cioè che gli Usa sono dentro una guerra che miete vittime in continuazione. Se ce ne sono stati 3.700 solo questa estate, quanti sono i morti in un anno?
È proprio un bollettino di guerra, una guerra che l’America combatte da sola dentro i suoi confini.
Come Martin Luther King, anch’io ho un sogno: che un giorno il presidente Obama faccia costruire davanti al Campidoglio una grande fornace e inviti tutti gli americani, ma proprio tutti, soprattutto i bambini, a buttarci dentro le armi da fuoco che in America ammontano a circa 350 milioni di pezzi, senza contare quelli delle forze armate e polizia.
D. D.
(Cremona)

Parigi, la conferenza sul clima non porterà alcun risultato
Signor direttore,
la conferenza di Parigi sull’ambiente, oltre che totalmente inutile, mostra come la pianura padana sia il luogo più insalubre e pericoloso del continente europeo. Quella iniziativa, la solita, priva di decisioni reali e concrete, relative ad un vero cambio di passo verso un ambiente più pulito e a misura d’uomo (un po’come quelle dei governi italiani degli ultimi 40 anni), evidenzia come nel nostro Paese, altri denari pubblici (penso sicuramente molti), vengano buttati per aziende pubbliche inutili, quali l’Arpa, che non produce che dati, di cui tutti saremmo comunque a conoscenza: qual è la ratio di sperperare ancora per strutture parassite?
Alan Storari
(Cremona)

Lapidi militari alla Col di Lana Una cerimonia suggestiva
Egregio direttore,
abbiamo letto sul giornale la bella cronaca della cerimonia svoltasi venerdì alla caserma ‘Col di Lana’in occasione della nuova sistemazione delle lapidi militari precedentemente raccolte nel piccolo parco delle Rimembranze alla caserma Manfredini ormai dimessa. Pur non espressamente invitati dalla Associazione d’Arma che ha curato l’organizzazione dell’evento noi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, non potevamo essere assenti.
Gentilmente accolto al cancello della caserma dall’ufficiale addetto al ricevimento degli ospiti, da questi cortesemente intrattenuto e accompagnato per tutto il largo viale fino al luogo dedicato, ho assistito allo svolgersi della semplice e commovente cerimonia onorata da un picchetto di soldati, uomini e donne, che ringrazio. Ho ascoltato le parole dei Comandanti, con i quali, alla fine della cerimonia ho avuto il piacere d’intrattenermi brevemente facendo loro dono di un nostro libro, e il messaggio inviato dalla Associazione Divisione Acqui trucidata dai tedeschi a Cefalonia, massacro nel quale perirono ben 174 concittadini.
Fra questi, mi sia concesso nominarlo, anche quello che in famiglia ricordiamo come lo ‘zio Olimpio’. Ai militari caduti nei frangenti degli eventi dell’8 settembre 1943 ricordati sulle lapidi riposizionate alla ‘Col di Lana’, l’ANPI cremonese ha dedicato alcune pagine nel suo libro ‘Pietre della Memoria’.
Per iniziativa degli insegnanti, nelle settimane scorse ho partecipato ad un incontro sull’argomento con gli allievi di una classe di un liceo cittadino. Tutti gli anni l’ANPI partecipa alle commemorazioni ufficiali, organizza propri eventi commemorativi-descrittivi con ciclo-escursioni ai luoghi cittadini dove si svolsero gli scontri. Con propria iniziativa e a sue spese ha fatto collocare, in anni recenti, all’esterno di palazzo Ala Ponzone una lapide in memoria del sottotenente di complemento Francesco Vitali, caduto il 9 settembre 1943 in quel luogo nella difesa della sede del Presidio dall’attacco delle SS della LSSAH.
Fin da quando venne ventilata l’ipotesi della dismissione della caserma Manfredini ci siamo attivati, forse non individuando l’interlocutore giusto, andando personalmente dalle autorità cittadine e scrivendo al giornale oggi da lei diretto, affinché la lapide che ricorda il tenente Flores, alla quale andrebbe aggiunto anche il nome di Dante Cesaretti caduto alla porta carraia della stessa caserma, non fosse travolta nei prevedibili lavori edili.
Ci sarebbe piaciuto che venisse collocata all’esterno della caserma, sul muro perimetrale che certamente resisterà alle ruspe e ai picconi demolitori, in modo che non venisse interrotto il rapporto che ancora lega quegli eventi, che si allontanano, al quartiere e con quelli che in quelle strade abitarono. Ma va bene così! Un ringraziamento a tutti.
Ennio Serventi
(Presidente del circolo cittadino dell’ANPI)

L’Islam è la religione del libro Quello moderato non esiste
Signor direttore,
partiamo da un ragionamento logico: nell’Islam non esistono gerarchie religiose né una struttura organizzata paragonabile a quanto esiste nelle chiese cristiane. La cosa non è casuale, ma voluta per due principali motivi. Il primo è che non si voleva permettere agli uomini di modificare, interpretare o evolvere i principi fondamentali del credo. Il secondo è che l’Islam si fonda su concetti precisi che Allah stesso ha dettato a Maometto il quale li ha raccolti nel libro sacro dell’Islam che è il Corano ed è quindi inutile una qualsiasi struttura gerarchica. Difatti l’Islam stesso si definisce ‘La religione del libro’ in quanto il Corano è l’unica fonte accettata e accettabile dei precetti divini e tutto ciò che vi è scritto è dogma indiscutibile, invariabile e fondante. (...)
Alessandro Mezzano
(Cremona)

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