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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

04 Dicembre 2015 - 12:29

IL CASO
Per la gestione delle piscine il Comune si guardi intorno

Signor direttore, approfitto ancora una volta dell’ospitalità del suo giornale per un’ennesima proposta di riflessione in quanto ritengo che i cittadini debbano essere informati al meglio e in modo obiettivo affinché possano farsi un’opinione su quanto accade in città, sulle scelte fatte e da fare, sulle inesattezze che in certi casi ci vengono raccontate per giustificare determinate azioni. Più volte si è affermato — non dicendo il vero — che il prezzo del biglietto d’ingresso alle piscine Comunali sarebbe ‘il più basso d’Italia, forse il più basso d’Europa’.
In relazione a ciò, chi deve decidere sul futuro della gestione dell’impianto —forse poco informato —è preoccupato dal fatto che dopo l’eventuale gara d’appalto il nuovo gestore potrebbe aumentare i prezzi. Ebbene, a parte il fatto che nel contratto d’appalto il Comune può mettere tutti i paletti che vuole, mi sono preso il disturbo di raccogliere un po’ di dati (aggiornati al 16 novembre 2015) che testimoniano che il prezzo di Cremona non è assolutamente il più basso.
Qui di seguito fornisco l’elenco degli attuali gestori degli impianti nel raggio di 100 chilometri da Cremona. Asola: Comitato di Gestione associazioni sportive Brescia-La Marmora (ex gestione FIN), Crema (dal 23 novembre 2015), Desenzano (ex gestione FIN), Ghedi, Mantova (ex gestione FIN), Treviglio: Sport Management Lodi: Gestione Impianti Sportivi Melegnano: Piscinemelegnano S. S. D. R. L. Paullo: Società Paullese Multiservizi Pavia (ex gestione FIN): Piscinemelegnano S.S.D.R.L. Piacenza: Activa Nuoto Verolanuova: Gruppo Sportivo Verolese Viadana: Gestione Impianti Sportivi Voghera: Gestisport soc. coop. sportiva dilettantistica
Aggiungo, per finire, che più il Comune aspetta a indire la gara d’appalto, meno il nostro centro natatorio resterà appetibile a un eventuale nuovo gestore: abbiamo visto che il fatto di versare centinaia di migliaia di euro alla FIN ogni anno non permette all’Amministrazione cittadina di reperire altri fondi per intervenire sulla manutenzione, così gli impianti vengono chiusi (mi riferisco alla piscina ‘convertibile’) oppure diventano rapidamente squallidi e si deteriorano, rendendo ancora più onerosi i futuri interventi di ripristino.Èun gatto che si morde la coda, speriamo che prima o poi qualcuno lo capisca…
Roberto Caccialanza
(Cremona)

Il problema della gestione delle piscine comunali ogni anno torna d’attualità e considero molto pertinente la sua osservazione legata alla mancanza di risorse per fare la giusta manutenzione. In effetti la gestione degli impianti nelle città vicine a Cremona —praticamente ovunque affidata ai privati — impone alcune riflessioni.

L’INTERVENTO
Carceri e leggi premiali, serve la certezza della pena
Ne ll ’antico testamento, nel capitolo esodo o uscita, il buon Dio incaricò Mosè affinché portasse via dall’Egitto il suo popolo israelita, divenuto schiavo degli egizi, verso la terra promessa. Nel nostro Paese, invece, esiste una popolazione carceraria non sottoposta a schiavitù, ma obbligata — per la sua numerosità — a vivere in luoghi angusti, inadeguati e talvolta anche insalubri (Cremona non fa testo, perché c’è persino uno spazio verde per i colloqui con i familiari),almeno secondo le regole di normale esistenza.
Non per ironia, ma solo per similitudine con quanto detto all’inizio, potrebbe essere incaricato di guidare questo exodus Marco Pannella, che da una vita ha sposato la causa dei detenuti, sottoponendosi anche a digiuni, per migliorarne la condizione carceraria.
A differenza però del popolo israelita, reso schiavo senza colpe specifiche, i detenuti hanno comunque commessodei reati e quindi sono in debito verso la società, per cui non possono pretendere la libertà sic et simpliciter, ma solo sperare in condizioni carcerarie migliori o in provvedimenti di clemenza, che generalmente in Italia non tardano ad arrivare. Lo Stato, infatti, consapevole di non poter garantire ai detenuti condizioni adeguate in linea con le direttive europee, quasi per ‘autotutela ’, continua a promuovere provvedimenti ‘premiali’, riguardanti sia l’entità che la ‘qualità’della pena, al fine di decongestionare le carceri o addirittura di evitare di sovraffollarle.
Nell’aprile scorso è entrata in vigore una legge emblematica in tal senso. Quella introdotta dall’art. 131 bis codice penale, che prevede l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Più semplicemente con questa norma, nei reati sanzionati con pena detentiva non superiore a cinque anni, il reo non è punibile qualora sia la sua azione sia il danno prodotto siano considerati dal giudice ‘tenui’.
Non ci meraviglieremmo a questo punto se per i delinquenti in Italia venisse introdotta la ‘sculacciata’!
Tra poco poi il Governo approverà l’obbligo di infliggere ai condannati la pena detentiva domiciliare, invece del carcere, per tutti i reati puniti con la detenzione fino a tre anni. Norme queste che rafforzano quella ‘incertezza della pena’che da anni affligge il nostro ordinamento, per cui la previsione di una pena anche gravissima resta senza effetto se poi in concreto la stessa non viene applicata. Certamente, per fare un esempio, è influente su questa situazione la criticabile politica, oggi seguita, di accoglimento indiscriminato degli stranieri e poi di sostanziale abbandono degli stessi, pur con la facile previsione che, per vivere, essi saranno costretti molto probabilmente a delinquere
per poi affollare i nostri istituti penitenziari. È innegabile che lo Stato non è in grado di custodire migliaia di detenuti; avrebbe dovuto per tempo (e forse potrebbe ancora) attrezzarsi per fronteggiare le nuove prevedibili esigenze, predisponendo istituti di pena in regola con le normative comunitarie. (...)
Avrebbe potuto (e forse potrebbe) farlo o costruendo nuovi istituti penitenziari o adeguando quelli esistenti; ma pare che il vero problema non sia quello della mancanza di strutture carcerarie adeguate quanto piuttosto quello della mancanza dei mezzi per farle funzionare, e cioè per dotarle delle necessarie attrezzature e soprattutto del relativo personale. Il carcere, lo si sa, è un crogiolo di culture, di religioni, di razze, che raccoglie tanti individui aggregati spesso solo dalle regole di convivenza nel luogo di detenzione, ma non raramente in contrapposizione e disaccordo tra loro.
Non c’è nulla come la convivenza forzata ad accendere gli animi e a scatenare anche violenti comportamenti. Inoltre questi ‘pianeti’ sono, per chi vive fuori, proprio dei mondi isolati e inimmaginabili, per cui la vita e le effettive esigenze dei detenuti sono ignorate da chi non li frequenta.Mille le problematiche che si pongono quotidianamente e che affliggono sia i detenuti che i loro custodi. Se tanti sono i casi di suicidio dei reclusi, non raramente si verificano anche suicidi degli agenti di custodia, che sostanzialmente sono condannati a condividere la vita carceraria fino a quando restano in servizio, pur non avendo commesso alcun crimine. (...)
Comunque la popolazione carceraria è tanto diversificata per cui tanti dovrebbero essere i criteri e metodi di approccio ai detenuti, sia da parte degli agenti di custodia sia dal personale specializzato destinato ad affiancarli per aiutarli in un percorso di recupero. Ma purtroppo il discorso si ferma sempre alla carenza di mezzi per far fronte a tali esigenze. (...) Per concludere, sono da evitare leggi premiali e provvedimenti di clemenza, pur comprendendosi le ragioni dei detenuti e la loro pretesa di una vita carceraria rispettosa della dignità dell’uomo. La ‘certezza della pena’ infatti rimane, a mio avviso, l’unico valido deterrente per chi ha intenzione di delinquere.
Si impegni dunque lo Stato in tale direzione: nuovi e funzionali istituti penitenziari con adeguata assistenza e controllo, piuttosto che provvedimenti premiali o peggio di clemenza. E speriamo che il prossimo Giubileo non ci riservi altre sorprese!
Antonio Spena
(già funzionario del Ministero della Giustizia)

‘La Provincia’ alle 5 all’edicola di Orio al Serio, che bello!
Caro direttore,
voglio condividere con te una grande soddisfazione. Martedì scorso ero all’aeroporto di Orio Al Serio alle 4,30 di mattina per imbarcarmi sul volo per Copenhagen previsto due ore dopo. Verso le 5 ha aperto l’edicola e io sono entrato per acquistare un paio di quotidiani, ‘La Gazzetta dello Sport’e ‘Repubblica’. Non ti dico la sorpresa quando ho visto sul banco in bella mostra ‘La Provincia’, il nostro giornale. Fra l’altro l’unico ancora al costo di un euro e 20 centesimi. Beh, nelle due ore di volo in aereo da Bergamo alla Danimarca, me lo sono letto tutto. Persino l’articolo che avevo scritto il giorno prima sul premio ‘Mimosa’.
Giorgio Barbieri
(Cremona)

Il ‘bugiardino’ invoglia acquisti gravidi di insidie
Egregio direttore,
forse non tutti sanno che l’epiteto ‘bugiardino’, ripreso dalla terminologia farmaceutica è assurto a senso più lato, viene comunemente usato per definire pieghevoli pubblicitari distribuiti nei grandi centri commerciali se non addirittura, spediti a casa. Solo per segnalare la malizia che si cela dietro tali promozioni.
Già la stessa parola è sufficientemente rivelatrice di un richiamo fatto per invogliare agli acquisti, gravido di insidie. Quando poi, accanto agli articoli si noti la postilla «salvo invenduto» scatta la solita trappola all’italiana.
Disporre sui bancali solo pochi pezzi di quelli così evidenziati, per poterne giustificare l’immediato esaurimento, è il segnale più scoperto della «gabola» sottesa per attirare gente che possa cedere ad altre tentazioni. Siamo e restiamo un popolo di furbastri pronti ad attivare qualsiasi espediente pur di campare sulla dabbenaggine altrui.
M. R.
(Cremona)

Bissolati-Tamoil, matrimonio difficile se non c’è la sposa
Signor direttore,
il nostro iscritto Luciano Losi probabilmente non ha seguito attentamente le comunicazioni da noi fornite ai soci nel corso dell’assemblea informativa svoltasi il 28 novembre scorso. Abbiamo riferito che, a fronte di una nostra specifica richiesta di poter costituire un tavolo di lavoro sul tema di un’ipotetica prossima fusione, il Consiglio dell’ex Cral Tamoil ci ha gentilmente comunicato di non essere interessati all’argomento e di ritenere altre e diverse le loro priorità (hanno portato il tema all’attenzione della loro Assemblea che si è espressa a larghissima maggioranza).
Ora, difficile ipotizzare un matrimonio senza la sposa da portare all'altare, ci sembra un concetto estremamente esplicito e facilmente comprensibile. Circa il progetto ‘Bissolati tutto l’anno’, comprensivo della piscina coperta ma anche di altre interessati novità strutturali, riteniamo che sia un po’ superficiale definirlo ‘faraonico’ancor prima di aver preso in esame i parametri economici e patrimoniali che il Consiglio della Bissolati intende presentare nei primi mesi dell’anno 2016 (nell’ipotesi per ora del tutto teorica di iniziare un cantiere nell’autunno del prossimo anno). Molti di noi e molti soci professionisti stanno lavorando in perfetto accordo e riteniamo che commenti troppo semplicistici potrebbero influenzare malamente tutti i nostri soci e l’intera opinione pubblica.
Maurilio Segalini
(presidente della Canottieri Bissolati a nome del Consiglio)

Servono idee per frenare il proliferare delle nutrie
Egregio direttore,
alcuni giorni fa è stata diffusa una bella notizia: una giovane ricercatrice italiana Elena Kummer è fra i vincitori del Lush Prize 2015, il più grande premio nel campo della sperimentazione non animale. In questa filiale nord Americana di Lush viene assegnato un fondo di 450mila sterline a progetti di ricerca per sostituire i test di sperimentazione animale con tecnologie del 21esimo secolo.
La donazione è destinata a supportare le eccellenze scientifiche che si impegnano nella ricerca con l’obiettivo di abolire i test sugli animali vivi che spesso si rivelano crudeli e inaffidabili e di promuovere metodi alternativi e più efficaci, ad esempio ultimo obiettivo è quello di cercare di rimpiazzare l’attuale test del linfonodo locale, che prevede l’utilizzo del topo. Questi scienziati sono persone ammirevoli che si impegnano a migliorare la nostra salute salvaguardando anche la vita degli animali, proteggendo giustamente anche la loro sensibilità. Mi chiedo se interpellati e calati nella nostra cruda realtà di campagna avranno un consiglio utile per tutti noi, quantomeno per contenere il progressivo proliferare per esempio delle nutrie (chiamate il ‘flagello della campagna’) che oltre ai danni materiali che tutti conosciamo, a causa delle loro abitudini alimentari sono pericolosi vettori per la diffusione di malattie infettive, come la leptospirosi.
Pierfranco Arisi
(Castelponzone)

Vigili inflessibili a corrente alternata: mi chiedo perché?
Gentile direttore,
ho recentemente cambiato casa e mi sono stabilita in una via del centro storico nella zona ad accesso consentito solo ai residenti. Mi sono provvista della residenza e del relativo permesso di parcheggio, ammesso che trovi il posto... e fin qui tutto bene. Un’amica che mi stava aiutando nel trasloco ha tenuto qui davanti la macchina circa mezz’ora ed è stata multata di 112 euro... e fin qui ancora tutto bene, era in torto e l’ha pagata.
Mi chiedo però due cose: 1) La macchina di una mia conoscente, che ha l’ufficio in zona e il garage, ma non la voglia di usarlo tutti i giorni da anni, mette l’auto dove vuole, zone gialle, carico e scarico, soste H, divieti di sosta... e non ha mai preso una multa. 2) Incontro ogni giorno e ogni sera centinaia di ciclisti... il 90% per difetto non ha una luce, passano indisturbati sotto il naso di tutti, vigili compresi.. C’è di tutto... extracomunitari e professionisti, ragazzi e anziani, signore ben vestite e uomini distinti e i vigili non fanno una piega.
Annamaria Papini
(Cremona)

Con la nebbia le luci servono per farsi vedere: accendetele!
Signor direttore,
la nebbia nella poesia del Carducci ‘piovigginando sale’, ma nelle terre padane resta, e girando per la periferia o poco oltre si incontrano tantissimi automobilisti sbadati... (veramente io li chiamerei in altro modo) che se ne vanno a spasso senza luci oppure solo con quelle di posizione. Chiarire a questi signori che le luci di giorno, soprattutto quando c’è nebbia, non servono a vedere, ma a farsi vedere, sarebbe buona cosa. Farebbe piacere vedere anche la Polizia municipale controllare e sanzionare gli ‘sbadati’, ma evidentemente non esiste ancora una macchinetta che in automatico sanziona chi non accende le luci quando c’è la nebbia... Buoni km a tutti.
Massimo Rebessi
(Cremona)

Stimo mister Pea ma credo che servano forze fresche
Signor direttore,
devo una risposta al signor Enrico Bocchini che mi ha chiamato in causa. Premetto che il titolo ‘Pea, questa volta, ha sbagliato i cambi’non l’ho fatto io. Mister Pea, persona che stimo e gran lavoratore, se vogliamo proprio essere pignoli, direi che è un po’troppo difensivista. Da quest’anno in panchina abbiamo circa dieci giocatori. Direi tutti buoni giovani.
Faccio solo tre nomi: Eguelfi, Pacilli, e Ciccone e mi soffermo su quest’ultimo, che lo scorso anno ha sempre giocato e sulla fascia, si è comportato più che bene. Non sarebbe il caso di inserire questi giocatori che, visti in Coppa Italia, hanno dimostrato le loro doti? In merito a Crialese, è dall’inizio che ‘tira’ la carretta e si sa che la stanchezza prima o poi fa brutti scherzi, vedi l’ingenuo fallo da rigore che ha commesso che ci è costato il pareggio. Ritornando al mister, come sopra detto, quest’anno per fortuna nel nostro girone non c’è una squadra ‘ammazza’campionato e la nostra amata Cremo si ritrova al quinto posto. Ottima posizione.
Non sarebbe il caso di far riposare chi è più stanco, chi ha speso troppo e inserire forze fresche? A volte bisogna anche rischiare di vincere le partite. Sinceramente volendo analizzare gli incontri, sin qui disputati, ci mancano quei tre/quattro punti che ci farebbero molto comodo.
Andrea Delindati
(Cremona)

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