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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

16 Settembre 2015 - 10:24

IL CASO
Lavori sociali utili come vero volontariato
Signor direttore,
leggo su La Provincia di domenica 13 settembre (pagina 17) l’articolo dal titolo ‘Lavori socialmente utili: l’impegno dei migranti’ dal quale par di capire che la questione riguardi solo Casa dell’Accoglienza e Auser.
C’è del vero ma c’è anche dell’altro, molto altro che vede impegnati altri soggetti del terzo settore e altri che fanno accoglienza, oltre naturalmente le istituzioni locali.
L’iniziativa di individuare percorsi possibili per l’impegno dei rifugiati e dei migranti in attività socialmente utili (volontariato gratuito) già in atto in varie parti d’Italia e anche in Lombardia, è scaturita da un incontro tra istituzioni (comune di Cremona e Azienda Sociale), organizzazioni che fanno accoglienza, terzo settore (Forum provinciale e cremonese) e Cisvol.
Si è condiviso l’obiettivo (consentire, su base volontaria, tramite l’adesione ad associazioni di volontariato) di impegnare le persone ospitate in attività che, nel rendersi utili per le comunità, diano anche un senso, una dignità e un riconoscimento a persone che altrimenti sono destinate ad essere ‘parcheggiate’in attesa (alcuni mesi) del riconoscimento del loro status di rifugiati, non potendo fare altro. Si è condivisa anche la modalità per questo impegno, seguendo le direttive del ministero: convenzioni tra le associazioni di volontariato alle quali i rifugiati e imigranti si possono iscrivere e i comuni destinatari delle attività convenzionate.
Questo percorso e questa modalità è aperta a tutte le associazioni che riterranno liberamente di aderire e ci si può augurare che molte lo facciano.
Auser è certamente una di queste e già sono in corso contatti e rapporti con la Casa dell’Accoglienza per due situazioni specifiche: a Pessina, dove c’è una struttura di accoglienza della Caritas, e nella città di Cremona. Probabilmente altre seguiranno, ma con una precisa posizione: Auser è ben lieta di avere tra i propri volontari queste persone ed è ben lieta di rendersi utile ad azioni socialmente utili e di favorire percorsi di integrazione,matutto deve avvenire coerentemente con le attività proprie della nostra associazione e delle comunità nelle quali operano i nostri volontari. Deve trattarsi di volontariato gratuito, e di attività altrimenti non sostenibili dai Comuni, non di semplice lavoro non retribuito.
Nessuna disponibilità a favorire o mascherare attività che avessero altre finalità. L’obiettivo è di favorire il rapporto con i territori, non di aumentare le conflittualità.
Quindi Auser è ben lieta di fare da apripista, non certo di far passare l’idea, come si è portati nel leggere l’articolo in questione, che la cosa sia possibile solo passando daAuser. Nessuna esclusiva, anzi più associazioni aderiranno, più alto sarà il risultato e il contributo che potremo dare nel ridurre le inevitabili problematiche indotte da un fenomeno, quello della migrazione di massa, che, ci piaccia o no, è destinato a durare e che, o vienegovernato e gestito, o rischia di travolgerci se ci si ostina a girare la testa dall’altra parte. (...)
Guido Bussi
(presidente provinciale Auser di Cremona)

Quella dei lavori socialmente utili per i migranti che arrivano nel nostro Paese è una proposta (per certi versi anche già attuata) assolutamente utile. Sarà ancor più utile se l’obiettivo sarà quello di favorire la reale integrazione degli stranieri e il rapporto con i territori che li ospitano.

LA POLEMICA
Se era per la Rai non avrei visto nulla di una domenica di sport indimenticabile
Signor direttore,
fino a qualche giorno fa dubitavo persino dell’esistenza di canali televisivi che potessero trasmettere eventi sportivi al di fuori di quelli Rai e Mediaset, ora non solo ne sono al corrente, ma vi sono pure riconoscente. Tutto accadde in un weekend traboccante di sport: Us Open, Vuelta, europei di basket e gran premio di Misano (tralasciando il calcio). A questo si aggiunga una cospicua e significativa partecipazione italiana distribuita fra la finale tricolore di Flushing Meadows Pennetta-Vinci, la lotta per la Roja di Fabio Aru, l’entusiasmante percorso dell’Italbasket passato per Israele, e la corsa del trentaseienne Valentino Rossi verso la conquista del decimo mondiale in carriera.
E fu proprio in quel weekend di metà settembre, freddo di pioggia e dei primi venti autunnali, che il sottoscritto e un gruppo di assidui poltronari scoprimmo da un lato l’esistenza di Mtv, Deejay TV e Cielo (tutti network appartenenti a Sky), e dall’altro l’inutilità della Rai. Il nostro carissimo servizio pubblico, pagato da noi affezionatissimi ascoltatori, che già stentava in merito all’acquisto di diritti televisivi su eventi sportivi (diritti di Champions League, mondiale di Formula Uno, olimpiadi invernali non più acquistati) ora è riuscito a far brutta figura con canali di imparagonabile frequentazione minore quali i sopracitati, che hanno concesso a noi fedelissimi abbonati al canone, ma privi di TV satellitari, almeno la visione della finale femminile degli Us Open e il gran premio di San Marino, unicamente per gentile concessione dell’opulenta Sky.
Fu proprio in quel preciso istante che sovvenne inevitabile la domanda: perché un servizio pubblico non può permettersi i diritti delle più importanti manifestazioni sportive, nonostante i contributi?
Perché togliere il diritto agli spettatori di godere di un vero e proprio spettacolo quale è lo sport? Perché non permettere di partecipare alla visione dei rari trionfi italiani, che coinvolgono non una regione, ma l’Italia intera, da cui la Rai dipende? Perché la Rai non può competere minimamente contro Sky e simili, così che noi esodati possiamo godere esclusivamente dei regali di queste ultime? Non si pretende la visione dei maggiori eventi calcistici, che ben sappiamo essere irraggiungibili (sebbene la Rai fino a pochi anni fa possedesse i diritti per la Champions League), ma sembra naturale chiedere la trasmissione di manifestazioni quali le Olimpiadi invernali (Sochi 2014 non venne trasmessa) o gli europei di basket (acquistati solo da Sky). (...)
Flavio Bignami
(Paderno Ponchielli)

Immigrazione, attenzione alla svolta della Merkel
Signor direttore,
la svolta tedesca in materia di immigrazione merita un’analisi. La premessa d’obbligo è quella di non farsi abbindolare dai selfie della Merkel con i rifugiati. La Germania solo poche settimane fa ha scarnificato il popolo greco e per mesi ha abbandonato l’Italia nella gestione dell'immenso flusso migratorio. La Germania ha sempre e solo fatto i propri interessi. Il suo obiettivo è rimasto nei decenni lo stesso: diventare una super potenza mondiale. La scelta della Merkel è ancora una volta una scelta di puro calcolo elettorale.
Finita l’estate i flussi migratori via mare sarebbero terminati, sostituiti da quelli di terra, che arrivano dai Balcani. Quelli cioè che passano prima in Ungheria per poi andare in Germania. Un flusso inarrestabile che nessun orrendo filo spinato avrebbe potuto frenare. Considerata la situazione e considerato un altro paio di fattori, come la perdita di consenso della cancelleria e la necessità strategica di nuova forza lavoro, la Merkel ha pensato bene di fare lo spottone della Germania solidale che apre le porte ai bisognosi. Il mio non vuole essere un discorso cinico, ma solo una valutazione dei fatti.
Quello che l’Unione europea sta facendo per gestire l’immigrazione (ma lo sta davvero facendo?) non è altro che il minimo sindacale. Ricordiamoci che la Germania accoglie solo i rifugiati, cioè coloro che fuggono dalle guerre. Non accoglie i milioni che fuggono per trovare una situazione economica migliore, la grandissima parte dei migranti. Il problema immigrazione permane eccome. E purtroppo continuerà a gravare sulle spalle di Italia e Grecia, i Paesi di primo approdo. Se il M5S fosse al Governo, al vertice europeo di lunedì lotteremmo per includere nella strategia per la gestione del fenomeno anche la gestione dei migranti economici. È questo il vero nocciolo della questione, ma qui la Merkel sembra non sentirci.
Danilo Toninelli
(Deputato Cittadino MoVimento 5 Stelle)

Sul piazzale della stazione metà dei lampioni sono spenti
Gentile direttore,
volevo segnalare la completa assenza di manutenzione all’illuminazione pubblica del piazzale antistante la stazione ferroviaria di Cremona. Ritengo l’intervento di riqualificazione della stessa, completato ormai da alcuni anni, un’opera importante e necessaria per la città, ma mi domando quale sia il senso di tale investimento se poi non se ne conserva il valore nel tempo attraverso una sistematica opera di manutenzione, quantomeno ordinaria.
Da pendolare, mi capita spesso di ritrovarmi in quel luogo nelle ore serali e di osservare il seguente scenario: più della metà dei lampioni non attivi (immagino perché con lampade non più funzionati e da sostituire), illuminazione attraverso i faretti di terra quasi sempre inutilizzata e totale assenza di illuminazione delle aree di parcheggio dei cicli, che così diventano luoghi pressoché impraticabili nelle ore notturne.
Mi spiace constatare ancora una volta un’amministrazione comunale e un gestore dell’illuminazione pubblica distratti su un tema così sensibile quale quello della sicurezza, ma anche del decoro e della praticabilità, in particolare modo in una stazione che per sua stessa natura è un ricettacolo di umanità varia. Sono consapevole che le urgenze sono sicuramente altre, ma ritengo che la cultura della manutenzione rientri tra i temi scontati e imprescindibili per un’amministrazione di qualunque colore o schieramento. (...)
Giulio Isernia
(Cremona)

Il teleriscaldamento servizio tutt’altro che economico
Egregio direttore,
faccio seguito alla lettera di Elia Sciacca del 14 settembre inerente la questione inceneritore-teleriscaldamento, per puntualizzare e se possibile approfondire alcuni aspetti legati alla fornitura calore tramite teleriscaldamento e indirizzata ad un cospicuo numero di cittadini cremonesi.
Il servizio sin dai tempi della sua attivazione veniva reclamizzato come ecologico, economico, assenza di manutenzione. In realtà il capitolo ecologico/ambientale è stato del tutto smentito da verifiche tecniche inoppugnabili eseguite da soggetti indipendenti dalla politica.
L’aspetto economico è alla portata di tutti: chi precedentemente utilizzava la caldaia personale a metano per la produzione di calore e acqua calda sanitaria, passando al teleriscaldamento, si è ritrovato con addebiti di gran lunga superiori. Altro punto significativo: i costi di manutenzione ordinaria di una centrale termica al servizio di un condominio medio-grande, variano a seconda dei casi tra i 3000/8000 su base annua. Inoltre col passaggio probabilissimo ai nuovi gestori di A2A, cosa ci aspetta? (...)
Daniele Buttafava
(Cremona)

Il ‘mito’ della Resistenza perde smalto ma sopravvive
Caro direttore,
(...) pur avendo perso moltissimo smalto, forza di persuasione e consensi il mito della Resistenza seguita a sopravvivere. Tenuto in vita perché non si sa come farlo riposare in pace. Tant’è vero che al tavolo della Pace l’Italia (perdente) è stata trattata alla pari, se non peggio, della Germania. Ringrazio sentitamente Guido Regonelli, artefice, per conto di Cr ArT del docu-storico «Cremona 1943», narrato da protagonisti sopravvissuti. Riportando alla memoria giorni lontani, indimenticabili, dolorosi. Resoconti sobri, lineari, privi di fronzoli.
Le immagini evidenziano l’eterna città paciosa, nebbiosa e pacifica: lontana da quella epica che anpisti in malafede continuano a menare. Dal racconto si evince che lo scopo precipuo degli «eroi» indigeni era assalire e svaligiare caserme e depositi vari, deserti e abbandonati per cuccarsi il ben di Dio rimasto; generi alimentari a go-go (buongustai!) ma non solo, materassi, armadi, tavolini, poltroncine ecc. Escluse le armi (pericolose o puzzavano?), lasciate in bella mostra nelle armerie. Giorgino Carnevali parla di 14 militari e 15 civili uccisi! Era la guerra messere! Gli americani, gli sgangheratori per eccellenza, nel Vietnam per un marine ucciso in un’imboscata causata dai partigiani locali radevano al suolo l’intero villaggio, inclusi uomini, donne, bambini, anziani (...).
Luciano Pedrini
(Cremona)

Il comunismo fu vera gloria? Lasciamolo dire agli storici
Gentile direttore,
contrario ad ogni sorta di totalitarismo e alquanto preoccupato per il futuro democratico del nostro Paese, a causa della sottile deriva totalitaria e della «nulla facenza» delle opposizioni esterne e interne all’«uomo solo al comando», sono rimasto particolarmente colpito e incuriosito dalla lettera dell’1 settembre dal titolo ‘Il comunismo è finito. Ma ha avuto la sua funzione’a firma dell’amico Euro Paulinich, compagno di giochi dall’infanzia in su, per le strade sterrate del popolare quartiere ‘Sabbie’in città.
In primis non sono riuscito a capire se si tratta di una nostalgia del passato accompagnato da qualche «mea culpa» oppure di un tentativo di riabilitazione postuma alla luce di quanto sta succedendo nel mondo, di cui, sicuramente non vi è da esserne fieri più di tanto.
L’autore sollecita alcune riflessioni. Ad esempio, la creazione di alcune potenze mondiali sottratte ad un oscuro Medio Evo: credo si riferisca alla Cina pre Tien Am Men, alla Corea del Nord, Cuba e qualche altro stato ove i diritti civili sono un attimino ignorati. Poi prosegue chiedendo riflessioni sull’esercizio del colonialismo ignorando alcune realtà del mondo comunista quali, fra tutte, la presenza di un cominter che teorizzava la sovietizzazione e la sovranità limitata dei Paesi dell’est europeo, vassalli della vecchia Unione Sovietica, il soffocamento con carri armati (non cipolline) degli aneliti di libertà dei popoli da Potsdam a Budapest, da Praga a Varsavia.
Poi, e siamo al pezzo forte, scrive della «funzione del comunismo come punto di riferimento per incanalare in precise direzioni e con severo controllo un «disagio» mondiale, fors’anche strumentalizzandolo»: per me un vero rompicapo, visto che nella mia risicata memoria dovrei confrontarmi con le esperienze di Pol Pot in Cambogia, di Marian Menghistu in Etiopia e di qualche altro ma, per par condicio, anche dei vari dittatori del centro e sud America senza distinzione, che applicavano le stesse regole.
Mi permetto anche di ricordare alcuni «incanalamenti» dei regimi comunisti, ad esempio, nell’Unione Sovietica: la sanguinosa repressione dei Kulaki, rei di aver contrastato la collettivizzazione, le deportazioni in massa, i gulag, l’assassinio legale legato ai grandi processi negli anni del «grande terrore» (1936/1938). Ed ancora, l’ossessiva persecuzione delle chiese, in tutto lo scenario comunista, solo perché ree di essere un grande problema nel processo di annientamento e di controllo della società civile a causa della loro storia e del radicamento plurisecolare nella medesima società. (...)
Un caro saluto all’amico Euro e, se mai, un reciproco invito, idee personali a parte, a lasciare al lavoro degli storici l’ardua sentenza: fu vera gloria?
Giuseppe Turcinovich
(Cremona)

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