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Lettere al Direttore

Betty Faustinelli

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bfaustinelli@laprovinciadicremona.it

17 Giugno 2015 - 10:26

IL CASO
Il gender? E’’come la gioventù hitleriana
Gentile direttore,
il 20 giugno a Roma ci sarà un raduno di portata nazionale sostenuto dalla Chiesa a difesa della famiglia e dei bambini contro l’ideologia del gender. La teoria del gender sostiene che non esiste nessuna differenza biologica tra uomo e donna, che sono uguali da ogni punto di vista e che le differenze genitali che li contraddistinguono non sono importanti. Questa ideologia afferma inoltre che si diventa uomo o donna a causa di un condizionamento famigliare e sociale che impone, in virtù del proprio apparato genitale, di rivestire ruoli e comportamenti diversi sia ai maschi che alle femmine. Per la teoria del gender la rimozione di queste imposizioni sociali, permetterebbe ad ogni individuo di scegliere la propria ‘identità di genere’ a prescindere dalla sessualità del proprio corpo.
Nella realtà i ragazzi e le ragazze hanno esigenze, problemi e comportamenti diversi perché da adulti dissimile sarà il loro ruolo sessuale. Gli apparati genitali maschili e femminili sono costruiti diversamente ma in modo da essere complementari gli uni agli altri, dal momento che si integrano perfettamente ai fini del concepimento della prole (...). Sarebbe quindi un una scelta contro natura negare queste differenze. Il fatto preoccupante è che si sta introducendo questa teoria nelle scuole con lo scopo di annullare tramite l’insegnamento tutto ciò che può essere tipico di un ragazzo o di una ragazza di fare in modo che tutti siano uguali o per meglio dire conformati. Il pericolo grave nell’annullare la differenza sessuale tra maschi e femmine può confondere l’identità dei bambini poiché l’insegnamento di questa ideologia tende a parificare l’e t ero- sessualità all’omo-sessualità ovvero che ogni orientamento sessuale vale quanto qualsiasi altro. Questo è il motivo per cui si vuole annullare nei bambini la propria identità sessuale.
Il fondamento logico di una simile “t eori a”, sfugge a qualsiasi persona sensata e dotata di mente sana. Nessuno può infatti sostenere che la nostra differenza d i e s s e r i umani maschio/ femmina non è un prodotto della natura ma è un condizionamento della ‘cultura imposta dalla società’. In merito a questa teoria papa Francesco recentemente affermò «Rischiamo un passo indietro, la rimozione della differenza infatti è il problema non la soluzione », e aggiunse: «Il gender è colonizzazione ideologica. Pensate ai balilla, pensate alla gioventù hitleriana» (...).
Ernesto Alberichi
(Spino d’Adda)

LA POLEMICA
Strade gruviera a San Felice e la giunta disattende gli impegni
Egregio direttore,
volevo segnalare lo stato della via in cui risiedo anche perché nell’ultimo incontro del 20/2/15 tra la giunta e il comitato di quartiere, nel centro civico di S. Felice, erano state fatte delle promesse che puntualmente non sono state mantenute o solo in parte.
Nella fattispecie era o è prevista (speriamo al più presto) l’uscita di squadre in pettorina gialla per le strade di S. Felice che in altre zone cittadine, che avrebbero dovuto almeno tamponare le buche stradali lasciate dalla neve e dalla scarsa manutenzione stradale. Non so se in altre parti della città è stato fatto, certo è che nella via in cui abito non s’è visto proprio nessuno. A supporto di quanto scritto invio alcune foto da dove si evince lo stato del manto stradale e l’inesistenza dei marciapiedi che rende difficoltosa la fruibilità e che costringe le persone a camminare in mezzo alla strada con rischio di cadute o altri incidenti. Tra l’altro questa via, a cui hanno accesso solo i residenti, è molto «frequentata» in barba al divieto. Certo è che anche questa volta alle molte parole dette e alle assicurazioni ricevute non sono seguiti i fatti, noi cittadini dobbiamo solo «capire» le difficoltà economiche per reperire i fondi per queste semplici opere e nel frattempo sperare che nessuno cada e si faccia male.
Ernestina Vaia
(Cremona)

LA LETTERA
Migrazioni, è l'ora che l'Italia ponga veti all'Europa
Egregio direttore ,
oggi più che mai il problema immigrazione spaventa i cittadini italiani. Per questo ho deciso di inviarle queste riflessioni che delineano la posizione politica che il M5S ha sull'argomento. Sull’immigrazione una soluzione c'è. La questione immigrazione è ogni giorno più grave e la pochezza della politica del Governo sta lasciando l'Italia da sola nel doverla gestire. Anche i meno informati hanno oramai capito che siamo di fronte ad un problema che può essere affrontato solo a livello europeo. E dall'Europa si deve partire con la modifica dell'assurdo Regolamento di Dublino, per il quale i migranti devono essere gestiti dal Paese di primo approdo.
Una norma assurda che venne introdotta nell'ultimo governo Berlusconi col voto favorevole della Lega. La soluzione al problema immigrazione c'è e si trova nella distribuzione dei migranti appena sbarcati tra i 28 Paesi della UE, quindi prima del disbrigo delle pratiche di accoglienza. Arrivano 100 immigrati sulle coste italiane o nei corridoi umanitari che si dovrebbero creare nei Paesi di provenienza o di transito: 3 rimangono o vengono mandati in Italia e 97 vanno agli altri 27 Paesi della UE. È del tutto evidente che il nodo cruciale sta nell'accoglienza. È qui che l'Italia si gioca la propria credibilità in ambito europeo e da qui dipende il nostro destino. Tutti lo sanno, tutti lo dicono, ma il Governo non lo fa. I motivi sono essenzialmente due. Il primo è di natura storica: l'Italia è lo zerbino della Germania e della Francia.
L'evidenza di quanto dico si palesa anche nella recente Agenda europea per l’i mm i gr a zi o ne . Un accordo farlocco che è stato sbandierato come uno storico successo per la diplomazia italiana, ma in realtà rappresenta un flop continentale. Infatti, oltre a riguardare solo la ricollocazione dei profughi somali e eritrei, sembra pure essere saltato per la contrarietà di Paesi come la Francia. Pare ridicolo dirlo da parte di chi le haavversate contutte le proprie forze, ma in Europa occorrerebbe la stessa determinazione che il Governo mette nel voler stravolgere la Costituzione repubblicana. Si fissa una data entro la quale conseguire un certo obiettivo e si preannunciano ritorsioni credibili in caso non si raggiunga. Un esempio? Stop ai miliardi di euro che l'Italia versa annualmente al fondo salva Stati, che in realtà hanno salvato e stanno salvando banche tedesche e francesi. L’Europa dell’euro sembra capire solo la lingua dei soldi, i principi elementari del rispetto per la vita umana sfuggono alle sue miopi politiche, dominate dagli egoismi nazionali degli Stati più forti. È giunta l'ora che l'Italia ponga dei veti all'Europa e torni, anzi inizi ad essere un Paese leader nell'ambito internazionale. Il secondo motivo è che questo Governo non vuole risolvere i problemi dell'Italia. Per i partiti che sostengono il Governo l’immigr azione è il più grande dei business. Le intercettazioni diMafia Capitaleparlano chiaro.
I capi del sistema criminale che sta emergendo dall’inchiesta spiegano chiaramente che il traffico di esseri umani oggi rende più del traffico di droga. Questi soggetti sono gli stessi che foraggiano la politica: il tesoriere del Pd romano con i soldi di Salvatore Buzzi ha pagato i dipendenti del partito, e il sottosegretario di Ncd Castiglione, braccio destro di Alfano in Sicilia,è una delle pedine dei presunti mafiosi romani Buzzi e Carminati. Risolvere il problema dell’i m m igrazione per questi soggetti sarebbe andare direttamente contro i loro interessi. Per questo il problema immigrazione non può essere risolto dai partiti che appoggiano questo Governo e da chi, come la Lega, ha votato norme scellerate che lo hanno creato. Le soluzioni ci sono e sono chiare a tutti, basta che ci sia la volontà politica di attuarle e questa volontà la può seriamente avere solo chi non c'entra nulla col passato fallimentare.
Danilo Toninelli
*portavoce cittadino alla Camera dei deputati Movimento 5 Stelle

Migranti/1. Vada a cercare i trafficanti di carne umana
Egregio direttore,
vorrei dare un consiglio al signor Davò di Spinadesco, in merito alla lettera pubblicata il giorno 15 giugno sul nostro giornale, dove chiede di essere trattato come gli extracomunitari. Caro signor Davò, si faccia un viaggetto in uno dei poveri paesi da cui provengono i migranti, ci stia un po’ di tempo, si abbronzi per bene, poi cerchi i trafficanti di carne umana, si imbarchi su una di quelle carrette e poi parta all'avventura!
Nello Sesso
(Gallignano)

Migranti/2. Le zavorre non piacciono a nessuno
Egregio direttore,
se mi fosse possibile, questa volta vorrei rivolgermi direttamente al signor Livio Caputo. Vede signor Caputo, ho letto con attenzione la sua analisi dal titolo «Rimandarli a casa». Facile dirlo ma difficile «farlo» e concordo con quanto da lei scritto, so che è un problema rimandarli a casa loro, anche perché non si sa bene dove sia la loro cas,a visto che per prima cosa fanno sparire i documenti. Poi, non è detto che una volta riusciti ad individuare con esattezza la loro provenienza, la nazione di riferimento li rivoglia indietro, le zavorre non piacciono a nessuno.
Senza contare quanto ci costerebbero questi reimpatrii in viaggi aerei. Quindi, visto che come lei asserisce, non è poi così semplice rispedirli da dove sono venuti, basterebbe non dare a costoro il permesso di varcare i nostri confini ed il gioco è fatto, perché vede, se questi non arrivassero, non è che avremmo risolto il problema, è che non ci sarebbe nessun problema da risolvere. Se poi qualcuno li vorrà aiutare a casa loro, è liberissimo di farlo, e non sarò certo io ad impedirlo, basta che lo faccia a spese sue (...).
Giulio Roveda
(Pizzighettone)

Aggressione sul treno Chiedo scusa, ho sbagliato
Caro direttore,
le scrivo sperando che questa mia lettera possa venire pubblicata con la stessa celerità della mia ultima, quella in cui narravo del fatto increscioso del 9 giugno. Spero possa essere pubblicata e soprattutto letta dall'altra persona coinvolta nella zuffa del Milano-Mantova 33465 delle 20.20. Che credevo un aggressore, ma che invece mi sono reso conto potrebbe considerarsi una parte lesa.
Potrebbe sentirsi, né più né meno, come mi sentivo io quella sera... Con l'aggravante, però, di essere stato chiamato in causa dal sottoscritto e pubblicamente infamato su queste pagine. Ammetto di aver agito d'impulso, scrivendo la lettera precedente, e a mente fredda mi rendo conto che il capotreno in questione (di cui io non so il nome, a differenze sua, che conosce le mie generalità) stava svolgendo il suo lavoro, incontrando l'ennesima difficoltà non direttamente dipendente da lui, e s'è visto aggredire verbalmente dal sottoscritto. Son sicuro di non averlo offeso a parole, ma ammetto d'aver esagerato nei toni. Ero esasperato dall'ennesimo ritardo, e per una volta il capotreno, anziché tapparsi le orecchie e tirare dritto (come sono costretti a fare), ha reagito (anche lui d'impulso) spostando letteralmente dalla sua strada quello che in quel momento era un ostacolo all'adempimento delle sue mansioni (...). Mi sembra superfluo declinare qualsiasi influenza dei gravi fatti dell'aggressione col machete su questa mia ‘ritrattazione’... Ho sempre pensato e penso tutt'ora che i capitreno sono persone troppo sole ed esposte alle aggressioni, e soprattutto soverchiate di responsabilità (ritardi e disagi) che invece dipendono da molto più in alto.
Mi scuso perché... perché lecito sbagliare, succede di accorgersi di averlo fatto, provare rimorso e voler riparare. Ammetto la mia aggressione verbale, ammetto di essere andato oltre anche nella mia reazione alla spinta del capotreno, con un gesto irrisorio, e soprattutto ammetto di aver esagerato nel dipingerlo come una persona violenta. Spero di poter ottenere il perdono del diretto interessato, e che questa mia storia possa aiutare pendolari e personale di Trenord a impegnarci in una nuova e giusta collaborazione, augurando tempi migliori agli uni e agli altri.
Paolo Battiloro
(Pizzighettone)

Nessun profugo al ‘Robbiani’
Egregio direttore,
dopo la lettera provocatoria del signor Alberto Nolli relativa all’utilizzo dell’ex ospedale Robbiani per l’accoglienza di clandestini a Soresina, mi permetto di rassicurare i tanti soresinesi che mi hanno contattato in questi giorni. L’ex ospedale Robbiani è di proprietà della Azienda ospedaliera di Crema e quindi di Regione Lombardia. In un incontro con il presidente Maroni è stata concordata una linea politica nella quale non verrano messe a disposizione strutture per operazioni di accoglienza di proprietà della Regione. Di più: il vecchio Robbiani è fatiscente e la Regione non è intenzionata a spendere 1 euro per azioni di ripristino. Se la prefettura vorrà forzare la mano si prenderà la responsabilità su eventuali problemi causati dalla inagibilità ma non credo che questo possa accadere. Perciò cari soresinesi non preoccupatevi : Regione Lombardia non si renderà complice dell’ invasione in atto.
Federico Lena
(consigliere Regionale Lega Nord)

‘Stop’ in strada a Crema/1 Notizie sbagliate
Signor direttore,
mi chiamo Luca Boselli, vi scrivo in merito a un articolo comparso sul vostro quotidiano in data sabato 13 giugno. Fino a poco tempo fa abitavo a Crema, in via Brescia, quartiere San Bernardino. Non sono l'autore dello stop artigianale fatto per strada, e nemmeno abitavo in quella casa, ma nelle vicinanze. Vorrei lamentarmi per quanto scritto nell'articolo (...). Il suolo in cui è comparsa la scritta stop è proprietà privata, ad uso pubblico (...). Quella che voi definite ciclabile è in realtà solo una pedonale, su cui dovrebbero transitare solo pedoni. Biciclette, skateboard, tandem o quant’altro sono obbligati a passare sulla carreggiata stradale. Questo mi pare sia anche abbastanza evidente, visto che la segnaletica orizzontale (che fra l’altro si vede anche nella foto dell’articolo) riporta solo un uomo, e non la bicicletta.
Questa informazione, che per voi sarà una novità, falsa completamente l’articolo da voi scritto. In pratica, il proprietario dell’abitazione, con la bellissima intenzione di salvaguardare dei ciclisti che non rispettano il codice stradale (andando in bici su una pedonale), ha voluto avvertir loro di un possibile pericolo (...).
Luca Boselli
(Crema)

‘Stop’ in strada a Crema/2 Non è una ciclabile
Signor direttore,
faccio riferimento ad un vostro articolo pubblicato sabato 13 giugno volevo farvi presente che il giornalista che lo ha scritto ha commesso un errore enorme... Perché quella che voi chiamate ciclabile, non lo è affatto e solo una pedonale come si nota anche dalla foto che avete pubblicato! C'è disegnato in terra solo un omino e non una bicicletta! Perciò i ‘bikers’, come li chiamate voi, non dovrebbero nemmeno transitare in questo tratto di pedonale ma dovrebbero andare sulla strada! Bisognerebbe ricordare a tutti che la ciclabile termina in via Brescia prima del ponte sul canale Vacchelli! Il tratto in questione è sia ciclabile sia pedonale, tanto è vero che viene impegnato abitualmente anche da molti ciclisti, come peraltro confermato ieri dai tecnici comunali.
Lettera firmata
(Crema)

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