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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

21 Ottobre 2015 - 11:05

IL CASO
Raccolta dei rifiuti Inique certe tariffe
Signor direttore,
da ‘La Provincia’ del 13 ottobre, pagina 12, si apprende che il Comune di Cremona, in replica al presidente provinciale dell’Unione Nazionale Amministratori Condominiali, Gianfranco Saccani, considera il ritiro dell’immondizia nei condomini come ‘servizio opzi on ale ’. Il ritiro dell'immondizia nei condomini, non è mai stato considerato ‘opzionale’ e il ritiro è sempre avvenuto regolarmente.
Il costo di tale servizio era già compreso nella ‘tariffa per utenze domestiche’ e nessun contributo aggiuntivo è mai stato richiesto.Unbel dì, qualche amministratore si sveglia male e decide che, per pareggiare il conto con gli utenti che devono esporre sulla strada i loro rifiuti e per evitare a questi di non sopportare il costo di un servizio non a loro rivolto, occorre dichiarare il ritiro in condominio come servizio opzionale e perciò a pagamento.
Bene, giusto! Ma perché allora si usano due pesi e due misure. Nel mio condominio e in moltissimi altri non ci sono aiuole o giardini ed orti e non abbiamo bisogno del servizio di raccolta del ‘verde’ il cui costo è ripartito anche sulle teste e sulle tasche degli utenti che non abbisognano di tale servizio.
L’assessore alla partita, interrogata su tale aspetto e sul doppiopesismo con cui l’Amministrazione tratta la questione, ammette, bontà sua, che ‘Abbiamo però limitato i mesi di raccolta (ora in linea con le altre città, da marzo a novembre) proprio per evitare almeno in parte che tutti pagassero di un servizio erogato ad alcuni. La franchezza di questa ammissione e cioè che la prassi in uso è iniqua, non poteva essere più chiara.
E allora, se così stan le cose, invito il Comune a praticare uno sconto tariffario all’utenza condominiale descritta o, in alternativa, non si chieda loro il contributo aggiuntivo.

Romano Pasquali
(Cremona)


La sua richiesta è legittima. Il Comune la prenda seriamente in considerazione.

LA POLEMICA
Invalida civile al 100% beffata e multata
Egregio direttore,
sono un’invalida civile al 100% grave senza pensione di accompagnamento dato che posso fare qualche passo sorretta da mio marito e col bastone. Godo però di una pensione di vecchiaia di ben 502 euro mensili. Il giorno 15 ottobre 2015 alle ore 10,50 sono entrata con la mia vettura munita di contrassegno per disabili nell’interno dell’ospedale maggiore di Cremona. Non trovando nessun posto libero per disabili ne per persone normali e avendo l’appunta - mento alle ore 11 nel reparto di fisioterapia sono stata costretta a parcheggiare la mia macchina sulla parte sinistra del viale che porta al pronto soccorso, nello spazio delimitato da una riga blu trasversale di inizio e una rossa laterale.
È stato posto un paletto col disco di sosta vietata. A un terzo circa del viale c’è un attraversamento con sbarra che parte dallo spazioconriga rossa e scende alla sinistra. Subito dopo questa traversa sono stati posti a terra diversi cartelli di sosta, inizia la discesa e non è possibile fermarsi. Io ho parcheggiato con la coda della riga blu e il muso in avanti dietro un furgone. Resto tratto libero. Sulla parte destra di detto viale esiste un altro spazio delimitato con riga verde dove c’è un paletto con disco di divieto di sosta e sottostante cartello rettangolare in lamiera con la scritta «Spazio riservato alle autoambulanze». Perché sulla linea rossa sinistra non esiste questo cartello?
La linea verde era stipata di automezzi. Sono stati multati? Al ritorno, dopo un calvario per me «due passi» e fermata, in quanto non si trova mai una carrozzina, ho trovato sul parabrezza il bollettino dell’infrazione di euro 28,70 (pari a due giorni della mia pensione minima di vecchiaia) che copriva il contrassegno del parcheggio per invalidi, da pagare entro dieci giorni, per parcheggio in salita?Non in piano. Sono andata subito al comando di polizia urbana in via Mantova, dove in mia presenza, mio marito ha illustrato al vice comandante signor Gabriele Denti i punti sopra descritti ricevendo una risposta ferma, che anche i disabili se commettono un’infrazione devono pagare. Ha aggiunto in modo educato che potevo fare ricorso. Purtroppo pagherò entro dieci giorni (...).
A. L. L.
(Cremona)

Patto di stabilità/1. Il sindaco di Torre protesti con il governo
Caro direttore,
intervengo prendendo spunto dall’interessante lettera apparsa sul suo giornale a firma del sindaco di Torre de’Picenardi Mario Bazzani. Regione Lombardia, come ogni anno, ha concesso ai comuni lombardi spazi di spesa propri. Lo ha fatto in due fasi: prima dell’estate e in questi giorni per un totale di 140 milioni di euro.
La seconda finestra è stata concessa dallo Stato perché, accogliendo una precisa istanza di Regione Lombardia, la possibilità di spesa è stata estesa anche ai nuovi investimenti e non solo ai debiti già contratti dai comuni. Infatti nella versione originaria del patto di stabilità verticale, il governo aveva pesantemente penalizzato i comuni virtuosi, cioè quelli privi di debiti. Anche i tempi concessi per effettuare gli investimenti sono dettati dallo Stato e dalle regole della finanza pubblica.
I sindaci del territorio e quelli del Paese farebbero bene ad organizzarsi e a manifestare il proprio disagio a Renzi che, con scientifica determinazione, sta attuando un disegno di annullamento delle autonomie locali, trasferendo sulle periferie il maggiore sacrificio per il risanamento dei conti dello Stato. È noto che le maggiori sacche di inefficienza sono allocate nei bilanci statali ed è evidente che il processo di riaccentramento della spesa non ne migliorerà né la qualità, né il controllo.
Il colpo di grazia all’autonomia dei comuni avverrà poi con l’abolizione della Tasi contenuta nella nuova Legge di Stabilità. La sua sostituzione con ipotetici trasferimenti dello Stato è una trappola pericolosa: i trasferimenti promessi saranno via via ridotti togliendo ai comuni la capacità impositiva. Il tutto nel totale silenzio dell’ANCI il cui presidente nazionale Pietro Fassino ha deciso di non disturbare il manovratore che, accidentalmente, coincide con il Presidente del Consiglio dei Ministri e segretario nazionale del suo partito: il Pd.
Quindi credo che il Sindaco di Torre de’ Picenardi possa più appropriatamente rivolgere le sue giuste lamentele a chi ha la responsabilità di questa situazione.
Carlo Malvezzi
(Consigliere regionale Nuovo Centrodestra)

Patto di stabilità/2. I criteri di riparto definiti con l’Anci
Egregio direttore,
mi permetto di inviarle alcune sottolineature in merito alla questione ‘Deroga un po’tardiva’in relazione al Patto di Stabilità territoriale pubblicata in data 19 Ottobre 2015 a firma del Sindaco di Torre de’ Picenardi.
Quest’anno Regione Lombardia ha potuto procedere al riparto di settembre solo grazie ad una modifica alle previgenti norme stabilite dalla Legge di Stabilità 2015. Modifica fortemente richiesta da Regione Lombardia. I criteri di riparto sono stati oggettivi e stabiliti attraverso un accordo con Anci Lombardia e Unione Province Lombarde. Senza tale modifica la Regione non avrebbe potuto liberare queste risorse economiche, in quanto il Governo aveva previsto che fossero destinate solo agli enti con debiti scaduti al 30 giugno 2014, un’esigua minoranza nella nostra Regione. Infatti, il primo riparto ha interessato solo 222 enti (217 comuni e 5 province) per 48,8 milioni di euro, mentre al secondo riparto ha potuto soddisfare la totalità degli enti locali lombardi.
Bisogna sempre tenere presente che Regione Lombardia mette a disposizione queste cifre rinunciando ad una parte del proprio Patto di Stabilità. L’entità delle cifre non è possibile valutarla prima di aver verificato le esigenze economiche regionali almeno per la metà dell’anno in corso. Se poi questo approccio non va bene e ci si vuole lamentare del ‘brodo grasso’non resta che, per i Comuni insoddisfatti, chiedere a Regione Lombardia di non elargire più fondi: ne beneficeranno i restanti comuni con capacità progettuali più avanzate.
Federico Lena
(Consigliere Regione Lombardia - Gruppo Lega Nord)

Io avrei abolito il Senato ma la riforma è già qualcosa
Signor direttore,
premesso che io speravo nella completa abolizione del Senato, ritenendo che abbia perso le sue funzioni originarie e che i costi si siano moltiplicati in modo esponenziale negli anni. Tale abolizione non è avvenuta, ma non si può non apprezzare il fatto che qualcosa finalmente sia cambiato.
I costi non azzerati purtroppo ma comunque abbassati di 100 milioni di euro con questa riforma e il fatto che amministratori locali e regionali possano far sentire la loro voce a Roma, non può essere che un bene. Starà poi a loro il riuscire a mantenere i contatti con la base per essere veri portavoce della gente in quell’aula, senza adagiarsi. Si sa le riforme sono frutto di mediazioni e chi protesta continuamente contro tutto e tutti lo fa forse sperando che le cose non cambino mai. Si poteva fare meglio? Si. Si potrà fare di più? Si. Ma intanto qualcosa, in questa Italia dell’inamovibilità, è cambiato.
Dario Anzola
(Viadana)

Aiutiamo tutti e scordiamo la nostra gente
Egregio direttore,
sono rimasta molto colpita dalla lettera di un vostro lettore di Capergnanica in cui si evince l’evidente difficoltà di quest’uomo e della sua famiglia in seguito alla sua malattia e al suo conseguente licenziamento. Trovo assurdo che le nostre istituzioni e i servizi sociali non aiutino questa famiglia in evidente difficoltà mentre si prodigano verso gli immigrati (veri o presunti) abbandonando completamente la nostra gente! Spero e mi auguro che il Sindaco di Capergnanica, leggendo queste righe, si metta una mano sul cuore e si attivi per aiutare al meglio queste persone.
Margherita
(Cremona)

Il kartodromo di Pescarolo destinato a restare un progetto
Egregio direttore,
ho appreso che, a San Martino del Lago, dopo alcuni anni di attività sportiva della pista per moto, vicino all’abitato, si stanno attuando delle prescrizioni per limitare i rumori. A lei e a tutti coloro che da questa iniziativa hanno ricavato benessere e occupazione chiedo scusa, ma da semplice cittadino ignorante, mi sono chiesto perché a Pescarolo non è stato possibile, in aperta campagna, realizzare un kartodromo? O meglio, non hanno detto ‘no’, ma ‘ni’. Dopo dieci anni di burocrazia a vari livelli, nulla.
Esponenti regionali, ai quali il sottoscritto, semplice cittadino ma che, come ex Sindaco, favorì nella legalità quel gruppo di giovani, ha chiesto un aiuto per un sollecito e non hanno neanche risposto. (...)
Quando sembrava che tutto stesse per andare in porto, nel luglio 2015 è arrivato finalmente il decreto regionale. Oltre ad assogettare (si dice unico in regione) il progetto a VIA si fa presente, nel 2015, che c’è una legge del 2010 che assegna le competenze alla Provincia. Sono passati dieci anni e molte cose sono cambiate, a questo punto è probabile che, dopo tutti i soldi spesi in progettazioni e il tempo perso, il privato a questo punto rinunci ad andare oltre.
Da parte di un ex Sindaco, amarezza per il territorio che ha perso un’altra occasione per uscire da un sonno profondo, mentre sono inevitabili, seguendo i ‘si dice’, alcuni quesiti. Può essere che quel ‘ni’, che ufficialmente non poteva essere un no per una struttura in aperta campagna, avesse lo scopo di allungare i tempi e costringere il privato di Pescarolo a gettare la spugna? E se tutto questo corrispondesse al vero, chi ha avuto la forza di orchestrare tutto quanto? Chi rimborsa i danni che quel privato ha subito in tanti anni? (...)
Giampietro Masseroni
(Pescarolo ed Uniti)

Il taglio della tassa sulla casa scelta che penalizzerà i Comuni
Signor direttore,
dopo i gufi, ai quali in quanto gufi non valeva nemmeno la pena rispondere nel merito della Costituzione, ora vien di moda il Totò di ‘a prescindere’a proposito della tassa sulla casa. Chi non condivide le scelte del rottamatore lo farebbe senza motivo, ‘a prescindere’, non ne avrebbe motivo se non che è un bastian contrario di sinistra. Totò di film ne ha fatti molti, tra di essi c’è‘Lo smemorato di Collegno’(con lui in quel film c’era anche Macario). Ebbene, quanti Totò e Macario di questo governo non ricordano di aver dato ragione a spada tratta a Prodi che la tassa sulla casa l’aveva alleviata per i redditi medio bassi ma non demagogicamente azzerata per tutti?
Quanti smemorati hanno scordato di averne detto di ogni a Berlusconi su questo tema? Quanti amministratori locali hanno denunciato che non si deve giocare come governo centrale sulle entrate proprie dei Comuni, sia pure promettendo (e non sempre mantenendo) di mandare soldi da Roma? L’autonomia dei Comuni si fonda prima di tutto sulle proprie entrate, se un governo le espropria, anche abbuonandole, è centralista ed antiautonomista.
Così hanno tante volte proclamato certi ‘smemorati’ allora di sinistra. Infine: se un condominio deve aggiustare il tetto, pagare le pulizie, innovare l’impianto elettrico non può il suo amministratore far bella figura abbuonando le quote ai condomini! I principi della correttezza dei conti pubblici, della equità fiscale, dell’autonomia dei Comuni non li hanno inventati né i gufi né Totò.
Giuseppe Azzoni
(Cremona)

Piena solidarietà ai migranti in lotta per avere i documenti
Signor direttore,
lunedì mattina circa 40 migranti ospiti della casa dell’accoglienza si sono mossi in corteo spontaneo con cartelli di protesta bloccando il traffico lungo tutta via Trento e Trieste fino a Porta Venezia. La rabbia legittima dei migranti è dovuta principalmente alla lentezza del rilascio dei documenti necessari a lasciare Cremona e l’Italia: molti di loro alloggiano da ben due anni nella casa dell’accoglienza senza aver ancora ricevuto i documenti per l’espatrio. Emblematico un cartello che recitava: ‘Non vogliamo pasta e riso, vogliamo documenti. Troppa merda Caritas!’(...)
Esprimiamo piena solidarietà e complicità con i migranti in lotta! Non esiste alcuna distinzione tra profughi di guerra e immigrati ‘economici’, entrambi scappano dalla rapina economica dei loro Paesi (in alcuni casi favorita e affiancata da interventi bellici) dell’occidente imperialista.
Lottare oggi per la libertà di movimento e contro le politiche securitarie europee vuol dire impegnarsi attivamente anche contro lo sfruttamento neo-coloniale e le guerre imperialiste che obbligano migliaia di persone a partire dalle proprie terre natie.
La libertà di movimento sarà veramente tale, pienamente realizzata, solo quando migliaia di persone non saranno obbligate dal bisogno a lasciare parenti e comunità di origine. (...)
csadordoni@gmail.com

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