Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

Email:

bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

22 Giugno 2015 - 11:45

IL CASO
Paullese, sui ‘tempi’ Cremona batte Milano
Signor direttore,
oggi, per chi raggiunge Milano utilizzando la Paullese, non è un giorno come gli altri. Questa mattina è in programma l’inaugurazione del tratto — raddoppiato — tra Spino d’Adda e Dovera.
I lavori per il completamento dell’opera — il tratto è lungo 6 chilometri e mezzo — sono costati oltre 44 milioni di euro e sono durati quasi due anni. Ho letto in questi giorni che dopo alcuni ritardi i tempi annunciati per il fine lavori sono stati rispettati. Una notizia non da poco in un Paese dove è difficile imbattersi in un cantiere ‘puntuale’. E la riprova arriva sempre dalla Paullese ma nel tratto milanese dove, leggo, l’appalto del secondo lotto è ancora in divenire: i lavori, se tutto va bene saranno assegnati a fine anno.
Lettera firmata
(Crema)

E’vero: Cremona batte Milano. Purtroppo è una magra soddisfazione, considerato che il tratto maggiormente trafficato (da leggersi lunghe code) inizia appena dopo il ponte sull’Adda. Visti i nostri risultati potremmo offrirci come consulenti. Così, tanto per accelerare i tempi.

L’INTERVENTO
La scuola non è un trampolino di lancio per generiche riforme
Signor direttore,
i recenti dibattiti sulla funzione e la qualità della scuola italiana (il velleitario progetto di Buona Scuola è impantanato al Senato) mostrano, in primo luogo, che molti hanno dimenticato che la scuola è fatta per gli studenti e non sono gli studenti a servizio della scuola o dei ministri o dei burocrati; in altri termini, la scuola non è un trampolino di lancio per generiche riforme intraprese al fine di fare carriera politica o acquisire crediti elettorali presso la pubblica opinione; la scuola non è un luogo dove si assumono 100.000 docenti in blocco senza averne prima verificata l’idoneità ad insegnare; è un luogo in cui si educano, si istruiscono e si formano persone che vanno trattate con tutta l’attenzione ed il rispetto che la loro dignità esige. Quindi niente riforme a caso, niente scuola come ammortizzatore sociale, niente cervellotiche iniziative s ul l’educazione, tantomeno se fatte sulla ‘pelle’degli adolescenti o se giacciono, giustamente, inevase da venti anni.
In secondo luogo — sempre osservando i comportamenti tanto reclamizzati nelle cronache quotidiane — non è vero che ad ogni cambiamento corrisponda un miglioramento. Anzi, abbiamo visto in più occasioni come tante idee (brillanti, a priori) si siano rivelate disastrose nella realizzazione pratica. Quindi si dovrebbe essere molto prudenti prima di sbandierare presunti miracolosi poteri senza dimostrare che per il passato, le situazioni cambiate siano state effettivamente migliorate. Gli esempi negativi (vedere le pensioni) si sprecano. In terzo luogo, sempre nell’ambito del dibattito in corso, conviene ricordare che il sistema scolastico pubblico italiano comprende (legge n. 62 del 2000, art.1) le scuole pubbliche a gestione statale, le scuole pubbliche gestite dagli enti locali e le scuole pubbliche a gestione privata e non solo le prime. Se si tenesse sempre presente questo elementare dato non ci sarebbero continue polemiche, agitazioni di piazza e una legislazione oscura e inadeguata che contrasta con il diritto dovere e la vera libertà dei genitori di educare i propri figli come sancisce l’art. 30 della Costituzione. Il diritto/ dovere ad educare è dei genitori, non dello Stato.
Preoccupante appare, invece, l’elenco delle deleghe che il Governo chiede per sé all’art. 22 del Disegno di legge n. S1934 in discussione al Senato. Ciascuna di esse dovrebbe essere materia di una legge ordinaria da dibattersi in un Parlamento che fosse attento alle cose importanti. Colpisce la delega a regolamentare l’attività scolastica dalla nascita ai 6 anni (art. 22): siamo già arrivati allo ‘stato etico’ che, come facevano a Sparta, educa i cittadini già in tenera età come se fossero ‘proprietà’ dello Stato?
Importante — ma da non concedere—la richiesta di delega per la ristrutturazione del sistema dell’istruzione professionale dello Stato, un settore dalle grandi tradizioni (una volta), ora praticamente distrutto dalle recenti riforme che ne hanno azzerato l’immagine e la funzione e pesantemente moltiplicato le spese.
Era un vanto italiano per il contributo dato al ‘miracolo economico’ degli anni 50 e 60; adesso il sistema è finito per una riforma sballata che mostra come il cambiamento degli anni 2006 e 2007 non sia stato un miglioramento ma un drammatico peggioramento. Inoltre, la ristrutturazione degli istituti di istruzione professionale dello stato dovrà necessariamente raccordarsi con i sistemi regionali di istruzione e formazione professionale che ne costituiscono spesso un costoso ed inutile doppione.
Si dovranno razionalizzare e semplificare i sistemi non sulla scorta di un’elaborazione teorica fatta ‘a tavolino’come è avvenuto nel passato recente, bensì su una strategia chiara e convincente che chiarisca gli obiettivi di una corretta linea educativa, che dichiari e richiami precisi obiettivi del sistema economico e di conseguenza enunci finalità e obiettivi del sistema formativo. Il momento attuale mostra radicali cambiamenti nell’economia mondiale di cui i sistemi formativi non possono non tenere conto, pur senza dimenticare che i caratteri dell’umanità cui ci si rivolge non sono sostanzialmente mutati e ciò richiede un’attenta riflessione che sarebbe negata dalla fretta di imporre un modello, imponendo autoritariamente la mozione di fiducia.
Fabiano Penotti

L’amara verità è che è meglio tenere la plebe ‘a stecchetto’
Caro direttore,
a Soncino gli ex sindaci si alzano presto, ma si svegliano tardi. Già antistatalisti, antidirigisti e anticentralisti constatano che alla Borsa valori i capitali fluttuano e l’imprenditorialità familiare nostrana prima munge o depreda lo Stato fingendo pure di essere liberista, poi cede allo straniero dopo aver ingrossato i problemi urbanistici e giudiziari del Paese (non abbastanza comunque per far passare l’appetito ai foresti). Non si capisce come, se mollano l’osso i padroni, potrebbero subentrare quelli che boccheggiano alla promessa del reddito di cittadinanza. Peraltro ci hanno spiegato fino a ieri che gli indigenti giovano, e perciò sono fabbricati, dai catto-comunisti e buonisti. Invece adesso sappiamo la verità: meglio tenere la plebe a stecchetto ma vigile all’amo del sentimento patrio. Possibilmente con la ‘grinta’dei militanti di CasaPound il sabato pomeriggio. Per fortuna circolano pochi soldi e i nostri soldati padani rischiano meno di rammollirsi all’Iper, con l’aria borghesemente condizionata.
Fabio Marchini
(Gallignano)

Per non passare per razzisti abbiamo perso la misura
Egregio direttore,
ci siamo l’ora X è arrivata, l’Italia in tema di immigrazione è ufficialmente arrivata a un punto di non ritorno. Premetto subito di non essere catastrofista ma realista cioè faccio delle considerazioni alla luce dei fatti ma vengo subito al dunque: mentre in Europa tutti gli stati chiudono le frontiere per difendersi dall’invasione e vedi l’ultima l’Ungheria che vuole erigere un muro sul confine serbo, in Italia invece che si fa? Dentro e avanti tutti perché se no si è razzisti. Logico.
Ma la cosa grave che ci ha portati al punto di non ritorno non è tanto il fatto delle frontiere aperte a tutti, ma la totale distruzione dei diritti e della considerazione del popolo italico per favorire invece gli immigrati e ciò sempre dettato dall’assurdo terrore di essere bollati come razzisti. Ormai a questa gente gli si dà tutto e solo a loro case lavoro soldi tutto ciò che vogliono se no chiaro si è razzisti e in ultimo sempre per lo stesso motivo ora in maniera folle e scriteriata gli si da anche la vita: italiani lasciati morire di stenti per favorire extracomunitari appena arrivati a conquistare l’Italia. Anche la legge italiana favorisce queste cose nel senso che a questa gente lascia fare tutto vedi tra i tanti l’ultimo agghiacciante fatto di cronaca del sudamericano che ha amputato il braccio col macete ad un ferroviere e guai a quel giudice se lo condanna per tentato omicidio passerà per sporco razzista. (...)
Marco Pedrabissi
(Trescore Cremasco)

In Italia tasse alle stelle e servizi non adeguati
Signor direttore,
l’Italia ha il record mondiale della pressione fiscale effettiva che si attesta al 55% del Pil. E’quanto emerge da una ricerca effettuata dall’Ufficio studi di Confcommercio. Di fatto, gli italiani sono uno dei popoli che paga più tasse.
Nella ‘Nota sulle determinanti dell’economia sommersa’, i tecnici della Confcommercio spiegano che la pressione fiscale apparente nel 2012 è pari invece al 45,2%. Il che pone l’Italia al quinto posto sui 35 Paesi considerati, dietro Danimarca (47,4), Francia (46,3), Svezia (45,8) e Belgio (45,8). Nonostante alla pressione fiscale non corrispondano adeguati servizi, la pressione fiscale nel nostro Paese è di cinque punti percentuali assoluti più alta che in Germania (40,4), sette punti sopra il Regno Unito (38,1), dodici in più della Spagna (32,9), e quindici oltre il Giappone (30,6).
Se poi consideriamo gli Stati Uniti il divario diventa addirittura di 20 punti. Negli Usa la pressione fiscale è del 26,3%. Nel rapporto si evidenzia quindi come ‘nonostante un elevato livello di economia sommersa, gli italiani siano un popolo di pagatori di tasse, tra i maggiori pagatori al mondo’. Secondo Confcommercio, ‘il record mondiale dell’Italia nella pressione fiscale effettiva dipende più dall’elevato livello di sommerso economico che dall’elevato livello delle aliquote legali’.
L’Italia è in cima alle classifiche mondiali anche per il valore dell’economia sommersa, che è pari al 17,5% del Pil con imposte evase per 154 miliardi di euro. Si tratta di un sommerso più che doppio rispetto al Regno Unito (8,1), tra cinque e sei volte quello francese (3,9), otto volte quello del Canada. (...)
Roberto Bonezzi
(Cremona)

Multe, un tempo le davano a carrozze e cavalli troppo veloci
Gentile direttore,
poveri ex vigili urbani, ora polizia municipale, cosa sono costretti a fare per far quadrare i bilanci comunali. La storia si ripete, anche se cambiano i mezzi. Leggo. ‘In nome della Repubblica Cisalpina, Porro, ministro di polizia generale, ordina che venga rimessa in piena osservanza la legge già esistente... la quale autorizza tutti i... di arrestare qualunque persona che in carrozza o a cavallo vada un passo più forte che il picciol trotto, fissando per ogni trasgressione la multa... che va a favore da chi la ordina e in parte a chi l’esegue. I molti... funesti incidenti... occorsi... danno gli autorizzati ed ai soldati, ordini di esequire con più severa sorveglianza su questo punto da tutte le autorità costituite a cui si appartiene. Milano, 27, messi d’oro, anno V della libertà... Del resto nel film del vecchio West il furto dei cavalli era il fattore dominante... Ora con la tecnologia insomma tutto fa cassa.
Olivo Sudati
(Cremona)

L’opera del Maestro Lini resti esposta più a lungo
Egregio direttore,
le invio la lettera che ho mandato al signor sindaco, in merito alla mostra del Maestro Virginio Lini che ho avuto l’opportunità di visitare nei giorni scorsi.
‘Ritengo sia un grande onore aver potuto vedere un’opera così importante e toccante anche dal punto emozionale e non aggiungo altro su quanto si possa apprezzare perché nessuna parola sarebbe all’altezza per esprimere la bellezza di questo dipinto. Anche lei, in quanto responsabile dell’Assessorato ai Beni Culturali, avrà potuto valutare, sicuramente durante le sue innumerevoli visite alla mostra in quanto vederla una volta sola non basta, quanto sia importante potere esporre in anteprima nella sua città un’opera del genere, di interesse nazionale e mondiale, per di più dipinta da un Maestro locale al quale va dato il grande merito per gli anni di studio e lavoro messi a disposizione gratuitamente dei concittadini e non solo.
Dico questo e, lei come responsabile e quindi intenditore di Beni Culturali, potrà capire il mio disappunto e non solo mio, ma di molti altri visitatori, nel sentire, purtroppo, che questo meraviglioso dipinto verrà tolto dal 26 giugno prossimo, solo dopo un mese e mezzo di esposizione.
Mi auguro di avere capito male, ma se fosse davvero così, chiedo perché non si possa dare più spazio ad un’opera che comincia proprio ora, ritengo per previa mancanza di pubblicità da parte degli enti preposti, a dare ora i suoi frutti per conoscenza e interesse. Non chiedo alcuna risposta alla mia richiesta perché, vista la scarsa considerazione che è stata data ad un’opera di tale entità, se quanto sopra è vero, non pretendo certo che la richiesta di una semplice cittadina possa alimentare un interesse maggiore, ma mi creda, signor sindaco, provi a riconsiderare la cosa e vedrà che la sua città le sarà grata’.
Orietta Vernazza
(Cremona)

Condannare il saluto romano sarebbe contro la democrazia
Egregio direttore,
la difesa della democrazia, che si voleva mettere in atto con una disposizione costituzionale, era, già in partenza, in contraddizione con lo spirito stesso della democrazia che, in parole povere, sarebbe quello di vietare di vietare. Le leggi, che farebbero emergere la condanna del saluto romano, sono dei provvedimenti liberticidi, che fanno a pugni persino con le parole del nostro inno nazionale del quale i più conoscono, malamente, la strofa iniziale, ma non le successive ove si parla di unire l’Italia divisa dalle fazioni e di «bimbi che si chiaman balilla» (non boys scout).
Tali leggi hanno creato anche differenti interpretazioni applicative. Questa costituzione va rifatta perché risente del fiato pesante dei vincitori della II Guerra mondiale, dei quali siamo tuttora succubi.
È comunque chiaro che certi guai possono nascere dai vizi della costituzione stessa. Detti vizi, nel 1947, covavano sotto la cenere a causa delle rivalse e le paure dell’antifascismo, il quale aveva, allora, un valore assoluto grazie all’art. 16 del trattato di pace, che garantiva la non incriminazione di coloro che, dal 10 giugno 1940 in avanti avevano collaborato con il nemico. Non è un caso che siano i sinistri e gli incoscienti che li sostengono a far distribuire ai giovani italiani copia di questo fazioso documento, che ci fa ritrovare in una repubblica fondata non sul «per», ma su un «contro».
Claudio Fedeli
(Cremona)

Gentili all’agenzia delle entrate Anche il Fisco può essere amico
Egregio direttore,
mi sentivo di scriverle riguardo a una forma di ringraziamento del buon lavoro, della competenza e della disponibilità trovata all’agenzia delle entrate di Cremona, per dei problemi fiscali e lo svolgimento che ne è derivato. Questo è il fisco che noi chiediamo e vogliamo, in aiuto dei cittadini in modo che errori, fatti in buona fede, non vengano pagati a caro prezzo, e da lì la soddisfazione di questo buon lavoro espresso dalle persone presenti agli sportelli. (...)
Adriano Golemi
(Cremona)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

Mediagallery

Prossimi EventiScopri tutti gli eventi