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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

25 Settembre 2015 - 10:38

IL CASO
Via la mendicante davanti al cimitero
Egregio direttore,
da anni vado al cimitero dai miei morti per portare un fiore e recitare una preghiera, però entrando da via dei Cipressi quello che si presenta non è consono al luogo di preghiera, che è disturbato da una donna perennemente seduta sul secchio della spazzatura del cimitero che funge da sedile, in attesa che chi entra faccia la carità.
Creda, questo disturba molte persone. Chiunque arrivi al cimitero come la vedono dicono: ancora è qui quella, seduta sul trespolo (...).
Giorni fa, vedendo un vigile, gli chiesi come mai non la spostasse, con mia meraviglia mi rispose che aveva provato più volte ma lei ritornava sempre. Ora mi chiedo: è così difficile farsi rispettare, basta un ordine del sindaco che proibisce l’accattonaggio davanti al cimitero, di questo si tratta, anche se la donna del trespolo non chiede nulla è plausibile capire cosa vuole. Non credo che questa persona non si attenga a un ordine del sindaco. Spero che si ripristini al più presto l’entrata del cimitero e che questo rimanga solo un ricordo.
C.A.
(Cremona)

Non mi risulta che a Cremona sia in vigore il divieto di accattonaggio, come in Alto Adige. Si vedono mendicanti davanti alle chiese, ai supermercati e agli angoli delle strade. Non credo che una donna che chiede l’elemosina all’ingresso del cimitero crei turbativa sociale.

LA POLEMICA
Perchè i ladri del settore pubblico riescono a farla sempre franca?
Egregio direttore,
nei primi sei mesi del 2015 è emerso che 4.835 dipendenti pubblici hanno rubato o sperperato i soldi della collettività tra i quali spiccano funzionari, medici, politici, impiegati di primo livello di funzionari pubblici (dai ministeri alle Asl) la bellezza di 3 miliardi di euro.
Grazie all’incessante lavoro della guardia di finanza si è scoperto che i disonesti nella pubblica amministrazione sono moltissimi, la sanità è al top per sperperi e appalti gonfiati. Si tratta comunque di una minima parte della voragine che ogni anno si abbatte sul bilancio pubblico, il Codancos ha recentemente calcolato in 30 miliardi lo sperpero causato dagli acquisti di beni che superano i prezzi di mercato. Citerò solo un esempio: le decine di migliaia di stampanti comperate dalla pubblica amministrazione vengono pagate dal 60 al 70% in più rispetto al prezzo di mercato, possibile che nessuno controlli questo andazzo truffaldino?
Cottarelli tentò di rendere più rigido il sistema Consip, ma come è noto dovette scontrarsi con le migliaia di centri di spesa che la facevano da padrone, incontrò il classico muro di gomma, i dirigenti gli fecero la guerra e Cottarellì preferì tornare negli Stati Uniti piuttosto che scontrarsi con dirigenti inamovibili, arroganti e neghittosi.
Mi domando e chiedo è mai possibile che nella pubblica amministrazione, nonostante sia ultra garantita non avendo mai provato il dramma della cassa di integrazione, o il licenziamento rispetto ai lavoratori del privato, non c’è mai un colpevole, si gioca sempre allo scarica barile, e quando si riescono a scovarli i sindacati sovente fanno le barricate per proteggerli? In definitiva pongo una semplice domanda:perché una volta appurato il reato ai danni dello Stato e quindinostro, perché non si licenziano gli impiegati o i funzionari che rubano? Cosa hanno di tanto speciale rispetto al comune cittadino per farla perennemente franca?
Elia Sciacca
(Cremona)

Certi giornalisti sono furbetti del quartierino
Signor direttore,
siccome non sono un tifoso ma solo un cittadino tanto ma tanto arrabbiato da due legislature non vado a votare. Allora mi piace osservare le tante c..... che ogni giorno ci propinano certi pseudo giornalisti che si comportano da «furbetti del quartierino» sapendo che hanno a che fare con italiani che una classifica europea mette al primo posto non solo per la corruzione ma per l’ignoranza.
Esempi: un giornalista viene licenziato in tronco perché aveva pagato un figurante 300 euro per travestirsi da islamico. In tutti gli stati civili il direttore sarebbe stato cacciato. Qui tutti sordomuti.
Altro esempio di «grande giornalista». Porro, vice direttore del Giornale, una sera chiede come si fa a dare 35 euro al giorno per gli immigrati agli albergatori quando ci sono italiani che vivono sulle auto?(...) Tutti che durante il governo Berlusconi agli albergatori venivano dati 50 euro. Solito grande Porro, solito sorriso, attacca Renzi per essere andato ad assistere alla partita Pennetta-Vinci con aereo di Stato (...). Diventa sordomuto quando tutti sanno che il nostro amato Berlusconi andava in giro con aereo di Stato con la dama bianca in carcere per traffico di eroina e con il suo grande consigliere Lavitola tuttora in galera (...).
R.S.
(Crema)

Volkswagen, altro che affidabilità teutonica
Egregio direttore,
altro che affidabilità, più spocchia di quella teutonica. (Son precipitati ammollo nella Merkel sino al collo). Risentire le parole / «Deutschland, Deutschland Über alles», / cotal pletora di sòle, / non ci girino le palle(s)? / Dopo il flop della Volkswagen / con l’Italia che s’inguaia / ne sarès l’ùura de dàaghen, / finàalment na bèla tàja.

M.G.C.
(Cremona)

Agricolgtura in sofferenza guardiamo ai mercati esteri
Caro direttore,
desidero evidenziare quanto sta accadendo all’agricoltura di casa nostra. Dire che le cose vanno male in agricoltura quando, purtroppo, pochi sono i comparti economici che non hanno problemi, potrebbe anche dare fastidio ma, ciò detto, rimangono evidenti e tangibili le difficoltà del nostro settore. La mia è un'azienda specializzata nella produzione di latte che viene conferito a Latteria Soresina e la superficie che si lavora è di circa 120 ettari.
Quanto viene prodotto dal terreno, foraggio, mais e frumento, si utilizza per l'alimentazione del bestiame, circa 210 vacche, e l'eccedenza venduta. Per rimanere nella zootecnia da latte, tolte le dimensioni, medio-grandi, credo che la mia sia rappresentativa delle aziende da latte provinciali, con un'aggiunta finale relativa al titolo in base al quale il terreno viene condotto: 30% in proprietà 70% in affitto od assimilato.
Da qualche tempo i conti faticano a tornare, non c'è più equilibrio fra entrate e uscite (e dire che Latteria Soresina come le altre cooperative cremonesi del settore ha sino ad ora remunerato il latte abbastanza bene), le quotazioni attuali dei nostri prodotti sono avvilenti.
Aggiungo, ad abundantiam, il lievitare continuo di quasi tutti i costi e le prospettive non tranquillizzanti legate alla presenza di fosforo nelle deiezioni animali, in aggiunta al solito azoto, che moltiplicheranno i problemi delle aziende zootecniche di ogni tipo.
Questa è la faccia negativa della medaglia che, come tutte le medaglie, ha un retro, un'altra faccia, positiva a mio parere, sia pure di poco, ma positiva. Mi riferisco al fatto che sul territorio sono presenti realtà di trasformazione e commerciali, cooperative governate dai produttori, che gestiscono in forma diretta una buona parte di quanto prodotto dalla nostra terra, si tratti di latte, pomodoro, cereali, carni od altro.
Se aggiungiamo, per quanto riguarda il latte, che tutto il Cremonese rientra nella zona del Grana Padano, una delle dop di maggior pregio in tutto il mondo, ben si comprende come la negatività, rappresentata da quanto ho elencato, possa essere riequilibrata dalle potenzialità connaturate a questi fattori positivi.
Fatte queste affermazioni che possono essere condivise o meno, vorrei concludere con alcune considerazioni (...). Che senso ha, mi chiedo, trovandoci ad operare in un mercato, quello agro-alimentare italiano saturo per un verso e poco incline a spendere condizionato com’è dalla crisi delle famiglie, scannarci fra di noi anziché rivolgerci a mercati esteri più ricettivi?
E ancora: perché, ammesso di volerlo fare, andiamo in ordine sparso anziché immaginare (e costruire, se già non ci sono) strumenti comuni in grado di offrire a soggetti esterni strutturati e solvibili, non un monoprodotto, ma una gamma di prodotti di cui è ricco il nostro territorio? (...)
Sandro Bertoni
(Pieve d’Olmi)

Noi patrioti dell’Ought e i partigiani del Must
Egregio direttore,
l’estroso G. Carnevali, su Spazio del 18 settembre, nell’intrattenerci sul verbo resistere confessa la sua stanchezza nel contrastare le diverse opinioni alle sue sulla resistenza di L. Pedrini. Decide così di dovere dire basta. Questo dovere lo esprime con il verbo inglese must che si usa, abitualmente, nel significato di «dovere per necessità», che, nel suo caso, sarebbe quello di dar termine alla sua sopportazione delle maldicenze sulla resistenza.
Adattandomi alla bizzarria giorginiana, preciso che L. Pedrini, il sottoscritto e migliaia di giovani italiani, nel 1943, agirono coerentemente secondo un altro significato inglese di dovere, ossia Ought, quello di far fronte ai propri impegni; nel loro caso: verso la Patria. Nel 1943, quelli del Must resistettero alla chiamata alle armi per evitare di rischiare la pelle. Facendo male i calcoli sull’arrivo degli alleati, si ritrovarono, loro malgrado, su strade pericolose.
Perciò, quelli dell’ought ritengono doveroso insistere nel far conoscere alle nuove generazioni, che vivono del «risaputo» diffuso dai vincitori, la verità storica, che serva a scoprire tutte le sporche faccende di coloro che si servono dell’alibi della resistenza. N.B.: i comunisti sono estranei a queste considerazioni perché la loro resistenza servì soltanto a scatenare una delle loro sanguinarie guerre rivoluzionarie.
Claudio Fedeli
(Cremona)

Quelle Cassandre hanno anticipato la storia
Gentile direttore,
nell’immaginario collettivo le persone che preannunciano eventi sfavorevoli, vengono definite Cassandre foriere di sventure. In passato queste Cassandre previdero eventi che poi puntualmente si verificarono. Morgan Robertson uno scrittore inglese nel 1898 pubblicò un libro dal titolo ‘Il naufragio del Titanic’. Il romanzo raccontava della storia di un transatlantico che affondò nell’Oceano Atlantico del nord dopo una collisione con un iceberg . Gran parte dei passeggeri perì per la mancanza di scialuppe di salvataggio. Quattordici anni dopo la pubblicazione di questo racconto nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912 il vero Titanic affondò con le modalità previste nel romanzo.
Sempre nel 1898 Jean de Bloch pubblicò Le guerre future, un trattato nel quale analizzava nel dettaglio le future possibili guerre. Le innovazioni nella tecnologia delle armi in piena epoca industriale non avrebbe permesso a nessun belligerante una rapida vittoria ed i conflitti si sarebbero trasformati in logoranti guerre di trincea che avrebbero causato la morte di milioni di soldati. La sua predizione, sembra il resoconto della prima guerra mondiale (...). Il 30 settembre 1938 a Monaco di Baviera si tenne una conferenza nella quale Chamberlain (Inghilterra), Daladier (Francia) e Mussolini (Italia), si sottomisero al ricatto di Hitler cedendo alla Germania una porzione della Cecoslovacchia abitata dai Sudeti.
In merito a questo scellerato accordo Winston Churchill manifestò la propria preoccupazione: «Dovevate scegliere tra la guerra ed il disonore. Avete scelto il disonore e avrete la guerra». Undici mesi dopo il primo settembre del 1939 con l’invasione della Polonia la Germania scatenò la seconda guerra mondiale. Albert Einstein, prevedendo il proliferare incontrollato dell’armamento atomico, affermò «non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale ma so come sarà combattuta la quarta: con pietre e bastoni».
Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

Un ritardo dopo l’altro Trenord è sempre coerente
Signor direttore,
tutto si può dire di Trenord tranne che non sia coerente con se stessa: se fai ritardo di oltre 30 minuti la sera (10481 del 23 settembre) la mattina dopo mica può farti arrivare in orario! 40 minuti per non scalfire la propria (in)coerenza di (dis)servizio pubblico! E così, per i pendolari del 10458 della Cremona-Treviglio-Milano l'arrivo a Lambarte, programmato per le 8.10, si è posticipato di 40 minuti (di cui 7 minuti cronometrati passati fuori dalla stazione di Lambrate in attesa del binario)!
La solerte Trenord ha ovviamente dimenticato di avvisare i passeggeri del ritardo. Ma la cosa che giudico peggiore (...) è che una volta che il treno è giunto a Soresina (con 30 minuti di ritardo) una parte dei pendolari ha accennato un applauso al macchinista, il quale ha risposto facendo roteare il braccio in modo irriverente e a significare «ma cosa vi lamentate a fare!». Vorrei solo ricordare che per i macchinisti e i controllori il tempo in più sui treni si trasforma in più stipendio, per i pendolari si trasforma in meno ferie (con tutti i permessi che ci costringono a prendere) (...).
Lettera firmata
(Cremona)

Migranti/. Mancano i lavori socialmente utili
Egregio direttore,
ho notato che diverse persone ritengono di inserire gli stranieri che vengono assistiti nelle varie strutture sparse sul territorio facendo effettuare a loro vari lavori socialmente utili, non considerando che questi lavori non riescono ad essere svolti nemmeno dai tanti italiani in difficoltà per mancanza di lavoro, lo posso confermare in quanto sono inserito in un'associazione di volontariato, ed alcuni di loro si lamentano di questa difficoltà.
Inoltre alcuni dei nostri assistiti mi confidano che la risposta delle istituzioni pubbliche è sempre la stessa: non ci sono soldi. In conclusione una semplice considerazione: il buonismo e la mancanza di decisionismo di questo governo (non ho notato alcun tentativo di accordi con le nazioni da cui partono i barconi, compreso il governo libico di Tobruk, regolarmente riconosciuto dalla comunità internazionale) porta al caos sociale, alla mancanza di sicurezza e non attenzione ai nostri concittadini (...).
dalicr@alice.it 

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