Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

1 giugno

Lettere al direttore

Gigi Romani

Email:

lromani@laprovinciadicremona.it

01 Giugno 2015 - 14:15

Lettere al direttore

IL CASO
Io minacciata sul bus nell’indifferenza di tutti
Signor direttore,
sono una signora anziana che abita a Cremona da tanti anni e, anche se non vi sono nata, la considero la mia città e la amo. Questa precisazione è doverosa per spiegare quanto segue. Il giorno di martedì 26 maggio alle ore 9,30 circa, mi trovavo sull’autobus linea ‘L’ che passa per il Cambonino. Un ragazzo (non ita- liano) appoggiato alla porta a vetri della discesa (ormai fanno tutti così, è di moda) stava facendo uno spuntino con bibita e patatine. Finito, ha gettato tutto per terra. Mi sono alzata e gli ho chiesto di raccogliere tutto perché l’autobus non era la sua pattumiera. Risposta: «Che c... vuoi, vai a f... in c..., vecchia bagascia». Non sono nuova a questi episodi, non so stare zitta e ho risposto per le rime, ricevendo altri insulti e minacce, tra cui una particolare «ricordati che se io voglio ti faccio marcire in galera per il resto della tua vita». L’autobus era pieno, ma nessuno è intervenuto, autista compreso (paura? Ma chi invece dovrebbe avere paura?) e ringrazio gli italiani per la solidarietà! Signor direttore, questa linea è pericolosissima e ci sono solo due alternative: o si sta zitti (come fanno quasi tutti) e si subiscono i soprusi, o si reagisce e si viene insultati e minacciati. Tramite il suo giornale chiedo che chi di competenza intervenga presidiando l’autobus con tesserino di riconoscimento e autorizzazione a intervenire al fine di garantire più sicurezza ai passeggeri e anche per evitare episodi a cui la cronaca ci ha purtroppo abituato. Non mi firmo per motivi che comprenderà, visto che il gentiluomo ha presumibilmente individuato la zona in cui abito.
Lettera firmata
(Cremona)

Quel ‘gentiluomo’ merita di pagare, e lo meritano tutti coloro che si comportano come lui. Rilancio il suo appello a maggiori controlli sulla linea ‘L’, così come su tutte le altre. E chiedo anche ai cittadini di non girare la testa dall’altra parte di fronte a casi come quello che lei ci ha raccontato. Sia chiaro, il mio non è un appello a farsi giustizia da soli, ma solo a stare dalla parte di chi è in difficoltà e a segnalare tempestivamente i casi alle forze dell’ordine. Basta una telefonata.

L’INTERVENTO
E bravo il pd D'Attorre che dimostra che a governare
Egregio direttore,
la situazione italiana, per niente rosea a dispetto dei proclami di Renzi, è stata recentemente ben illustrata dall’on. D’Attorre. Noti bene: l’onorevole in questione è dello stesso partito di Renzi, il Pd. In una lunga intervista rilasciata alla tv esprime una serie di concetti che dovrebbero far sobbalzare e non poco ogni cittadino. Elenco in virgolettato le sue parole. «Torna il tema cruciale che il governo purtroppo fin qui ha eluso: una radicale ridiscussione delle regole con l’Europa». «Dopo sette mesi di governo Monti lacrime e sangue lo spread era sempre sopra 500 punti come quando Berlusconi se ne era andato e lo spread è sceso veramente solo da luglio 2012 quando Draghi ha promesso di comprare tutto il debito che era necessario. Non è stata l’austerità a far scendere lo spread». E questa è una prima, evidente, corretta ed onesta stoccata ai governi dell’austerity. Poi D’Attorre parla del golpe finanziario della Bce e di Mario Monti sostenendo senza giri di parole che «al di là degli errori che erano stati fatti dal governo Berlusconi, era l’architettura dell’euro che non reggeva». Se ha retto sino ad oggi «in effetti è non è per le manovre lacrime e sangue applicate con spietato rigore da Monti in poi, che hanno oltretutto depresso l’economia, ma solo perché la Bce ha garantito il suo intervento a protezione del debito pubblico dei Paesi in crisi. E’ un bluff che non può durare ancora a lungo, come dimostra la disperata situazione della Grecia e con i 10 milioni di poveri che oggi ci sono in Italia.» Ancora D’Attore che dice «dopo un anno di governo Renzi purtroppo i fondamentali dell’economia sono peggiorati e la disoccupazione è più alta, il Pil non riparte, lo stato delle finanze pubbliche non migliora, le riforme in itinere da quella della PA alla scuola destano più preoccupazione per la confusione ed i danni che possono provocare». Ed ancora sostiene che «la politica economica del governo che si muove sostanzialmente in continuità con le scelte del governo Monti e con le direttive dell’Europa è una linea di cedimento dell’Italia agli interessi di altri Paesi, è una linea subalterna, è una linea che va contro l’interesse nazionale e che è destinata a peggiorare ancora la situazione». Una bocciatura, una stroncatura incredibile all’operato di Renzi da parte di un esponente del suo partito! La conferma che chi comanda in casa nostra è l’Europa. Si chiede poi «...perché noi dobbiamo fare il 2,6%, al di sotto del 3% di deficit, quando altri Paesi sono ben oltre?. Sostanzialmente per rispettare il Fiscal Compact, cioè l’idea che noi in una situazione di economia che non riparte dobbiamo avviare già adesso la riduzione del debito, quando tutti sanno che il debito si può ridurre a due condizioni: se risale il Pil, torna la crescita, o se risale l’inflazione. Queste sono storicamente le uniche due strade». Inutile quindi la politica lacrime e sangue, inefficace e inutilmente dolorosa. Eppoi una profonda e lucida critica al Jobs Act e l’affermazione ‘bomba’. Sostiene D’Attorre che il Jobs Act produrrà più flessibilità/precarietà del lavoro e poi il vero obiettivo per cui è stato fatto ciò imposto da Draghi all’attuale presidente del consiglio nel famoso vertice di agosto 2014: la famosa deflazione salariale. «Se l’Italia non può competere svalutando la propria moneta quando necessario e non può fare investimenti industriali a causa del fiscal compact è necessario tagliare occupa- zione e stipendi per abbassare i prezzi». Ma in questo modo si manda all’aria l’intera economia, facendo il gioco degli interessi esteri. Infine D’Attorre spiega come il governo può tenere bassi i salari: «Per questa strategia è naturale che la disoccupazione debba rimanere alta». Questi geni di Bruxelles hanno stabilito che ogni Paese ha un certo tasso di disoccupazione sotto il quale non può scendere altrimenti aumentano i salari. Nel Def è tutto scritto a conferma di ciò: nel 2019 la disoccupazione sarà ancora al livello di oggi, se tutto va bene. Sapete quanto è per l’Italia la soglia di disoccupazione strutturale, cioè sopra la quale l’inflazione poi sale secondo Bruxelles? Il 12%! Cioè prevedono come strategia che la disoccupazione resti al 12% nei loro stessi documenti? Ottimo D’Attorre, del Pd, è finalmente una voce che lucidamente ci indica in quale malefica direzione ci sta portando (anche) questo governo Renzi, vale a dire ancora anni di disoccupazione elevata e sudditanza all’Europa.
Stefano Bottaioli
(consulente finanziario)
Al sottopasso di via Brescia altezza da segnalare
Signor direttore,
leggo su ‘La Provincia’ la lettera di Elia Sciacca che precisa e puntualizza taluni aspetti tecnici e legislativi. Da semplice cittadino, mi chiedo se qualcuno dei tanti lettori sia mai stato in località dell’Adriatico nelle quali per superare la ferrovia si transita, anche con autoveicoli, in sottopassi ben più bassi e stretti del sottopasso di via Brescia; ebbene, vorrei chiedere quante volte vi sia capitato di trovarvi dei furgoni incastrati. Mi chiedo anche se qualcuno dei tanti lettori si sia mai servito, anche come passaggio, del parcheggio di Cremona a fianco dell’autostazione; ebbene, l’altezza è regolamentata da segnaletica e l’accesso è presidiato da dissuasori d’altezza, proprio per evitare danni alla struttura ed ai veicoli. Analoghi segnaletica e presidi sarà bene che siano previsti anche per il sottopasso di via Brescia. Allora, alla domanda finale del mio cortese interlocutore ‘chi pagherà?’, rispondo: se vengono accolti i suoi consigli, pagheranno i cittadini, impossibilitati ad utilizzare le normali autovetture e costretti a più lunghi percorsi (più inquinamento); in particolare pagheranno i residenti di via Brescia Cappuccini, di via Brescia San Bernardo, di via Brescia quartiere Naviglio nonché i residenti di Borgo Loreto.
Giorgio Telò
(Cremona)

Ciclabile a Martignana Po senza la manutenzione
Gentile direttore,
(...) pongo alla sua attenzione quanto accade all’altezza di Martignana Po; ciclabile costruita alcuni anni fa, che sarebbe anche di buon livello se non fosse che da quando è stata inaugurata non ha più visto manutenzione. La foto che allego l’ho scattata due giorni dopo la bomba d’acqua che ha colpito la zona, come si vede il tracciato per un tratto è invaso da fango. Si dirà: si è trattato di un evento eccezionale. Vero, però si potrebbe anche ripulire, così è pericoloso specie nelle ore di buio. (...)
Giorgio Zanella
(Gussola)


I quotidiani proclami di Renzi sono sempre smentiti dai fatti
Gentilissimo direttore,
(...) Renzi sicuramente è un grande comunicatore oppure se vogliamo un grande venditore di fumo in una giornata di vento e le cose che lui dice sono prontamente smentite dai fatti. Va avanti per la sua strada malgrado i fatti lo smentiscano in continuazione. Prima delle sue ultime sparate riguardano le elezioni amministrative di ieri, dove la loro importanza prima era un ennesimo atto di fiducia e ora possono anche essere minore importanza sia per il suo partito in primis, che per il suo tornaconto politico poi. Il caro Renzi non si rende conto che giorno dopo giorno tutti i suoi proclami vengono sistematicamente smentiti dai fatti, vedi il rimborso ai pensionati che lo giudica come un regalo del governo e dove invece si tratta di restituire un maltolto. Vogliamo parlare di lavoro? Tanti contratti a tempo indeterminato? Ma come mai la disoccupazione cresce? Del suo grande proclama come il tfr in busta paga, ne vogliamo parlare? Solo lo 0.01% lo ha sottoscritto. Ormai gli italiani hanno capito che tutti i ‘regali’ che escono dalla favella di Renzi non sono altro che un nascondiglio per il suo tornaconto politico, ma la bella figura non la sta facendo lui ma gli italiani che alle sue ‘bischerate’ rispondono con la dignità di un popolo che ancora crede nel paese Italia, ma che qualcuno sta distruggendo per far piacere all’Europa (...)
Pier Alfredo Gualdi
(Grontardo)
Dopo Perri anche Galimberti ignora le ricorrenze storiche
Caro direttore,
l’altra domenica è stata una bellissima domenica, davvero densa di impegni a vario tema; così tutti siamo stati soddisfatti! Peccato, però, che fosse il 24 maggio 2015, e che lo stesso giorno, ma cento anni fa, il Piave mormorasse, calmo e placido, al passaggio dei primi fanti, il 24 maggio. Peccato, perché quella domenica, 100 anni fa, cominciava, per l’Italia, la I Guerra Mondiale, con tutto il suo carico di tragedie e di disperazione, ma anche di eroismi. Peccato che Perri, che ha perfettamente ignorato i 150 anni dall’Unità d’Italia, abbia passato il testimone proprio a Galimberti, il quale ha perfettamente ignorato i mormorii del Piave di 100 anni fa. Peccato, perché i nostri nonni e i nostri bisnonni soffrirono, e tantissimi morirono, nelle trincee e nei combattimenti; mentre a casa soffrivano i loro genitori, i loro figli, le loro mogli e le loro innamorate. Peccato, perché 37 milioni circa di vittime (le stime sono, però, varie), su tutti i fronti, meritavano, dalle, purtroppo nostre, autorità, almeno quattro squallide parole. (...) Io non so se i partigiani siano stati più importanti di chi ha combattuto nella Grande Guerra: bandiere a profusione per il 25 Aprile, mentre qui neanche una girandola tricolore che ruotasse al vento, è stato uno spettacolo di esagerata sproporzione. Se alle, purtroppo nostre, marce autorità, non importano i militi della Grande Guerra, allora perché dovrebbe importar loro della lotta partigiana? E così, nasce il sospetto che la pompa magna del 25 Aprile poggiasse sui pilastri dell’ipocrisia. (...)
Stefano Bocci
(Cremona)

Morto cadendo dalla finestra Prof e studenti non convincono
Direttore buon giorno,
Domenico, studente liceale padovano, perde la vita ‘cadendo’ da una finestra di un albergo milanese. Indagini in corso. Tuttavia mi garberebbe sintetizzare talune dichiarazioni, personalmente ritenute un poco sconcertanti, di personaggi coinvolti in codesta triste vicenda, ad esempio i compagni. «Era uno di noi. Non vogliamo che Domenico passi come il ragazzo tradito dagli amici. Siamo stati collaborativi al massimo con gli investigatori. Ci siamo sottoposti volontariamente al test del dna. Neanche noi sappiamo cosa è successo quella notte. Abbiamo potuto solo fornire agli inquirenti gli stati d’animo di Domenico che abbiamo percepito nelle ore precedenti la sua morte». E ancora: «Noi eravamo i primi a voler parlare, ma da Milano la polizia ci ha dato l’ordine di stare zitti. E poi ci stiamo preparando agli esami di maturità: non disturbateci, vogliamo studiare». E la preside sintetizza: «Se i ragazzi hanno sbagliato, devono essere perdonati. Non sono sicura che non mi nascondano qualcosa, sono sicura che vanno capiti. Sono distrutti e affranti, non sono omertosi». Poi emerge che quei ragazzi (tutti, Domenico compreso) avevano bevuto, e tanto. Concludo, se posso, con una citazione evangelica: «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: ‘Sono pentito’, tu gli perdonerai». (Lc 17,1-4).
Giorgino Carnevali
(Cremona)

Differenziata, incomprensibili le tre fasce di costo
Egregio direttore,
a Cremona si sta per dar corso al nuovo metodo di raccolta dei rifiuti urbani, argomento molto interessante che cattura l’interesse di noi cittadini ai quali viene richiesta una maggiore sensibilità ed attenzione. Come non essere in sintonia con questa nuova filosofia che ci deve portare a smuoverci dall’imbarazzante bassa percentuale di raccolta differenziata (circa 43%) per avvicinare quella di altre cittadine della provincia che ci surclassano abbondantemente - vedi Crema e Casalmaggiore - sul 66% (sic!). Viene da pensare che in passato i nostri amministratori abbiano dormito, mentre ora si trovano ad armeggiare con l’opposizione che li critica per il progetto, sia perché si delinea il deposito sui marciapiedi dei cassonetti, cosa che rende il passaggio più difficile e la visione criticabile, sia per l’iniziale non previsione del ritiro dei cassonetti all’interno dei condomini (decisione poi modificata, prevedendo - se richiesto - il servizio a pagamento per quelli da sei unità in su). In attesa dei chiarimenti che l’Amministrazione comunale effettuerà, francamente non capisco il perché delle tre fasce di costo per il servizio di ritiro. Ossia, posto che comprendo vi sia uno zoccolo duro di prezzo che rappresenta il minimo per la copertura del costo, si rilevano incomprensibili le differenze fra i condomini nelle zone marginali di fascia. Cioè, perché un condominio di 20 unità deve pagare 150 euro mentre un altro di 21 ne deve sborsare 250? Non era più logico prevedere un incremento progressivo?
Luciano Losi
(Cremona)

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400

Prossimi Eventi

VideoGallery