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27 giugno

Lettere al direttore

Gigi Romani

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lromani@laprovinciadicremona.it

27 Giugno 2015 - 12:46

Lettere al direttore

IL CASO
Per tappare le buche c’è una procedura
Signor direttore,
ne ll ’imminenza dell’appalto per la sistemazione di strade e marciapiedi disastrati, desidererei sapere come vengono formulate le descrizioni degli articoli dei capitolati che l’impresa aggiudicataria dovrà poi ottemperare. Non è una semplice curiosità, ma da troppi anni assistiamo allo sgretolamento sistematico delle nostre strade asfaltate evidentemente con poca cura, ma con molta spesa pubblica. Non è più sufficiente incolpare il gelo invernale che indubbiamente ha sua parte di colpa. Personalmente penso che i tecnici che sovrintendono ai lavori non ottemperino con scrupolo ai loro compiti. Qualche mese fa, a seguito di alcune fotografie pubblicate da questo quotidiano, mi sono preso lo sfizio di recarmi nelle zone più disastrate per verificare se i miei dubbi fossero fondati. Ho assistito al lavoro di rattoppo eseguito da due operai: uno stava sul cassone di un furgone e gettava il congelamento bituminoso direttamente nelle buche, mentre l’altro, a terra, lo sistemava livellandolo col badile. Ho avuto così la conferma che mancava una fase molto importante della lavorazione per rendere efficace l’opera di riparazione. Non solo non era stata preventivamente pulita, ma soprattutto non avevano spruzzato il ‘primer bituminoso bollente’ nella buca. Questo trattamento serve per favorire l’amalgama fra il vecchio ed il nuovo asfalto rallentando il processo di raffreddamento ed è un passaggio molto importante che non si può omettere senza pregiudicare la buona riuscita d el l ’opera. Della caldaia che doveva fornire il bitume bollente, sul furgone non c’era traccia: evidentemente quella era la prassi normale! La stessa considerazione vale anche per i marciapiedi che, nelle zone dove non esiste più il tappetino d’usura in asfalto, presentano il sottofondo di calcestruzzo pulitissimo per la medesima carenza di «primer». Alla mia meraviglia seguono alcune considerazioni. L’impresa ha agito in modo difforme del capitolato per risparmiare tempo e materiale? Ma gli assistenti tecnici della stazione appaltante non se ne sono accorti? E se è così il collaudatore, ovvero il direttore dei lavori, come ha potuto rilasciare il «certificato di regolare esecuzione» per sbloccare la cauzione? Se invece la relativa voce di capitolato non contempla quella fase del «primer» ha ragione l’impresa. (...)
Giovanni Dal Monte
(Cremona)

La questione che lei solleva è molto tecnica e merita una risposta
altrettanto dettagliata che solo un ufficio tecnico — del Comune e della Provincia — è in grado di dare. Anche le domande che lei pone sono dirette e precise e immagino avranno risposta. Quello che posso aggiungere è che anch’io, più di una volta, ho assistito a interventi di sistemazione delle strade eseguiti nel modo da lei descritto.

L’INTERVENTO
Dibattito sul ‘fine vita’ ma in Italia solo silenzio
In tutti i Paesi occidentali è in atto un ampio dibattito sui temi del fine vita. E molti di questi Paesi si stanno dotando di nuove normative maggiormente rispettose del diritto all’autodeterminazione del soggetto. In Francia — anche alla luce della recente sentenza della Corte Europea che ha definitivamente chiarito, occupandosi del caso del cittadino francese Lambert, la incomprimibilità e la insuperabilità della volontà del paziente — sta per essere promulgata una nuova legge sul fine vita che riconosce il diritto alla sedazione palliativa o terminale per qualsiasi paziente che in determinate condizioni ne faccia richiesta. Altri elementi distintivi di questa legge saranno la vincolatività del medico rispetto alla volontà del paziente anche riguardo all’interruzione di ogni trattamento sanitario espressamente rifiutato.
Siamo lontani da quanto il presidente Hollande aveva promesso in campagna elettorale — cioè la depenalizzazione del suicidio assistito — ma rappresenta sicuramente un ulteriore passo avanti. In Germania è molto probabile che già in autunno sia promulgata — dal governo di coalizione della Merkel a forte componente moderata confessionale — una legge sul suicidio assistito. La conferenza episcopale tedesca si era già espressa negli anni passati a favore del diritto del paziente a rifiutare ogni trattamento sanitario, nutrizione artificiale compresa, entrando in aperto contrasto con la chiesa romana. In Inghilterra il premier conservatore Cameron ripropone la legge sul suicidio assistito, che ha ottime probabilità di essere promulgata entro l’anno anche sulla base della recente riconferma del suo governo. Questo per limitarsi al solo sguardo sull’Europa, ma potremo parlare di situazioni analoghe negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. Nel nostro Paese invece alla totale inerzia in materia degli ultimi governi — conservatori, pseudo progressisti o di ampia coalizione compreso l’attuale — nonostante la presenza di diverse proposte di legge, si affianca il silenzio assoluto di interventi e dibattito su questo tema e in genere su tutte le questioni cosiddette eticamente sensibili. Ad eccezione della rivendicazione da parte di una minoranza – ma anche fosse maggioranza la questione non cambierebbe — che sulla base di un equivoco di fondo tiene in scacco i destini di molti. Cioè che il rifiuto da parta mia di un comportamento o una scelta etica — ancorché riconosciuto diritto assoluto ed inviolabile del singolo — possa o debba imporre ad altri di uniformarsi alla mia volontà o comunque impedire l’esercizio di comportamenti differenti.
Mario Riccio
(medico, Consulta di Bioetica sezione di Milano)

Europa incapace sui migranti ha spinto la Danimarca a destra
Egregio direttore,
anche se il risalto dato dai media alle elezioni in Danimarca è inferiore a quello assegnato all’uscita dal carcere diFabrizio Corona (è il segno dei tempi), il verdetto delle urne del Paese scandinavo costituisce un fatto di assoluta rilevanza. Straordinario, in particolare, è il ‘premio’ che gli elettori hanno attribuito al partito di destra, che persegue una politica contro l’immigrazione e che è divenuto la seconda forza del Parlamento danese. Straordinario perché non era affatto facile ottenere un risultato simile in un Paese come la Danimarca, con una forte tradizione socialdemocratica, un benessere molto diffuso, un Paese spesso considerato ‘il migliore del mondo’ per laproverbiale efficienza, il welfare sviluppatissimo,l’alta qualità della vita. Ci voleva davvero questa Europaincapace e autolesionista nel gestire il problema immigrazione per far svoltare così radicalmente a destra anche i danesi. Che, peraltro, seguono in tale direzione gli svedesi (con la destra radicale al 13% lo scorso settembre) e l'Austria, doveil partito che fu di Haider è dato oracome prima forza politica. In tutti i casi si tratta di Paesi con una situazione socio-economica molto migliore della nostra econ assai minori motivi di tensioni sociali. Una domanda allora. Se in simili contesti si rafforza l’orientamento verso la destra radicale, dove ci porterà la politica marcatamente anti-italiana che portano avantiRenzi, Alfano,la Boldrini e compagnia? Per ora il forte malcontento si incanala verso l’astensionismo, la Lega Nord e il M5S. E domani? È forse inopportuno, di questo passo,ipotizzareun ritorno in grande stile dell’estrema destra anche in Italia?
S. M.
(Cremona)
Giornata dedicata alla poesia piazza Antonella esempio bello
Egregio direttore,
vorrei segnalare una lodevole iniziativa che si è svolta nella nostra città il giorno del solstizio d’estate cioè il 21 giugno scorso, giornata dedicata alla poesia. Nella quieta cornice di Piazza Antonella nella nostra città, un gruppo di poeti cremonesi ha dato vita ad una amichevole performance con autori provenienti da tutta Italia; non mancava una sezione tutta dedicata al femminile. Con pochissima spesa e senza ‘seccare’ le autorità o richiedere aiuti, salvo i permessi necessari per l’occupazione di suolo pubblico, (almeno così mi risulta) una intera giornata è trascorsa senza frastuoni né banchetti all’insegna della cultura. Sole presenze le voci umane declamanti e il pubblico educatissimo, in una atmosfera di serenità impareggiabile. Ho apprezzato anche la presenza delle autorità cittadine. Vorrei ringraziare queste persone per il loro impegno, per l’organizzazione riuscitissima e per il regalo che hanno fatto senza vanterie a molti concittadini.
Grazia Antonia Rossi
(Cremona)
Sull’autonomia dell’ospedale di Crema la solita manfrina
Egregio direttore,
‘Autonomia dell’ospedale di Crema a forte rischio’. La solita sceneggiatina di quattro sindaci e di quattro consiglieri regionali che si fanno apparire come salvatori della patria. Purtroppo i pesci che abboccano non ci sono più! Non è da oggi che esiste il problema dell’ospedale; problema che persiste da più di due anni. Cosa è stato fatto fino adesso? Niente. Chi protesta? Il centrodestra. Chi vuole la riforma sanitaria regionale? Chi vuole far perdere l’autonomia all’ospedale di Crema? Il centrodestra, in regione Lombardia. Il centrosinistra anche se abbaia un poco, spera in un finale favorevole a loro per fini elettorali. I cittadini, come sempre saranno penalizzati da queste folli scelte. Cesare Forte (Oradea - Romania) Interroghiamoci sui perchè di questo esodo di massa Gentile direttore, ho l’impressione, più che fondata, che l’opinione pubblica non abbia compreso fino in fondo la gravità e la complessità del problema immigrazione. Ad ogni livello sento sparare giudizi e sentenze che dimostrano chiaramente quanto sopra scritto. Frequento l’Africa, e in particolare il Kenya da 30 anni e là, con l’aiuto generoso dei cremonesi, di cui la mia associazione è strumento esecutivo, abbiamo costruito ben 5 scuole per 1600 studenti di ogni ceto o confessione religiosa. Le posso assicurare, caro direttore, che la mia permanenza trentennale in Africa mi ha portato a conoscere i problemi gravi sia dell’Africa che degli africani. Noi non ci rendiamo minimamente conto delle condizioni sub-umane di quel Continente. Ma quello che dovrebbe far riflettere i nostri soloni sono la serie di motivi che spingono quelle persone a preferire la morte in mare piuttosto che la fame, la guerra, le pulizie etniche, gli stupri di massa, il terrorismo. Pochi anni fa avevo recepito il seguente concetto: «la donna africana, quando si sveglia la mattina, spera di morire prima di sera». In questi ultimissimi anni qualcosa è cambiato anche in Africa, tanto da rendere inattuale il concetto sopra esposto. Infatti la donna africana oggi vuole vedere il domani, non si rassegna più a vedere morire di stenti i propri figli ma desidera fortemente un futuro. Quello che non è accaduto in 2000 anni di storia oggi si presenta con la forza della disperazione. Gli africani, insomma, desiderano che venga loro reso ciò che a loro è stato sottratto con la violenza in tutto l’arco della loro storia. Discutere quindi di numeri dell’accoglienza è assolutamente riduttivo. Significa non aver compreso la portata effettiva del problema che non può essere risolto dall’Italia o dall’Europa, ma deve essere affrontato a livello mondiale. Diversamente sarà una catastrofe planetaria.
Licio D’Avossa
(Cremona)

Le fotografie di porta Mosa sono state scattate da me
Gentile direttore,
a proposito dell’articolo ‘Porta Mosa, bastioni ricoperti da erbacce’ (...) vorrei precisare, lungi da me la polemica con l’estensore dell’articolo su ‘La Provincia’ del 25 giugno, che le immagini non sono di Migliora Cremona come riportato nel testo ma sono state da me inviate assieme alla segnalazione stessa. Detti scatti sono da me fatti l’uno l’11 giugno 2011 e l’altro il 23 giugno 2015. Chiedo cortesemente venia per una estrema pignoleria.
Gabriele Parmigiani
(Cremona)

Catasto, la riforma è urgente
Oggi troppe situazioni inique
Signor direttore,
in riferimento all’articolo pubblicato a pagina 16 del giornale ‘La Provincia’ in data 25 giugno dal titolo ‘Nuovi valori catastali, niente Decreto Delega’, pur concordando sulle considerazioni finali del Segretario Provinciale UPPI Rossella Bazzi, sul fatto che la pressione fiscale sugli immobili è diventata ormai insostenibile, ritengo che comunque si dovrebbe procedere con urgenza alla riforma del catasto, problema che si trascina da diversi anni. Infatti oggi si registrano situazioni paradossali ed inique di rendite catastali tra immobili di recente costruzione o ristrutturazione (con valori elevati anche se situati in zone periferiche) ed immobili di vecchia costruzione situati in centri storici e quindi dal valore di mercato superiore. La stessa situazione si riscontra anche nei piccoli comuni dove, a fronte di un valore commerciale pressoché uguale tra abitazioni di pari dimensione, si registrano rendite di due/tre volte superiori a seconda delle date di accatastamento, con conseguenti ripercussioni inique sull’applicazione delle varie tasse locali e non solo. Sono convinto che una revisione urgente del catasto, fatta con criterio, oltre a fare ‘giustizia’ di queste sperequazioni , potrebbe addirittura portare ad una riduzione generale del carico fiscale. Con questo non dico che il cittadino pagherebbe volentieri le tasse ma certamente, se tutti le dovessero pagare in misura più equa, le accetterebbe più volentieri.
Gianni Maggi
(Trigolo)

E se il... ‘Matteorite’ finisse lui per essere rottamato?
Signor direttore,
col debito pubblico salito alle stelle (oltre 2.200 miliardi di euro) e una popolarità scaduta da Nord a Sud, il vento sta cambiando al punto che, sancito il Giubileo chi avrebbe immaginato quel bullo e fariseo finisse rottamato?
M. R.
(Cremona)

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