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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

15 Ottobre 2015 - 09:41

IL CASO
Malata di Parkinson dico grazie Tartaruga
Egregio direttore,
io sottoscritta sono affetta da una patologia che da quanto constatato da un articolo sul nostro giornale in data 30-9-15 non è poi così rara: è il morbo di Parkinson, e nella mia sfortuna devo ritenermi fortunata ad aver incontrato tramite amici l’Associazione La Tartaruga che vorrei tanto raccomandare di contattare a tutti quelli che non la conoscono.
Le persone che la gestiscono sono persone di altissimo valore morale umanitario e competente a cominciare dalla ginnastica e da colloqui personali che mettono tutti a proprio agio. Io personalmente ringrazio pubblicamente queste Associazione che senza scopo di lucro fanno tutto questo bene.
Clelia Azzoni
(Cremona)

La Tartaruga è una delle numerose associazioni benemerite operanti a Cremona e provincia che si prendono cura di malati affetti da patologie ancora oggi, e speriamo non per molto, incurabili. Ne potrei citare molte ma non lo faccio per non dimenticarne qualcuna. Mi unisco al suo ringraziamento che estendo a tutte le organizzazioni e ai volontari che prestano disinteressatamente il loro aiuto.

L’INTERVENTO
Destra e sinistra (quasi) simmetriche
l gran polverone suscitato dal caso Verdini, da cui il gossip giornalistico s’è congedatosolo per avventarsi sul più succulento caso Marino, merita forse qualche ulteriore considerazione. E non alludiamo all’uomo bensì alle condizioni politiche che gli rendono possibile occupare il centro della scena nell’avvilente ma redditizio ruolo di ‘vu ccump rà’ de lle maggioranze ‘variabili’. Intendiamoci, il problema di garantirsi di volta in volta i numeri sufficienti al l’approvazione delle leggi è, da che mondo è mondo, il problema capitale di chi governa. Basti pensare alla celebre pratica democristiana dei ‘due forni’ di andreottiana memoria: sistema magari non casto marealisticamente efficace per restare in sella a dispetto di maggioranze numeriche ‘balle - r in e’. La Dc ne fece un’arte, sagacemente circondandosi di un adeguato sistema di satelliti spintosi, nella fase più audace, fino a discusse prove di dialogo coi socialisti. Ma... qui c’è un ‘ma’ grosso come una casa.
La pratica dei due forni apparteneva infatti a una stagione politica lontana anni luce dall’attuale. Erano i tempi del cosiddetto bipartitismo imperfetto, secondo la fortunata formula del politologo Giorgio Galli. Anni in cuila democrazia dell’alternanza era impedita da una decisiva ragione: l’avere in Italia un partito comunista fortissimo, temibile e ancora legato a Mosca. Da lì la necessità di scongiurarne l’avvento al governo attraverso ogni mezzo, comprese le estenuanti pratiche trasformistiche che spinsero la politica ad affinare l’arte del patteggiamento più che quella della risoluta capacità riformatrice.
Era in agguato il famoso ‘fattore K’, cioè il rischio che il Pci raggiungesse consensi elettorali tali da ribaltare l’equilibrio politico del Paese con imbarazzanti conseguenze interne e soprattutto internazionali ( rapporti Nato-Patto di Varsavia ecc). Qual era il miraggio e il sogno proibito di molti, in quegli anni? Che anche l’Italia potesse diventare un paese normale, una democrazia all’anglosassone in cui i poli si alternano senza conseguenze traumatiche e destabilizzanti, in cui le responsabilità fra governo e opposizione sono nette e l’elet torato dispone degli elementi necessari al giudizio finale: confermare i meritevoli o mandarli a casa e passare la palla agli avversari.
Il disfacimento progressivo del sistema sovietico ha, com’è noto, aperto la strada, a questa prospettiva consentendole di passare da aspirazione a realtà.. E qui sta il mistero. Perché quello che era un tempo l’oggetto del desiderio si è via, via trasformato in un sempre più ‘oscuro’ oggetto del desiderio. Di bipolarismo nel corretto senso del termine non si vede infatti traccia e realistico appare quanto molti ne concludono: la democrazia dell’alternanza da noi non funziona tant’è che dopo anni di prove alquanto inconcludenti ci ha ora condotti a uno dei più grandi pasticci consociativi della nostra storia recente. Il centro del sistema è infatti occupato dal renzismo, riedizione della balena bianca democristiana in grado però di attingere, a questo punto, a ben più di due forni, uno per ogni colore e sfumatura del suo variegatissimo piumaggio.
Nel renzismo predicato e praticato si ritrova infatti tutto e il contrario di tutto lungo un arco di forni e fornitori che va da Sel (diritti civili e coppie di fatto) fino a Comunione e Liberazione le cui truppe — da tempo convertite alla famosa ‘ascesi mondana’ —presidiano ormai, con poche esclusioni, ogni settore strategico dell’arco costituzionale. Di tutto insomma si può parlare fuorché della concorrenza fra due differenti idee di società orientate secondo un proprio peculiare sistema di valore. Sovviene in proposito la popolare massima che chi ha denti non ha pane e chi ha pane non ha denti. Fuor di metafora: quando l’alternanza non era praticabile i progettipolitici in contesa erano nettamente definiti e ciascuno pescava in un robustoretroterra ideale e storico culturale: classismo-interclassismo, ceto medio-classe operaia, America-Russia, stato cattolico- stato agnostico e così via. Il mondo da allora è profondamente modificato. E se sulla carta il sistema bipolare è possibile, diventa di fatto difficilissimo incassare gli effetti positivi di una sana concorrenza per mancanza di materia prima, cioè di idee, visioni del mondo, progetti di società realmente alternativi.
Tutto converge verso il centro e se ne contende i voti. Cosa concluderne? Destra e Sinistra sono distinzioni da archiviare? Non diremmo. Il vero, decisivo elemento discriminante ci sarebbe, eccome, se solo avessero veramente voglia di litigare E sta nel modo d’intendere e far funzionare lo stato sociale e di trovare la quadra fra efficienza e socialità. Il pomo della discordia è sotto al naso di tutti ma nessuno ne parla. Ed è il principio meritocratico su cui una destra moralmente coerente non dovrebbe cedere mentre la sinistra è tradizionalmente più buonista nella difesa di questo bastione, fino a consentire che lo stato sociale degeneri nelle forme, fiscalmente e moralmente devastanti, dello stato assistenziale. Dunque, perché su questa vitale questione non litigano? Perché non conviene a nessuno. Entrambi gli schieramenti affondano infatti nel carrozzone assistenziale profonde e collaudate radici clientelari vitali al mantenimento del rispettivo consenso politico. Per ora dunque la divisione governo- opposizione è poco più che nominale, le porte fra i campi sono girevoli e come tali transitabili all’infinito dai Verdini di turno. Lunga vita, dunque, ai vuccumprà delle maggioranze variabili.
Ada Ferrari

Critiche ingiustificate a coach Pancotto
Gentile direttore,
(...) indignato, le scrivo spinto dalla lettera di G.G. di Annicco ‘Vanoli sconfitta a Sassari. La colpa è di Pancotto’di venerdì 9 ottobre, letta la quale non si può tacere. Che mi spinge non è tanto l’analisi dell’autore, G.G., analisi talmente ovvia e scontata che qualsiasi allenatore avrebbe preso in considerazione e non penso che Pancotto non abbia analizzato i lapalissiani accorgimenti che G.G. ha esposto nella sua disamina. Ripeto, non è l’analisi che mi ha disgustato, ma il tono. Anni fa ebbi a dire a Cioppi, allora allenatore della Vanoli «lei è una brava persona, purtroppo è capitato nel peggior posto d’Italia, dove falsità, incapacità, ruffianeria ed ipocrisia la fanno da padrone!».
Penso che il signor Pancotto sia un grande allenatore ed un’ottima persona. L’allenatore, il bravo allenatore, deve esse un uomo e Cesare Pancotto lo è. Attribuire giudizi come ha fatto il G.G. di Annicco mi sembra proprio una ‘roba provinciale’e ‘cremonese’, il signor Cesare Pancotto di ‘voli pindarici’non ne fa, i suoi risultati sono il frutto di analisi, riflessioni, rispetto per i collaboratori e, soprattutto, serio lavoro. Caro il mio G.G. non disturbi inutilmente una realtà che Cremona raramente è riuscita a creare.
Mauro Agarossi
(Ticengo)

Più cautela nel maneggiare il denaro pubblico
Gentile direttore,
si potrà discutere delle modalità, dell'eventuale abuso dei poteri, della caccia alle streghe, della pretesa partecipazione. Certamente. Ma l'opinione pubblica non aveva da tempo chiesto ai giudici italiani che si togliessero di dosso i condizionamenti psicologici anche inconsci provenienti dalla parte del mondo dei potenti della politica come dall'economia.
Non si era chiesto loro di smantellare le manovre fraudolenti antisociali le piu' censurabili collocate dietro un paravento di perbenismo, di perfezione burocratica o politica. Non ho titoli per giudicare, osservo però che altro e ben più rigoroso deve essere il regime di protezione quando si tratta di denaro non già versato spontaneamente dal cittadino, al quale si può dire che un certo rischio si deve pur correrlo, bensì quando si tratta di denaro prelevato in modo forzoso dalle tasche dei cittadini attraverso il sistema tributario in nome del bene comune e delle necessità collettive.
Visti i recenti casi, vorrei dire ai signori politici o loro nominati che siano, due volte, tre volte, più cauti e responsabili nel maneggiarlo.
elivosudati@libero.it 
(Cremona)

Attraversamento ‘impossibile’ in via Ca’ del Vescovo
Signor direttore
mi permetta cortesemente di esternare pubblicamente tramite il quotidiano da lei diretto la mia sorpresa nel vedere nascere un nuovo cordolo dalla parte opposta del passaggio pedonale posto di fronte ai giardini pubblici a lato del supermercato Coop di via Ca’del Vescovo dopo che alcuni giorni fa, tramite questo giornale segnalavo la presenza in un lato di un cordolo di notevole altezza che crea l'impossibilità dell'attraversamento dello stesso per chi è costretto a muoversi in carrozzella e anche per la pericolosità che comporta per le mamme a rischio ribaltamento sull'asfalto del loro bambino nel passeggino.
A questo punto mi ritengo autorizzato a pensare che le persone che ‘contano’leggono del suo giornale solo quelle parti dove si auto sbrodolano dei loro meriti o sono occupati nel dividersi i premi o peggio ancora non capiscono quello che leggono e allora aggiungo fotografie che rispecchiano il capolavoro sopra dettagliato.
Pietro Ferrari
(Cremona)

Migranti, basta demagogia facciamo un po’ di chiarezza
Egregio direttore,
se me lo consente rispondo per l'ultima volta al signor Andrea Zecchini:
1) i genitori degli alunni della scuola materna nell'ex Collegio Ancelle di via Bottesini a Crema si sono opposti alla decisione del Vescovo di accogliere un gruppo di profughi richiedenti asilo in una parte separata e riservata dell'ex Collegio. Il loro atteggiamento può essere rispettato ma anche criticato perché contrario alle pressanti sollecitazioni di Papa Francesco e di tutta la chiesa cattolica (...);
2) non solo papa Francesco ospita due famiglie di profughi in Vaticano ma quest'anno la Caritas in Italia ha finora accolto e gestisce ben 22mila richiedenti asilo ai quali vanno aggiunti quelli ospitati direttamente in conventi, monasteri e santuari;
3) i favorevoli all'accoglienza, e sono tanti, sono per il signor Zecchini ‘strani e ricchissimi’ con tutti i difetti possibili; ovviamente non tiene in alcuna considerazione le migliaia di volontari e i numerosi cittadini qualunque che si prodigano a favore dei profughi richiedenti asilo senza cercare visibilità (...);
4) per il signor Zecchini gli onesti e i coerenti sono invece gli urlatori, seminatori di odio e di paure, che in alcuni casi insultano e minacciano i profughi come a Picenengo, a Chieve, a Collio, a Mortara, a Desenzano, ecc; questi barbari padani li lascio tutti a lui (...);
5) è stato più volte chiarito e documentato che solo una parte dei profughi sbarcati richiede l'asilo in Italia (forse il 20%), gli altri preferiscono transitare nel nostro Paese per andare a chiedere asilo in Germania, in Svezia, in Inghilterra, ecc; per questo non possono essere chiamati clandestini perché non si fermano sul nostro territorio (...);
6) le Nazioni Unite gestiscono già campi profughi in Turchia, in Libano e in Giordania dove trovano rifugio più di due milioni di profughi (...). Finalmente la Comunità europea si è resa conto che il trattato di Dublino va superato quindi possiamo sperare che uffici europei per l'esame delle richieste d'asilo siano presto insediati in Turchia e in Libia se questo Paese verrà finalmente pacificato.
Enrico Villa
(Crema)

Addio all’estate (con un po’ di retorica)
Signor direttore,
e così te ne vai pure tu, estate. Di giorno in giorno più breve è la luce, più basso il cielo. Un’ala lunga di vento si stende sulla faccia del mondo. È il vento umido, molle, delle sere precoci. E tu bel sole triste che già senti e porti in te la notte lunga, ultimo solo fuso nei magici colori della sera, ancora pè verde la tua terra, verdi le siepi e il prato e la dolce pianura con le sue viti appena toccate di rosso. Ma su tutto è posata una bruma sottile e la sera è già dentro il mattino e presto l’ombra avrà tutto il cielo.
Ernesto Biagi
(Casalmaggiore)

Del Cupolone, di Renzi e dintorni
Egregio direttore,
«... illusione, dolce chimera sei tu...». Malgrado l’apprensione tra i fan del Chiacchierone pei guai del Cupolone / quel furbo di Matteo li spaccia per un neo:/ c’è in ballo il Giubileo; / ma quali trame bieche/ le schede nelle teche alle calende greche...
M.R.
(Cremona)

Marzabotto, ‘solo’ 613 vittime Una cinica contabilità
Signor direttore,
ho considerato fin qui la strage compiuta dai nazisti a Marzabotto come uno dei crimini più disumani del periodo dell’occupazione tedesca in Italia. Civili inermi massacrati; fra loro donne e bambini. Ora dovrei riflettere se questa mia valutazione (che è anche quella della grandissima parte degli italiani) non sia eccessiva, dopo aver appreso da una nota apparsa su queste colonne che le vittime di quel massacro ‘sono solo 613’.
Solo!
Questa sconcertante ‘puntuale’ contabilità dei massacrati dovrebbe, dunque, confortarci e farci ricredere sulla spaventosa responsabilità del maggiore Reder che quella strage ha ordinato e per la quale (oltre a quella di Sant’Anna di Stazzema) è stato condannato quale criminale di guerra? E dovrebbe aiutarci ad attenuare le nostre valutazioni circa l’asservimento totale ai nazisti dei loro camerati fascisti, durante l’occupazione? Passando nel dimenticatoio le efferatezze compiute —con la corresponsabilità fascista — dall’invasore tedesco sul nostro territorio nazionale, contro la nostra popolazione?
Ciò non è possibile e ci porta a riflettere come all’impudenza non si pongano limiti, allorché vi è chi, cinicamente, non ha riguardo a premettere il termine ‘solo’davanti al numero dei massacrati in una strage compiuta dai nazisti.
Ma vien anche fatto di chiedere fino a quando —in questa Repubblica che ha il suo connotato fondamentale nell’antifascismo —ci sarà dato di leggere sproloqui fascisti che offendono non solo la memoria dei morti ma anche la dignità del nostro paese.
Evelino Abeni
(Cremona)

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