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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

24 Agosto 2015 - 11:41

IL CASO
S. Felice e S. Savino frazioni maltrattate
Egregio direttore,
in questi giorni si è portato a compimento il misfatto perpetrato a danno di due frazioni storiche del Comune di Cremona, San Felice e San Savino. E’ incredibile come l’ottusità o peggio l’incapacità di chi amministra la cosa pubblica non si renda conto dei danni che la propria insipienza provoca al territorio e al bene di una parte seppur piccola della propria comunità.
San Savino una frazione unica e storica che ha saputo in questi decenni preservare la propria integrità dalla voracità della speculazione cementizia, si vede arrogantemente penalizzata sul piano viabilistico dalla chiusura di viaMulino unica via di accesso nei periodi di abbondanti precipitazioni perché le altre strade che conducono alla frazione, come ben sanno gli abitanti, sono spesso soggette ad esondazione e quindi impraticabili. Perché, si domandano tutte le persone normali, si è costruita una incredibile, inutile, costosa e dannosa infrastruttura come l’orrendo sovrappasso sulla ferrovia quando, proprio nel caso in specie sarebbe stato più logico e anche meno costoso, forse, un sottopasso?
E’ assurdo aver costruito una pista ciclabile lungo la via Postumia quando poi, per raggiungere San Felice prima e San Savino poi bisogna avventurarsi a piedi sulla pendenza del cavalcavia e con pazienza approcciare lo scavalco della ferrovia.
I politici che hanno deliberato per tali soluzioni magari si appelleranno alle scelte indiscutibili fatte dai tecnici, ma se così fosse risulta altrettanto chiaro che questi tecnici andrebbero forniti di canna e lenza e mandati a pescare in un’altra opera scandalosamente inutile come il canale cosiddetto navigabile.
Angelo Ongari
(Cremona)

Le ragioni che lei espone sono più che valide. La protesta del Comitato di quartiere e dei residenti non ha smosso la granitica decisione di Trenitalia di chiudere il passaggio a livello e quindi via Mulino. Per ciò che riguarda il sovrappasso si tratta di un’opera contestata sin dall’inizio e i problemi evidenziati per i ciclisti sono reali.

L’INTERVENTO
Immigrazione, forti effetti economici che peseranno sui cittadini italiani
Egregio direttore,
vorrei condividere alcune riflessioni su un tema sentito da tutti: l’immigrazione in corso. Ci sono cose che non mi quadrano affatto perché in una crisi di rifugiati di guerra dovresti vedere come regola: a) anziani, donne e bambini che fuggono; b) gli uomini, specie i giovani maschi, che invece restano indietro a combattere o perlomeno aiutano gli anziani a fuggire e li assistono. Qui invece arrivano uomini giovani, sani e forti e non vedi tracce dei loro genitori. Come mai non restano per aiutare il padre o la madre o la nonna in Siria? Perché questi uomini robusti e in carne che vedi arrivare in spiaggia in Grecia (Kos per esempio) non si portano dietro la mamma?
Durante la guerra qui in Italia la gente faceva fatica a trovare da mangiare, ci si contendeva un uovo e si dimagriva. Qui non sembra che la guerra abbia disturbato i pasti. Su CNBC mostravano gli arrivi di gommoni nuovi a motore sulle isole greche, con dozzine di persone tutti con lo stesso giubbotto arancione nuovo, che si fanno dei selfie con l’attrezzo lungo un metro e sembrano entusiasti. Di anziani non ne vedi eppure sono quelli che sarebbero più in pericolo, l’età media sembra sui 25 anni, ci sono bambini, ma soprattutto gente giovane e più uomini che donne.
Ci sono donne non anziane con bambini piccoli. Nelle interviste queste donne dicono «they are killing us...» e altre cose che indicano la guerra e i massacri, ma poi un minuto dopo senti dei giovani incavolati che dicono «se questa è l’Europa (intendendo l’accoglienza che hanno nell’isola di Kos) torniamo in Siria». Ma come, non sei scampato alla morte e alla tortura e ti lamenti se c’è una toilette ogni 40 persone? In Medio Oriente ci sono state guerre, guerre civili, massacri, pulizie etniche dal 1948, con ad esempio almeno tre milioni, forse quattro milioni di palestinesi che sono stati cacciati dalle loro case e sono finiti in campi per rifugiati per decenni.
A Gaza ad esempio 2,4 milioni palestinesi vivono in un’area grande come Bologna e ogni anno due o tremila rimangono sotto le bombe, tanto è vero che se ne parla come emergenza umanitaria. Comemai in tutto questo tempo non sono arrivati i palestinesi a centinaia di migliaia in Europa? Qualcuno potrà dire che comunque oggi alcuni di questi migranti erano in pericolo in Siria. Ok, ma non basta passare il confine e entrare in Turchia, Giordania, Libano per salvare la pelle? (...) A differenza della gente che arriva ora dalla Siria o Iraq (ma non solo) i palestinesi avevano perso le loro case e la loro terra in modo definitivo, erano stati espulsi e non potevano tornarci. I siriani ad esempio sono in pericolo in una zona di guerra, ma sono loro che emigrano via dal Paese. In Italia c’è stata la guerra con bombardamenti dal 1943 al 1945 e almeno 100mila italiani sono morti, nei combattimenti, nelle rappresaglie, sotto i bombardamenti
(...). Però non c’è stata una migrazione di massa verso il sud Italia dove non si combatteva e non si bombardava più. Perché quelli in grado di passare le linee erano gli uomini e i giovani e se questi si mettevano in salvo poi i loro genitori e i loro parenti anziani rimanevano da soli, alla mercè della guerra. (...) Gli esempi potrebbero continuare. Tutte queste centinaia di migliaia di persone vogliono arrivare in Germania o Svezia o Austria dove sanno che riceveranno subito un sussidio e una casa e verranno mantenuti dal welfare e poi si sistemeranno economicamente meglio che nei Paesi del medio oriente da cui provengono. Hanno capito che questa volta, a differenza della altre decine di volte che in medio oriente ci sono stati massacri e violenze, possono usarli come scusa per emigrare a Dusseldorf, Copenaghen, Londra, Parigi, Vienna o Milano. Basta provenire da Siria, Iraq o Afganistan (o fingere di aver perso i documenti) ed è sufficiente per essere profughi. Chi può controllare? (...)
Senza prestare il fianco a populismi è bene riflettere sugli effetti che un’invasione con questi presupposti (accogliere tutti, sostenere con il welfare ogni immigrato, costi sociali legati alla sanità, all’istruzione, alla sicurezza ecc.) avrà oneri economici e sociali rilevanti che si vedranno nei prossimi anni: siamo proprio sicuri che i politici attuali siano consci di quanto ciò pesa e peserà sulle spalle di ogni cittadino italiano?
Stefano Bottaioli

No ai migranti, il rischio di liste di proscrizione per i Comuni
Egregio direttore,
una lettera pubblicata alcuni giorni fa a firma Gian Carlo Storti, riguardante l’accoglienza degli immigrati, si concludeva con la seguente frase: ‘La Prefettura dovrebbe pubblicare i dati dell’accoglienza in provincia di Cremona e dire chiaramente quali sono stati i Comuni che hanno rifiutato eventualmente di accogliere i profughi’. Temo che non passerà molto tempo che, in barba alla legge sulla privacy, dopo la lista dei Comuni verrà pure richiesta la pubblicazione degli elenchi di persone non disposte ad ospitare profughi riscoprendo, abilmente aggiornate, le famigerate ‘liste di proscrizione’. Questi atteggiamenti e non solo, sono sintomatici di una tendenza che, realizzandosi, creerebbero le basi di una pericolosa involuzione democratica.
Nanni Papadia
(Cremona)

Per chi ci credeva triste vedere i Castro ridotti a fantocci servili
Egregio direttore,
che delusione assistere al patetico ‘calare le braghe’ dei fratelli Castro da Cuba nei confronti degli odiati Stati Uniti d'America. A nulla è servita la tanto decantata rivoluzione proletaria che vide il grande Fidel sfidare la nazione più potente del mondo (ben protetto dall’URSS) e che portò il pianeta ad un passo da una terribile e devastante guerra termo-nucleare. Quell’uomo barbuto e vestito di verde, fece sognare i ‘grassi e loquaci’ compagni del partito comunista italiano nonché milioni di diseredati del terzo mondo. Insomma, è stato un importante punto di riferimento, un moderno Davide che osò sfidare il terribile e ciclopico Golia americano. Oltre ad aver ‘calato le braghe’ agli yen kee americani, recentemente Raoul Castro è andato oltre e ha perso perfino la dignità. Al cospetto di Papa Bergoglio ha promesso di riabbracciare la fede cattolica dopo averne dette di cotte e di crude all’indirizzo della chiesa di Roma. Tutto merito del Santo Padre, si vocifera nelle ovattate stanze del Vaticano e non del dio denaro. Capirai! Concludo affermando che per molti compagni ed ex veder franare come castelli di sabbia o ridotti a fantocci servili simili personaggi, venerati allora come degli eroi, dev’essere un’esperienza frustrante e a dir poco umiliante.
Andrea Zecchini
(Camisano)

Giusto mettere Cristo crocifisso sulla falce e martello
Signor direttore,
ho sentito e letto tanti pareri sul crocifisso donato dal presidente boliviano Evo Morales a Papa Francesco. Pareri contrastanti: entusiastici a sinistra, poiché il Papa parrebbe assolvere la ‘teologia della liberazione’o addirittura accetterebbe una interpretazione marxista della storia; stroncature a destra per le medesime ragioni. Mi sembra che entrambe le letture siano polemicamente strumentali e trascurino il significato reale e profondo di questo crocifisso, che non è affatto quello positivo attribuitogli dalla sinistra.
E’vero che l’opera ideata dal Padre Luis Espinal mette insieme Cristo con la falce e il martello, simboli del comunismo; questo, ad un primo impatto, fa trasecolare e confesso che anche la mia prima impressione è stata di indignato stupore. Tuttavia è anche vero che le opere degli artisti o dei poeti, a conferma di quel singolare fenomeno ben descritto da Augusto Del Noce sotto la denominazione ‘eterogenesi dei fini’, spesso travalicano le intenzioni stesse dell’autore e fanno vivere in se stesse il loro autentico e profondo significato.
Quale è allora il senso di questo discusso crocifisso? A me balza evidente: Gesù Cristo crocifisso su falce (che fa da Calvario) e martello (che funge da croce); alias: Gesù Cristo crocifisso dal comunismo. Da quel comunismo che ha calpestato il Cristianesimo, che ha perseguitato la Chiesa, costringendola ad essere Chiesa del Silenzio in Russia e in tutte le nazioni dove è andato al potere (...); quel comunismo che in Spagna ha ammazzato 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2.365 religiosi, 283 religiose e migliaia di laici solo perché cristiani; quel comunismo delle nefandezze compiute, a guerra finita, dopo il 25 aprile: (...) quel comunismo che ha provocato almeno 100 milioni di morti. (...).
Gesù Cristo è presente in tutti questi morti. Ecco perché è giusto mettere Cristo crocifisso su falce e martello!
Giorgio Telò
(Cremona)

Caro D’Avossa, il sud del mondo ha le proprie responsabilità
Signor direttore,
quanto afferma il signor D’Avossa è storicamente vero, non lo nego (...) ed è anche ovvio. La competitività tra due mondi è alla base del dramma che stiamo vivendo e al quale stiamo assistendo, ma questo non significa che il sud del Mondo non abbia avuto le proprie responsabilità e possibilità, le ha semplicemente buttate via. Non dimentichiamo che il commercio di schiavi è cominciato circa quattro secoli fa, e non certo per mano di mercanti europei, ma arabi senza scrupoli, nordafricani che si sono arricchiti per se stessi e non per il benessere della loro terra. Ed è quello che sta avvenendo ora con ‘l’emergenza profughi’da più di vent’anni. Gli scafisti, voglio ricordarlo, non sono europei ma nordafricani che si stanno arricchendo a spese dei nuovi schiavi. L’Isis non è un circolo per educande europee, ma un’organizzazione di delinquenti, non certo occidentali, che non esita a sterminare innocenti con violenza inaudita. Ed usano pure ragazzini poco più che bambini, armandoli ed educandoli alla violenza.
E tutto questo non porta certo né benessere né miglioramento, ma solo distruzione. (...) Gli odi tribali che questi popoli hanno sviluppato nei secoli sono alla base dell’odio razziale. (...) La ridistribuzione della ricchezza servirebbe solo ad impoverire quella parte del mondo che con la sua ‘opulenza’potrebbe aiutare i meno fortunati. Ecco perché bisogna fermare questa invasione indiscriminata. Accoglierli qui da noi non è possibile (sarebbe un suicidio sociale), aiutarli a casa loro si può tentare, anche con l’aiuto della parte non violenta di questi popoli.
Massimo Pelizzoni
(Gussola)

I funerali del boss Casamonica e la barzelletta di Davigo
Caro direttore,
ho visto in televisione un elicottero rosso che spargeva petali di rose rosse sopra un feretro d’oro in un cocchio trainato da dodici cavalli neri (stile cenerentola) che veniva omaggiato all’esterno della chiesa di don Bosco a Roma e poi ho ascoltato le parole dell’officiante quel funerale che recito a memoria: ‘Scusate, come facevo io a sapere che il defunto signor Casamonica è stato un boss ovvero un principe della mafia zingara a Roma; se non era in carcere per me era un normalissimo cristiano’ed allora mi sono ricordato di una barzelletta ascoltata al Teatro Sociale di Soresina, qualche mese fa, dalla bocca del magistrato Pier Camillo Davigo di ‘Mani pulite’che reicito a memoria.
‘Un giorno le guardie di Carlo Magno, imperatore del Sacro Romano Impero riuscirono a catturare un pirata che con la sua nave faceva razzie in lungo e in largo per il sacro regno e quel pirata si sentiva legalmente a posto nonchè fortemente motivato nell’affrontare il giudizio di Carlo Magno. Quando lo presentarono al suo cospetto, Carlo Magno gli domandò per quale motivo non avrebbe dovuto farlo impiccare visti tutti i delitti che aveva consumato nel Sacro Regno e il pirata rispose all’Imperatore queste semplici parole: vedi Carlo Magno, io sono il padrone della mia nave e con quella vado e vengo per i tuoi mari rubando ma che differenza c’è tra me e te visto che tu col tuo esercito sia sulla terra che nei mari fai la stessa cosa e la fai in nome del Sacro Romano potere?
Alberto Nolli
(Soresina)

Calcio malato, chi tradisce andrebbe radiato a vita
Signor direttore,
lo scandalo calcio non ha fine. Cinque anni di inibizione e multa di 300mila euro all’ex presidente Pulvirenti. Inoltre Teramo e Savona. Entrambe vanno in D. Retrocessione in Lega Pro e 12 punti di penalizzazione da scontare nella prossima stagione, all’inizio sembrava meno 20. È questa per il Catania la sentenza del Tribunale nazionale della Federcalcio sulla vicenda delle partite comprate dal presidente Pulvirenti in chiusura dello scorso campionato di serie B. Al Catania è stata inoltre comminata un’ammenda di 150mila euro. Come dicevo sopra, cinque anni di inibizione (troppo pochi) e multa di 300mila euro all’ex presidente del club etneo, Antonino Pulvirenti. L’ex ad del Catania, Pablo Cosentino, è stato punito con l’inibizione di 4 anni e un’ammenda di 50mila euro. Nei confronti del club etneo il procuratore federale Stefano Palazzi aveva chiesto pene più lievi (retrocessione in Lega Pro e -5) sulla base dell’articolo 24 del codice di giustizia sportiva, in virtù della collaborazione fornita da Pulvirenti. Veramente vergognoso, sono senza parole. Se fossi nel procuratore Federale, radierei, ‘personaggi’e club a vita.
Andrea Delindati
(Cremona)

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