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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

03 Novembre 2015 - 10:34

IL CASO
Per Largo Boccaccino nuova ‘rigenerazione’
Egregio direttore,
sabato scorso si è svolta la presentazione del programma culturale proposto dal Comune per l’anno 2016.- Ho colto l’occasione per parlare direttamente con il signor Sindaco su quali fossero le prospettive riguardo Largo Boccaccino. Ha risposto che senz’altro ci saranno ancora iniziative di animazione nella zona, ma si è anche reso conto che l’estate scorsa ci sono stati degli errori da valutare e approfondire e che chiede scusa ai residenti per i disagi subiti.
Mi sembra un’affermazione significativa che vorrei portare a conoscenza degli abitanti della zona, come me molto arrabbiati. Ha promesso di migliorare l’arredo urbano e ci sarà più controllo nel concedere permessi per diffondere musica ad alto volume soprattutto nelle ore serali. Speriamo che alle parole seguano i fatti.
Mirella Magnani
(Cremona)

La musica fino a tarda ora, la movida e i suoi ‘effetti sonori’, nuovi elementi di arredo urbano e infine la vicenda della scritta con le lettere che cadono. I residente di Largo Boccaccino, area centralissima che l’amministrazione ha inserito nel progetto di ‘rigenerazione urbana’, in questi mesi non avevano fatto mancare le critiche al sindaco, ‘colpevole’— secondo loro — di aver ravvivato troppo la zona. Siamo curiosi di capire quali saranno i ‘ritocchi’in occasione della nuova stagione.

LA POLEMICA
La strada che collega Castelnuovo del Zappa a Cortetano è ridotta così
Signor direttore,
segnalo lo stato pietoso e di degrado della strada che collega Cortetano a Castelnuovo del Zappa nel territorio del comune di Sesto che perdura oramai da qualche anno. Malgrado le continue segnalazioni e proteste di chi la percorre il menefreghismo della amministrazione la renderà impercorribile anche a piedi.
Se tempo fa sarebbe bastata una cariola di catrame adesso la strada è completamente da rifare. La differenza del costo chi la pagherà? Questi incapaci amministratori?
G. Cominetti
(Castelverde)

Expo/1. Non c’era il modellino dell’Albero della Vita: peccato
Signor direttore,
cos’è mancato ad Expo 2015? Un modellino, in legno, in plastica, ecc., alto circa 10 centimetri, dell’Albero della Vita. E, senza voler fare il saccente, mi stupisce come qualcuno non ci abbia pensato. Ci giurerei: sarebbe andato a ruba. Mi son quindi dovuto accontentare, nell’apposito relativo shop poco distante, di una borsina e di alcuni segnalibri, l’una e gli altri con sopra disegnato detto Albero.
Gianfranco Mortoni
(Mantova)

Expo/2. Il ‘partito dei biglietti’ non nasconda altri numeri
Gentile direttore,
l’Expo appena terminato. Sono stati spesi miliardi di soldi pubblici, ci sono conflitti di interesse riguardanti la vendita dei terreni, milioni di euro in ballo per le bonifiche, un bilancio economico ancora da definire. Ne è valsa la pena? Per sei mesi non si è potuto nominare la parola ‘Expo’senza essere apostrofati come gufi. Chi governa sta cercando di salvare il bilancio complessivo di un evento impattante come Expo con la foglia di fico del numero di visitatori.
C’è un altro bilancio di Expo che il ‘partito dei biglietti’ nasconde e che per dovere di cronaca va affiancato alla narrazione trionfale e superficiale dell’evento. Parliamo di una macchina di controlli dai costi spropositati, e non ripetibile per altri eventi, che ha coinvolto l’ANAC, la Commissione regionale Antimafia, nuovi enti di controllo come ad esempio il GICEX, solo per citarne uno, la Prefettura, Questura e altri. (...)
I costi reali dell’Expo sono stati 18 miliardi di euro di soldi pubblici (di cui 2 per la realizzazione del sito e 16 per le opere connesse, alcune delle quali non realizzate in tempo per Expo); 164 euro al metro quadrato, il prezzo stellare dei terreni venduti ad Arexpo, dieci volte tanto il valore originario dei terreni in pieno conflitto di interesse; 78 le deroghe al codice degli appalti per la realizzazione del sito espositivo; costi per bonifiche, smaltimento riporti e rifiuti pari a 72 milioni che qualcuno vuole far pagare ai contribuenti e non ai proprietari privati originari. Questa è, come si può ben intuire, un ulteriore presa in giro ai cittadini italiani.
Roberto Bonezzi
(Cremona)

Ospedale di Crema, il cibo è ok ma nei grissini c’è l’olio di palma
Egregio direttore,
come tutti ben sanno noi pensionati abbiamo poco da fare, per cui ci dedichiamo a commentate i lavori sulle strade, a fare un po’ di volontariato, a curare i nipotini. Tutte le nostre importanti mansioni vengono meno se siamo ricoverati in ospedale, come sono io da più di una settimana. E allora troviamo altre occupazioni fondamentali per l’umanità intera (e per fare passare il tempo). Io ad esempio ho analizzato il servizio ristoro dell’ospedale di Crema, ed ecco il mio giudizio: buono, sia come varietà (un primo e un secondo variano tutti i giorni ed è sempre possibile trovare più alternative se un piatto non risulta di proprio gradimento) che come gusto e qualità. Sempre ottima la frutta fresca.
Però un pensionato, per definizione, non può non aver nulla da obiettare. I grissini proprio non vanno: contengono ben l’11% di olio di palma, un condimento pessimo dal punto di vista nutrizionale e salutistico. Un piccolo sforzo, sostituiamo i grissini e zittiamo questi pensionati che non hanno nulla da fare che controllare gli ingredienti dei grissini!
Claudio Bordogna
(Spino d’Adda)

Il 7 novembre del 1942 a Milano Coppi stabiliva il record dell’ora
Egregio direttore,
il 7 novembre è una data importante che evoca anche grandi avvenimenti- Per il ciclismo sarà l’anniversario di una autentica impresa sportiva. Il 7 novembre 1942 Fausto Coppi conquistava un incredibile record dell’ora sull’anello della magica pista del Vigorelli miracolosamente risparmiato dai terribili bombardamenti che investirono Milano proprio in quel periodo.
La circostanza in cui avvenne la storica cavalcata del campionissimo possiamo definirlo un miracoloso e fantastico volo, le cronache ci raccontano di ruote che sembravano di seta tanto apparivano leggere. Nessun altro evento sportivo potrà essere paragonato a tanta magnificenza seppure in tanta drammaticità di eventi.
Leggiamo sulla cronaca di allora che ‘Coppi indossava calzoncini e la maglia di lana verdeoliva della Legnano, scarpette scalcagnate, casco a strisce, una bici del peso di 7 chili e mezzo, con tubolari da 110 grammi davanti e 120 dietro. Come rapporto il 52×15, che sviluppava 7,38 metri per pedalata’.
Possiamo far correre il pensiero sulle difficoltà affrontate allora cercando un parallelo con i metodi scientifici e i materiali di oggi. Tutto ci sembrerà incredibile eppure tutto è vero.
E’storia vissuta che ha scritto di un ciclismo eroico che ci tramanda un ricordo indelebile seppure in bianco nero; quell’atleta grandissimo nel corpo e nella mente è esistito ed è un patrimonio sportivo tutto italiano. E’certo che il periodo tragico della guerra non ha permesso il dispiegarsi dell’immensa classe del campione; le potenzialità inespresse di Fausto Coppi ci lasceranno nell’eterno dubbio: cosa e quanto avrebbe vinto senza la guerra? (...)
Angelo Ongari
(Cremona)

Cremo nel segno di Brighenti Il Lumezzane picchia e protesta
Signor direttore,
sabato sera devo dire che il nostro cecchino, che risponde al nome di Brighenti, con una rete per tempo ha regolato il Lumezzane che, venuto allo Zini per fare risultato, non aveva fatto i conti con il nostro bomber. (...) I bresciani, dopo il gol dell’uno a due hanno preso coraggio e hanno cominciato a giocare duro commettendo molti falli anche aiutati da un arbitraggio permissivo e complessivamente negativo.
Le hanno tentate tutte, addirittura scalciando i nostri giocatori in più occasioni, furbescamente a gioco lontano. Uno degli episodi è stato clamoroso, ben visto da tutti gli spettatori presenti, in particolar modo sotto la tribuna, che giustamente reclamavano il cartellino rosso. (...)
Leggo un quotidiano bresciano in merito alla partita e l’allenatore ospite, D’Astoli, in un’intervista dichiara: «Ancora una volta penalizzati dall’arbitraggio, spero che la smettano di fare le differenze, rovinando la partita, altrimenti ci conviene presentarci, come ‘città’, Brescia o Bergamo, quando andiamo in trasferta».
Sono senza parole. Ma come disse qualcuno, ‘non ti curar di loro, guarda e passa’. L’importante è che con pieno merito abbiamo messo in cascina tre punti d’oro per la classifica.
Andrea Delindati
(Cremona)

Nel Club Ciclistico Cremonese io non ho mai avuto problemi
Signor direttore,
sono il papà di Diego Bosini, corridore tesserato nella società ciclistica C.C. Cremonese gruppo Arvedi da ben nove anni. In merito alla lettera pubblicata senza firma in data 29 ottobre su ‘La Provincia’, vorrei precisare che mio figlio ha iniziato a praticare il ciclismo in questa società all’età di 7 anni, dalla primissima categoria G1 e, da allora, non ho mai riscontrato problemi sotto alcun profilo, nonostante i cambiamenti a livello di gestione societaria intervenuti qualche anno fa.
Ringrazio pertanto pubblicamente i dirigenti Carotti e Grazioli, il ds Rabbaglio nonché gli allenatori Masseroni, Ceruti, Antonio e Matteo Pegoiani che, grazie al loro impegno, in questi ultimi anni hanno permesso a Diego di regalare grandi soddisfazioni, portandolo a conquistare, tra gli altri titoli, anche ben due maglie tricolori.
Stefano Bosini
(Cremona)

La leggenda della Resistenza costruita dai soliti vincitori
Egregio direttore,
su Spazio del 19 ottobre il titolo ‘Con i negazionisti a prescindere il dialogo diventa pleonastico’dice già tutto in quanto quei termini mettono in evidenza la presunzione dello scrivente, il quale, come combattente, paragonato ai lettori a cui si riferisce, è nulla. (...) La prosopopea, contenuta nelle 18 righe, poste tra virgolette, non è altro che un pistolotto commemorativo delle leggende resistenziali con il quale ci si vuol far credere che quelli erano i sentimenti o i risentimenti di tutto il popolo italiano e non quelli di una minoranza politica composta dai superstiti degli sconfitti politici degli anni venti.
Dal 1943 al 1945, in Italia c’era ancora la guerra con la sua disumanità gravante su tutti, compresi coloro che si battevano pur sapendo che per loro la guerra era persa. Dov’era Giorgino? Chi era? Che faceva di suo? Si faccia conoscere e allora il dialogo potrebbe diventare costruttivo. Le condivisioni sui ruoli dell’antifascismo, della resisitenza e della lotta di liberazione se li sogna! Quello che è scritto sui libri scolastici è l’opinione dei presunti vincitori, che tuttora dominano il mondo. Seguendo il politically correct, Giorgino può impunemente scrivere che quei ruoli sono universalmente riconosciuti e palesemente inattaccabili mentre sarebbe opportuno che anch’egli smettesse di speculare su certi morti dimenticandosi di quelli che morirono per la patria Italia e non per un partito, negli anni anteriori al 1943 e nei seguenti per non cedere al tradimento a favore dei veri oppressori del mondo, i quali, anche ai giorni nostri, confermano questa loro vocazione.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Ognuno è libero di pensarla come vuole ma una cosa è certa: in quegli anni c’è chi ha scelto di stare da una parte e chi dall’altra. La storia ha dato ragione a chi si è schierato con gli alleati: e questo vale tanto per i fascisti quanto per i comunisti.

La tregua di Natale del 1914 Giorno di pace anche in trincea
Gentile direttore,
il 4 novembre si celebra la fine della prima guerra mondiale. Una guerra diversa dalle precedenti. Le battaglie che si combatterono erano qualcosa di impensabile che neanche nelle guerre più sanguinose del passato si era mai visto. Di quell’ecatombe umana vorrei ricordare un evento incredibile che dimostra come nel grigiore della morte in quei terribili anni di guerra fosse possibile scorgere una luce di speranza e di umanità. Tutto iniziò alla vigilia di Natale del 1914.
Nel nord della Francia nella regione delle Fiandre i reggimenti tedeschi da una parte, inglesi e francesi dall’altra erano acquartierati nelle rispettive trincee. Quand’ecco che verso sera dalle trincee tedesche si levarono canti natalizi. Francesi e inglesi risposero solidali a quei canti che risvegliavano in loro il ricordo struggente della famiglia lontana. Disarmati, uscirono dalle rispettive trincee, si incontrarono nella ‘terra di nessuno’ e si scambiarono doni: tabacco, sigarette, bottoni. Il giorno di Natale del 1914 continuarono a fraternizzare e improvvisarono una partita di calcio. In quel 25 dicembre nessuno sparò nella zona delle Fiandre. Solo un soldato del 16° reggimento di fanteria della riserva bavarese non fraternizzò col nemico. Si chiamava Adolf Hitler.
Dal giorno 26 a causa di perentori ordini emanati dai comandi superiori quei soldati, che di diverso avevano solo la divise, tornarono per i restanti quattro anni della Grande Guerra alla carneficina di sempre. Da quel giorno quando si incontravano nella ‘terra di nessuno’era per sbudellarsi con un colpo di baionetta. Quella follia nella quale erano precipitate 21 nazioni causò la morte di 10 milioni di civili, 9 milioni di soldati e 21 milioni tra mutilati e feriti. Georges Clemenceau che nel 1917 assunse la carica di Presidente del Consiglio e ministro della Guerra francese affermò: ‘La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai militari’.
Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

Attenzione al made in Italy o i cinesi ci ‘fanno le scarpe’
Egregio direttore,
attenzione al made in Italy che va dilagando ovunque. Gli stilisti italiani hanno insegnato talmente bene ai cinesi come fare calzature secondo i nostri gusti e su cui apporre i propri marchi (per l’ormai consolidata prassi della delocalizzazione) che i figli del celeste impero ci stanno prendendo sempre più gusto a ‘farci le scarpe’ inondando di tali manufatti il nostro Paese. (...)
Massimo Rizzi
(Cremona)

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